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lavoro pubblicato venerdì 3 dicembre 2010
ultima lettura mercoledì 10 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Two lives (capitolo 1)

di Alaire94. Letto 764 volte. Dallo scaffale Fantasia

Naruy vive in un mondo dove guerra, potere e odio regnano incontrastati... Yuran, invece, è il principe di un regno dalle verdi colline e dalle azzurre cascate... Eppure, un legame li unisce, un legame che vorranno a tutti i costi spezzare...

1.

Tutta la casata era riunita nel tempio. Mille e più persone, dai volti arcigni e dall'espressione malefica, posavano gli sguardi sugli affreschi alle pareti e sulle colonne esagonali, spingevano gli uni contro gli altri, stipati, ognuno alla ricerca di un misero spazio personale. Un bisbiglio concitato rimbombava nella sala, volavano insulti e si urlavano ordini, alcuni si lanciavano sguardi d'intesa o di immenso odio, altri continuavano a camminare avanti e indietro lungo le pareti per il solo gusto di recare disturbo.

Addirittura un gruppo, proprio al fianco dell'altare, aveva fatto sfociare un semplice litigio in una rissa e un giovane demone, dai muscoli possenti, aveva sfoderato la spada che luccicava alla luce dei candelabri.

Il Grande Mago Trailen, adirato, batté quattro colpi sul pavimento di pietra con il suo lungo bastone, ma ciò non convinse nessuno a cessare i propri battibecchi.

Nel frattempo Naruy era ancora fuori dal tempio e stava salendo con fatica i mille gradini che lo separavano dall'enorme portone.

I capelli castani erano appiccicati alla fronte ed era madido di sudore, ma determinato più che mai: quella era la prova che doveva superare per raggiungere il suo obiettivo.

Si fermò un attimo e alzò la testa verso l'alto; doveva salire ancora qualche gradino e finalmente avrebbe raggiunto i due mostri alati dagli occhi d'ambra che sorvegliavano l'entrata come due perfidi guardiani in attesa di azzannare chiunque tentasse di oltrepassare la porta.

Strinse gli occhi gialli in due fessure, di nuovo pronto a ripartire. Procedere era sempre più fatica e il suo passo stava cominciando a rallentare, mentre contrariamente il suo respiro si faceva sempre più affannoso ad ogni gradino.

Le goccioline di sudore gli attraversavano le guance, qualcuna gli andava negli occhi, costringendolo a pulirsi con il dorso della mano e a sprecare energie preziose, mentre altre continuavano il loro corso lungo il collo fino a ricadere sul petto muscoloso, scorrendo sulle linee nere del tatuaggio del dragone.

Voleva arrivare il più presto possibile: quella tortura, unita al calore delle pietre incandescenti che si trovavano alle spalle del tempio, lo stavano stremando, prosciugando anche le ultime forze rimaste. Aumentò quindi il passo e gli stivali ticchettarono più veloce sulla pietra grigia degli scalini. Diede uno sguardo verso l'alto e vide ancora più grandi e imponenti le due statue all'ingresso, con i loro grugni marmorei e i denti aguzzi color bronzo che luccicavano alla luce rossastra del fuoco.

Soltanto dieci gradini, soltanto dieci gradini... ripeté nella sua mente come un mantra, costringendo le sue gambe a compiere quell'ultimo sforzo immane che lo portò ad arrivare fino in cima alla scala, dove il tempio, in tutta la sua meravigliosa grandezza, si stagliava in mezzo alla roccia.

Era formato da un porticato su tutti e quattro i lati, composto da colonne esagonali ricoperte di incisioni, mentre nel centro un'enorme cupola si innalzava verso il soffitto della grotta, portando in alto la statua che, sebbene Naruy non la potesse vedere, era sicuro trattarsi del loro dio Rhak Zar Menum.

Naruy, appena arrivato in cima, si lasciò cadere stremato e rimase qualche secondo così, a quattro zampe sul pavimento, mentre le gocce di sudore cadevano lentamente dalla sua fronte nello spazio fra le sue mani, appoggiate a terra. Alzò lo sguardo davanti a sé: il portone, intarsiato con eleganti arabeschi era aperto e di fronte ai suoi occhi si estendeva un lungo camminamento che portava fino all'altare. A quella vista il cuore gli andò in gola per l'emozione. Quello era un momento cruciale per la sua vita militare e oltre le porte di quel tempio tutte le più alte cariche della casata lo aspettavano impazienti. Non poteva farle aspettare.

Trasse un profondo respiro, si alzò in piedi con fatica e oltrepassò l'entrata. Appena mise piede oltre la soglia, più di mille occhi color porpora si puntarono contemporaneamente su di lui, come se si trattasse di un'unica persona. Naruy gonfiò il petto, accennò un sorriso, tirando le labbra sottili, eseguì un inchino di circostanza e si avviò con passo sicuro verso l'altare che si trovava proprio in fondo alla navata.

Mentre procedeva con gli occhi dei demoni puntati addosso, si guardò intorno, stupito dall'interno del tempio. Il soffitto a cupola si apriva sopra la sua testa e rappresentava un'immensa volta celeste, piena di stelle e strani pianeti al centro della quale si trovava il viso paonazzo e rugoso del grande Rak Zhar Menum.

Ai lati del tempio, invece, vi erano altre colonne esagonali, dipinte di uno strano color celeste e ricoperte di scritte. Fra una colonna e l'altra era posizionata una statua diversa, tutte di pietra nera, che luccicavano alla luce delle torce appese a ogni colonna.

Davanti a Nuruy si trovava l'altare, un tavolo di pietra, macchiato del sangue dei sacrifici. Qui lo aspettava il mago Trailen, con il suo solito portamento saggio e impettito.

Il suo viso tondo, dalle guancie ricoperte da una barba corta, era attraversato da artistici arabeschi ed era contratto in un'espressione concentrata, come se già stesse ripassando le formule magiche.

Naruy salì qualche gradino e si trovò di fronte all'altare, fece qualche passo, entrando in un cerchio sul pavimento, disegnato in gesso con meticolosa precisione. Trailen nel frattempo si posizionò a sua volta dall'altro lato dell'altare, per poi alzare mani e viso verso il soffitto. - Ora possiamo dare inizio alla cerimonia di promozione! - annunciò il mago, zittendo tutti i presenti con la sua voce imponente.

Un silenzio tombale calò nella sala, mentre Trailen raccolse dal bancone della polvere, che poi lasciò cadere in una ciotola, dando origine a una sorta di piccola cascatella di sostanza verde. Alzò la ciotola verso l'alto, pronunciando parole a bassa voce e la offrì a Rak Zhar Menum così che potesse benedirla con il suo enorme potere.

Dopodiché Trailen prese un'altra ciotola, posizionata al fianco dell'altra, e innalzò anche quella, per poi inginocchiarsi e pronunciare altre parole con un ritmo cantilenante.

Parlò per quasi un quarto d'ora, spargendo nella sala un incenso profumato che si estese per tutto il tempio in deboli nuvole grigie.

Quando finalmente il silenzio calò nuovamente, toccò a Naruy parlare. Il cuore gli martellava nel petto per l'emozione di quel momento, ma riuscì ugualmente a far fuoriuscire dalla bocca le parole, con il tono sicuro di sempre.

Trailen aspettò che finisse, per poi ungere la sua fronte con un particolare unguento cerimoniale.

Nel frattempo, i demoni alle sue spalle avevano preso a chiacchierare animatamente, sebbene non fosse più che un borbottio, il mago li richiamò all'attenzione sbattendo a terra il lungo bastone. - Silenzio! Rak Zhar Menum vi punirà tutti! - gridò con tono grave, lasciando che la sua voce risuonasse minacciosa.

I demoni, a quelle parole che cedettero divine, smisero nuovamente di borbottare, rivolgendo i loro sguardi verso l'altare, dove Naruy aspettava pazientemente che la cerimonia continuasse.

A quel punto Trailen, dopo aver controllato coi suoi occhi grandi che tutti fossero in silenzio, ritornò dietro l'altare, sollevò la ciotola contenente un liquido scuro e ne bevve un lungo sorso. - Grande Rak Zhar Menum, nostro unico dio della guerra, ti offriamo il sangue di un nostro fratello perché tu possa accogliere Naruy Kouskan fra i tuoi più fedeli grandi ufficiali - annunciò il mago e la sua voce gutturale rimbombò per qualche secondo lungo le pareti, mentre i suoi occhi luccicarono alla luce delle candele.

Il cuore del giovane fece un tuffo: quello era il momento cruciale. Se non avesse pronunciato forte le parole di fedeltà, o se Rak Zhar Menum non l'avesse trovato degno, sarebbe morto in quell'istante.

Tirò un profondo sospiro, si riempì i polmoni. - Io, Naruy Kouskan, giuro a Voi, mio unico glorioso dio, che vi servirò per sempre, sarò un seguace fedele e devoto e farò onore alla mia carica. O possa la mia carne smembrarsi, essere bruciata o marcire nella cancrena perenne e la mia mente sprofondare nel baratro dell'oblio - disse Naruy, rivolgendo lo sguardo all'altare.

Passò qualche istante in cui Naruy stette immobile come una statua, mentre aspettava la Sentenza, ovvero ciò che avrebbe deciso se il giovane demone poteva divenire un nuovo Ufficiale.

Il silenzio nel tempio era completo, si poteva udire il rumore dei respiri dei presenti, tutti col fiato sospeso e con la paura che succedesse qualcosa di inaspettato. Trailen contrasse le labbra, i suoi occhi erano spalancati e le sfere rosse dei suoi occhi sembravano allargarsi, mentre Naruy, con la bocca aperta, si guardava intorno convulsamente, alla ricerca di qualche segno divino.

Passarono più di cinque minuti, in cui al giovane sembrò di morire per quell'attesa estenuante, poi il mago, con un gesto ampio della mano, dichiarò che il momento di aspettare si era concluso. Rak Zhar Menum aveva pronunciato il suo Silenzio, la sua quieta approvazione alla cerimonia in corso.

Trailen annuì, facendo ondeggiare i suoi capelli lunghi e mossi e luccicare le corna rosse, poi passò a Naruy la ciotola col liquido scuro. - Ora dovrai bere il sangue del tuo fratello, l'amico che hai sacrificato - annunciò ancora il mago.

- Berrò il sangue di Kritkal Kouskan per il nostro signore Rak Zhar Menum - affermò Naruy, fissando il liquido nella ciotola. Mentre lo osservava, gli sembrò di scorgerci delle immagini confuse e nella mente vorticarono i ricordi di quando aveva compiuto il gesto, quando aveva ucciso Kritkal.

Gli aveva dato appuntamento nella piazza principale della casata, dove tutti si incontravano, e l'aveva colto di sorpresa. Il demone se ne stava ritto in mezzo alla piazza, come fosse lui il padrone di tutto ciò che vedeva, almeno finché Naruy non arrivò dalle sue spalle, sfoderò la spada con un tintinnio e prima che potesse rendersi conto di ciò che stava accadendo, una lama gli aveva già attraversato il torace. Naruy aveva visto la sua espressione sorpresa riflettersi sul grande specchio sul fondo della piazza, con gli occhi spalancati, i muscoli contratti ed era sicuro che mai sarebbe riuscito a togliersela dalla testa.

Kritkal era l'unico amico che aveva mai avuto, l'unico per cui aveva avuto considerazione; gli era costato non poco sforzo riuscire a piantargli la spada nel petto. D'altronde nell'Abisso non si poteva avere amici, l'affetto e l'amicizia erano sentimenti che rendevano deboli e intenerivano il cuore, caratteristiche che non erano adatte a un demone, soprattutto se questo aveva l'ambizione di scalare la piramide sociale.

- Allora? - lo esortò il mago, vedendo la sua immobilità di fronte alla ciotola. - Ci hai ripensato? - aggiunse severamente.

Naruy contrasse le sopracciglia in un grugno e si portò la ciotola alla bocca. Nonostante il Silenzio l'avesse un po' tranquillizzato, era ancora agitato e le mani gli tremavano: in fondo non aveva mai bevuto il sangue demoniaco di un suo compare.

Tirò un sospiro e ingurgitò un sorso. Aveva un gusto ferroso, leggermente amaro, ma cercò di rimanere impassibile, per non mostrare quanto per sapore lo disgustasse.

Appoggiò la ciotola sull'altare. Trailen annuì leggermente. Ora era il momento di concludere la cerimonia, sarebbe diventato un ufficiale a tutti gli effetti. Il Grande Mago gli posò la mano sul capo e cominciò a pronunciare frasi a voce bassa in lingua antica. Entro pochi secondi Naruy iniziò a percepire sottili dolori al viso e un'altra linea nera si aggiunse a tutte le altre che aveva acquisito durante gli altri passaggi di grado, mentre le corna si allungavano di qualche centimetro.

Trailen allora smise di parlare e tirò via la mano dal capo del giovane, per poi alzare ancora le braccia verso il soffitto.

- Con il potere a me conferito da nostro signore Rhak Zar Menum, ti dichiaro solennemente ufficiale della casata Kouskan - annunciò il Grande Mago con voce solenne che rimbombò per qualche secondo lungo le pareti del tempio.

A quella dichiarazione, tutti coloro che erano giunti ad assistere alla cerimonia, si dispersero in un chiacchiericcio concitato.



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