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lavoro pubblicato martedì 18 gennaio 2011
ultima lettura giovedì 14 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dreams Are Bullets- Estratto

di Ciaby92. Letto 541 volte. Dallo scaffale Sogni

Estratto dal mio nuovo romanzo. Una storia surrealista e grottesca che riflette sul senso dell'amore e della vita.

I fiocchi di neve, abili danzatrici incorporee, diventano il classico, sordo concerto, una gelida sinfonia sotto le grida e le bestemmie degli automobilisti. Le divinità fragili che si spezzano sotto i sospiri. Il cielo è ghiacciato, un’iperbolica pista di pattinaggio che scivola sopra le nostre teste, puntini chiari e scuri come coriandoli fuori stagione. Pattinano ritardatari volatili e cavi della luce, corde di violoncello annerite da oscuri presagi.

Sei venuta con i tuoi polsi bianchi ed i capelli biondo cenere, che sembrano sfavillanti comete sotto quel cielo di vetro. Tu, in apnea. Una ferita profondissima nel capo. Vi sguazzano corallee lacrime e acquatici sussurri.

Ti ho scavato l’anima con un solo sguardo. Era talmente sottile che una vanga l’avrebbe distrutta sfiorandola e, mentre guardo dentro te, mi innamoro della sordità dentro i nostri timpani. Mi sento un po’ naufragare, sono un acrobata morente che resta inchiodato sul fondo di una piscina di tre metri, con l’acqua che penetra in bocca con il suo acro e cloreo sapore, lacerando le narici con cruda violenza. Un cazzotto in un’ambigua carezza liquida.

Non respriamo, ma non importa. Siamo fantasmi instancabili in un frenetico mondo di ombre che danzano, si accorciano, si allungano sotto gli astri che giocano a nascondino tra le nuvole. Siamo solo puntini in un calcolatore in tilt.

Benvenuti nel mio inferno borghese.

Il liquido dal colore delle stelle marine decadenti scivola dalla tua tempia, come scivolano quelle sbadate e ubriache rondini che trafiggono l’orizzonte cercando di pattinare tra i fiocchi, con la speranza, non tanto di un esotico luogo dove riposarsi, quanto di un affetto che le sottragga alla più putrida solitudine. La dannatissima coscienza di essere soli, asfissiandosi con rapporti di effimera consistenza. Basterebbe una lievissima brezza per scalfirla, uno scirocco per distruggerli.

“Sai” mi dici con tono virgineo, quasi come se stessi parlando sotto ibernazione “Se sei morto, è solo colpa mia”.

Non rispondo. Le mie pupille rincorrono le rondini danzanti, spiaccano il volo staccandosi dagli iridi, impazzendo nell’aere come moscerini silenziosi.

“Però…” riprendi, arrossendo come una bambina di sei anni di fronte al suo primo amore della prima elementare “…oggi, una trivella mi ha fracassato la tempia e ho ritrovato me stessa. Anche nel capo di Eric sta sbocciando una rosa, non devi preoccuparti. Abbiamo capito”.

Le pupille tornano, abbracciando i loro vitrei amanti e, con il capo chino colmo di inspiegabile malinconia, uno spettro dentro il mio corpo che mi possiede, donandomi una bassissima e lugubre tonalità vocale, tremando sussurro “Cospirare significa respirare insieme”.

E in quel momento, la tracolla della tua borsetta nera si sfalda, fino a mutilarsi, e cade a terra, lasciando il tuo freddo braccio senza più nulla da reggere.



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