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lavoro pubblicato mercoledì 19 gennaio 2011
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

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Ahmed (3)

di Sanzi. Letto 834 volte. Dallo scaffale Viaggi

  NEI GIARDINI.    Era arrivato l'inverno, a spogliare i giardini della città con il suo passo di note di pianoforte e di sole luminoso e lieve, e Ahmed nella sua camera lavorava a un regalo per Su. Aveva deciso di fare un ciondol...........

NEI GIARDINI.

Era arrivato l'inverno, a spogliare i giardini della città con il suo passo di note di pianoforte e di sole luminoso e lieve e Ahmed lavorava a un regalo per Su.

Aveva deciso di fare un ciondolo, un Ankh, una croce egiziana. l fondo era di rame, mentre la parte di sopra era fatta di pezzetti di pietre diverse, tenute insieme da un cemento bianco.

Sapeva che il simbolo dell'Ankh era un po' pericoloso perché indicava anche l'unione tra uomo e donna, ma glielo avrebbe spiegato bene che in realtà lo aveva scelto per un altro significato, quello del legame tra la terra e il cielo.

C'era voluto del tempo per trovare le pietre giuste... alcune erano preziose, un minuscolo smeraldo, una scheggia di perla, un lapislazzulo, altri erano frammenti di nessun valore, aveva trovato un pezzetto di ceramica gialla e un altro turchese, presi da piatti rotti, un pezzo di vetro, o di oro fasullo... e poi argento vero.. aveva agito d'istinto, ma alla fine c'era tutta la sua vita in quel ciondolo, in un certo senso; come in ogni persona ci sono il pregio e ciò che non vale nulla, così in Ahmed questo era molto chiaro e lui aveva voluto dirglielo.

Alla fine lo mostrò agli amici, che lo guardavano ammirati.

-Sì... ti è venuto bene...

-Ahmed.. ma non potevi metterti a vendere questa roba...? Avresti fatto i soldi, secondo me..

-Vero... bello... adesso vanno di moda questi ciondoli etnici... è originale.

-Sì, alle donne piace questa roba...

Anche Ahmed era contento di come era venuto, voleva qualcosa di colorato.

E così una domenica di sole Ahmed camminava con Aldo per i giardinetti, dove si sa che ogni tanto si riuniscono i Filippini.

Su aveva amiche filippine, spesso la vedevi da quelle parti, con loro... e infatti c'era.

Il vento spettinava i suoi lunghi capelli neri, che coprivano a intervalli, a ogni folata, quel viso rotondo, dagli occhi sempre seri.

Ahmed era alquanto preoccupato, esitava, ma doveva andare: aveva lavorato tanto e sentiva di doverla tentare una comunicazione, una spiegazione.

Si fermò davanti a lei che lo aveva visto già da prima arrivare e anche se non lo guardava e teneva gli occhi abbassati su una camicia che stava riparando, il viso era di marmo, le disse che era molto dispiaciuto per l'accaduto, che era stato solo un momento in cui aveva dimenticato un po' tutto, che comunque in quei mesi per farsi perdonare le aveva fatto un regalo, opera sua, un ciondolo egiziano. L aveva scelto perché rappresentava il legame con il cielo e la rassicurava della sua amicizia.

Poi disse: -Su, anche se non ti fidi più e non ti interessa più essere mia amica, non fa niente, mi basta che mi dici che mi scusi- perché lei continuava a tacere e non lo guardava, dire che era lontana era un eufemismo.

Lei non disse nulla, non sollevò lo sguardo, come se lui non ci fosse, e forse non c'era.

-Su, ho lavorato tanto al tuo gioiello... ci ho messo tutto me...-

Lei rimase immobile, guardava la camicia, cucendo sempre più in fretta.

Allora Ahmed con il cuore stretto lasciò il pacchetto su un tavolinetto da campeggio che era lì accanto, e la guardò senza respirare, sgomento, aspettò ancora un interminabile istante...

...

... poi si voltò e se ne andò verso Aldo, che era rimasto indietro.

Presero la metro, scesero in un'altra zona della città, vicino a casa.

Camminavano lungo il fiume, senza dire una parola.

Aldo aveva imparato a conoscerlo, Ahmed, ad apprezzare il silenzio di un uomo.

L'amicizia con lui, anzi, lo stava cambiando.

Scesero verso gli argini, in mezzo all'erba, si sedettero lì, sotto il sole freddo ma familiare di dicembre, due uomini con le giacche sciupate e i berretti di lana, le mani di chi lavora e se la guadagna, la vita.

Aldo aspettava. Alla fine gli mise una mano sulla spalla.

-Allora, Ahmed... -disse, -come va...-

Sapeva benissimo che Ahmed non voleva parlare, ma lo avrebbe fatto per lui, avrebbe detto almeno qualcosa, per il fatto che ci credeva ancora all'amicizia.

... Hai visto. Ma non voglio parlare di lei... non voglio farle torto. E non voglio nemmeno criticarmi per averci messo del sentimento. Ho visto però una cosa, che lei non è come me...

Aldo si era seduto con i gomiti sulle ginocchia e ci si appoggiava con il mento.

-Non ha nemmeno guardato il tuo regalo; ma poi lo guarderà, ed è bellissimo... chissà se allora cambierà idea...-

-Non lo so, Aldo. Penso di no.-

A Aldo dispiaceva.

-... Ci vieni al bar...? Oggi abbiamo organizzato una brace fra amici, nel retro... in quel buco... Forse dovremmo fare come i Filippini, all'aria aperta..i nvece di chiuderci là dentro - e fece una mezza risata.

Ahmed sorrise.

-Sì, certo , ci vengo. Resto qui ancora mezz'ora, poi ti raggiungo... va bene?-

Aldo si alzò e e se ne andò soddisfatto, facendogli un cenno con la mano.

Ahmed osservò la giacca rossa del suo amico allontanarsi, era sempre più piccola, poi si girò.

La massa immensa del fiume era percorsa da scie lucide e scure come scale d'acqua e curvando sulle rive sembrava a stento contenuta dalle sponde, come l'anima, stretta dal pensiero. Umido come il fiume era Ahmed, velato, come le acque che scorrono, il suo sguardo.

Voleva restare ancora, voleva guardarlo in faccia l'incontro con Su. Aveva senso pensarci ancora? Quando avrebbe finito di dispiacersi, pensarci? Quanto ancora... Ma forse Ahmed aveva deciso che voleva POI, una volta risolto tutto, respirare un po', senza nessuna retorica, semplicemente vivere.

Se lo fai senza retorica non è una stronzata né un'illusione, pensava, vivere.

Essere uno dei tanti, scuro di malinconia come era da anni ormai, ma senza vuoto. Vivere.

(Settembre-ottobre 2010)



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