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lavoro pubblicato mercoledì 19 gennaio 2011
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

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Scheda esplicativa "Ultimo Pietro"

di piliam. Letto 673 volte. Dallo scaffale Storia

Se si chiedesse ad un qualsiasi lettore, pur informato e non di parte, quale sia da considerarsi l’atto costitutivo del cosiddetto terrorismo islamico, la gran parte risponderebbe: l’attacco alle torri gemelle di NewYork dell’11 s...

Se si chiedesse ad un qualsiasi lettore, pur informato e non di parte, quale sia da considerarsi l’atto costitutivo del cosiddetto terrorismo islamico, la gran parte risponderebbe: l’attacco alle torri gemelle di NewYork dell’11 settembre 2002.

Grave errore.

Se si continuasse a chiedere, sempre al lettore informato e non di parte, chi sia stato l’autore primo di quel momento storico che va sotto il nome di “scontro di civiltà” lo stesso non avrebbe remore a fare un nome: Bin Laden.

Grave errore storico.

Se, infine, si chiedesse al 99% dell’opinione pubblica occidentale di chi sia la responsabilità di quanto è accaduto, tutti gli intervistati risponderebbero: la responsabilità ricade esclusivamente sugli integralisti islamici.

Grave errore di valutazione politica.

Dopo l'ultimo assedio turco sotto le mura di Vienna, nel 1683, le guerre di religione sembrarono svanire sotto l’effetto dei Lumi, ma, a riprova esemplare del fatto che i mostri dell’animo umano possono si esser tenuti sotto controllo dalla ragione, ma difficilissimamente possono esser eradicati del tutto ed essi sono sempre pronti ad esser vomitati fuori, quando la ragione si addormenta o pensa ad altro, dopo tre secoli, le guerre di religione hanno nuovamente fatto la loro terrificante comparsa nel cuore dell’Europa.

Si badi bene: questo inizio non fu compiuto da bande islamiche, ma avvenne esclusivamente ad opera di bianchi, cristiani, altamente civilizzati, che riproposero, scientemente, ogni più barbaro crimine di torture, stupri, genocidi, guerra totale contro popolazioni inermi, al fine di giungere, per loro stessa ammissione, alla “pulizia etnica” dei loro paesi e dei territori limitrofi.

Né i responsabili balcanici furono i soli, anzi neppure i primi ad evocare gli spettri delle guerre di religione.

Nel 1979, gli Stati Uniti d’America, pur senza manifestamente parlare di pulizia etnica, avevano permesso ai ribelli afgani, i Talebani che combattevano in nome di Hallah, di armarsi con mezzi così sofisticati ed in tale abbondanza da distruggere il colosso sovietico che, anche per questo, crollò rovinosamente e definitivamente su se stesso.

Scientemente la parte più evoluta dell’Occidente aveva aiutato il fondamentalismo più retrivo a vincere su una Nazione nemica ma non più contaminata dal mostro della guerra di religione.

Gli storici del futuro avranno di che discutere, per stabilire se questa fu solo insipienza politica o uso cosciente di una bestia immonda, che aveva arrecato tanti lutti alla famiglia dell’uomo nel millennio che stava per concludersi e che, ormai, sonnecchiava nelle fibre più riposte e più inconfessabili dell’animo umano, ma che sarebbe balzato fuori, ruggendo, se qualcuno lo avesse efficacemente evocato.

D’altronde, tutta la politica internazionale dell’Occidente, invece di esser diretta verso l’aiuto ai paesi più deboli ed arretrati, era volta, da sempre, a sfruttarne le risorse in modo vampiresco, meravigliandosi per soprappiù, quando quelle popolazioni accennavano ad una qualche forma di rivolta sterile e talvolta bestiale, ma non così accorta, quanto la politica dell’Occidente, perché l’Occidente ha imparato ad opprimere facendo finta di aiutare.

Ora, il mostro è stato svegliato di nuovo ed in modo più virulento.

Che cosa fare?

A questo punto, esiste un altro pericolo e già se ne avvertono le prime avvisaglie.

Una importante parte dell’Occidente avverte il pericolo ed auspica una nuova Lepanto che, forte della propria potenza militare spazzi via con le armi “ i terroristi”o, almeno, li releghi nei loro paesi d’origine, sotto stretto controllo, operazione che viene gabellata come “ trapianto della democrazia” nei paesi che, ancora, ne sono privi..

Così dicono i “cristiani rinati”, i new cons”, i “creazionisti” gli “atei-devoti” e tutta quella vasta, brutale nuova destra mondiale che si è auto nominata figlia del maschio Marte, ma tanto ignorante da non sapere neppure che il maschio Marte veniva abbondantemente cornificato dalla dolce Venere, sua sposa.

Questa destra proclama la costituzione di un nuovo impero, ma non ha la spina dorsale ben salda, requisito primo per meritarsi un impero, tanto da aver fatto vergognosamente affermare ad uno dei suoi massimi legati, il ministro della difesa americano dell’era del Presidente Bush, Rumsfeld, di “non essere a conoscenza dei crimini commessi da alcuni esponenti delle truppe americane” quando egli, comunque, ne aveva tutta la responsabilità personale, politica e storica.

Eppure, il pericolo ancora esiste.

Non il pericolo di un impero americano, vista la pochezza degli uomini che lo predicano e la piega che le questioni economiche hanno ultimamente preso.

Ma il pericolo, la possibilità che Santa Romana Chiesa, massimo organo mondiale “crociato”, veda, in questa situazione, la possibilità di azzerare quattro secoli di storia, ponendosi su posizioni massimaliste, annullando così la nascita della scienza, il secolo dei lumi, l’ottocento ed il novecento europeo e tornando, in tal modo, ad essere il perno su cui ruota ogni potere umano.

Già trasuda, dalle impenetrabili cortine vaticane, l’eco di questa lotta, già si avvertono i primi schieramenti.

Probabilmente il prossimo Romano Pontefice avrà questo, come suo compito precipuo: scegliere se combattere, apertamente o sottilmente, ma sempre combattere l’Islam, o trovare uno stretto sentiero che porti a superare il problema senza negare l’Islam, ma affermando, anche per l’Islam, la supremazia della ragione per far crescere la civiltà dell’uomo.

Necessariamente, questo stretto sentiero porterà ad una nuova formulazione dell’infallibilità papale ed ad una revisione sostanziale del concetto di Dogma, in modo che, finalmente, si avveri l’aspirazione di John LOCKE, il quale, nel suo saggio “Il cristianesimo razionale” del 1695, avverte come ”… in nessun caso le verità religiose debbono contrastare con la ragione”, in modo che il cristianesimo, liberato dai dogmi teologico ecclesiastici più ostici, divenga finalmente” …assolutamente ragionevole”.

L’ULTIMO PIETRO è un percorso avventuroso ma credibile, affinché si instaurino i prodromi perché si avveri finalmente questa possibilità, l’unica che potrà far continuare il percorso della civiltà umana, senza precipitare in un nuovo medio evo, la sola che permetta quel balzo ontologico, che pure è possibile.

Alla caduta del marxismo l’autore iniziò così a raccogliere dati che sono stati versati in un libro “totale”, perché, se è vero, come diceva Calvino, che un libro deve avere come dote preminente la leggerezza, questo diventa difficile, quando si vuol parlare della grande storia.

Al massimo si può inserirla in una avventura leggendaria, per mantenere vivo l’interesse del lettore, poco avvezzo a trattare di storia.

Tale è la genesi dell’ “ULTIMO PIETRO”.

E’ questo un libro aspro, duro, corposo come un vino da meditazione.

L’intento è lo stesso: meditare sulla vita, sulla politica, su come queste realtà si intrecciano, sul perché di tali intrecci.

Conoscere fatti che abbiamo sempre saputo, ma che non abbiamo mai sufficientemente connesso l’un l’altro.

L’etimo della parola “intelligenza” viene dal latino “inter lineas legere” cioè “leggere tra le righe”; tale facoltà consiste nel saper conoscere le interconnessioni e le ragioni di causa/effetto che si snodano nel corso dei secoli e che ci legano ai fatti in modo inestricabile.

Motivo conduttore del libro è la narrazione di una vita avventurosa, inserita intimamente nel nostro tempo; gli esiti di quella vita avrebbero potuto portare a cambiamenti epocali ma tutto questo non si è risolto nella realtà, perché, da migliaia di anni, le vicende degli uomini sono indirizzate da politiche di potenza che sono state poste in atto per servire i pochissimi a scapito di tutti.

L’Io narrante giunge, nel finale del libro, a discutere sulla ragione per cui esiste una realtà che non si riesce a piegare alle ragioni dell’uomo ed esamina possibili risoluzioni che, pure, si stanno prospettando in tempi brevi.

L’artificio narrativo delle Antifone (capitoli che si distaccano momentaneamente dalle avventure del personaggio chiave) serve per innalzare il discorso dal particolare all’universale, universale che determina, reagisce e regola la vita di tutta l’umanità ed, in particolar modo, quella del protagonista.

Buona lettura

Puoi leggere o scaricare gratuitamente il libro completo "Ultimo Pietro" sul sito www.quantulum.it



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