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lavoro pubblicato lunedì 14 marzo 2011
ultima lettura martedì 26 novembre 2019

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17 Marzo 2011. I Siciliani festeggiano 150 anni di relegazione.

di GiuseppeConiglione. Letto 1432 volte. Dallo scaffale Generico

La Sicilia, terra che aveva un proprio esercito partigiano indipendentista (l'E.V.I.S.) durante la seconda guerra mondiale, si accinge a festeggiare l'Unità d'Italia svendendo il sacrificio di Antonio Canepa a Murazzu Ruttu il 17 giugno 1945.

Non per fare polemiche, anche se amo fare polemiche. Auguro davvero a tutti, con il mio buon cuore che di italiano non ha neanche un atomo, una buona manifestazione, più retorica che reale, nello spirito che da sempre contraddistingue lo Stato Italiano, bravo più a nascondere che a mostrare la realtà. Io, purtroppo, non me la sento di festeggiare l'Unità d'Italia, anzi, proporrei una giornata di lutto per ricordare tutte le vittime di quella "Unità" che mise al potere la mafia, sin dagli inizi appoggiata dai partiti italiani che continuano con questa abitudine sino ad oggi (solo che oggi sono molto più ipocriti di allora), l'Unità che cancellò la libertà della nostra terra e firmò una condanna a morte per la nostra cultura e lingua, l'Unità che non esitò a violare e stuprare persino le suore dei conventi, l'Unità che relegò nel lager di Fenestrelle migliaia di soldati borbonici (che non erano spagnoli oppressori, ma campani, pugliesi, calabresi e siciliani, chi ha studiato veramente sa che il re parlava napoletano e non era uno straniero come la propaganda scolastica vuole insegnare) che non si volevano piegare al nuovo re sabaudo (che tra le altre cose non sapeva parlare nemmeno lui una parola d'italiano, che prima dell'Unità d'Italia non era parlato nemmeno da Manzoni, che nelle conversazioni preferiva il francese), quella stessa Unità d'Italia che non esitò a soffocare nel sangue la Rivolta del Sette e Mezzo a Palermo ardendo vivi nelle proprie case i rivoltosi SICILIANI (i veri patrioti erano quelli là, ma è meglio offuscarli per celebrare il nome di Garibaldi e Bixio che non esitarono a soffocare nel sangue i contandini di Bronte...) che già si erano stufati dell'Italia e volevano l'Indipendenza, che non erano passati nemmeno cinque anni dall'annessione (perchè di questo si trattò!), quella stessa Unità d'Italia che si manifestò di nuovo nel 1893 per reprimere nello stesso sangue isolano la Rivolta dei Fasci Siciliani, animata da socialisti, democratici, riformisti e veri PATRIOTI siciliani.


Ebbene, sì. La Sicilia dunque fu unificata a questa Italia di cui non fa parte nemmeno geograficamente (e, se vogliamo dirla papale papale, non fa parte nemmeno del continente europeo, in quanto poggiata sulla placca africana: i vulcani dell'Etna e dell Eolie vi paiono fuochi d'artificio o sono forse il risultato dello scontro tra due diverse placche?), se volete chiamarla unificazione, ma i Siciliani erano Italiani? I Siciliani da ancora prima della corte di Federico avevano già una lingua scritta attestata in diversi documenti (vedi il famoso ''Vinni in la marina'' di Scicli), una lingua che aveva dettato legge di poesia persino a Dante, una lingua che venne continuata nei secoli da grandi letterati che le diedero immenso lustro. E' d'uopo ricordare Antonio Veneziano compagno di prigionia ad Algeri di Miguel de Cervantes che scrisse invano:


"Omeru nun scrissi pi grecu chi fu grecu, o Orazziu pi latinu chi fu latinu? E siddu Pitrarca chi fu tuscanu nun si piritau di scrìviri pi tuscanu, pirchì ju avissi a èssiri evitatu, chi sugnu sicilianu, di scrìviri pi sicilianu? Haiu a fàrimi pappagaddu di la lingua d'àutri?"


E noi siciliani ci siamo fatti papagalli facendoci imporre d'usare l'italiano e anzi andandone fieri di parlarlo come se fosse una lingua superiore alla nostra. Che ne facciamo di tutti i nostri poeti, dello stesso Veneziano, de La notti di Palermu di Tommaso Aversa e della sua Eneidi in siciliano, di Giovanni Meli e delle sue favole, dei poemetti di Domenico Tempio, del teatro popolare di Nino Martoglio, di Vann'Antò, di Salvatore Camilleri e degli altri esponenti del Trinacrismo, di quel comunista di Ignazio Buttitta che scriveva le canzoni di Rosa Balistreri, tra cui:


La Sicilia havi un patruni
un patruni sempri uguali
ca la teni misa ncruci
e cci canta u funerali.

La Sicilia havi un cuvernu
un cuvernu taliànu
cu la furca a lu capizzu
e la corda nna li manu.

La Sicilia havi una patria
chi la stringi nta li vrazza
ma nzammài dumanna pani
finci dallu e tannu ammazza.

La Sicilia è spupulata
un disertu ogni paisi
vecchi e cani nta li strati
picciriddi scàvusi misi.

Li picciotti sunnu fora
ca li vrazza l’hannu sani
ma lu patri taliànu
si vinniu p’un pezzu di pani.

La Sicilia è addummisciuta
dormi u sonnu di li morti
ed aspetta mentri dormi
chi canciassi la so’ sorti.

Ma la sorti nun è ostia
un è grazia di li santi
si conquista cu la forza
nta li chiazzi e si va avanti.

Povira terra mia
comu si po’ campa’.




Che non mi pare tra l'altro una canzone molto fiera della Patria Italiana...


Che ne facciamo, dicevo, di tutti questi poeti? Li cancelliamo, è normale, noi siamo toscani, coltiviamo Dante e Petrarca ed ammazziamo ciò che è nostro, perchè ci hanno insegnato a scuola che ciò che è nostro è inferiore, perchè noi parliamo un DIALETTO (che se glielo chiedete non vi sanno nemmeno dire cos'è un dialetto!) e tutti i dialetti o LINGUE REGIONALI (come vorrebbe un decreto dell'Unione Europea che si dovrebbero tutelare, come avviene nei paesi normali come la Spagna e il Regno Unito) dobbiamo cancellarli perchè siamo italiani, come dice anche implicitamente anche la pubblicità della RAI ("Abbiamo fatto grandi passi avanti", cancellare le nostre culture e farcene imporre dall'alto un'altra, tipo).



Che volete fare? A scuola mica v'insegnano che la Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale (quella parte si salta volutamente) aveva un proprio esercito partigiano (E. V. I. S. , Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia) guidato da un certo Antonio Canepa che si fece ammazzare a Randazzo da un agguato di Regi Carabinieri e che senza il suo sacrificio e il sacrificio di tanti altri veri patrioti come lui la Sicilia non avrebbe mai avuto uno Statuto Speciale (tra l'altro mai integralmente attuato e vilipendiato dai nostri stessi politici isolani con la compiacenza dello Stato Italiano). Già, questo non ve lo dicono, vi dicono che lo Statuto Speciale della Sicilia entrò in vigore ancora prima che si scegliesse in Italia la Monarchia o la Repubblica ma non vi dicono il perchè, per magia fu così, non fu versata una sola goccia di sangue perchè siamo tutti italiani. Cosa si dovrebbe ricordare il 17 giugno, forse l'eccidio di VERI PATRIOTI che nel 1945 con la loro vita permisero l'Autonomia della Sicilia proprio dall'Italia ? Nessuno lo sa, come nessuno sa perchè la Sicilia ha uno Statuto Speciale, in quanto la Scuola di Regime ignora volutamente tali faccende per meglio concentrarsi a uniformare le menti facendogli credere la santità dell'Unità d'Italia.



Purtroppo la Grande Retorica della Storia Ufficiale tende a nascondere la realtà che fa scomodo... Bene, il 17 marzo 2011 non è la festa dei 150 anni dell'Unità d'Italia ma è il ricordo di 150 anni di storia della Sicilia, passata da centro del Mediterraneo, da una monetazione propria e da terra di immigrazione a REGIONE ESTREMA d'Italia, spopolata da un'emigrazione selvaggia che non aveva mai avuto precedenti nella storia della nostra terra, una terra considerata a tutti gli effetti una specie di colonia e terra franca da lasciare al suo destino, una terra martoriata e vilipendiata dai suoi stessi abitanti che vendettero il padre siciliano per un pezzo di pane toscano senza sale, che fecero relegare la propria lingua con più di 800 anni di storia letteraria a semplice DIALETTO per farsi imporre con la forza una lingua straniera che al momento dell'Unità non veniva parlata nemmeno dall'1 % della popolazione (vedi poi dov'era questa unità...). Già, chi lo parlava l'italiano in siciliano prima dell'Unità d'Italia? Penso che forse non arrivavano alle cento unità di monaci e baroni, che tra l'altro usavano con più cuore il siciliano per le loro composizione poetiche, tutto il resto del popolo parlava siciliano, una lingua che bisognava relegare a dialetto perchè abbastanza vigorosa da avere una letteratura propria che se la combatteva con quella italiana.



Penso che prima di festeggiare qualcosa bisogna conoscere le radici storiche su cui quel qualcosa si basa, non penso che se tutti aveste saputo queste cose da una scuola aperta alla realtà storica avreste ancora il coraggio di festeggiare così alla leggera il sangue versato dai vostri stessi antenati sulla vostra stessa terra, sangue che combatteva per la libertà di questa terra, per l'indipendenza e che non si accontentava di essere l'ultimo baluardo regionale a nord dell'Africa di uno Stato Italiano compiacente alla mafia.



Non me ne vogliate male, non potevo astenermi dal lasciare un intervento, spero venga accolto non con la retorica ma con una rigorosa verifica storica. E' bello esprimere le proprie opinioni, Voltaire insegnava: "Non condivido quello che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo". Spero che tutti almeno condividiate questa sola frase. ANTUDO!



Commenti

pubblicato il 14/03/2011 17.02.57
Nigel Mansell, ha scritto: Mi rifaccio a Voltaire. Illuminante riguardo a quello che scrivi è stata per me la lettura de "Le uova del drago" e dell'ultimo di Eco "Il cimitero di Praga". Fortza Paris!
pubblicato il 15/03/2011 3.48.13
GiuseppeConiglione, ha scritto: Ti ringrazio per il commento. Noi Siciliani siamo stufi di essere relegati all'estrema periferia di uno Stato Italiano che detta leggi che nessuno rispetta, governanti in primis, siamo stufi di essere governati dai mafiosi appoggiati dagli stessi partiti italiani (mafia e politica sono anzi un tutt'uno, da noi come a Roma e come ad Arcore), siamo stufi di non avere un futuro ed essere costretti a emigrare per poter lavorare, come se fosse la norma in un paese civile, non ne possiamo più di tutto questo. Ci hanno campato a retorica e baionette, mangiati quello che ti diamo, se noi te lo vogliamo dare, parla la lingua che t'imponiamo, se parli in "dialetto" ti consideriamo come un immigrato, lascia la tua casa se vuoi un futuro, altrimenti sei libero di morire di fame. Beh, penso sia giunto il momento di cambiare. Tutto il male che ci ha fatto lo Stato Italiano in 150 anni, una Nazione Siciliana libera non può arrecarselo nemmeno in 500 di anni. Libbirtati ppi tutti li pòpuli ca cummàttinu ppi la nnipinnenza: lu curaggiu è lu sulu nostru patruni!
pubblicato il 15/03/2011 12.16.41
cri52, ha scritto: ..e lu mè cori attaccau a chianciri..Non sono siciliana, ma poi sono andata anche a leggere l'altro tuo lavoro che non sforzandomi nemmeno troppo sono riuscita a capire: qualsiasi dialetto è difficile da scrivere, ma tu sei bravissimo. Nella tua "vera" lingua hai detto cose che poi ripeti qui con altrettanto fervore e consapevolezza storica. Ti ammiro per la tua gioventù che già racchiude tutta la sua TERRA, che vuole capire la realtà odierna andando indietro nella storia. Sprizzi amore per le tue origini e fai benissimo. Auguri per la tua vita ed a rileggerti.
pubblicato il 15/03/2011 15.29.40
GiuseppeConiglione, ha scritto: Ringrazio anche te del commento, a tutti fa piacere ricevere apprezzamenti. Io ho appreso il "dialetto", chiamiamolo così, quasi per gioco quando avevo quindici anni. Avevo scritto un raccontino di fantascienza in italiano scolastico e, siccome ambientato in Sicilia, c'erano delle parti che volevo scrivere in "dialetto". Mi iniziai a documentare su internet e un giorno capitai per caso sul portale della Wikipedia in Siciliano. All'inizio li presi per stupidi, pretendevano che il siciliano fosse una lingua ed avevano adottato una forma standard con cui scrivevano voci su qualunque argomento, scienza, politica, letteratura, linguistica, geografia ecc. Leggendo e leggendo articoli, iniziai a creare le prime voci anch'io per gioco, nel mio maccheronico siciliano mai scritto prima di allora, e dopo un mesetto già riuscivo a scrivere correttamente come per miracolo, come se una sorta di reminiscenza platonica. Alla fine divenni un amministratore della stessa Wikipedia in Siciliano e capì che i Siciliani hanno una lingua e non un dialetto, una lingua attestata da secoli di letteratura volutamente ignorata dalla retorica italianista e, fammelo dire, ancora oggi di stampo fascista. Dalla nascita ci impongono una lingua straniera e vogliono che noi dimentichiamo la nostra per meglio uniformarci, io da allora ho combattuto ogni giorno per l'affermazione della lingua siciliana e per un suo riconoscimento ufficiale ed ammiro tantissimo tutte quelle Nazioni Reali che fanno altrettanto (Catalogna in primis). Un caro saluto... anzi... Salutamu! Ca la furtuna fussi sempri ccu vossìa e la filicitati nun cci ammancassi mai!

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