ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 13 giugno 2003
ultima lettura martedì 1 dicembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Premonizioni

di IlToponimo. Letto 849 volte. Dallo scaffale Amore

Fedora quella mattina, come avveniva poi tutte le mattine, s’era svegliata tardi e stava guidando come una pazza sulla statale per arrivare ad un orar...

Fedora quella mattina, come avveniva poi tutte le mattine, s’era svegliata tardi e stava guidando come una pazza sulla statale per arrivare ad un orario decente a lavoro. Era molto tardi, e sapeva bene che la sua principale si sarebbe, al solito, inacidita. Non che la cosa la disturbasse, dopotutto come darle torto? Anche se era una prima ricercatrice, certo non poteva entrare come e quando voleva , sarebbe stato un cattivo esempio per gli altri, e la Giussani ci avrebbe sicuramente rimesso in autorità. La cosa che invece innervosiva Fedora erano le costanti frecciatine che il suo capo le mandava, provava un forte senso di disagio, pari a quello che provava al liceo quando doveva giustificare qualcosa col suo preside d’allora. “ Morelli – diceva – sempre bloccato il ponte oggi ? ” . Allora lei si limitava a sorridere e ad inventare qualche stupidaggine come giustificazione. Con L’età adulta però Fedora molto era cambiata, aveva acquisito maggior sicurezza, era diventata più abile nel suo mestiere, e decisamente erra soddisfatta di se stessa. Ma quel difettuccio non era riuscita a migliorarlo, e se lo trascinava da molto tempo oramai. Assurdo era che nel passaggio generazionale erano rimaste identiche anche le frecciatine. Infatti quella più amata dal suo capo d’oggi era la stessa del suo preside d’allora “ Morelli, intasato il ponte, eh? ”. …. Stramaledettissimo ponte …. Arrivata finalmente in ufficio, Fedora si fiondò dalla principale per firmare il registro, immaginando già la faccia truce che avrebbe fatto. Entrata dunque nella sala d’attesa fu chiamata nella sala dopo pochi minuti. La Giussani questa volta l’accolse con un benefico sorriso, aprì le braccia in croce, s’alzò in piedi e le disse: “Fedora! Come stai tesoruccio ? Ti vedo un po’ abbattuta ultimamente, non starai forse lavorando un po’ troppo ? Vuoi andare in aspettativa per qualche giorno ? ” Stupita per la scelta di chiamarla col nome di battesimo e per la particolare entrata in scena della sua capo, Fedora rispose: “ Davvero non si preoccupi, sto perfettamente bene, adesso mi dia il registro così firmo e vado subito nel mio ufficio, ho molto lavoro da sbrigare! ” La Giussani per risposta le disse: “ Ma no! Resta qualche istante qui con me! Tu non ci crederai ma io stanotte ti ho sognata! A dire il vero ho sognato anche Nautici con te. Precisamente ho sognato che lui arrivava a casa tua con un mazzo di fiori enorme, e te li offriva. Tu felicissima a quel punto buttavi via il mazzo di fiori e lo riempivi di baci. Davvero come eravate carini! Sai, un sogno così strano in non lo faccio dal…. ” “ Ti prego ora devo proprio scappare, faremo due chiacchiera un'altra volta, adesso proprio no. Ti saluto Giù” Con queste scarne parole Fedora troncò di netto la conversazione con la sua capo. Come poteva solo sapere? Come solo poteva immaginare una cosa del genere? Lei? Quando neanche con se stessa aveva voluto ammettere la sua nascente passione per il suo Mauro… Era una cosa troppo assurda ed impensabile, sarà stato il caso, la fatalità. Qualcosa di giustificabile comunque con un po’ d’intelletto, senza sognarci troppo sopra… Alla sua età, poi! Alcune sue amiche erano madri, lei razionalmente come poteva sperare di avere un uomo ? Detto questo entrò a grandi passi nel suo ufficio ed iniziò a lavorare col computer. Ma la sua testa non riusciva a connettersi, vagava, si perdeva in mille labirinti da cui non riusciva ad emergere, neanche con l’aiuto della sua ferrea volontà. Pensava ad esempio a quella volta in cui ad un tea parti organizzato da sua madre ( Poverina ! Sperava così di farle conoscere un uomo !) S’era messa a chiacchierare con una vecchissima amica di famiglia, e lei le aveva annunciato che presto nel suo reparto sarebbe entrato il figlio di una sua cara amica, con cui non si sentiva però da molto tempo. Lo descrisse come un giovane pieno di tante buone qualità, tra cui la perfetta educazione, ed uno spiccato gusto nel vestire. Seccata allora da quelle lodi esagerate, troncò il dialogo bruscamente con la vecchia signora lasciandola un tantino amareggiata per questo. Ma Fedora proprio non tollerava “ I raccomandati ”, lei s’era fatta da sola, aveva dovuto provare molte volte il suo valore sacrificando molto prima di arrivare dove lei era. Molto era stata influenzata la sua vita da questo, tanto che anche nei rapporti con le persone applicava questo modo di fare. I cuor sua dunque aveva già bollato questo giovanotto di cui neanche sapeva poi il nome. Tempo dopo amici in comune le presentarono il Nautici e lo misero a lavoro nella sua stessa sala. Tra loro comunque non nacque un profondo rapporto, ma Fedora ebbe comunque da ricredersi sul giudizio affettato fatto qualche mese prima, in quanto era profondamente vero. Solo adesso però si stava accorgendo di quanto importante stava diventando per lei, anche se oramai era ben conscia delle sue scarse possibilità. Erano quasi coetanei. Lei aveva 37 anni e lui 38, ma era anche sempre accerchiato da un gran numero di pivelline che sempre lo colmavano d’attenzioni. Una poi era particolarmente abile, si chiamava Marica, ed era quasi impossibile non vederli assieme. La cosa che più dava fastidio e che quella tapina era già infelicemente fidanzata, ma che si divertiva a stare con un piede in due scarpe. Fedora si riscosse da questo torpore verso l’ora di pranzo. Lei di solito andava a casa e tornava verso le tre a concludere il suo orario di lavoro, ma oggi davvero non aveva fatto nulla e decise di scendere in sala mensa per mangiare qualcosa e salire subito a lavorare. La mensa a quell’ora era affollatissima, e quando adocchiò un posto libero ci scaraventò malamente la sua giacca sopra per far capire che era occupato. messasi in fila per agguantare un vassoietto iniziò a spulciare mentalmente il suo cervello per decidere le cose più importanti da fare. s’accorse infine che erano davvero molte e che sicuramente avrebbe dovuto fare degli straordinari per mettersi in pari. Quando arrivò il suo turno per prendere il vassoio, s’accorse che il suo non scorreva sulle due sbarre di ferro atte ad un migliore scorrimento, in quanto era bloccato da un’altra mano che a sua volta l’aveva scelto. Percorrendo il polso e poi il braccio Fedora s’accorse che quello era proprio il corpo di Mauro. Imbarazzata dette uno strattone violento al vassoio che miseramente crollò in terra spaccandosi in due metà. Confusa raccolse i pezzi e chiese scusa ai presenti che la guardavano divertita. Mauro prese un altro vasoietto ed andò a sedersi vicino a Marica in un altro tavolo. Arrabbiata con se stessa Fedora agguantò la prima cosa che le capitò davanti e andò a sedersi al suo posto. “ Ben ti sta, cretina- si disse- Così la prossima volta eviti di perdere tempo a sognare cose impossibili, adesso ti finirai tutto il lavoro che avevi scelto per oggi, ma è possibile che a 37 anni devo ancora ripeterti queste semplicissime cose ? Quanta fatica hai fatto per arrivare fin qui ? Quanta ricordi ? E nessuno ti ha fatto uno sconto, hai lavorato tu e solo tu, duramente, senza mai negarti qualcosa. E ora che fai ? Rincretinisci tutta d’un colpo ? E per un uomo poi, che benissimo sai di non poter avere ? Mi fai davvero schifo a volte, gretta! ” Salita nel suo ufficio si mise lavorare come una matta fino alle dieci senza pensare più a nulla, se non ai doveri da sbrigare. Quando finalmente s’accorse di essersi messa in pari, spense il monitor del computer, soddisfatta di se stessa. Aveva lavorato bene e s’era punita a dovere. Questa era decisamente un ottima giornata! Stanca si mise in macchina, la mise in moto e dopo qualche metro si disse: “ Mmm… posso concedermi un po’ di musica stasera, dopo tutto me la merito! ” Prese dunque l’autoradio dal cruscotto e lo posiziono al suo posto. Mandò avanti il segnale di cinque stazioni ( M-A-U-R-O involontariamente pensò ) fino a trovare…. Radio Beatles, grandi successi anni sessantaaaaaaa… “ TO’ son fortunata, una stazione che mi piace”. Ma il senso di benessere svanì in fretta quando s’accorse che trasmettevano All you needs is love … “ NOOOOOOO! - si disse- Non è possibile finisco un problema per incontrarne un altro? Ma quando finirà questa tortura ? Quando ?” Detto questo scoppiò a piangere. Non ce la faceva più. Non era stato il lavoro massacrante, ne tantomeno Mauro, ma una vita di frustrazioni passata come l’aveva passata lei a ridurla in quello stato. Finalmente calmatasi riaccese il motore ( Spento precedentemente con una pedata calciata sulle chiavi per rabbia ), e si rimise in marcia. Credula, forse, di poter andare ancora avanti così, o almeno ancora per un po’……..


Commenti


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: