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lavoro pubblicato domenica 7 novembre 2010
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Capitano e il suo Reverzo 1° Capitolo

di copihue. Letto 698 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Il capitano scese lungo il pendio, seguendo il rumore della risacca e d'un tratto si sentì leggero quasi in possesso di un irrefrenabile impulso al volo, i piedi sollevati dal suolo, oltre le siepi di more spinose, nell'incandescenza astr...

Il capitano scese lungo il pendio, seguendo il rumore della risacca e d'un tratto si sentì leggero

quasi in possesso di un irrefrenabile impulso al volo, i piedi sollevati dal suolo, oltre le siepi di more spinose, nell'incandescenza astratta di un diverso dominio della vita.

Fu in quella cella angusta del carcere a Londra, quando Marta fu costretta ad abortire al settimo mese, perché negata ogni speranza di appello e di libertà, preferì in quel terribile inganno perdere il bambino e affidarsi al destino.

Fu in quel frangente, che il Capitano usando tutte le sue carte di credito, riuscì a comunicare con l'esterno; fece indagare e scoprì che alcuni giurati erano stati corrotti da qualcuno.

Qui poteva avere interesse a negare ‘? Ad odiarlo a tal punto da voler nascondere la propria negligenza ed il fatto di aver delapidato tanti denari dello Stato per un'inchiesta priva di una qualsiasi ragionevolezza.

Quando finalmente dopo due anni, il giudice della Corte Suprema, nella revisione del processo

lo riconobbe innocente; incrociando gli occhi con quel poliziotto, avvertì l'impenetrabile manchevolezza dell'essere, la pietà del vivere e del morire e quel languore famelico che ti avvolge nel momento estremo alla ricerca di un cono d'aria dove riempire l'ultimo respiro.

Quale giustizia. Esiste la giusta giustizia? Quale coscienza e valore umano si richiede per amministrarla ? L'ordinamento, le leggi che si cambiano e si applicano con fare ripetitivo, che seguono una casistica, che presumono di correggere ed impedire il male.

Mai avremo l'esatto motivo del perché del male.

Il male che cresce tutto intorno, che avvolge con la sua violenza lembi di mondo e che diventa sempre più possente e arrogante.

Non ha più timori ne rispetto.

Il Capitano, lasciò Bristol, in una notte limpida e illuminata dal chiarore della luna, e quando il mare lo avvolse sentì la vita rifluire, alitando contro l'orizzonte, in un vetro impenetrabile di spume e con l'odore delle plastiche di quell'isola sfilacciata, quasi ormeggio per gabbiani, lasciati a schiantarsi contro l'oblò della cabina.

La mente si ripopola di cornicioni e terrazze, le mani afferrano l'inafferrabile.

La nave adesso è di nuovo possente, i motori spinti al massimo e le vele rigonfie aprono una fenditura nell'acqua che subito dopo si richiude, per riaprirsi ancora più avanti. La velocità spezza le nuvole e le rincorre, appese a ganci in terre lontane, il cielo è affollato da migliaia di cavalieri che si aggrovigliano nella nebbia. Arriva con un suono completo e pieno l'ultimo tocco del meriggio.

Il Capitano ricuce l'orlo dei pantaloni, il cadere di un angelo dentro gli occhi di autunno.

Più lieve della polvere e delle moltitudini di diseredati, affamati dalle carestie e dalle catastrofi, degli uomini e donne ridotti a spazzatura in quel incastro di menzogne e di semi verità visibili ormai ovunque.

Va da poppa verso prua, tra le vecchie parole mai dette e i cedri bruciacchiati dall'ultimo raid della stella di David, sembra inciampare, ma non cade, si appoggia alla tuga e scivola l'anima dentro la nostra esplosione di sodio.

La sua perseveranza è incrollabile.

"- correggete di 10 gradi est"- urla al nostromo che ripete l'ordine propagandola all'infinito.

Rotta verso Tunisi, l'antica "Cartago", dove porpora e mirra hanno ancora uno strato permeabile nelle mura e il gusto dei datteri freschi ridona gioia al cuore.

E' notte inoltrata quando il bastimento collima le fiancate contro le sponde e si acquieta.

Tutto l'equipaggio sembra dormire ma c'è un'attesa violacea e impercettibile, il silenzio è preda dei minareti e del rumore provocato da una barattolo in lontananza o dalla leggera e invitante musica del ventre riflessa nell'incavo d'una pozza.

Un cortile ormai prosciugato ed il ruminare d'un dromedario legato ad un anello del muro accanto alla porta. Porta che prima coceva al sole, illuminata e contorta e che ora seppellisce ali di piccoli insetti.

Il Capitano sosta davanti all'uscio e rimane, immobile, nella sua forza originaria, forse finalmente brucia per sempre nella calda cera del precedente tramonto o invece è la notte che lo fa scivolare via

e ne disperde le molecole.

Differente avventura. Il lucido dei capelli è in agguato. Si toglie il berretto e libera la mente da tutti i gioielli e felicità contenute.

Adesso trascolora contro la porta e obliquo scivola sotto la fenditura nell'incastro del muro.

E' già oltre , quasi una chiazza d'umido nella parete, l'ombra del suo corpo nudo si acquieta e rimane silente.

Il vocio del Souk e i profumi di zenzero e cannella risvegliano l'odorato, c'è anche il pane caldo appena sfornato, il miele e l'olio d'olivo; le voci si fanno insistenti e gli odori penetranti, quasi sapori nella lingua. Tutto questo è vita ! Vita per un altro giorno esanime e tormentato dalla calura e dalla sete dell'andare e del venire.

Appare Himed, che è venuto a prenderlo con la macchina per condurlo in ufficio.

Non salirà questa volta e ricorderà Himed digrignare i denti per tutta la notte come un lupo ferito, penserà che anche Anna, sua figlia, digrigna i denti quando è nervosa e quel rumore lo accompagna spesso nell'insonnia del tempo, con lamenti e sospiri esagerati e vuoti.

Il guaio è che non ha mai capito cosa è successo, quando cercando tra titoli introvabili, rifiutò quella donna che gli si offriva e gli rimase a fianco con il suo atteggiamento pensoso fino ad irretirla e farsi odiare per sempre.

Lo chiamò, " un periodo della vita" e finse di stare inavvertitamente, tra un'immagine ossessiva ed enigmatica dell'essere, per mutarsi in serenità e ponderazione.

Volle capire fino a dove arrivasse il suo affetto per lui o quella febbre di odio che lo inseguiva ovunque nel mondo.

Ma non c'era nessuna trama da completare, nessun pensiero puro o nascosto, solo la grande frenesia

dell'attesa ed il fascino oscuro di rimanere ancora un attimo a contemplare quel buco nero del cuore

che non finiva di stupire.

La sua incrollabile fermezza gli permise di lasciare il porto di Tunisi o invece di non lasciarlo mai più..... era già in viaggio da tempo, sul treno per Tabarka o nella corriera diretta a Tozer e vide la sua nave spaccata in due, come inclinata sulle dune dell'antico mare, ora deserto silenzioso e dolente, dove il rumore del mondo si attutiva fino a scomparire e il cielo era una cascata di stelle infinitamente piccole e brillanti da stupire l'occhio.

In quel tempo lo raggiunse la notizia della morte di suo ex suocero Nanni Renzo, cappello d'Alpino della Giulia e amore tormentato per le montagne e le nevi.

Fu come una perdita ematica, un calo di pressione, un sussulto del cuore incastonato di spine.

Gli fu impedito di andare al funerale e questo creò una rabbia sorda in lui, avvolgente ed opprimente, contro tutto e tutti.

Non capiva più gli " umani" con i loro sordi rancori, dispetti e capricci, con le loro questioni di principio e con quella innata cattiveria che era nello stesso tempo invidia e civetteria.

Un Nostromo appena ingaggiato bussò alla cabina per richiamarlo al comando; la nave era vicina alla costa di Valparaiso e già si vedevano in lontananza le luci della città.

Il Gabbiere era al centro della tolda che urlava frasi indecifrabili nella sua lingua gotica, forse era l'aramaico antico dei suoi avi gli Artibanus o forse era il Capitano che non ascoltava più, tutte quelle lingue confuse che si mischiavano tra loro come una babele e spurie ed incomprensibili assomigliavano sempre più a suoni impercettibili appena sussurrati.

Si accorse di aver voltato pagina, di essere altrove, invece la nave proseguiva la Sua corsa e le urla dell'equipaggio si facevano sempre più concitate. Aspettavano l'ordine ! Aspettavano che uscisse dalla sua bocca spalancata un comando, mentre invece la voce era morta in gola e le braccia si agitavano come le pale di un elicottero in caduta libera.

Si fermò ad ascoltare il rantolo dell'anziano, morente nel letto d'ospedale e anonimo accolse quel sussurro di voce che le ricordava un compito disatteso, lo vide apparire nel petto esploso nello sterno durante lo sbarco in Normandia e più in là, nella lunga scia del fungo acre e ardente della bomba su Hiroshima, bruciava ancora nella lampada al Napalm tra il fogliame in Vietnam o con le bombe a grappolo in Bosnia e nei cadaveri senz'occhi nelle rive dell'Eufrate e vide le braccia del Papa alzarsi verso il cielo e congiungersi alla Croce, per poi perdere i sensi.

Era già sbarcato, da Valparaiso a Santiago, il viaggio fu noioso lungo la Panamericana e quando si fermò davanti a quel cancello di " Las Condes" si accorse che tutto era cambiato, la vernice, le case, le strade, le persone, erano altre.

Brignole era stato deportato e seppellito chissà dove, durante il golpe e la dittatura di Pinochet

e nessuno ne sapeva niente; anche della famiglia non vi era traccia. Hotel Bristol era stato venduto e i nuovi proprietari non furono in grado di darle notizie.

Ebbe la stessa sensazione di allora, quando a Cuba, Amapola esanime non ebbe il tempo di gridarle e la sua voce s'infranse nel substrato del muschio e nel perlame delle canne da zucchero. Suo figlio appena nato gli fu strappato via e portato in Argentina dai genitori di Lei.

Impotenza e fascino dell'incongruenza del mondo, non seppe dove ancorare e pianse notti intere e altre notti debilitato dalla tristezza e dell'angoscia, credente autentico e devoto, nella transumanza di una generazione sull'altra.

Mi chiamò e volle gli cantassi una canzone:

" Aquì yo vengo a cantar por aquellos che cayeròn,

no tengo nombre ni segna, solo digo, companeros.........

Y canto a los otros a los que estàn vivos................

Mi chiedo del pane, della tavola imbandita, del bisogno dell'uomo e nella comune bruciatura del pesco inclinato verso il sole, guardo dentro i suoi occhi, le acque e le minacce, il demonio chiaro del suo volto, lasciata l'altra verità e scelto il giorno dopo.

E' un mondo cupo eppure scintillante che non vuole conservare le sofferenze, non vuole disordine, solo il silenzio della rugiada nel verde delle palme.

"Mon Capitan.. " il tuo corpo è liscio e timoroso, da pianeta a pianeta, sminuzzato nell'autunno del mare, germinato tra le mura di tufo, desolate pianure della vita che continua.

Adesso che più nulla ci appartiene e dagli hangars scoperchiati partono i bombardieri, attesi nell'aria e pesanti, inalienabilmente estranei, nei poteri del canto impotente dei popoli sottomessi.

Frugo nella spazzatura cibo dismesso, ancora fresco, spreco del consumo umano e guardo le dolci mani pure, intrise di lacerazioni degli sconfitti che hanno sempre più fame, dei deboli duplicati e coniati nei video clip, che come un impulso scintillante scappano via, venduti al dolore; e le raccolte di fondi, le donazioni apparenti, i summit dei governi compiacenti, le centurie dei colletti inamidati che schiudono le porte e lasciano dietro quel puzzo di fogna.

Ditemi se è l'ora del riscatto, se verrà mai quell'ora, se l'eleganza del ballo riuscirà a cancellare gli assassini, mentre seguo Il Capitano entrare nel mare, d'improvviso in un lampo di minerali e d'azzurro, ornamento folto della spuma. La freccia vorrebbe colpirlo, nella continua lotta in movimento, tra guerrieri e bandiere, ma il suo concentrato aroma animale ricostruisce l'orgoglio e lo rende invincibile.

Ecco la nave ripartire nell'invidia cristallina dell'acciaio possente, spezzare il popolarsi di gabbiani contro l'onda e perdersi nella notte senza luce padrona dell'avvenire.

Sono ancora qui nel vento, nel sud tormentato di arcipelaghi e burrasche, con le tasche piene di pioggia riarsa e remota, che stappo una bottiglia di rum dei caraibi e sento che arriva il miserabile festino degli intrusi, di quelli che appaiono sovrani, invece sono morti da secoli.



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