ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 18 novembre 2010
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La speranza non cresce all’infinito

di trap56. Letto 1002 volte. Dallo scaffale Fiabe

L'avevano sentito anche troppo bene, quello. Come tutti, li credeva sordi, ma i petali sono organi sensibilissimi: captano suoni, odori, colori, sensazioni, immagini. "Sono già a buon punto. - diceva camice-bianco a sigaro-in-bocca - Presto...

L'avevano sentito anche troppo bene, quello. Come tutti, li credeva sordi, ma i petali sono organi sensibilissimi: captano suoni, odori, colori, sensazioni, immagini.
"Sono già a buon punto. - diceva camice-bianco a sigaro-in-bocca - Presto sbocceranno fiori giganti, che attireranno tutte le api della zona. Catturarle e farle produrre tonnellate di miele sarà il tuo facile compito. Presto saremo ricchi!
"Quando? - sbuffò brusco sigaro-in-bocca, abituato agli affari e non alle chiacchiere.
"Prestissimo, fidati- gli rispose un po' piccato camice-bianco.
La puzza di sigaro uscì dalla serra-laboratorio, dove in lunghe file occhieggiavano boccioli di fiori di campo. Ognuno di loro aveva un tubicino conficcato nel terriccio a pochi centimetri di distanza: da lì camice-bianco due volte al giorno gli iniettava un liquido, che ai boccioli faceva quasi venire il vomito, tanto era sgradevole. L'avevano sentito ripetere all'infinito che grazie a quella sostanza sarebbero cresciuti molto ma molto più dei loro fratelli che vivevano in libertà. Al momento, però, nulla accadeva.
Due giorni dopo la visita di sigaro-puzzolente, camice-bianco trasferì tre di loro in una cassetta, con un po' di terriccio. Dopo un breve viaggio in macchina - era notte - si arrestò davanti a un severo edificio d'epoca. Varcò un cancelletto e con molta cura scavò tre piccole buche, nelle quali depose i tre fiori di campo. A notevole distanza uno dall'altro. Mentre se ne andava, lo udirono borbottare:
"Fra poco le api di miss Turner avranno il loro pifferaio magico".
Ogni notte, alla stessa ora (non dormiva mai, quello?), camice-bianco tornava con la sua pozione e la versava direttamente sul terreno intorno ai fiori, che avevano iniziato a crescere. Poi le visite cessarono.
Venne la pioggia, tanta pioggia, che lasciava il terreno zuppo e procurava una fastidiosa artrosi alle radici. I tre fiori di campo sentirono che qualcosa stava loro accadendo: un po' alla volta cominciarono a gonfiarsi, poi a crescere crescere crescere. Intorno si sviluppavano altri fiori, ma col passar dei giorni li guardavano sempre più dall'alto in basso, li vedevano sempre più piccoli e distanti. All'inizio pensarono fossero gli altri che si stavano rimpicciolendo, mentre loro erano preservati dalla misteriosa medicina di camice-bianco. Poi, il dubbio; dopo il dubbio, la certezza. Fu Kamillo, il più vicino all'edificio, a percepire per primo quello che stava succedendo in realtà. Vedeva il muro dell'edificio, bello e austero, farsi ogni giorno più vicino: da che gli pareva liscio e compatto, prese a esibirgli la sua rugosità, le piccole crepe, le imperfezioni. La casa si stava avvicinando? Gli stava crollando addosso? Ogni tanto Kamillo tremava anche se il vento dormiva sonni profondi o faceva il monello molto lontano da lì. Temeva che da un momento all'altro gli franasse addosso quella che fino a poco tempo prima gli era parsa una montagna inamovibile.
Però, un occhio verso l'alto, un altro verso il basso, la verità si andava insinuando nel suo cervello vegetale. Se gli altri fiorellini si allontanavano e la casa si avvicinava, allora... allora era lui che stava crescendo in modo sproporzionato! Lui e i suoi due fratelli.
Gli tornarono a galla le parole di camice-bianco:
"...Presto cominceranno a sbocciare fiori giganti...". A questo si riferiva!
Si sentì invadere dal terrore: quale sarebbe stata la conclusione? Fin quando e fin dove sarebbe cresciuto? Non voleva diventare alto come le piante, desiderava vivere la sua vita di fiore di campo. Si sentiva prigioniero di un incantesimo, avrebbe voluto gridarlo al mondo o almeno a qualcuno. Ma lì non veniva mai nessuno, nemmeno il loro creatore.
Erano soli e crescevano crescevano crescevano. Kamillo sfiorava ormai la finestra del primo piano, che era di quelle di una volta: belle, grandi, a riquadri. Nella parte superiore, all'interno, si vedeva una tenda chiara, vaporosa, con una fascia inferiore arricciata. Quando il sole ci batteva sopra direttamente pareva quasi illuminarsi come un sontuoso paralume. Fu in un momento di distrazione, proprio ammirando i giochi di luce sulla tenda, che Kamillo le vide.
Stavano dietro la finestra, due figure femminili: lo fissavano immobili, gli sguardi fissi , con le palpebre leggermente socchiuse. Il sole, forse.
Una era piccola, una bambina di... che ne poteva sapere lui? ma ne aveva pochi di anni. Un abito di foggia antica, lungo, color rosa tenue. I capelli non li aveva lunghi, si arrestavano poco sotto il collo, coperti da un velo traforato. Sulle spalle, quella che pareva una mantellina, anch'essa lavorata. Tutto molto pulito e ordinato, per essere una bimba di così scarsa età. Alla sua destra stava una giovane donna, decisamente più alta. Anche il suo abito sapeva d'altri tempi: lungo, sotto la vita si allargava in ampie pieghe; le maniche scendevano a sbuffo fin oltre il gomito, per poi farsi strette sui polsi. Il colore parve a Kamillo un rosa molto delicato, quasi la stessa tinta dei volti. Ancora più pallido era il lungo velo di stoffa, che la copriva giù giù quasi all'altezza del gomito.
Lo fissavano o forse parve a lui che lo fissassero, anche se non manifestavano interesse o emozione o altro sentimento. Restarono immobili, senza mai concedersi uno sguardo nemmeno fra di loro. Venne la sera, fu buio: Kamillo si richiuse in se stesso, confortato da un sonno senza sogni.
La mattina, aprendo i petali alla prima carezza della luce, se le trovò ancora di fronte, quasi attendessero il suo risveglio. Oggi le guardava un po' meno dal basso, ma ancora i loro occhi gli restavano impenetrabili. Avvertì subito che l'energia che lo divorava non si sarebbe placata nemmeno quel giorno. Finalmente gli si parò davanti il suo destino, la sua tragedia: crescere crescere crescere. Provò un'angoscia straziante che tosto virò in terrore senza orizzonte. Sentì che l'unica sua possibilità di salvezza stava in quelle due presenze femminili, loro dovevano scendere in giardino e strapparlo dalla terra, liberandolo da quella malìa infernale.
Cominciò ad agitare i petali, a ondeggiare, a oscillare verso la finestra, quasi provò a urlare.
Niente, niente: la piccola donna e la grande seguitavano a fissarlo impassibili, insensibili ai suoi richiami, alle sue dolorose richieste d'aiuto. Sfruttando una lieve brezza si diede una spinta impetuosa, andò a cozzare contro il vetro, perse un paio di petali, dilatò all'inverosimile i pistilli, quasi bocche urlanti, tenne i suoi molti occhi puntati fissi su quelli dei due esseri umani.
Nulla valsero i suoi sforzi, non ottenne nemmeno il più impercettibile battito di ciglia. Com'era possibile che due creature tanto delicate - il pallore dei loro visi, dei loro abiti! - restassero così insensibili ai suoi appelli, al suo mortale anelito di libertà?
Come un eroe tragico dell'antica Grecia, chinò la corolla e attese muto il compiersi del suo destino.
Non poteva leggere, lui, confinato sul retro, la grande insegna che proclamava: Museo delle cere.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: