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lavoro pubblicato sabato 25 dicembre 2010
ultima lettura mercoledì 20 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il nuovo

di alessandrocipollini. Letto 1065 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Sono ormai noti, è inutile stare a rimuginarci ancora.Sono più forti, veloci, logici e implacabili. Negli scontri diretti han sempre vinto, anzi: schiacciato.Sono atletici, nobili, invitti.Hanno sviluppato elementari ma utilissimi poteri .....

Sono ormai noti, è inutile stare a rimuginarci ancora.

Sono più forti, veloci, logici e implacabili. Negli scontri diretti han sempre vinto, anzi: schiacciato.

Sono atletici, nobili, invitti.

Hanno sviluppato elementari ma utilissimi poteri telecinetici e addirittura capacità metamorfiche: lui un giorno li ha visti assumere sembianze di pietra, ma chissà a cosa possono ancora arrivare.

Sono efficientissimi e spietati.

Agli Umani hanno inflitto perdite paurose. Non parliamo poi degli alleati di Fatdvan, decimati in due sole battaglie.

E adesso hanno la situazione in pugno e non c'è modo di contrattaccare efficacemente in campo aperto, come si diceva un tempo: sarebbe un'ulteriore, inutile strage.

Essi lo sanno.

E lo scherniscono pure, quando aprono la cella e gli portano i pasti.

Lo irridono.

Gli rivolgono uno di quei loro sorrisi perfidi eppur comprensivi: di una comprensione mentale però, nutrita della consapevolezza di essere, invariabilmente ineluttabilmente ontologicamente, superiori.

Uomo, tu non sei come noi - par che dicano. Tu ci hai provato, ma non è affar tuo. Non potevate farcela e non l'avete accettato. Ora, tanto peggio per voi.

Ma una cosa non sanno.

Nell'attacco alle Dune han catturato lui, ma Stavros è fuggito. E Stavros è la mente. L'ideatore del piano.

La catena di comando era già al corrente, su su fino al Generale: e ha dato l'approvazione.

E' questione di giorni, oramai.

I due terzi della Flotta Nordhal sono ancora intatti e han riparato dietro il Pianeta Gemello, completamente schermati dalle onde.

Nessuno li può rilevare. Nessuno immagina che siano così vicini.

E attaccheranno, oh sì se attaccheranno: sarà un volo fulmineo radente, una carica in forze che in poche ore li sterminerà.

Loro pensano di aver vinto e invece, di lì a una manciata di lune, Umani e quel che resta del popolo di Fatdvan capovolgeranno in un battito le sorti di quella guerra che sembra perduta. E tutto per il lampo di genio di un singolo.

Tanto può un'astuta manovra contro forze massicce e soverchianti.

Si ripeterà quel che accadde migliaia e migliaia di anni fa: quando ancora abitavano solo la Terra ed erano divisi e ci furono Umani contro Umani - migliaia contro milioni - e le migliaia vinsero i milioni con il coraggio ed il senno contro la pura, bruta potenza: ed il ricordo di un nome ormai perduto, Hellàs, travalicò allora le generazioni fino all'Era atomica, agli spazi siderali; alla conquista dell'Universo e alle interminabili, sanguinose Guerre del Cosmo.

Attaccheranno e nell'attacco morirà anche lui, è ovvio.

Ma non importa. Sarà l'azione che, in un colpo, non soltanto salverà gli Umani dalla schiavitù perpetua, ma li condurrà al completo dominio: perché saranno provati sì, ma avranno sconfitto il nemico più potente di ogni spaziotempo. E sarà chiaro nell'intero Esistente, che dire Uomo è dire Universo stesso.

Così non lo turba affatto, l'arrivo di uno nuovo.

Lo sa già, che dopo l'attacco han rastrellato il Settore: e oltre a Stavros, che non hanno ripreso e ha raggiunto la Base - lo ha capito dai discorsi dei guardiani - qualche fuggiasco ci sarà ancora, no? Magari di lì a poco ne porteranno altri. Un compagno di sventura, ecco tutto. Quantomeno non sono più solo, pensa.

"Kane", gli tende la mano quando - nel fragoroso chiudersi della porta - il secondo prigioniero si rialza. L'han fatto accomodare a modo loro, pensa.

"Io mi chiamo... neppure lo ricordo", dice tastandosi il braccio. "Ho solo memoria di un colpo fortissimo. Non so per quanto tempo ho vagato fra le sabbie. Pensavo sarei morto. Poi mi hanno preso."

"E' normale", lo rassicura. "Tornerai a ricordare. Non ti ho mai visto, soldato. Eri con il Reparto 9?"

"Già", risponde l'altro. Poi nota il grado e pare scuotersi. "Sissignore. Ero con il 9, Capitano. Nella zona occidentale. Mi scusi."

"Lascia stare. Ci mancherebbe ancora che tu non fossi stordito dopo l'attacco, la fuga e il loro trattamento speciale. Ci sono passato anch'io, giorni fa."

Poi non dice più nulla. L'altro ora non ha bisogno di parole, ma dell'unico conforto che può ottenere così, semplicemente lasciandosi cadere: un sonno pesante e dannato. Un'oscurità ora cercata e presto - comunque vadano le cose - irredimibile e definitiva.

***

Manca poco al contrattacco umano, non può essere che così.

I giorni sono passati lenti e tediosi. Eccettuato l'ormai noto diversivo, va da sé.

Ogni tanto - normalmente non nelle ore di veglia, ma sarebbe impossibile formulare previsioni al riguardo - i carcerieri entrano, imperiosi. Si recano dritti ai giacigli e senza dire parola - si direbbe quasi senz'odio e per evadere una necessaria formalità - colpiscono e colpiscono e colpiscono ancora. Li battono pesantemente. Una cruda ma fredda violenza, che par senza scopo come una procedura cristallizzata e immutabile; come una regola che nessuno si dia più la pena di esaminare. Come un si è sempre fatto così, e le domande a che servono?

Lui non vorrebbe, ma è l'altro a preoccuparlo.

Non solo non ha riacquistato i ricordi (ed è strano, anche all'Accademia gli avevano detto che questi stati di torpida rimozione non durano oltre le settantadue ore e certamente ne sono passate di più); ma è molto provato, nel fisico e nella mente, a dispetto della giovane età. Regge malissimo la prigionia, lo si vede. Parla poco e fissa su angoli riposti uno sguardo spento che strazia e atterrisce al tempo stesso. Si sta perdendo.

Non che questo importi molto, pensa. Tempo poche ore e saremo cenere entrambi. Ma un soldato, qualunque sia il suo grado, muore mantenendo fino all'ultimo una fiera dignità: non svuotandosi d'ogni pensiero e vegetando quando ha ancora una coscienza da far valere, fosse soltanto di fronte a sé stesso.

Anche quando è sconfitto, anche quando è finito, un soldato muore nella vittoria. Perché pensa la vittoria. Perché la vive. Oltre la propria morte.

E lui si appresta a morire così, nel trionfo degli Uomini. Ecco cosa lo tiene in piedi: altero, dolente e - a suo modo - mai vinto.

Vorrebbe che fosse così anche per il ragazzo. E, forse, sapere lo aiuterebbe.

Ma non può indulgere a questo pensiero: è l'ora dell'ennesimo, cieco pestaggio. E stavolta ci vanno giù duri, molto di più. Senza passioni, senza acredine apparente: ma fanno male, tanto più male. I colpi arrivano continui e devastanti. Li teme. Li odia. Sta per svenire. Ma l'altro... possibile non tocchino l'altro?

No, non è possibile.

L'altro lo toccano, eccome.

Ma quello - stupido, idiota, cosa pensa di fare o risolvere? - quello - incredibile a dirsi - reagisce: si scuote da un torpore di giorni, dalla nera necrosi dell'anima. Attacca, colpisce, respinge... ed è su di lui, cosa pazzesca! E' su di lui, pronto a difenderlo.

Sorprende alle spalle i suoi due aguzzini e ne abbatte subito uno con una violenza furiosa. Lo schianta a terra.

Ma loro sono di più, e più prestanti - come tutti quelli della loro razza.

E, per un ribelle, la punizione è terribile.

***

Ore.

Molte e lentissime ore.

Poi il ragazzo si sveglia.

Lo hanno massacrato ma, imprevedibilmente, non sono riusciti a piegarlo.

Forse l'ho sottovalutato, pensa. Pareva smarrito, e invece ha tirato fuori una rabbia latente che mai avrei sospettato. Mi ha difeso, dannazione: ha rischiato per me. E ora gli vedo uno sguardo fiero, superbo, incoercibile.

Questo giovane, allora, ha dei numeri.

"Hai commesso una pazzia" gli dice, aiutandolo a mettersi seduto.

Quello sorride, amaro e sprezzante: "Tutto è perduto, oramai. E per l'Uomo non c'è più speranza. Ora è il momento di morire. E io morirò da soldato, com'è giusto che sia."

Di fronte agli occhi interdetti del Capitano prosegue:

"Non creda, signore, che un soldato sia necessariamente inconsapevole degli eventi più grandi, che accadono sopra la sua testa. Le notizie sono arrivate anche a noi. So perfettamente che la disfatta delle Dune ci ha fatto perdere le posizioni.

La guerra è perduta, ogni cosa è perduta.

Moriremo da Uomini, certo. Moriremo da soldati. Ma questa non è soltanto la fine nostra. E' la fine di tutto."

China il capo in un moto di scorante, infinita amarezza.

Per la prima volta da quando è stato catturato, Kane sorride.

E' un sorriso virile, cameratesco e paterno. Un sorriso marziale e benevolo. Un sorriso che non può salvarti, ma può certamente dare un senso al tuo essere stato, e al tuo imminente partire.

"Soldato - dice - io non so se tu morirai ricordando finalmente il tuo passato e il tuo nome.

Giacché lo meriti, morirai tuttavia sapendo quel che c'è da sapere: cioè che la tua fine, la mia... la fine di tanti, di troppi prima di noi... insomma: tutto questo è servito.

La guerra non è perduta.

La vinceremo noi, non c'è dubbio.

Loro non lo sanno, ma la più parte della Quarta Flotta è ora ancorata presso il Pianeta Gemello, in una zona inaccessibile a ogni scandaglio.

Di lì - ed è questione di poco, oramai: di pochissimo - ci sarà un attacco a sorpresa. Una manovra di lampo e di tuono, che li cancellerà dalla faccia dell'Universo.

Il piano fu approntato tempo addietro da un ufficiale che era con me alle Dune e che è riuscito a fuggire.

Arriveranno dal Quadrante 24, quello meno visibile.

Loro non se l'aspettano.

Noi moriremo, ma moriremo vincendo."

Un lungo istante di silenzio.

Ed è un silenzio gelido, anodino. Un silenzio di morte.

Poi il ragazzo, senza apparente fatica - ed è strano, davvero: non dovrebbe nemmeno poter muovere un muscolo senza sforzo, da come l'hanno ridotto - riacquista la posizione eretta.

Si è alzato, e lo guarda dall'alto.

"Ecco: direi che questo ci è sufficiente", approva.

E mentre la porta della cella si apre le carni del giovane, risanate in un prodigio incredibile, perdono i segni dei colpi subiti.

Ma il prodigio non cessa: perché i tessuti mutano ancora e agli occhi terrorizzati di Kane appare adesso, in tutto il suo orrore, una sembianza fin troppo nota.

"Ora sappiamo dove sono. Saranno morti prima del nuovo giorno" dice l'ormai ex prigioniero, raggiungendo i compagni.

E adesso Kane sa quali vette hanno raggiunto le celebri arti metamorfiche del nemico.

Un urlo.

Un urlo fortissimo.



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