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lavoro pubblicato martedì 15 febbraio 2011
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

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Storia di Ercole

di elisa55. Letto 1159 volte. Dallo scaffale Fantasia

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Lui Ercole,ladro di professione,ma soltanto su specifica richiesta dei collezionisti di opere d'arte, quel pomeriggio, mentre sgattaiolava all'interno di una delle tante basiliche-capolavoro della sua citta', non si sentiva proprio un Ercole. Veramente non lo era mai stato, considerando l'aspetto mingherlino e la mediocre altezza, che uniti ad un viso dalla forma appuntita e volpina, ne facevano piu' un commune mortale che uno dei mitici eroi dell'antichita'. Ma quel pomeriggio , forse per colpa di un'infreddatura, forse per il senso di solitudine che gli gravava l'animo, si sentiva, ancor piu' del solito incerto e spaurito, mentre con gli occhietti vispi frugava le ombre della basilica. Quel giorno il suo lavoro era li', in quel luogo sacro, dove era esposta una Sacra Famiglia attribuita a Raffaello Sanzio. Gli era stato chiesto o ordinato da uno dei suoi "amici amanti dell'arte" di prendere o meglio trafugare e portare in un luogo nascosto e tranquillo il piccolo capolavoro, in cambio di una ricompensa.Ercole non amava definirsi un ladro. Lui era uno maestro. Sapeva subito riconoscere le opere d'arte da "prendere in consegna", e naturalmente sapeva anche, a differenza di altri, come impossessarsene senza danneggiarle, e portarle a destinazione, senza che soffrissero nel trasporto. Insomma era un maestro in un mestiere, artigiano dell'arte amava definirsi lui, che aveva imparato da un altro "artigiano" in un momento di "vacche magre". Il lavoro gli piaceva perche' gli permetteva di venire a contatto, anche fisicamente, con capolavori che altrimente mai avrebbe potuto osservare tanto da vicino. Una volta aveva anche trafugato un violino, uno Stradivari . Gli dispiacque soltanto di non saper suonare, altrimenti…..Ma quel pomeriggio era diverso, si sentiva stranamente in colpa mentre si aggirava tra cappelle laterali e altari. Finalmente vide il quadretto, deliziosamente incorniciato ed esposto in una cappellina semibuia,. Forse a causa del maltempo non c'era gente nella chiesa, e anche di preti non c'era ombra. Oltrepasso' la balaustra che delimitava il piccolo altare, e avvicinatosi al piccolo dipinto, noto' con soddisfazione che il sistema di allarme non era dei piu' impossibili. Non gli restava che nascondersi in qualche punto della basilica e aspettarne la chiusura per portare a termine il suo lavoro.

Era prestissimo quando, la mattina successiva, sgattaiolo' fuori dalla chiesa. Sotto il braccio il piccolo gioiello trafugato, ben nascosta e riparato dalle intemperie e dalla luce viva del mattino.

Giunto finalmente a casa,un modesto monolocale in un anonimo palazzone di periferia, pose il prezioso quadretto su di una mensola, in un punto della casa in cui la luce penetrava discretamente. Avrebbe dovuto consegnare il quadretto entro un paio di ore, ma una telefonata lo avviso' di aspettare qualche giorno, poiche' la scomparsa di quella Sacra Famiglia, stava suscitando un enorme interesse da parte dei media e naturalmente della polizia. Ercole brofonchio' tra se' e se' per quell'inatteso ritardo nella consegna, ma si rassegno', consapevole che era la cosa giusta da fare.Comincio' a sfaccendare per casa, amava definirsi un casalingo a tutti gli effetti,ma ogni tanto non poteva evitare di guardare il quadretto. Un paio di volte si fermo' anche ad ammirarlo per qualche minuto. Gli piaceva incredibilmente quella piccola composizione, in cui un ragazzino dagli occhietti vispi come i suoi, lo guardava con espressione biricchina, appoggiandosi con le braccia alle ginocchia della madre,che aveva, stranissima cosa, l'espressione dolce e severa della mamma di Ercole. La cosa incuriosi' il nostro ladro d'arte, che piu' rimirava il viso di quella Madonna, piu' vi scorgeva le tracce della bellezza un po' appassita di sua madre. Il S. Giuseppe non lo turbo' molto, ma a vederlo cosi' maestoso, penso' che somigliava ad un vero Ercole. Soprattutto l'ambiente in cui erano ritratti i tre personaggi lo affascinava. Una piccola stanza arredata con pochi oggetti , che aveva una finestra aperta su un paesaggio campestre, fatto di fienili e di prati. Guardando quello sfondo, non pote' non pensare ai prati fioriti, profumati di erba smeraldina appena bagnata da un acquazzone primaverile, dove lui, da ragazzino, andava a correre e far capriole con un cagnetto randagio , mentre la madre lo richiamava inutilmente in casa, per i compiti e la merenda. Per un attimo gli sembro' di vedersi, mentre col dito, faceva segno al cane di tacere per ascoltare il pigolio di due o tre uccellini appena nati.Il rumore assordante di una motocicletta in strada, lo riporto' improvvisamente alla realta',e quasi rise di se' e delle sue sciocche fantasie.Giunse la sera, e il nostro Ercole si predispose a trascorrere una soporifera serata davanti al televisore. A lui non piaceva molto guardare la tv, ma gli serviva per addormentarsi e non ascoltare una coscienza che saltuariamente si faceva sentire con i suoi no e i suoi perche'.

Si addormento' per risvegliarsi e trovare la casa immersa nel buio. Era come al solito mancata la luce. Si alzo' a tentoni per andarsene a letto, ma lo colpi' una strana luce biancastra e obliqua che colpiva, illuminandoli discretamente, i tre personaggi del quadro. Si avvicino' incuriosito, era la luna piena, che padrona di quella sera fredda e tersa , gli fece rivivere nell'oscurita' della stanza, i giochi con il fratello piu' piccolo, le storie favolose del nonno, reduce della prima guerra mondiale. i bisbigli dei genitori preoccupati per i pochi soldi, e soprattutto il calore della sua famiglia e degli anni in cui ancora innocente, non conosceva ne'il male ne' la malinconia.

Il canto sereno della mamma mentre puliva , i rumori discreti e irripetibili della sua infanzia gli scoppiarono in petto, e non gli facevano staccare gli occhi da quella strana Sacra Famiglia.Con uno sforzo si allontano' e se ne ando' a letto.

Per due o tre giorni il nostro Ercole visse con nell'anima strani reflussi di memorie ,che credeva per sempre perdute. Poi finalmente arrivo' la telefonata che gli chiedeva di portare il quadro al committente del furto.Ercole ne fu contento, poche' attribuiva al quadretto le strane malinconie di quei giorni. Lo avvolse accuratamente e si avvio' fischiettante verso la metro. Lui prendeva sempre i mezzi publici per effettuare le sue "consegne". Naturalmente in orari in cui questi erano maggiormente accessibili, poiche' riteneva che, in questo modo, sarebbe passato inosservato. Alcune persone sulla metro leggevano i giornali, che ancora parlavano di quello che veniva considerato il piu' importante furto d'arte degli ultimi tempi.Complimentando la sua bravura, Ercole o Ercolino, come lo chiamavano i pochi amici che aveva, sorrise tra se' e se'. Ma girando gli occhi, incontro' lo sguardo di un bimbetto. Non era possibile, quel bambino era identico a quello del quadro. Il ragazzino, accidenti a lui , lo guardava sorridendo e lo indicava con il dito ad una vecchietta, propabilmente la nonna, che era con lui. I due scesero quasi subito, e il bambino sempre sorridente, gli fece ciao con la mano. Ercole si guardo' intorno preoccupato, gli parve che nessuno degli astanti avesse notato la scena.Aveva paura di essere scoperto con il quadro , ma la verita' era, che non poteva scordare il sorriso di quel bambino, mentre la sua "maledettissima" coscienza gli rodeva il cuore piu' del solito. Scese, fece di corsa le scale che lo portarono fuori dalla metro, per ritrovarsi vicino alla basilica del trafugamento. Scoraggiato, avvilito, sconfitto da tutte quelle strane circostanze, si sedette in un giardinetto."Merda di una vita, che lo aveva costretto a fare cio' che nella sua famiglia era inconcepibile. Ladro. Lui era un ladro. Non un'artista. Non un'artigiano di quel "mestiere" Era un volgare, stupido ladro. Stupido, perche' rischiava per altri. E ancora piu' stupido, perche' non era riuscito a combinare nulla per se' in tutti quegli anni.Veramente non aveva neanche provato,. Si era lasciato andare su una strada che non gli aveva dato nulla, ne' affetti, ne' altro Soltanto pochi spiccioli per poter vivere. All'improvviso tutto gli fu chiaro.

Entro' nella basilica e come l'altra volta si fece rinchiudere all'interno.Questa volta fu ancora piu' facile rimettere a posto il quadro, poiche' l'allarme era completamente disattivato.All'apertura della chiesa sgattaiolo' fuori, ma fece in tempo ad ascoltare un prete, che vedendo la Sacra Famiglia di nuovo al suo posto, esclamava: Gesu'Maria!

Il giorno dopo i giornali riportarono il clamoroso ritorno nella basilica del quadro rubato, mentre Ercole, fatta frettolosamente la valigia, si accingeva a prendere il treno, per tornarsene nei luoghi della sua infanzia, dove lo aspettavano una casa diroccata e un fazzoletto di terra incolta, e forse la serenita'.



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