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lavoro pubblicato martedì 4 gennaio 2011
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Inaspettatamente

di Poetto. Letto 942 volte. Dallo scaffale Fantascienza

  Notte, oggi mi tocca il turno di notte.Sono stanco di fare questo turno, anzi, direi di più, sono stanco di fare questo lavoro.Faccio l'infermiere presso l'ospedale San Maurizio, reparto di geriatria.Il San Maurizio è una vecchia s.....

Notte, oggi mi tocca il turno di notte.

Sono stanco di fare questo turno, anzi, direi di più, sono stanco di fare questo lavoro.

Faccio l'infermiere presso l'ospedale San Maurizio, reparto di geriatria.

Il San Maurizio è una vecchia struttura a padiglioni, una volta era una caserma della fanteria, poi, terminata la guerra, è diventata una struttura ospedaliera.

Anche questa notte il tram tram sarà identico a quello della notte scorsa, solo l'idea di riprendere tutto quel trambusto lo trovo stancante.

Ho vinto il concorso di ruolo nell'oramai lontano 2007, non sono di questa città, ci sono venuto per lavorare e ci sono rimasto.

Prima ero assieme a Marta, eravamo partiti insieme, anche lei infermiera, io sono finito in geriatria lei in cardiologia, poi, le cose nella vita non sempre, anzi forse quasi mai, vanno come si vorrebbe che andassero, lei mi ha lasciato.

Si è presa una pausa, così l'ha chiamata, pausa che dura da sette mesi.

Verso il caffè, la televisione sta trasmettendo un programma che parla del paranormale, seguo distrattamente, parlano di diavoli, demoni e affini, verso lo zucchero e giro, penso: se il diavolo esistesse veramente gli avrei chiesto di riportarmi indietro nel tempo per darmi la possibilità di fare altre scelte, un'altra vita.

Sono pensieri così, tanto per dire, senza tanta convinzione, che denotano, però, una voglia di cambiamento.

Sto mettendo la tazzina del caffè nel lavandino quando sento del trambusto, mi giro e mi trovo davanti un tipo.

Faccio un balzo, da dove diammine ne sbuca fuori? Chi diamine è questo? Faccio in tempo a balbettare qualcosa quando lo sconosciuto si avvicina, sorride.

. Ciao Carlo, ho sentito che ti piacerebbe fare dei cambiamenti nella tua vita. - mi dice il tipo.

. Cosa? Chi cavolo sei? Come fai a sapere il mio nome?...senta, le consiglio di andarsene da casa mia prima che chiami...

. Calma giovanotto! Forse non hai ben chiaro chi sia io...Carlo Bassi, nato a Firenze...

. Ho capito, lei è un matto, non mi resta altro che...- lo sconosciuto sa chi sono, convinto che sia qualche squilibrato che, per qualche motivo mi ha preso di mira, che ne so, qualche parente che si vuole vendicare per qualche presunto torto, prendo in mano il cellulare per chiamare le forze dell'ordine. Le mani mi tremano, sono piuttosto agitato, non vorrei che il tipo fosse violento.

Il tipo non è per nulla agitato, mi guarda, continua a sfoderare quel sorrisino irritante.

Il cellulare è muto, non da segni di vita.

. Uno dei lati più fastidiosi del mio lavoro è quello di non essere riconosciuto da tanti...non trovi strano che prima ti chiamino e poi, quando ti presenti, trovino difficoltà a collegarti alle richieste fatte qualche minuto prima? Aspetta...ah... ecco! "non so cosa darei per ritornare indietro nel tempo e continuare la facoltà di fisica...se ci fosse il diavolo...ecco qui la penna, diavolo, sono pronto a firmare"... qualcuno, precisamente quattro minuti fa ha detto proprio questo...si! Bravo...

. Ma che cavolo sta dicendo?! Lei è entrato in casa mia e ascoltato quello che stavo dicendo...roba da matti!

. Ehi Ciccio, guarda che non stavi parlando, le stavi pensando queste cose, fai un po' di mente locale...ecco, bravo. - guardo il tipo, come diammine fa a leggermi nel pensiero? Sono confuso, spaventato - tu non immagini che fastidiosa sia tutta questa parte del mio lavoro, caspita!, ora tu sei spaventato, non hai capito bene chi sia io, pur avendomi invocato tu, sia chiaro, allora...senti, siediti un pochino, ti porto un qualcosa di fresco per riprenderti.

Nel tavolo appare dal nulla una caraffa d'acqua, almeno a me sembra acqua, il tipo, me ne versa un po' in un bicchiere di cristallo, anch'esso apparso dal nulla, io, intanto, senza sapere come, mi ritrovo seduto nella mia poltrona, che si trova a oltre tre metri da dove mi trovavo, addirittura in un'altra stanza, non in cucina.

. Come faccio a credere che tu sia veramente il...

. E dillo! Il diavolo...come fai? Vuoi delle dimostrazioni tipo fumo e fiamme? Sei a questo livello? Non mi pare, vero?! Senti Carlo, non voglio farti perdere altro tempo, ti propongo un contratto giusto, si, lo definirei proprio così...allora, se tu firmi qui - dal nulla appare un foglio formato A3, di diverse pagine, di colore giallino, il suo dito si ferma in fondo alla pagina - ti riporterò indietro a quando avevi 17 anni, come hai diverse volte chiesto, questa era la sesta volta, in cambio tu mi dai la tua anima... non chiedermi che ne faccio dell'anima perché sono stanco di ripetere la solita pappardella... bravo! Pensaci un pochino, è una scelta importante. Ti sembra assurdo che possa riportarti indietro? Firma e vedrai se posso o meno.

. A me sembra tutto così assurdo. Ammettiamo che tu sia quello che dici di essere...come fai a riportarmi indietro? Chi te lo fa fare, per raccogliere una misera anima, di andare indietro nel tempo? E ...

. Qui ci stiamo perdendo in chiacchiere, mi pare...allora, ti interessa veramente tanto sapere chi me lo fa fare e cose del genere? Oppure vuoi sapere se veramente hai la possibilità di cambiare la tua vita? Senti bello, ti sto offrendo una possibilità unica nel suo genere...vuoi sapere quando ti potrà essere offerta la prossima possibilità? Quando avrai 76 anni, ma quello che ti offrirò non sarà altrettanto allettante...deciditi! La faccio più semplice, per accettare la mia proposta basta che tu dica: io accetto, è sufficiente questo.

. Non devo firmare nulla?

. Allora, la risposta?

. Ok, io accetto.

Il telefonino, finito, chissà come, nel tavolino davanti all'ingresso, squilla, automaticamente mi giro.

Mi alzo dalla poltrona, il tipo è scomparso.

Nulla è cambiato, sono ancora il solito quarantenne, faccio un rapido giro in casa per vedere se manca qualcosa, è tutto in ordine, tutto al suo posto.

Mi convinco che potrebbe essere un sogno ad occhi aperti, penso che sia la spiegazione più logica.

Guardo l'ora, pensavo che fosse passato chissà quanto tempo invece non è passato neanche un minuto, continuo a prepararmi.

Apro il portoncino di casa, come chiudo mi ritrovo nel palazzo dove abitavo quando ero ragazzino, in Via Datini a Firenze.

Resto di stucco, guardo le mie mani, i miei vestiti, sono effettivamente tornato quel ragazzino di 17 anni, come richiesto...ho avuto un'altra possibilità, che, temo, pagherò cara, sarà meglio non sprecarla.



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