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lavoro pubblicato lunedì 8 novembre 2010
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Capitano e il Suo Reverzo

di copihue. Letto 797 volte. Dallo scaffale Fantasia

    Il Capitano  ed il  Suo Reverzo  Capitolo secondoIl  tempo  tuttavia non  si presta ad altri presagi,il  mare scompare risucchiato dalla linea d'orizzonte e la prua della nave impastata d'alghe tr...


Il Capitano ed il Suo Reverzo

Capitolo secondo

Il tempo tuttavia non si presta ad altri presagi,il mare scompare risucchiato dalla linea

d'orizzonte e la prua della nave impastata d'alghe trascina le acque spumeggianti. Il mondo

capovolto e illuminato offre altre cittàdi viandanti e i rami penduli degli alberi tracciano nuove

rotte per voli d'uccelli inesistenti.

Ecco il giorno primo,ancora oltre l'inizio della vita.

Il Capitano sul cassero osserva acuto e scruta i tendaggi del cielo. Gabbiani pallidi seguono la

scia e geme il ferro e l'acciaio dello scavo della nave sempre piùscura,delimitata da spazios

pontili appesantiti dalle piogge e dai fortunali.

Altro è il luogo della pace. La musica dell'orchestra continua a suonare quell'aria suprema di

Verdi e i ballerini danzano avvolti nella luce crepuscolare come sagome sfumate nella nebbia.

Chiesi di ascoltare i rintocchi delle campane,ma la folla immensa degli inascoltati mi colpisce

l'udito con quel loro lamento impercettibile e riempie l'anima dei crisantemi che seguono il

funerale.

La bara scivola verso il mare avvolta nella bandiera e la donna sottile che s'impunta ad aprire

l'ombrello viene sollevata dal vento e s'invola fino a scomparire.

Chiedono del suo nome,l'origine,l'età,ma il paesaggio cambia,l'acqua scolora d'azzurro

l'onda e il vento l'increspa,cambiano le musiche e si affievolisce il suono. Solo il violino acuto

e mordace domina la scena.

Il Capitano parla con la sua ombra e l'accarezza,i gesti sono lenti e il movimento delle labbra

impercettibile

ma l'ombra si scuote e si attorciglia su se stessa,quasi un urlo d'agonia. Il Capitano

ricorda l'imboccatura del fiume,gli sciami d'insetti,i capelli neri e lucidi e la morbidezza

infinita della pelle lunare che lo avvolge di pallore e fremiti,eppure manca l'essenziale,il

gusto della casa nuova,delle mura dipinte di recente e delle lenzuola colorate. Adesso che

vuole ricordare non riesce a trovare una sola idea.

L'aria pesante della stanza lo riporta al profumo dei loro corpi,la negligenza di dormire vestito

e il folto pube di lei avvinghiato al suo cuore che ripete mille volte l'immagine dello specchio.

In tutta la sua vita non ha mai avuto una piccola fiamma di curiositàe di pudore,sente fingere

la sua maschera e l'insieme della sua anima che muore,congiunzione imperiosa di sangue e

lacrime e si sposta verso il giardino con la sua donna disuguale,aspettando che scemi la

calura estiva e si alzi la prima brezza della sera e penetri nella porta accanto.

Quale lontana somiglianza,quale fascino discreto e immorale,quale dubbio inconscio e

terribile,raggelato nella fotografia e irriconoscibile.

Nel ponte di poppa ridono sguaiate due ragazzine e si rincorrono e il mare scende fino a metà

della gamba,appeso allo spillo ricurvo della stella guida. Vorrebbe tornare dentro i dieci

minuti precedenti e convincersi di non essere abbastanza intelligente per capire la nostalgia

che lo divora.

Si sente nell'atmosfera una febbre insolita e l'aleggiare del giorno senza fine,finalmente sta

arrivando il carnevale o forse è Natale,che importanza ha !

Chi passa la vita a valutare gli uomini passa inosservato.

Il Capitano è uscito dall'armadio e le duole la testa, il suo animo indugia e vaga e le braccia

disegnano come

si costruisce il pensiero,tutte le passioni e le amarezze,prima di morire ancora vivo. Per

ingenuità o malizia

crede sinceramente nel futuro,modi di camminare che diano significato al suo destino e gli

innumerevoli pensieri che affollano la sua mente sono l'identificazione del suo orgoglio e

potere.

La Nave s'incunea dentro la tempesta e il mare violento e perverso la solleva nel suo profondo

blu,disegna una bolina perfetta a pelo d'acqua e s'innalza nell'inquietudine riemersa . Ci vuole

sangue freddo,ordini precisi e secchi,chiari e perentori,la mano salda sul timone nell'incrocio

deformante della bussola impazzita.

Visione offuscata dell'universo senza superfi ci dove miriadi di scintillii scorrono sul vetro

liquido e disumano e scompaiono nel sole bruciante. Dove è impossibile uscire nel delimitato e

vuoto cerchio dell'eternità.

Il Capitano potrebbe essere un Capitano qualsiasi,esploso nel tremolio dell'aria,nel breve

respiro,nella sonnolenza indolente del meriggio. Invece èil Capitano,illuminato nel nero,

nella febbre guerriera. E'colui che sostituirà la parvenza della vita con la vita ,il simulacro

della morte con la morte.

Era la prima volta che trascorreva il pomeriggio fuori dalla Nave,l'odore di caffè era inebriante

e le foglie

d'acacia d'autunno premevano i loro desideri nascosti contro la vetrata .

Lungo la riva del fiume.


fiume sconosciuto eppure giàattraversato la fedele luce del giorno profumava di rugiada.

- Dovresti metterti a fare qualcosa œ parlava il Capitano e le guardava le gambe.

- Infatti sto pensando a trasformare la stanza,prima che la Signora rientri,ma non trovo la

soluzione migliore.

- Ho bagnato le piante¼

Il Capitano quest'anno èapparso lontano èimpaziente,per la prima volta non ha fatto le sue

consuete passeggiate e neanche una vera conversazione. Si direbbe che la sua vita privata non

lo riguardi più.

Neppure lo spirito d'avventura tanto caro a suoi racconti serali.

- Sono le cinque œ

Aveva finito per addormentar si travolto dalla grata di calura,qua si a strangolare la sua collera

che lo aveva scosso per tutto il mese.

Era convinto Lei gli avesse mentito. Poi allungòla mano e il contatto con il pelo tutto arruffato

sotto il lenzuolo dominòi suoi occhi e i suoi compromes si fino a guardare l'Africa in lontananza

e far si appendere al cielo ancora un po'stordito.

- Mi hai mentito !œ

Strinse il primo granello della valanga di sale e sabbia e corse verso il mare per riprender si il

dolore di esistere e di essere sempre e comunque il Capitano.

Mercoledì10ottobre.

La Nave prese il largo,nella cruda luce di ponente con tutta la cattiveria dell'altra umanità,

contro l'onda lunga del Pacifico e andando dietro ai morti,incrostati di bronzo e leggerezza,

fino a cancellare i colpi secchi dei tiratori velo ci e l'impressione d'ombra di un aereo in volo

radente.

- Gliene sarei grato¼. œ

- Subito. œ rispose il secondo e abbandonòil ponte in tutta fretta.

Attraversòun mucchio di rotte e carte,qua si con difficoltàad esprimersi,la linea appena

percettibile della nuova rotta,un paese intero inghiottito dalla frana e la luce fredda e

derisoria del tramonto,vuoti di memoria e spavento e nel labbro un ghigno di smalto. Il

Capitano era nuovamente convinto che era vissuto da marito fedele e si specchiava nudo come

un verme nello specchio del quadrato. Cinica ferocia e fatalitàdelle braccia lungo il corpo,

l'obliqua luce andava incontro al pube e la maiolica del ventre rigonfio conteneva altre

contraddizioni e in ciògiocava anche una certa vanitàdi uomo piacente nel silenzio dell'amore.

Si era inceppata la serratura.

Andòad un armadio a muro,l'aprìe ne tiròfuori la spada.

Erano giàpassati i tre giorni di lutto stretto e i fuochi di artificio consumavano il ponte

principale scintillando sul piano del mare invaghito.

- Come nella nostra canzone,la ricordi ancora ?œ

La spada si era fatta pesante,come la scena di un film,come le fotografie appese alla parete

dell'inverno scorso. Intorno a loro aleggiava un silenzio delicato e inodore,cosìtenue da

escludere ogni pensiero,ogni angoscia. Il Capitano la brandiva all'altezza del viso,con la

fronte incollata al vetro dell'oblòe soltanto l'incrinatura della pioggia battente avrebbe potuto

semplificare l'orrore del gesto. Gli prese la testa,ferma cosìqua si per forza,con quel suo

occhio aperto e il residuo di rancore. Le labbra che pronunciavano parole erano incollate al suo

orecchio.

- Sei sicuro di non amarla più?œ

Si irrigidìancora,in quella solitudine tremula e danzante ed intonòquel breve ritornello,

banale e nello stesso tempo eterno,con voce grave e profonda. Tutta la cittàera inondata di

profumo e di pioggia,di grigio scuro e la paura atroce di perderla lo colpìdritto nell'anima.

Fu allora,la spada scese veloce e la decapitò.

Un fazzoletto giallo sgualcito rassicuròl'insieme dei fatti e avvolse le macchie di sangue fino a

prosciugarle,cinque dollari e libero sfogo alla commozione. Il profumo ridente del caffèche

saliva dalla cucina. Ancora quel vago malessere,quella sottile inquietudine,quell'insicurezza

dei vestiti e delle scarpe nell'armadio.

Il Capitano alzòle spalle e percorse i corridoi fino alla sala Imperiale,si raggomitolò

nell'orologio ,il piglio nervoso e la sua impazienza erano evidenti. Cercava di ricostruire nella

sua memoria il perchédi tutto ciòe stringeva la mano. L'idea del vuoto era cosìintollerabile

che si guardava bene di confessare quanti anni avesse,certo lo aveva anche ammesso del

resto,continuava a mentire,tracce dietro di sée l'intralcio della vita conclusa. Ora la presenza

e l'insieme del respiro erano di nuovo complicanze dell'acqua che scorre e scivola nel

lavandino,lavate le mani nel fondo del sincero mattino.

La radio diffonde la vittoria degli alleati,quali alleati ?

New Yorksenza le torri èpiùchiara e viene giùfino all'inverosimile,presagio lucido e cattivo.

- Ascolta ragazzo mio. œ

Per poco l'uomo non si fermòdi botto ed il tram scomparve lungo la dorsale del porto. Il

Capitano con il sorriso complice intreccio le dita e lasciòil corpo inanimato. Non si puòfare a


meno dei principi,dell'etica e della Storia. Forse quelle valigie chiuse rimaste immobili in

quell'appartamento,non hanno soltanto lo stretto necessario ma ignorano chi èil padrone e

niente,nemmeno gli attori salutano il pubblico alla fine dell'ultima scena.

Il mondo ormai era sull'orlo della linea di confine,sarebbe bastato un gesto e tutto sarebbe

scivolato in un baratro senza fine. A fiutare l'aria piena di violenza gratuita,a vedere sempre

piùil degrado del pianeta e come tutto èdiventato insostenibile assomiglia ad un esercizio

senza spiegazioni. Inutile chieder si il perché

di questa follia collettiva,mascherata dalle parole vuote dei governi,dalle innumerevoli

riunioni e convegni,dal fascino di accordi violati,ripetutamente conclu si e rinegoziati.

Impossibile sfuggire a questa persecuzione di immagini,di sollecitazioni al consumo e di

appelli,donazioni,contributi,guerre e devastazioni. Ormai nulla puòarrestare questa corsa

verso l'auto distruzione.

Il Capitano continuòa camminare lungo la banchina,appena sceso a terra invasa di violette

dallo stelo sottile e da un a fitta pioggia estiva,i piedi sembrarono penetrare nel terreno. Nella

strada una sola macchina con l'autista,un bambino di 8anni appoggiato alla portiera.

La macchina non partìmai.

Eppure il Capitano continuava a sostare dentro il suo rumore ammagliato dal suono sordo delle

gru in movimento,qua si la nave affonda e le scialuppe di salvataggio non sono sufficienti per

tutti. Ma il rumore aumenta e permea l'aria d'un colore giallastro,l'intimitàdei gesti e del

sangue nell'immensa solitudine della limpida purezza delle acque in contrasto con le risacca.

Ricorda il contatto fisico,quel cane dilaniato da altri cani fino all'agonia in un susseguir si di

sussulti e di spruzzi organi ci che abbandonano la vita. La cattiveria di coloro che guardano e

aspettano che soccomba,il ribrezzo della scena e la ripugnanza.

L'odio esiste proprio in questo,nel desiderio di annientamento e di soppressione,corpi fucilati

all'alba e squartati,poi gettati in una fossa comune,non fanno piùnotizia.

Era il silenzio a riconoscer si nella sua voce,silenzio indistinto e fugace,come la breve tosse

imbarazzata e la lettera mai pervenuta,altro diseguale momento ,visione disperata del tempo

. L'impulso di un sentimento subito abortito. Gli sguardi lo perseguitano ,telecamere nascoste

e misure di sicurezza,tutto giustificato da esigenze vitali per l'interesse collettivo e della

Nazione.

Mi chiedo se il Capitano èmai esistito,se uscito dal viale luccicante d'oro sia mai passato di

qui e andando via abbia lasciato a flettere il suo corpo appeso ai rami del cedro. Non c'ètempo

per altre domande,ma il volto del Capitano ritagliato in prima pagina ,esprime tutta

l'indifferenza del mondo ,la negligenza dell'umanità,quel senso d'ignoto che permea l'aria

della sera e ci lascia attoniti e disperati a scrutare il futuro.

Milioni di uomini nello stesso istante in angoli distanti della terra entrano nelle loro case,

milioni ancora compiono un'azione malvagia,altri milioni accarezzano i loro bambini,pregano

e fanno all'amore o si uccidono tra loro aumentando i sopru si e l'ingiustizia.

Il Capitano compiuto il salto si trovòdall'altro lato del mondo ,una angolazione inconsueta ,

dove sembrava non poter districar si . Tutto appariva attutito da colori tenui e dal sussurro

delle vo ci ,corpi che si sfioravano con noncuranza nell'eterno processo del tempo e le mani

alzate al cielo per un atto d'amore.

La cronaca e la politica,la TVspazzatura,quel consueto e continuo scorrere del sangue ormai

parte del quotidiano,quel togliere valore alla vita,come se la morte fosse un diritto acquisito e

non l'interromper si brutale della vita.

Altro non so,dopo aver finito di bere il vino,perchéparagonandomi al Capitano,scopro di non

aver amato mai e la chiarezza dell'amore mi èdel tutto indifferente. Su questo il Capitano intuì

comunque che ostinatamente e caparbiamente aveva tentato di cambiare le cose,perché

teneva per mano il padre e il fratello e la sua felicitàinesprimibile s'intuiva nelle lacrime

brucianti schizzate dagli occhi contro le vetrate del centro:

Amo.

Amore senza paragoni,nel mondo malato di distruzione e di fame,nel mondo venduto per un

barile di petrolio.

Confesso pubblicamente questo amore folle ed eterno,riflesso nell'istante di un secondo,

rimpianto subito dopo,nella solitudine dell'umanitàintera,chiusa nel giorno,nel deprecabile

albergo di un soggiorno senza ritorno. Nella mano di quella donna ambiziosa che diventa

madre e uccide il figlio nell'immaginario collettivo,nello stupro del branco giustificato da

parenti ed amici,nell'atto imperdonabile del pedofilo,forzato e irrealizzabile,nelle parole

rassicuranti e suadenti che ti convincono che soltanto tu hai ragione e soltanto tu vincerai,nel

nome di Dio,che non èuguale per nessuno.

Ma se davvero tutto questo fosse un inganno,simile alla vera utopia,piano dell'elisse

giudicato inconsueto ?

Ormai il futuro èsoltanto un altro superamento.

-De todo aquello che tuve,solo èl recuerdo me queda¼¼ -


Altra sfilata,altra manifestazione urlante,oltre l'uragano e la pioggia bollente di catrame,

altro corteo per la PACE,pace indistinta,mezzo o fine ?Quale Pace,quella degli uni a scapito

degli altri,Pace senza giustizia,Pace impossibile !

Solo l'ombra,racchiusa in un fiore,rosa rossa di sangue e di spuma,ombra vagheggiante e

leggera,senza peso ne vela,ombra senza percorso,come diamante malato,come uomo ferito

e caduto al tramonto. A morire per cosa ?

Un'altra stella si aggiunge alla stessa bandiera,che inganno¼.

Il capitano èstato sempre un -democratico"di appartenenza e di fatto.

Difficile vivere poveri,ricordando le colazioni suntuose,i profumi di sandalo e lavanda,la

cannella sui capelli,la seta,la pelle d'oli essenziali ed il viso sereno e rilassato. Altro

stratagemma alieno ai sensi,alla vita che sfugge,solitario inganno,nei gesti inconsueti e

vaghi delle donne andate. Sfumature e tinte dell'incubo dileguato si in fretta.

La memoria compiacente nella sua esistenza chiara.

L'aspra dolcezza delle alterazioni del tempo,fotografia delle piccole cose,mai scattate;èla

sottomissione cieca all'oblio dei me si e degli anni dove quel tenero corpo si èmodificato di

continuo nel genio famigliare e ci ha seguito come l'ombra trattenuta dalla calura della luna.

Qua si l'inverno fosse arrivato improvviso.

Ci siamo chiesti insieme al Capitano di quei disegni mirabili nella volta del cielo,fragili come

qualsia si altra cosa e subito spazzati via dal vento. La frescura dell'alba sulle isole grondanti di

vapori e la cintura dorata della prua nell'acquiescenza del sonno. Il nostro Dio fedele.

Fu l'estate successiva,nel limitare delle foreste di pini.



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