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lavoro pubblicato sabato 25 dicembre 2010
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

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Conseguenze

di alessandrocipollini. Letto 790 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Le rovine, che vedi raccolte nella radura retrostante la Fortezza, costituiscono la muta testimonianza di quanto poco fa ti dicevo: noi non siamo sempre stati l'unica forma di vita intelligente nell'Universo. Lo scoprimmo fortuitamente. Una delle ...

Le rovine, che vedi raccolte nella radura retrostante la Fortezza, costituiscono la muta testimonianza di quanto poco fa ti dicevo: noi non siamo sempre stati l'unica forma di vita intelligente nell'Universo.

Lo scoprimmo fortuitamente. Una delle loro navicelle, per un incidente occorso durante una comune missione esplorativa, si trovò alla deriva nel quarto Settore e lì l'intercettammo.

Il pilota era palesemente conciato male. Palesemente, intendo, al di là del naturale ribrezzo che una creatura di quella fatta non poteva non provocare.

Respirava, questo sì. Se respirare può essere definito quel ritmico, convulso sussultare della parte superiore del corpo, quasi a cercare un'innaturale, inattingibile sintonia con il Divenire cosmico del quale, al contrario, la nostra Specie è la sola pienamente e consapevolmente partecipe.

Pur se applicata ad un'involuta fisiologia come quella, la nostra arte medica finì con l'apportarle il necessario beneficio. Si ristabilì piuttosto rapidamente e venne tenuto in osservazione nell'Ala scientifica del Complesso centrale, gradatamente sviluppando una qualche modalità di adattamento alla nostra, per lui conturbante, presenza.

Come posso parlarne al maschile? Beh, la cosa ti stupirà ma le strutture riproduttive non erano completamente dissimili dalle nostre. Una qualche remota analogia ci consentì di comprenderne il funzionamento: e le restanti informazioni, come del resto tutto ciò che lo riguardava in quanto individuo e in quanto specie, fu possibile ottenerle grazie ai primi modelli di estrattore cerebrale allora in uso. Fu questo, lo strumento risolutivo che ci permise di assorbirne cognizioni, esperienze e sensazioni; di conoscerne il passato, dai momenti appena precedenti all'avaria sino agli eventi ancestrali di cui egli era un erede inconscio; financo, prima ch'egli morisse durante l'operazione, di acquisirne il linguaggio oltreché di ricostruire la rotta per il loro Pianeta.

La difficoltà maggiore attenne non già alla sfera logistica, quanto a quella persuasiva. Fu molto arduo convincere il Potere della rilevanza, oserei dire dell'imprescindibilità culturale dell'impresa che noi studiosi avevamo incominciato a vagheggiare. Sai che i politici hanno tendenzialmente una visuale di corto raggio e sono dediti a calcoli di nobiltà decisamente inferiore a quella cui sono adusi i nostri migliori matematici. Visto quanto accadde, tuttavia, non posso oggi fare a meno di domandarmi se per una volta lo sguardo miope del governante non abbia colto più a fondo rispetto all'audace lungimiranza dello scienziato.

Occorse uno sforzo organizzativo immane. Risorse ingentissime furono consacrate allo scopo ed in alcuni momenti balenò persino l'idea di rinunciare per un'elementare, ma fuorviante, comparazione fra costi e benefici. Eppure alla fine partimmo: e fummo da loro.

Non nutrivamo dubbi sul livello di padronanza linguistica da noi raggiunto: ed in effetti chiarimmo subito gli scopi della missione alle Autorità che freneticamente ci interpellavano da un punto riposto del sottosuolo mentre ancora stazionavamo nei loro cieli. Ci parve che comprendessero, anzi ne fummo certi. La concitazione iniziale, che si era palesata al nostro apparire, aveva ormai lasciato spazio ad un'emozione tesa, palpabile, intensa: ma lucidissima.

E parlammo.

Potemmo davvero comunicare.

Perlomeno sin quando cospicue radiointerferenze, di provenienza non rilevata dagli strumenti, coprirono in parte le parole viaggianti nella loro atmosfera proprio mentre stavamo diminuendo quota.

Fu allora che percepimmo il mutare del loro discorso.

Il disturbo dei segnali tuttavia perdurava e fummo in grado di cogliere solo alcune parole, pronunciate in un tono secco, perentorio, impaurito. Un tono divenuto oramai ostile.

Parlavano di pace, di guerra; di resa e di attacco; ripetevano: "Non vi crediamo" e formulavano un ultimo avviso.

Poi, improvvisamente, aprirono il fuoco.

E la violenza inattesa del loro impeto ci costrinse a difenderci con tutte le armi possibili: diversamente, saremmo stati annientati.

Così ci trovammo, dunque, a dover distruggere quel Pianeta.

Così avvenne che quel corpo celeste rimase privo di ogni forma vivente.

Prima di lasciarlo raccogliemmo quei resti che ora tu vedi, e dei quali mi hai chiesto notizia.

Sul loro nome, invece, posso dirti che ne avevano molti.

Reciprocamente s'appellavano in varie maniere, certo connesse al luogo preciso di origine ma anche a specifiche usanze e a costumi dei quali, tuttavia, ora non si sa nulla.

Da parte nostra, noi li chiamavamo Umani.



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