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lavoro pubblicato giovedì 31 marzo 2011
ultima lettura sabato 16 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Attrice

di GianniDiNotoAscenzo. Letto 1258 volte. Dallo scaffale Fiabe

Un giorno la vita, curiosa di conoscere ciò che di ella ogni uomo pensa, stanca di essere da tutti chiamata e da nessuno ascoltata, si stacc&og...

Un giorno la vita, curiosa di conoscere ciò che di ella ogni uomo pensa, stanca di essere da tutti chiamata e da nessuno ascoltata, si staccò da Dio ove dimorava e cadde ratta sulla terra.
Voleva fare il suo spettacolo, al teatro dell'esistenza dove tutti gli uomini l'avrebbero ammirata e applaudita, l'avrebbero ossequiata e riverita così come ella stessa credeva giusto.
Nel cadere in terra però cadde molto lontano dal teatro dell'esistenza e così dovette incamminarsi attraverso il sentiero delle età per raggiungerlo.
Camminando vide molti uomini e vanitosa com'era passava tutto il tempo a rassettarsi i capelli e a sistemarsi gli abiti, i diademi e i gioielli, "piacerò agli uomini?" si chiedeva, ma nessuno la guardava.
Più avanti nel sentiero, il teatro era ancora molto lontano, vide uno specchio tutto d'oro e non seppe resistere alla tentazione.
"Che bello specchio, proprio degno di me!" pensò e si affrettò a raggiungerlo per veder riflessa la sua immagine.
La vita si vide riflessa e fu soddisfatta. Il suo volto era quello di una Dea; i suoi occhi erano lucidi come cristallo puro, i denti bianchi come la neve del più gelido inverno, i capelli erano pennellati d'oro e tutti i suoi gioielli le conferivano un aspetto serafico e rutilante.
Come avrebbe mai potuto un uomo non amarla?
"Ah, sono proprio bella!" si disse "devo proprio andare al teatro dell'esistenza in modo che tutti mi vedano! Staranno sicuramente morendo senza di me, ogni creatura mi ama e questo specchio ne é testimonianza!"
Ma quello era lo specchio della ricchezza, era lo specchio della voluttà e del peccato e sulla cornice era inciso: "Comandare la vita e mai seguirla!"
La Vita non se ne accorse nemmeno presa dalla sua vanità e continuò per la sua strada. Doveva arrivare al teatro dell' Esistenza!
Camminando, più avanti nel sentiero, il teatro era ancora lontano, vide uno specchio tutto d'argento con la cornice d'avorio. La tentazione non era forte come quella di prima, ma non seppe comunque resistere.
"Che bello specchio, quasi degno di me." pensò e velocemente lo raggiunse per veder riflessa la sua immagine.
La Vita si vide e fu incuriosita. Il suo volto era quello di una donna mortale ance se diafano, i suoi occhi erano neri, neri come il carbone più puro, i capelli erano color del mogano e la sua pelle bianca come il latte. I suoi diademi e i suoi gioielli splendevano, ma splendevano meno rispetto rispetto a quando si era ammirata allo specchio d'oro, tuttavia conservava nel complesso il suo aspetto serafico.
Quale uomo avrebbe mai potuto non amarla?
"Però..." si disse e nuovamente si compiacque, non come prima ma si compiacque. "Devo proprio andare al teatro, gli uomini staranno certo soffrendo senza di me! Mi amano così tanto e questo specchio ne è testimonianza."
Ma quello era lo specchio dell'agiatezza. Era lo specchio del lusso e del piacere e sulla cornice era inciso: "Seguire la vita e mai comandarla!"
La Vita presa dalla sua vanità non vi prestò attenzione e continuò per la sua strada. Doveva arrivare al teatro dell' Eistenza. Camminando, più avanti nel sentiero, il teatro era ormai poco distante, vide uno specchio molto modesto fatto di vetro e bronzo e con la cornice di legno.
Questa volta la tentazione non fu affatto forte, ma la vita, essendo donna, fu vinta dalla curiosità.
"Che strano specchio" pensò " chissà se potrà riflettere la grandezza della mia immagine"
E senza alcuna fretta si avvicinò per specchiarsi.
Il suo volto era quello di una vecchia. Le sue mani erano venate e ricurve, il suo collo era grinzoso e grasso; il suo viso orrendamente adusto e adunco era il suo naso. I suoi diademi e i gioielli avevano perso ogni splendore e la sua era l'immagine di una strega decrepita. La Vita scoppiò a piangere e copiose lacrime solcarono il suo volto.
Come avrebbe mai potuto un uomo anche solo tentare di amarla?
"Come potrò presentarmi al teatro?" si disse "Come potrò? Cosa penseranno di me? Mi cacceranno, sicuramente mi cacceranno, oppure vorranno più bene a mia madre, la morte, sento che non potrei sopportarlo!"
Ma quello era lo specchio della realtà. Era lo specchio della virtù e della sofferenza e sulla cornice era inciso: "Amare la vita senza seguirla né condannarla!"
Gli occhi della vita allora, offuscati dalle tante lacrime, caddero come per incanto sull'incisione ed ella capì. Anche se il teatro dell'Esistenza era ormai vicinissimo ella non voleva più andarci!
"Dunque è così..." si disse "I proprietari di questo strano specchio in tal guisa mi vedono. Erano vecchi, stanchi, malati; Io ero orrenda per loro, sono stata causa di sofferenze e tormenti, eppure essi mi amavano, mi hanno tanto amato da non poter vivere senza di me. Gli altri invece, vivi e già morti, mi adulavano solo per l'avvenenza che erroneamente mi attribuiscono ma non hanno interesse alcuno per me, cercano solo i diademi e i gioielli! Dunque è così che esisto io! Non io in me ma nelle forme che gli uomini mi conferiscono con il loro agire: mi seguono e non osano comandare, quando hanno avuto il dono della ricchezza, comandano ma non osano seguire quando hanno avuto il dono dell'agiatezza, qualcuno mi ama anche se mi crede crudele e solo chi mi ha veramente capita al fine mi accetta! Ergo questa è la verità: se il mio spettacolo è quello della gioia l'uomo ne soffre, se è quello dell'indifferenza molti mi evitano e se invece è quello della sofferenza i più ne gioiscono. Nessuno, nessuno mi ha mai visto! Nessuno ha mai visto in me l'esistenza poiché tutti guardano solamente l'attrice e le danno le forme che più ad essa si addicono secondo i loro stati d'animo. No, non consentirò più che l'uomo si serva del mio corpo e delle mie labbra per porvi sopra le sue assurde menzogne! Io non sono né crudele né buona, né giovane o vecchia, io sono la Vita! Tutti devono capirlo ed è per questo che farò ugualmente il mio spettacolo! Devo farlo!"
La vita giunse al Teatro. Tutti si fermarono, ogni uomo da ogni distanza fu coinvolto dal teatro dell'Esistenza. Ella danzò come mai nessuno aveva mai danzato prima. Nella danza si unirono i suoi fratelli. Il Dolore che ritto su di sé aveva l'immagine di un possente guerriero con in pugno uno stiletto d'oro. La sofferenza che triste e curva stringeva in mano tre fruste d'argento e la virtù che reggeva in mano una grande coppa di vino dove, simili a perle, sguazzavano infinite anime giubilanti. "Ci sono anche loro." Osservò mestamente la vita.
"Certo" asserirono in coro i fratelli " Noi saremo sempre con te! In ogni dove!"
Danzarono sfrenatamente come mille baccanti impazzite. Ogni uomo sulla terra fu paralizzato, nessuno era in grado di profferire parola. Gli occhi erano estatici, la pelle tremava, i cuori battevano in mille fremiti impazziti. Improvvisamente i tre specchi si unirono e gli uomini videro la vita in tutte le sue forme. Vi era gioa, lusso, piacere, ma anche dolore, silenzio, cordoglio, virtù e sofferenza. Le tre immagini si sovrapposero e l'attrice ebbe un nuovo volto ed era il volto della verità, della luce di Dio. Alla fine caddero esausti sotto ad uno specchio di enormi fattezze. Era lo specchio più bello che l'occhio umano avesse mai potuto contemplare. Finemente ingioiellato, con mille amorini sbalzati in avorio emanava di luce propria ed era la luce della contemplazione e della pietà. Il mondo si fermò, gli uomini si fermarono, il tempo si fermò. Ogni cosa trovava forma e colore, ogni cosa era finalmente al suo posto e tutti gli uomini capirono. La vita si era finalmente fatta vedere, per la prima volta da quando si era staccata da Dio aveva deciso di mostrare il suo volto e il suo volto era formato da tutte le immagini possibili. Il dolore sparì e così la sofferenza, sparirono la virtù, la lussuria e il rimpianto. Infine anche la vita risalì al sommo Creatore sotto forma di uno scintillante pulviscolo dorato. Al suo posto rimase solo l'enorme, ineguagliabile specchio. Sulla cornice era incisa una grande scritta a caratteri d'oro. Quando agli uomini fu nuovamente concesso l'uso degli occhi poterono finalmente leggerla: "Accettare la vita è l'unico modo di poterla vedere!"


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