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lavoro pubblicato martedì 21 giugno 2011
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

CHIAVICHE GALATTICHE.

di frantizan. Letto 1078 volte. Dallo scaffale Fantascienza

X Grazia Ricevuta se le caccole fossero mostri ...


X

Grazia Ricevuta

se le caccole fossero mostri

e le stelle nastri,

se l'aria profumasse di astronavi dolci fritte

ripiene di marzapane e alieni canditi,

se la luna ubriaca questa notte in cielo brillasse due volte,

io saprei che tu sei accanto a me

e non avrei paura di annoiarmi mai;

al cabaret di Alice

i capelli in cenere e i mozziconi di respiro

non sbarrano il passo all'alba,

lei cresce piano e poi è,

per sempre.

(1)
-Uccidilo, ti prego uccidilo! Spiaccicagli la testa! Non voglio mi tocchi mai più!- A urlare così è una ragazzina nuda che salticchia frenetica, isterica e atterrita, la schiena appiccicata alla parete, gli occhi fissi sull'enorme massa di carne floscia rovesciata sul pavimento, gelatina bianca e rosa, che ad un secondo sguardo si rivela essere un corpo umano cicciuto.
-Non può farti niente oramai. Se ti fa piacere prendilo a calci- Risponde divertito l'uomo di colore fasciato nell'elegante completo di lana a larghi quadri, in mano stringe una grossa chiave inglese.
-Tu non capisci, Alex, tu non capisci. Mi cercherà. Allora mi troverà e mi divorerà.
La ragazza scoppia a piangere. L'uomo sogghignando si avvicina alla massa flaccida, con cautela, vuole saggiarne la pericolosità.
-Uccidilo! Uccidilo, uccidilo! Nessuno mai mi aveva fatto tanto male.- La voce è fredda, è cattiva, è determinata, gli occhi chiari lampeggiano crudeli.
-Non se ne parla nemmeno. Avremmo tutta la polizia alle calcagna. E per cosa poi? Il nostro lavoro è adescare e ripulire i maiali come questo. Non li dobbiamo mica sterminare. Forza frugagli i vestiti e prendi il denaro. Io mi occupo degli anelli e dell'orologio.
- No... No!- la giovane si scherma il viso con le mani, indietreggia, si allontana dagli indumenti scompigliati ai piedi del letto. I capelli sono letteralmente dritti sul capo, irti, l'effetto è notevole; una Medusa adolescente.
-Smettila! Hai perso la testa. Violetta guardalo! E' una disgustosa collina di lardo. Una roba così non può fare del male a nessuno. Forse al contenuto del frigo di casa, o a un bel panino imbottito magari. Sempre che non abbiano le gambe per filarsela. - Le ultime frasi Alex le pronuncia ghignando, ma smette quando nota i vasti ematomi azzurrastri sulle cosce e sul ventre della ragazza, e i morsi incisi nelle mammelle gonfie, sproporzionate al corpo scheletrico e minuto.
-Facciamo presto- Esorta Alex chino sull'uomo a impadronirsi svelto dell'orologio da polso.
Impreca, le dita gonfie come salsicce non sciolgono gli anelli.
-Lo devi uccidere. Lo devi fare. Oppure ci troverà, e sarà lui ad uccidere noi.
Alex irritato dalla faccenda degli anelli risponde ruggendo - Falla finita! Non fare la stronza.
La ragazza prende a saltellare, l'occhio selvaggio fisso sulla massa di carne bianca e immobile, sempre a debita distanza però.
-Tu non hai idea di che cosa è. E' un mostro. Una bestia. No, no.- Si lascia scivolare a terra, a singhiozzare disperata.
L'uomo è dubbioso, le dice dolce di vestirsi, dalle tasche estrae una fiala che agita sotto il naso del ciccione.
-Questo non lo farà svegliare per un po'.
Il coltello a serramanico guizza. - Al diavolo. Un paio di anelli non si lasciano prendere. - Alex prima alza e poi precipita la lama allo scopo di spezzare la falange.
-Maledizione!
Non funziona, si lacera solo la carne. Allora Alex fa scivolare orizzontalmente la lama premendo con le spalle. Senza risultato alcuno.
-Porca puttana! Non è possibile.
E' sconcertato ma non privo di risorse, poiché non riesce a spezzare il dito prova a scarnificarlo, affonda la lama e la trascina, produce poltiglia rosso rosa e sangue.
All'improvviso Alex balza in piedi, i muscoli del viso contratti per l'orrore.
Violetta, le mani ingarbugliate nel reggiseno, la mente istupidita sulla scia di un pensiero, si ridesta all'angoscia, prende a tremare piano ma domanda calma con tono incolore -Cosa c'è ora?
-Siamo fottuti! Dobbiamo andarcene da qui! Subito!
-Cosa c'è? Dimmelo!?
-Sbrigati!
-No! Voglio sapere. Altrimenti non mi muovo. - Nessuna attrice potrebbe riprodurre l'impasto di paura e di curiosità, il livore e la tensione del viso, il raccapriccio che arriccia le labbra della ragazza. Ora certo non è sexy. Una maschera di cera piuttosto.
Alex distende il braccio, apre il pugno, mostra il contenuto. Qualcosa di simile ad una grossa sanguinolenta salsiccia cava, una specie di guaina, di maschera foggiata a dito. Violetta gli occhi sbarrati fissa la cosa impugnata dal terrore.
-Sotto c'è come della plastica.
Alex si avvicina al corpo disteso a terra, affonda a casaccio la lama, ottiene brevi fiotti di sangue. Taglia grosse strisce di carne dal ventre e dal petto, e persino squarcia una guancia, rivelando sotto lo strato di carne una pellicola trasparente robusta come un'armatura, e sotto ancora un secondo corpo nudo.
- Cos'è?- urla Violetta avvicinandosi; salticola e gesticola come una demente.
- Non ne ho la minima idea. Mai visto niente del genere. Un ufo magari. O forse un travestimento. Potrebbe essere un agente sotto copertura. O uno della mafia. O uno che testimonia contro la mafia. Non lo so. Ma dobbiamo andarcene. Non può essere solo.
-Ti prego uccidilo.
-Piantala. Cosa hai? Il disco rotto? Oltretutto a questo punto non so neanche come farlo. Probabilmente è impossibile. Il coltello il guscio trasparente non lo graffia neppure. Non so se servirebbe sparargli ma ne verrebbe fuori un casino che non possiamo certo permetterci.
-Brucialo!
-Cosa?
-Dagli fuoco. Nel furgone abbiamo le latte di scorta. Lo cospargiamo di benzina e flàam.
-Prenderà fuoco l'intera pensione.
-Meglio, noi saremo già lontani e non rimarrà alcuna traccia del nostro passaggio. Nessuno potrà collegarci alla sua morte.
-E sia.- Alex scuote il capo e produce un sorriso sbieco - I miei complimenti bambina, sei di nuovo tra noi.

(2)


Scivolare, scorrere, sciacquare; scrosciare, ribollire, gorgogliare; spumeggiare e finalmente defluire, per poi ricominciare, respiro lento e assordante, inquietante sussurro liquido, miliardi di particelle che strusciano e s'ammassano generando boati. E se fosse sangue? Lo senti Tes, lo senti? Non c'è luce, ma tu lo sai egualmente, la marea risale, rugge ai crocicchi, s'affretta nei cunicoli, lei non sceglie, non ha direzione, lei invade e allaga tutti i corridoi. E' dentro di te Tes, sono i tuoi vasi, le tue vene, tu sei l'universo che ti contiene
Vieni travolto e gettato, per troppe volte, per troppo tempo, e nel sudore gelato. Insegui una spiaggia che non arriva mai. Finisce che fluttui come uno stronzo in un vuoto privo di senso, almeno fino a quando il bruciore s'impossessa dei tuoi nervi, e allora avvampi, ed un ronzio, lontano, si avvicina, mutando in sferzante voce femminile.
-Svegliati bastardo senza madre né padre né ombelico. Cacasotto palle mosce. Spregevole porco. Stupratore di bambine in fiore. Magnaccia. Scuotiti palle sciolte. Svegliati che ci danno fuoco. Dai, datti una mossa!
- Non pensare che mi preoccupi per te. Brutto pidocchio. Ci unisce un destino infame. Che gratterei io stessa il cerino. Non permetterei a nessun altro di farlo.
- Reagisci, stronzo puzzolente abbandonato a bordo cesso. Chiavica stellare. Incapace. L'ultimo del tuo corso. Ti conoscevano tutti come vile checca. Quello di cui servirsi all'occorrenza come di una latrina. Forza culo sfondo!
Il cervello è in fiamme, il corpo è dolore, Tes schiude gli occhi e le tenebre si dissipano, come nuvole si lacerano e l'azzurro si rivela. E tanto rosso, sangue che gli vela la vista. La voce molesta incessante nella testa.
- Non muoverti faccia di cazzo. Non muoverti. Sei in una squallida stanza d'albergo. Di quelle che ti piacciono tanto e sei uso frequentare. In questo momento c'è solo la tua puttana bambina. Trema come una foglia. Cosa le hai fatto? Porco schifoso. Se non fossimo così intimi ti lascerei al tuo destino. Ma la giustizia non appartiene a questo mondo. E no, non appartiene proprio a questo mondo. E neanche agli altri se è per questo.
Frastuoni rimbombano e stridono nella testa di Tes, un sofferenza fisica fortissima lo rende vigile mentre le ghiandole surrenali ruscellano adrenalina.
-Sta tornando. Preparati, è quasi il momento. E' all'ingresso di questo pulciaio... Ora è in fondo alle scale...Prende a salire. E' un nero grosso e forte, ma non è abbastanza tosto per una belva ammazza cristiani come te. Di Tes, ma come fai a provarci anche piacere? Le vittime delle tue carneficine non vengono mai a trovarti la notte?
Tes avverte come un odore di marcio. Marcio, e in più il puzzo sintetico e fetente del tappeto acrilico. Peggio di una scoreggia. Tes ne è convinto, parecchi devono avere strofinato il proprio culo sporco di merda sul tappeto, così che ora è il tappeto stesso a scoreggiare.
- E' in cima alle scale. Stai all'erta, ma muoviti solo quando lo dico io.
- Tu chi sei?- mormora Tes.
- Scherzi? Sei davvero riuscito a dimenticarmi? Ti farò presto un piacevole riassunto ma ora no, ora non c'è il tempo, la maniglia sta girando. Preparati, fra un secondo ti sparo una scarica di ferocia chimica.
Tes è lucido, i sensi acuti, ascolta i passi nella stanza e le frasi che i due si scambiano riuscendo a stabilire con precisione le rispettive posizioni.
-Muoviti ora!- La voce esplode dentro la testa, Tes balza in piedi all'istante con un urlo gutturale da guerriero orientale.
I due sono colti di sorpresa, l'uomo scatta indietro, una tanica al termine di ogni braccio; la ragazzina, le scarpe a tacco alto in mano, per l'orrore impietrisce, è certa di avere davanti il diavolo, o il mostro di Lokcness, o almeno Frankestein.
Tes si getta sul nero, ma è scoordinato e goffo. Riesce a fare partire un inutile destro prima di inciampare nel suo stesso grasso e precipitare a terra.
Alex ne approfitta, fulmineo afferra per la mano Violetta ancora inebetita e la trascina fuori dalla stanza, e giù per le scale, ripetendo come litania diosanto diosanto.
- Ciccione bastardo muoviti o è tutto inutile.
Tes si alza, riesce a mantenere l'equilibrio per qualche passo, quindi schianta a terra. E' osceno e orribile. Nudo, la massa grassa che oscilla come gelatina alla fragola, le ferite profonde, già coagulate ma aperte, lembi di carne che ciondolano, lo zigomo sinistro gli arriva sotto il mento.
- Alzati bastardo. Alzati e corri!
Tes non pensava di essere così grasso, deve essere stato per tutta la torta che ha mangiato e l'aranciata che ha bevuto alla festa di compleanno di Eleonora. Suor Giovanna lo aveva avvertito, lo aveva detto che sarebbe diventato un pallone gonfio, un bambino obeso e cattivo. Allora avevi dieci anni, ora quanti ne hai? Li hai fatti i compiti? Perché suor Maria è stata chiara, niente dolce domenica per chi non è bravo, gli tocca fare il fioretto di riparazione, se no Gesù ci rimane male e allora i santi chi li sente. I graffi dei sensi di colpa e il morso dell'angoscia, l'universo prende a girare e a scurirsi al tempo di un'allegra nenia, Tes perde conoscenza mentre nel suo cervello l'irritante voce di femmina beffarda intona ninna nanna bel bambino della mamma.



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