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lavoro pubblicato giovedì 20 gennaio 2011
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

cacciatori

di loscuro. Letto 1295 volte. Dallo scaffale Horror

Correva......non aveva più aria nei polmoni, ma fuoco!le gambe tempestate da crampi, ma non poteva fermarsi! Quasi sorrise al pensiero(idiota!)di quanto storto e scomposto potesse apparire il suo correre,ma durò giusto un istante ed il p...

Correva......non aveva più aria nei polmoni, ma fuoco!le gambe tempestate da crampi, ma non poteva fermarsi!

Quasi sorrise al pensiero(idiota!)di quanto storto e scomposto potesse apparire il suo correre,ma durò giusto un istante ed il panico tornò a ghermirlo;la belva-qualsiasi cosa fosse!!!-era dietro di lui e fermarsi sarebbe stato morire!

Pensava a ciò che aveva visto, risvegliatosi nel bosco con addosso solo la sua pelle, al cadavere dilaniato vicino a lui, la carne sparsa ovunque e il sangue nel quale anche lui era disteso.....

soffriva di sonnambulismo fin da piccolo, quando già capitava che si risvegliasse spesso in posti che non erano camera sua:il giardino, un parcheggio, persino nell'ingresso di un sottopasso e ai bordi di una strada isolata a svariati chilometri da casa!Certo, ogni volta al risveglio trovava sua madre;lo seguiva in quelle involontarie passeggiate, senza destarlo perché poteva essere fatale, ma a controllare che non si facesse male.

Sua madre era scomparsa da ormai un anno, senza lasciare tracce se non quell'indicibile vuoto dentro lui.

Curiosamente, le “crisi notturne”erano sparite assieme a lei!

A quanto pare, la cosa era stata solo momentanea.

Si ricordava benissimo di essere andato a letto presto, stanco ed assonnato dopo una giornata di lavoro nel bar dove da poco l'avevano assunto, e d'improvviso si era ridestato in quel bosco, di fianco a ciò che era solo la grottesca ed incompleta approssimazione di una figura umana;il cadavere era completamente devastato, rivoltato in gran parte e pareva sbranato.

Buona parte di quel che ne mancava stava sparso vicino e persino addosso a lui.

Più dello sgomento poté lo stomaco,il quale decise di fargli restituire al mondo tutto ciò che conteneva!

Fu durante questa violenta operazione di rigetto che le vide. Tracce...nitide impronte di un animale che poteva essere un cane (un lupo, pensò !) ma troppo, esageratamente grandi!!E poi sentì....

un verso gutturale e profondamente minaccioso si fece strada nel buio, gonfio di ferocia; fu allora che iniziò a correre.

Qualsiasi “cosa” fosse stata a ridurre così quel poveretto, probabilmente non era ancora sazia e lui, per qualche stupido scherzo fatale, era la prossima portata.

Correva.....sentiva dietro di lui le frasche richiudersi sbattendo dopo il suo passaggio, non era sicuro di essere inseguito, ma neanche per un secondo pensò di fermarsi!

Vedeva però che la vegetazione andava diradandosi e pensò (sperò!)che poteva essere all'uscita del bosco;forse quel predatore non sarebbe uscito dalla boscaglia, o forse lo avrebbe raggiunto prima che lui ne fosse fuori, o forse era solo un cazzo di sogno o....

mentre tutti questi e mille altri pensieri si aggrovigliavano nella sua testa, in un lampo di lucidità si accorse che attorno a lui non c'erano più alberi.

Era fuori dal bosco!e si accorse anche di conoscere il posto in cui era!

Rallentò la corsa, tese l'orecchio ma non sentì nessun rumore minaccioso provenire da quello che era il boschetto all'interno del parco comunale;aveva corso per una distanza che sembrava chilometrica in una macchia di piante lunga al massimo 400 metri!

Controvoglia, decise che poteva fermarsi.

Qualsiasi cosa volesse pasteggiare con lui pareva aver desistito, ma non era un buon motivo per rimanere lì e fargli cambiare idea;doveva tornare a casa, ma prima avvisare la polizia di quel che era successo, oppure lo avrebbe fatto domani;voleva solo scappare da lì in quel momento...

qualcosa attirò la sua attenzione;c'era un uomo...sì, un uomo seduto su di una panchina in lontananza!

Non ci pensò troppo:forse avvisare la polizia no, ma dire a quel poveretto di mettersi in salvo sì!

Provò a chiamarlo a voce alta mentre si avvicinava, ma stava ancora riprendendo fiato dalla corsa e non uscì che un sibilo asmatico, e forse era meglio così, magari urlando avrebbe ridestato l'interesse del mostro....

quando fu abbastanza vicino, riuscì a raccogliere abbastanza fiato non da urlare, ma da emettere un udibile

-AIUTO!-.

E infatti l'uomo udì la richiesta, si voltò con una lentezza quasi innaturale e(questo stupì molto il ragazzo affannato)pareva non essere stupito di trovarsi di fronte una persona nuda, grondante sangue e con un’ espressione a dir poco grottesca.

il ragazzo comunque non badò troppo a questo e disse

-mi...mi inseguono -respirò veloce ed affannato-non so cosa sia...ha ucciso un uomo,è pericoloso stare qui....sono scappato e non mi segue più-

le parole uscivano a spezzoni e confuse,ma ciò pareva non turbarE il serafico omone (si era lentamente alzato,ed era un vero armadio)avvolto in un tabarro grigio scuro.

il ragazzo continuava a parlare e non fece nemmeno caso alla mano destra dell'uomo che scivolò velocissima dentro al mantello, e un istante dopo sentì un improvvisa quanto inaspettata fitta di dolore alla pancia.

La bocca rimase aperta, ma muta.

guardò in basso,verso terra,e vide scintillare alla luce del lampione una lama che di poco spuntava dal suo ventre.

Rialzò gli occhi, se possibile ancora più stupiti di prima, a quell'uomo che ora sorrideva e che aprendo di poco le sottili labbra disse:

-lo so, ho messo io quell'uomo tra le piante,di modo che tu lo divorassi-.

Le parole scivolarono nelle orecchie del ragazzo e precipitarono fin nello stomaco, dove si unirono a quell'assurdo dolore in una danza di assurdi avvenimenti.

-Tu....-

proseguì calmo l'uomo

-sei un licantropo, un lupo mannaro se preferisci, e come te lo era anche tue madre;Ti faceva credere che le tue fossero crisi di sonnambulismo, in realtà ti trasformavi in una belva omicida, ed andavate a caccia insieme!-

ora il tono si faceva più acceso, come il dolore nelle budella del ragazzo e lo stupore per ciò che udiva

-Vedi, molti non lo sanno, ma la trasformazione in bestia è molto meno “facile” di come non sia descritta nei romanzi o nei film;le ossa si deformano e contorcono, i muscoli si allungano innaturalmente;è doloroso oltre ogni immaginare!-

pausa dell'uomo, respirò

-è un processo talmente traumatico che le prime volte e spesso molte altre viene rimosso dalla mente, rimane solo un vuoto nella memoria.

Tua madre sapeva che tu eri ancora in quella fase e così, dopo la “caccia” insieme, ti ripuliva e rivestiva, facendoti credere di aver semplicemente passeggiato nel sonno-.

Ora, lentamente, l'uomo estrasse dal tabarro una enorme pistola nera la cui canna terminava in quel che al ragazzo parve un silenziatore, di quelli che si vedono in qualche film.

Quel che l'uomo diceva era assurdo, ma non meno del dolore che sentiva nelle budella per colpa di quella lama!milioni di pensieri frenetici saettarono nella testa del ragazzo, e l'uomo riprese a parlare.

-Tua madre....l'ho uccisa io-

UCCISA!pensò il ragazzo

-sono un cacciatore di creature assassine come te. Lo era mio padre ed il suo prima di lui,e tu sei discendente da una stirpe di mostri assassini!-

il tono dell'uomo tradiva disprezzo e quasi disgusto

-devo ammazzarti, prima che il tuo seme infetto generi altri abomini simili a te!!-

ora c'era anche una sorta di compiacimento nel tono della sua voce.

Il ragazzo deglutì a fatica, sentendo bruciare mille lame nel suo stomaco;provò a raccogliere qualche parola e disse

-ma...ma...e le impronte...il verso della belva...io ero umano...non..non potevo essere io....mi inseguiva...ne sono sicuro..-

L'uomo rise sommessamente

-ho nascosto un registratore in un cespuglio vicino a dove stavi, sul nastro era inciso il ringhiare di un lupo, la suggestione ha fatto il resto. E l'uomo era solo un barbone, l'ho pagato e gli ho dato da bere per rimanere lì fino al tuo arrivo.-sorrise e proseguì

-ti ho studiato sai, e ho notato che ogni volta che ti trasformavi in lupo, dopo la morte di tua madre, anziché cacciare ti recavi in quel bosco, stavi lì magari per qualche ora e poi tornavi a casa....bizzarro vero? una belva tutto sommato pacifica, che non uccide ma semplicemente soddisfa il suo bisogno primordiale dormendo in un bosco!-

pensò un attimo, riprese a parlare

-una cosa rara...e magari innocua!almeno fin quando non ti sei trovato davanti una preda, nel tuo territorio....ti sei ricordato dei luridi insegnamenti di quell'assassina di tua madre!!!-

per un attimo parve tremare di rabbia, ma si calmò subito

-probabilmente tu sei calmo e mansueto...ma capirai che non posso correre il rischio che anche solo per sbaglio tu uccida della gente!-

Alzò la pistola e la puntò, appoggiandola contro la fronte del ragazzo, annichilito dal dolore e dalle parole dell'uomo.

-Quello che ti ho piantato nelle budella è un pugnale d'argento, l'unica cosa che ti può uccidere è l'argento!deve farti un gran male..anche i proiettili dentro a questa pistola sono d'argento...-

Annebbiato dal dolore, il ragazzo deglutì una boccata di saliva e sangue, e cominciò a sentire i sensi allontanarsi.

-ecco, vedo che stai per crollare, e perciò non voglio perdere il privilegio di ucciderti mentre ancora puoi capire cosa sta succedendo-

la sua espressione era compiaciuta e sadica, e l'ultima cosa che stupì davvero il ragazzo non fu il sibilo della pistola, ma il rantolo di godimento che uscì dalla bocca dell'uomo nel tirare il grilletto.

La testa del ragazzo venne strattonata indietro da una mano invisibile e il resto del corpo la seguì, cadendo a terra vuoto, accasciandosi ai piedi dell'uomo.

Gli occhi del ragazzo erano sbarrati verso il cielo, un terzo era aperto e perfettamente circolare al centro della fronte, un rivolo di fumo usciva da esso.

L'uomo rimise la pistola nel cappotto, estrasse la lama dal ventre della sua vittima e ripose anch'essa nelle pieghe dell'abito, poi tirò fuori da un'altra tasca interna un piccolo taccuino ed una matita; aprì una pagina centrale e sorridendo cominciò ad annotare velocemente qualcosa; richiuse il taccuino, sorrise vistosamente e disse tra se, sottovoce-21.....21...ottimo!-ripose il tutto da dove l'aveva estratto, sistemò lo scuro pastrano e con calma, senza fretta, s'incamminò verso l'uscita del parco, godendosi la notte....una splendida notte di luna piena.



Commenti

pubblicato il 20/01/2011 17.54.28
Sanzi, ha scritto: l'horror probabilmente non è il mio genere ma questo racconto è proprio bello.. c'è un modo insolito di legare psicologia e crimine, come di legame intimo e familiare, una cosa vicina, molto quotidiana.. forse non mi so spiegare tanto bene, non è facile perché di gialli ecc ne leggo pochi e poi ci sono svariate cose fra le righe, tra cui anche qualcuna cifrata..? Comunque, bello scritto (ricambio il ringraziamento)

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