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lavoro pubblicato mercoledì 15 giugno 2011
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

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cultura cimbra seguito aggiornato

di bertos. Letto 1039 volte. Dallo scaffale Viaggi

Ma ritorniamo alla ricerca di questa pacifica invasione, che andremo tra poco ad affrontare.Contesto geografico.La Lessinia, e' la zona delle prealpi ...

Ma ritorniamo alla ricerca di questa pacifica invasione, che andremo tra poco ad affrontare.

Contesto geografico.
La Lessinia, e' la zona delle prealpi venete, situata a nord di Verona. Essa e' costituita da un altopiano, che si apre verso la pianura padana, incavato da 5 vallate. esse si chiamano: Valpantena, Valpolicella, Val di Squaranto. Val d'Alpone, e Val d'Illasi. Le aree montane della Lessinia, al tempo dell'ultima reggenza veneziana, costituiva il " Vicariato della montagna". i paesi costituivano, la zona dei 13 comuni, ed essi erano e sono:
Giazza,che fa' da capoluogo, e ancora come Lucerna, si parla il Cimbro.
Poi di seguito: Velo, San Bartolomeo della Montagna,Badia Calavena, Rovere' di Velo, Val di Porro,Saline, Bosco Chiesanuova, Azzarino, Tavernole, (adessoTavernola), Campo Silvano,Erbezzo, Cerro, ( all'epoca si chiamava Alceria). Breve storia. Anno 600-300 A.C. La steppa centro-Asiatica, era la sede da sempre, di tribu' nomadi, errando tra le pianure delle zone dall' ovest al sud, all'est. Una civilta' nomade, detta Scythians, procedeva tra ovest e nord, tra fiumi chiamati: Vistula e Oder sfociando nel mar Baltico. Nel periodo del 500-300 circa A.C. questo popolo, giunge in Danimarca, e da origine appunto alla cultura Cimbra.

Questa popolazione era cosi' composta.




Una popolazione originaria dello Jutland in Danimarca invase con altre tribù celtiche e germaniche (amboni, taurini, e in particolare i Teutoni, stanziati nella Germania settentrionale) la regione danubiana occidentale.

Erano di statura gigantesca; avevano facce angolose, aspetto truce e capelli biondastri; portavano armature di ferro, lunghe lance a duplice punta, elmi adorni di lunghi cimieri e spade pesanti; la loro ferocia era terribile e strani i costumi; erano soliti andare alla guerra accompagnati dalle loro donne che spesso prendevano parte alle battaglie e si mostravano non meno valorose e crudeli degli uomini.
Sospinti forse da altri popoli o dal bisogno di trovare terre più fertili e più ricche, i Cimbri e i Teutoni cercarono prima di invadere il territorio dei Belgi, ma, avendo questi difeso valorosamente i propri confini, si riversarono (correva l'anno 113 a.C.), a mezzogiorno nelle terre dei Boi Germanici. Tendevano verso i territori dove già qualche anno prima erano giunti i Romani. Infatti, nel 116, un esercito della repubblica, capitanato dal console MARCO EMILIO SCAURO, era penetrato nella Carnia (o Norico, od. Austria centrale) e aveva ottenuto delle vittorie che al console avevano fruttato il trionfo a Roma nel 115 a.C.

I Cimbri e i Teutoni potevano senza difficoltà penetrare in Italia per i valichi delle Alpi Carniche e Giulie, ma osarono poche volte, tanta era la fama della potenza di Roma e dei suoi eserciti che incuteva rispetto agli stessi vinti.
Tuttavia, i Cimbri, diventati più pacifici, chiesero ripetutamente ai romani, terre del Norico, su cui insediarsi stabilmente e dedicarsi all'agricoltura (dimostrando così il loro mutato carattere non più nomade).



Furono sconfitti nel 101 a.C. dall'esercito romano di Mario. Uno sparuto numero di guerrieri cimbri sarebbe sopravvissuto nel "grande scontro" (grossen Stroach) e avrebbe trovato rifugio sulle montagne del Veneto (nell'alto veronese e sull'altipiano vicentino)

L’isolamento e l’unità geomorfologica del territorio furono, già a partire dal periodo medievale, il presupposto per lo sviluppo unitario di una vera e propria indipendenza linguistica e politica.

Sia i Sette Comuni (nel vicentino) che i Tredici Comuni (nel veronese) furono, quasi sin dal tempo della loro fondazione, all’interno del territorio controllato dalla repubblica marinara di Venezia. Ai veneziani i cimbri fornirono per secoli il legname per la costruzione delle navi della flotta. Per questi servigi e per il fedele controllo dei confini - non dimentichiamo che le colonie cimbre si trovavano all’estremo margine settentrionale del territorio di S. Marco - le comunità cimbre ottennero dai dogi un’ampia autonomia, mantenuta e confermata nel corso dei secoli, con proprie leggi e statuti. La capitolazione di Venezia, nel 1797, per opera di Napoleone e l’attribuzione del territorio veneziano alla corona austriaca durante il Congresso di Vienna, nel 1815, posero fine all’autonomia amministrativa dei Sette e dei Tredici Comuni e tolsero agli stessi quella plurisecolare tutela che Venezia aveva loro garantito.

Nel 1866 il Veneto fu unito al nascente regno d’Italia.

Il 23 Maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’impero austro-ungarico degli Absburgo; l’altopiano dei Sette Comuni e tutta la zona di Luserna e Lavarone divengono improvvisamente zona di guerra, i cimbri veneti sul fronte italiano, i cimbri trentini su quello austriaco. Le montagne divennero teatro di alcune delle più sanguinose e massacranti battaglie di tutta la prima guerra mondiale. I paesi furono ridotti a cumoli di macerie e di rovine; gli abitanti dei Sette Comuni furono evacuati nella Pianura padana, dove furono costretti a parlare sia tra di loro che con i loro bambini, in italiano, per non essere considerati nemici. Molti non ritornarono più sull’Altopiano vicentino.

Ancora oggi invece, sebbene ormai quasi scomparso, nella zona di Giazza di Verona si parla quel dialetto di chiarissime origine tedesche: il "Taucias Garëida". Dai molti toponimi riscontrati nei Comuni (soprattutto Roverè e Velo) si deve ritenere che un tempo tale linguaggio fosse comune a gran parte della Lessinia.



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