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lavoro pubblicato giovedì 13 gennaio 2011
ultima lettura sabato 10 agosto 2019

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Salici (racconto verde)

di Sanzi. Letto 647 volte. Dallo scaffale Viaggi

  Era mattina presto.Davide smuoveva i sassi del greto del fiume con un piede, tirandosi il cappello di lana sulla testa, perché faceva freddo sul serio. E non voleva sentire il fragore dell'acqua, che riempiva il silenzio della piana col s.............

Davide smuoveva i sassi del greto del fiume con un piede, tirandosi il cappello di lana sulla testa per ripararsi dal freddo e per attutire il fragore dell'acqua, che riempiva il silenzio della piana col suo rumore ininterrotto.

I rami dei salici spezzavano il chiarore dell'acqua, erano spuntati quell'estate, e ora c'era l'inverno.

Erano giorni che Davide cercava l'orologio del nonno. Glielo aveva mostrato tante volte, era un orologio a carica, gli diceva sempre che sarebbe stato suo, ma dopo che era morto era sparito.

Davide aveva BISOGNO di un ricordo di suo nonno... e perciò era sceso al torrente, dove era stato trovato il corpo, nel posto in cui si era sentito male.

Dal cielo bianco, nuvoloso ma senza vento, veniva un'aria fresca, quasi fredda, come una sferzata.

A casa aveva cercato dappertutto, aveva la testa piena di domande... per gli attrezzi del nonno gettati senza cura in cantina, e quel certificato di molti anni prima, che aveva trovato nascosto nel cassetto di sua nonna, che diceva che lui era malato di una malattia dal nome strano, Asbestosi.

C'era la firma di lei, sopra.

Era da poco che il nonno aveva cominciato a insegnargli a lavorare il legno, aveva dodici anni ormai. Era un uomo che aveva lavorato da sempre in miniera.. ogni tanto tossiva o respirava a fatica, dicevano che era un po' di bronchite, ma che fosse malato non lo sapeva, nessuno a casa aveva mai detto una parola. Possibile...

Il torrente, impetuoso, rumoreggiava intorno a David. Ogni volta che scendeva alla piana prendeva sempre direzioni diverse. Quella volta andò verso il fiume, e fu lì che finalmente trovò l'orologio, vicino alla riva, nell'acqua limpida e fredda. Davide lo prese e lo fece sgocciolare contento. Era felice... Finalmente, pensava, e pianse per la prima volta quella morte, seduto sulla riva, anche se era l'ora di tornare a casa e erano tutti abbastanza severi, lì.

I suoi genitori erano figure che decidevano, facevano e disfacevano. Sua sorella, una bambina silenziosa a cui sembrava che stesse bene tutto... e poi la nonna.

Era ora di tornare, a casa stavano preparando e Davide pensò che non amava molto le donne, lui... e quella nonna, era... Rifletteva. Doveva trovare qualche risposta.

Quando si informò, poi, gli dissero della malattia, e che quando peggiorava erano cure lunghe, che non si doveva lavorare più, invece il nonno aveva continuato... perché? Una questione di soldi...? Certo in famiglia erano molto attaccati ai soldi...

Quella sera Davide prese gli attrezzi dalla cantina e li portò in camera, anche se aveva imparato poco. Beh, avrebbe imparato da solo. Il nonno glielo diceva spesso, -David, fatti molte cose da solo, fa' da solo..- parole che gli echeggiavano nell'orecchio.

Davide andò a scuola tutto l'inverno, poi vennero la primavera e l'estate,e una mattina,, era a casa solo, venne il postino con una busta. Davide sapeva come aprirla senza lasciare segni. La lettera diceva che qualche anno prima durante un controllo sanitario, al lavoro, il medico aveva parlato con suo nonno, c'era anche un riferimento alla visita precedente, in cui avevano informato la famiglia, questo dispensava i datori di lavoro dalla responsabilità; aveva poi ricevuto la cura ma aveva preso la decisione di non seguirla, comunque c'erano dei soldi da ritirare per la malattia professionale... dovevano andare in un ufficio...

Davide appena poté andò a cercare il medico, con una fotografia in mano.

Il medico disse che sì, se lo ricordava quell'uomo grosso, così tranquillo, con gli occhi grigi e i pochi capelli bianchi girati a riporto, quelle mani grandi, nodose, che stringevano il foglio. Aveva avuto l'impressione, anzi era sicuro, che non fosse informato della sua malattia, del resto i medici quando c'era stato l'incidente, la prima volta, dato che molti operai stavano male, avevano parlato con le mogli, ma non gli sembrava possibile che non gli avessero detto niente...

Così, il nonno aveva un segreto... che non sapeva di avere. Almeno fino a due anni prima.<img border="0" alt="" width="1" height="1" />

David poteva sentire lo spessore del silenzio, che si allargava ormai a macchia d'olio.

Era un silenzio poco avvertibile all'esterno, per lui invece qualcosa di ineliminabile, di denso.

Passò l'estate, e Davide pensava, pensava.

Pensò anche per tutto l'autunno, a come avesse fatto il nonno a restare, a vivere con quel pensiero che la sua famiglia non avesse fatto niente.

Poi un giorno, a un tratto, capì che il nonno lo sapeva cosa diceva il fiume nel suo rumore d'acqua, che la vita non la capisci, che si è soli, lui era stato solo con i suoi attrezzi e il suo legno e con un bambino che non poteva capire, e che anche lui, Davide, era solo, anche se l'orologio era stato lasciato a lui.

Davide toccò gli attrezzi, nel tempo libero ultimamente intagliava il salice e decise che tutti i suoi lavori li avrebbe colorati in onore del nonno di verde; come la vita, solitaria e viva, da passare in compagnia spesso solo a tratti, ora lo sapeva...

però il nonno gli aveva regalato quella passione e quel posto di salici sul fiume, e pensare a lui gli dava pace.

Questo era qualcosa e lui sapeva, o avrebbe saputo, come farselo bastare. Era una promessa.

Ottobre 2010



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