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lavoro pubblicato sabato 30 aprile 2011
ultima lettura martedì 13 ottobre 2020

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La vita è come un'automobile

di tonymalerba. Letto 1559 volte. Dallo scaffale Pensieri

  La vita è come un'automobile. Mi chiamo Pucci. Ovviamente è un nome inventato, è un nome da orsetto, da gioco per bambini, un nome che non è importante. Questo per dire che non serve essere importanti per imbarcarsi i.........

La vita è come un'automobile.

Mi chiamo Pucci. Ovviamente è un nome inventato, è un nome da orsetto, da gioco per bambini, un nome che non è importante. Questo per dire che non serve essere importanti per imbarcarsi in avventure incredibili, favolose, irripetibili.

Non ho mai capito perché le uniche bombe atomiche mai usate contro l'Uomo siano state lanciate da un aereo chiamato "Enola Gay": le esplosioni più tremende causate da un mezzo che aveva un nome così poco virile, ecco perché bisogna fare attenzione ai nomi poco importanti.

Mi sono ritrovato con un'automobile, non so perché. Alcuni avevano automobili più belle, o addirittura elicotteri, altri avevano carri più o meno pesanti da tirare faticosamente a mano, io però avevo un'automobile.

Ho fatto dei viaggi, perché sapevo guidare. Non so come, ma sapevo guidare. Avrei potuto scervellarmi per scoprire chi me lo avesse insegnato e quando, perché non ne conservavo il ricordo?

Non importa, perché quando ho messo in moto e sono partito avevo la sensazione di fare la cosa giusta. C'erano strade larghe e comode, piene di aree di servizio. Ho scoperto però che i posti più belli si raggiungevano attraverso le strade più brutte e pericolose, come le strade di montagna. Quando raggiungevo una vetta mi fermavo a guardare il panorama, mi sentivo appagato. Documentavo il viaggio, prendevo appunti, lasciavo informazioni per gli altri, ma dopo un po' avevo voglia di partire di nuovo.

Dopo ogni partenza ero più esperto e più capace, ma anche più vecchio e stanco.

Un giorno incontrai Puccia che andava a piedi. "Vuoi un passaggio?" le chiesi. "Non sei tu che mi dai un passaggio, sono io che prendo posto nella nostra macchina" mi disse.

Che sarebbe accaduto se avessi litigato con lei? Facevo bene a farla salire, riconoscendo il suo diritto alla sua quota di automobile? Penso proprio di sì, perché feci così.

"Non farla salire" aveva detto Giovanni. "E' difficile poi far scendere qualcuno quando ormai si è accomodato". So che aveva ragione, ma non fidavo di lui perché era pronto a farla salire sul suo mezzo.

"Non farla salire" aveva detto Alberto, che sembrava il più strano di tutti. Diceva di parlare per conto di Dio e desiderava farmi sentire in colpa per i bei viaggi che avevo fatto. "Dietro la tua automobile c'è un gancio, l'hai notato? La tua missione è quella di trainare i carri di chi è meno fortunato di te."

Gli avevo già spiegato che conoscevo il gancio, e avevo già aiutato un certo Andrea col carro. Glielo avrei trainato in cima alla montagna, ma lui mi aveva chiesto solo di trainarglielo per 500 metri: feci come aveva chiesto. "Grazie amico, ti renderò il favore". "Non ti preoccupare, non ti sentire in debito", gli risposi. "No, ti prego, accetta la mia gratitudine, altrimenti sarò debitore con l'Universo."

Claudio era ancora più strano di Alberto, diceva che il suo Dio era il più vero e che la sua missione appagava la vera natura dell'automobile. Raccontava di Enrico che su suo consiglio abbracciò il mezzo in un mercato affollato introducendo un fiammifero nel serbatoio: esplose in mille frammenti colorati di carne e metallo provocando morti e feriti.

Anche Giancarlo aveva a che fare con Dio, sebbene non lo volesse ammettere. Lui era più simpatico e mi confidò che se avessi usato bene l'automobile avrei avuto un elicottero in una vita futura, altrimenti un carro.

Armando per paura di rovinare la macchina nuova, non la mise mai in moto.

Oreste notando che la sua automobile aveva gli sportelli la trasformò in un pollaio.

Gino notando che gli sportelli si chiudevano a chiave, depositò dei preziosi, ma non viaggiò mai. Nemmeno Armando viaggiò mai. Nemmeno Oreste viaggiò mai.

Alla fine sono arrivato a due conclusioni:

  • 1) Ho deciso di decidere, di non lasciare che altri lo facessero per me: è una bella responsabilità, ma l'unica che consente di prendere le redini della propria vita.
  • 2) Se vuoi una donna devi avere un'automobile.

http://www.lulu.com/spotlight/malerba



Commenti

pubblicato il 30/04/2011 15.33.49
LilacSky, ha scritto: :)
pubblicato il 09/06/2011 18.03.05
Desertsun, ha scritto: Tony, che bel paragone, mi verrebbe voglia di parlarne per ore perchè ci sarebbe tanto da dire però sottolineo solo una cosa che ho capito col tempo e purtroppo non senza qualche delusione e dolore: che la vita è un'automobile e che c'è chi neppure infila la chiave nel cruscotto, non vive mai, segue le idee degli altri senza mai schierarsi, senza mai decidere. Pensa invece alla differenza che puoi provare se dopo aver messo in moto raggiungi la tua meta, quella che TU desideri, pure se ci arrivi con lo sportello ammaccato e il paraurti penzolante. Sì, decidere e scegliere è la cosa più difficile ma è l'essenza della vita stessa e pure decidere chi far salire su quella macchina!... Complimenti, me lo rileggo. Ciao, Cinzia
pubblicato il 24/07/2011 13.16.45
tonymalerba, ha scritto: Grazie, è stato scritto il 30 aprile in un momento di dificoltà, quando un collaboratore mi lasciò subito prima di un lavoro importante. Sono queste le situazioni che stimolano maggiormente le riflessioni.
pubblicato il 27/09/2012 17.09.59
rosso, ha scritto: Credo che una delle massime di Søren Kierkegaard possa rappresentare il nocciolo della situazione: << Non c'è nulla che spaventi di più l'uomo che prendere coscienza dell'immensità di cosa è capace di fare e diventare>>. Buona giornata :-)
pubblicato il 01/10/2012 13.17.37
tonymalerba, ha scritto: Bellissima citazione, o partenopea fanciulla: che un rosso di sana passione arrida il viaggio della tua vita!

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