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lavoro pubblicato martedì 21 dicembre 2010
ultima lettura domenica 15 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il cielo brucia sopra di noi (concorso)

di MassimoLaTanza. Letto 767 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Questo è un racconto breve (scritto da me) che ha partecipato al concorso "Il cielo brucia sopra di noi" indetto dal Teatro Kismet. L'incipit, in corsivo, è dello scrittore pugliese Omar Di Monopoli.

La strada gli si srotolava davanti come un nastro d’asfalto rovente. Carcasse di bovini morti ne

punteggiavano i bordi. Tutt’attorno il silenzio, nient’altro, il cielo una massa di ardesia cinta di

fiamme.

Quando giunse dinanzi alla stazione di servizio si fermò a guardarne la struttura abbandonata

senza spegnere il motore del pick-up. La vetrata ridotta in frantumi, i muri imbrattati di scritte

che inneggiavano alla rivoluzione. Dirimpetto al bar pendeva storta la cabina del telefono, la

terra soffice aveva ceduto da un lato.

Rimase a guardare l'ingresso dell'edificio come in attesa di vedere sbucare fuori chissà quali orrori.

Nulla.

Era indeciso se scendere o meno a controllare nel bar: le scorte di cibo erano praticamente finite.

Mosse passi esitanti fino ad arrivare davanti alla porta dell’edificio e ad aprirla con uno spintone: nel bar c’era desolazione e odore di morte e tutto era in disordine. Per terra, un tappeto di uomini bruciati o massacrati.

Adulti, anziani, bambini…uscì di corsa dal bar e vomitò l’ultima scatoletta di fagioli in salsa barbecue che gli era rimasta.

Riprese aria mentre sputava l’ultimo filo di bile e si riavviò verso l’edificio; stavolta evitò di guardare i cadaveri e si diresse verso il bancone per razziare qualsiasi cosa fosse commestibile.

Un rumore lo paralizzò.

La cortina di fumo dei dubbi si dissolse quando una voce rauca gli chiese aiuto: sotto alcuni corpi inermi, una mano tendeva verso l’alto.

Anche se disgustato, aiutò il malcapitato a rialzarsi.

“Grazie…sono scampato a loro nascondendomi sotto questi corpi…dio mio…” disse l’uomo con un filo di voce e piangendo.

“Li hai visti?” gli occhi di Elia parevano iniettati di sangue.

“Si, li ho visti…erano spaventosi, come…come enormi ragni di carne e ferro. Sono entrati e hanno vomitato il loro acido su alcuni, ucciso chi tentava di scappare…Io ho aspettato nascosto sotto questi cadaveri…” continuava a piangere l’uomo. Tremava.

“Non perdiamo tempo, dobbiamo allontanarci. Ritorneranno a prendere i cadaveri…” s’infervorò Elia.

“Allontanarci? Per andare dove? Non ci sono posti sicuri…” continuò a piagnucolare l’altro.

“Certo che ci sono! Il web è pieno di uomini che resistono e si raggruppano per combattere! Internet è l’ultimo baluardo dell’informazione rimasto in piedi. Ormai hanno il controllo su tutto: cielo, terra, mare e media. Ma possiamo fermarli!”.

“E come? Sono stanco…” disse disperato l’uomo.

“Stanco di cosa? Di vedere la propria Terra stuprata? Di continuare a subire queste angherie? No, mi dispiace: io lotto. Lotto per fare mio il diritto che ho di vivere questa vita!”.

L’uomo rivolse i propri occhi lucidi verso quelli di Elia: li vide bruciare di una luce intensissima, magnetica ma umana.

Si decise, afferrò una mazza e si diresse con l’altro verso il pick-up.

Sopra di loro il cielo bruciava, ma, in lontananza e dopo tutti quei giorni, un raggio di sole faceva capolino fra le fiamme.



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