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lavoro pubblicato domenica 16 gennaio 2011
ultima lettura venerdì 15 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ahmed (1)

di Sanzi. Letto 659 volte. Dallo scaffale Viaggi

  (1a parte) IL MARE. -Forse avrei dovuto cucire lo strappo sui pantaloni, ma la telefonata del capo.. che bisogna tornare al lavoro.. mi ha distratto,  e poi sono venuto qui,  il tempo libero è finito... e ora fa freddo, c'&egrav.............

IL MARE.

-Forse avrei dovuto cucire lo strappo sui pantaloni, ma la telefonata dal negozio, che bisogna tornare al lavoro, mi ha distratto. Volevo passare le ultime ore libere al mare... e ora fa freddo, c'è vento stasera.

Ahmed se ne resta fermo, la sua figura scura, seduta su un albero riverso, è solo una macchia.

La stoffa consumata e stinta è come la sabbia della spiaggia, immemore, senza risalto.

Gli è sempre piaciuto andare al mare all'imbrunire. Tra la povertà delle dune e dell'ora, la vita scorre uniforme e indiscutibile, quasi dolce, la malinconia meno pesante.

Sull'orizzonte spicca un nudo scultoreo. Un uomo guarda il mare, il quale non è altro che quello che uno sente, è questo che pensa Ahmed.

Ci sono i corpi neri di un gruppo di africani,qualche coppia, gente che si riveste... ma in generale poca, a settembre, anche se è domenica.

Ascolta con le cuffie qualche cosa sono cd così, quelli che a tempo perso vende, ma la sua testa..

-Fummo condotti chissà dove.

Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi, città...

la menta si stendeva sotto i nostri piedi,

e gli uccelli c'erano compagni di strada,

e i pesci risalivano il fiume,

quando il destino ci seguiva passo a passo

come un pazzo- (1)

Il mare, di quel colore indefinibile tra grigio, azzurro e verde si muove tutto intero, a onde, come una pelle luccicante. Ricorda il montare dell'angoscia... ma si sta bene in questa solitudine, stasera.

Quelli che passano hanno dei visi che sono tutti negli occhi, in un certo modo disperato, che però qui non sembra insolito. Guardare senza parlare, trattenendo tutto... ma è una società che separa e poi, quando è così carico, il silenzio, si fa difficile, non c'è da meravigliarsi se a qualcuno fa male anche solo guardare. Intanto col buio si vede venire qualche persona in più.

C'è gente stasera.. magari mi vedono qui, uno straniero, giovane, con questi stracci... ...pensano, potrebbe anche starci, perché lo sanno tutti quello che succede qui la sera, in mezzo alle dune.

Una persona viene dal ristorante, faticando per la sabbia.

Sembra Su.

Ahmed aspetta.

-Ciao.. come stai?

Sa che lei lo saluterà. Bello un bacio sulla guancia a fine giornata, ma Ahmed lo pensa tra sé e sé svagato, senza intenzione.

-Finito di lavorare, pochi soldi oggi, però stanca.

Su è brava a massaggiare, e chiede poco. Parlano, Ahmed vuole farle lui un massaggio sulle spalle, mentre aspettano il tramonto, perché l'autobus passa tardi. Sono amici da un po'.

Il viso, intento, è un po' perplesso, forse ha paura di farle male, ma poi trova il senso del corpo, sono mani che si muovono bene, lei si rilassa. Anche a suo padre italiano, prima che morisse, in Egitto, faceva dei massaggi.

A un certo punto arriva una sensazione strana. Può capitare, pensa.

Gli scottano le mani, bruciano, vorrebbe proprio toccarla, perché no... però... e poi ha avuto la sensazione di non dispiacerle, forse se lo aspetta e questo massaggio dalle spalle passa al seno, e lui la tocca, ma lei si divincola strillando nella sua lingua ogni possibile improperio, prevedibile.

Ora dirà che sono il solito maschio ... e forse sì, non lo dovevo fare, mi dispiace. Non vorrei avere rovinato tutto... devo farle un regalo, magari mi perdona.- E cerca di parlarle, ma è inutile.

Su se ne va fuori di sé, Ahmed nemmeno la guarda, s'accende una sigaretta, meglio così, si gira di nuovo verso il panorama.

C'è da restare ancora, pregarsi di aspettare ancora un po', rubare al tempo ancora quei quindici minuti, se il rientro è una metropolitana semilluminata, mezza deserta, triste, dove ritorna tutto indietro, puntuale come un orologio, il peso... di Ahmed. E, poi, c'è domani.

Con la testa bassa Ahmed pensa.. sarebbe bello se domani venisse tra un mese, o che non lo avessero chiamato più.

(1, Arsenij Tarkovskj, Poesie).

(Settembre-ottobre 2010)



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