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lavoro pubblicato venerdì 14 gennaio 2011
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

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Principe

di loscuro. Letto 675 volte. Dallo scaffale Sogni

“Principe…è giunta ora di ritornare, il sole va calando.” Silenzio di voci. (Sospiro) “Vedi Aron, abbiamo cavalcato dall’alba seguendo i confini di questo regno, mutando infiniti paesaggi, senza vederne la fine&h...



Principe…è giunta ora di ritornare, il sole va calando.”

Silenzio di voci.

(Sospiro)

Vedi Aron, abbiamo cavalcato dall’alba seguendo i confini di questo regno, mutando infiniti paesaggi, senza vederne la fine…”

Il principe socchiuse gli occhi in un volto sereno, volgendo la testa all’azzurro rossastro di tramonto alzò morbide le braccia e, girando su se stesso, carezzavano la fresca aria le sue dita.

Venti anni…sono nato su queste terre e per venti anni le ho calcate senza mai vedere un estremo loro confine che non fosse l’orizzonte: bianco al mattino più primo, azzurro e balenante nel dì più caldo, sgranato nel più silenzioso gelo e immerso in un placido fuoco ad ogni tramonto…la notte poi, tu pensa, si estendeva perpetuamente in ogni direzione senza toccare nulla, neppure gli astri!…Tutti i miei sensi terreni hanno esplorato gli anfratti suoi in maniere inaspettate; così ho assaggiato l’aria e annusato i colori, ho visto ogni suono e udito il profumo di mille fiori, ora sto toccando il suo silenzio e sento che non bastano…non basteranno mille vite…né da nobile né da schiavo, a comprendere tutto quello ch’egli continuamente mi dice…”

Un sottile rivolo di lacrime prese a scendere, trasparente, dagli occhi chiusi, e un fiume inarrestabile dall’anima...

Principe - disse timidamente Aron – Voi avete…avrete tutta la vita per regnare, capire e conoscere ogni briciola di questo regno che, seppur sì immenso, vi appartiene! Potrete viaggiarlo per più di un giorno come oggi noi, lo taglierete in lungo e in largo, avrete tutto il tempo! Sarete sovrano e conoscere alla perfezione quel che regnate diventerà vostro naturale dovere.”

Aron tacque, guardando silenzioso il principe assorto nel suo galleggiare. Allora questi si fermò e abbassando lentamente le braccia, aprì gli occhi tremuli di lacrime:

Non capisci Aron…è vero che per quanto siano spesse le mura del castello o alte le cinte delle corti, niente fermerà il mio corpo, eppure…osserva…-Appoggiato ad una giovane betulla, il principe stese il braccio verso il crepuscolo disegnandone le linee, sfumandone le luci – Non si estende solo in avanti e indietro, o su e giù questo regno, ma in direzioni profonde, impercorribili a piedi.”

Abbiamo i cavalli!” Disse Aron, quasi a voler alleggerire il tono del momento, ma il principe neanche gli fece caso e proseguì:

Tutto continua a scorrere, animato da un’essenza infinita e mutevole, così ogni stagione che succede ad un’altra sembra essere migliore della precedente, ogni estate più calda, ogni inverno più gelido e per tutto è così! I raccolti sempre più abbondanti, la neve cade sempre di più per coprire e cullare quel che l’autunno ha sopito e a primavera…- Deglutì – Oh Aron, sono sicuro che dei fiori belli come quelli che sbocceranno questo aprile, non se ne sono mai visti!”

Aron cominciava a seguire assorto il monologo del principe:

La natura continua a espandere il suo spirito ovunque, per lei la materia non è che un tramite! – S’inscurì in viso, in un ciglio malinconico – …Ma per me, è un ostacolo…è l’ostacolo!”

Prese fiato con un lungo sospiro, triste: “Ogni anno, giorno, ogni ora la mia anima di cristallo esplode! Diventa polvere candida, infinitamente piccola! Vorrei spandermi sul regno, fondermi con la sua essenza e diventare liquido che alimenta il tutto! Che è il tutto! Ecco allora…- Richiuse di nuovo gli occhi e assunse un’espressione talmente dolce e felice che Aron sentì alla gola cingersi un nodo, e all’istante pianse silenziosamente – Allora sarei i cervi che corrono per i sentieri, gli orsi pigri addormentati all’ombra, sarei una frenetica parata di nuvole mastodontiche, e con esse i loro tuoni; sarei la fontana del sole che bagna di calore la vita, e sboccerei, rosa tra le rose, in una gara a chi è più rossa. E ogni notte sarei il tremante, sottile chiacchierare delle stelle che…”


Aron!… Principe!…Non vedete che è buio? La cena è in tavola. Dai, muoversi!!”

Aron Banks e Philippe Kasniski (conosciuto come il Principe) erano talmente trasportati dalla loro immaginazione che nemmeno si accorsero di Clarence, l’infermiere che li chiamava a rientrare:

Forza dai, stasera abbiamo il tacchino!”

Lo sapevano. Al manicomio criminale di Providence servivano sempre il tacchino di giovedì, ogni giovedì, ma ogni volta era più buono…





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