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lavoro pubblicato giovedì 21 ottobre 2010
ultima lettura venerdì 5 luglio 2019

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Jonathan Lawson e l’ evento X.

di max2474. Letto 1279 volte. Dallo scaffale Fantascienza

  In un fresco mattino del mese di Luglio, mentre una leggera pioggerella batteva con impeto sui vetri del salotto dell' antico maniero dei Malaga, Jonathan Lawson era seduto nel suo studio e leggeva con interesse un antico saggio di astronomia. E...

In un fresco mattino del mese di Luglio, mentre una leggera pioggerella batteva con impeto sui vetri del salotto dell' antico maniero dei Malaga, Jonathan Lawson era seduto nel suo studio e leggeva con interesse un antico saggio di astronomia.

Era arrivato quasi alla conclusione del quinto capitolo, quando Wilkins entrò nella stanza per annunciargli la visita del suo amico Luigi Volterra.

<<Fallo entrare e digli di raggiungermi qui nello studio>> disse il signor Lawson al dipendente.

Prima di uscire, il maggiordomo si fermò sulla soglia aggrottando per un attimo le sopracciglia.

<<Gradisce un tè o un caffè, signore?>> domandò con gentilezza

<<Per adesso no, grazie>> gli disse Jonathan Lawson.

<<Bene.>>

Due minuti dopo Volterra raggiunse l'inventore. Il giovane indossava una camicia bianca a righine, e un paio di pantaloni color cachi. Rispetto all' ultima volta in cui si erano visti era decisamente dimagrito.

Jonathan Lawson si alzò dalla poltrona e fece alcuni passi per stringergli la mano.

<<Mi fa piacere vederla>> disse amichevolmente.

<<E' un piacere reciproco>> replicò Volterra. <<Sono passato di qui perché volevo chiederle di tenermi compagnia nel corso di un' intervista che salvo diversi impedimenti dovrei fare questa mattina intorno a mezzogiorno. Ma vedo che è impegnato purtroppo.>>

<<Sono un astronomo dilettante>> spiegò l' inventore. <<Pochi minuti fa ho trovato in uno degli scaffali più alti della libreria questo vecchio saggio, di cui quasi ormai non ricordavo più nemmeno l' esistenza, e adesso gli stavo dando un' occhiata. Chi deve intervistare signor Volterra? No, aspetti non me lo dica... Scommetto che qualcuno ultimamente ha visto un fantasma.>>

<<Molto spiritoso>> borbottò Volterra facendo una smorfia. Lui e il signor Lawson erano soliti punzecchiarsi sempre in quel modo quando entravano in gioco argomenti legati al mondo del soprannaturale. <<No, non si tratta di un fantasma, bensì di una persona che dice di essere in contatto con gli extraterrestri.>>

<<Sarà il solito schizofrenico>> commentò Jonathan Lawson tornando a sedersi. L'inventore amava sempre assumere il ruolo dello scettico, smontando ogni qualvolta se ne presentava l'occasione le tesi fantascientifiche del povero giornalista. Dei due infatti, almeno all' apparenza, l'uno era possibilista in merito all' esistenza del paranormale e dei fenomeni di confine, e l'altro invece profondamente scettico. In realtà anche il signor Lawson credeva nell' esistenza dei fenomeni extrasensoriali. Era consapevole però, che molto spesso dietro quelle strane manifestazioni si nascondevano o semplici fenomeni fisici, oppure dei tentativi di manipolazione, operati da persone senza scrupoli.

<<Questa volta ho delle prove troppo evidenti>> replicò Volterra con risentimento. <<Nell' ultimo mese in paese più di cinque persone sono entrate per motivi inspiegabili in uno stato di trance temporaneo ed hanno ricevuto dei messaggi dagli extraterrestri, in merito all' apparizione sui cieli della valle di Carnazza di alcune astronavi. Due dei contattati inoltre, una volta ripresisi dal trauma iniziale, sono accorsi in quei luoghi con delle telecamere per riprendere il fenomeno. Quindi mi dispiace, ma questa volta sarà difficile per lei negare l'evidenza dei fatti.>>

<<Mi piacerebbe vedere questi filmati>> mormorò Jonathan Lawson.

<<Li sta esaminando la polizia in questo momento>> rispose Volterra. <<Lei crede di poter fare di meglio amico mio?>>

<<Ammetto di no. Però conosco un giovane programmatore specializzato proprio nell' analisi di questo genere di filmati.>>

<<Le va allora di fare una passeggiata?>> chiese Volterra scrollando le spalle.

<<Si, verrò con piacere.>> Jonathan Lawson chiuse il libro e si alzò in piedi sorridendo al giornalista. <<Andiamo.>>

Volterra era venuto con la sua automobile, una vecchia Renault 4, ancora in buone condizioni. Il giovane non guadagnava molto con il suo lavoro di giornalista; così non poteva permettersi un' auto più lussuosa. Fortunatamente aveva smesso di piovere; il cielo era ancora nuvoloso, ma un sole forte e luminoso cominciava ad affacciarsi da dietro il banco di nubi che oscurava la valle. Le foglie delle piante gocciolavano di rugiada; un vento impetuoso proveniente da sud ovest fletteva i fusti degli alberelli più deboli.

Lungo la strada in discesa che dal Maniero portava a Cernobi il paese più vicino, sede del giornale in cui lavorava Luigi Volterra, i due amici parlarono un po' dell' interessante caso di cui avrebbero dovuto occuparsi. La strada in certi punti era un po' dissestata; tuttavia, il giornalista aveva un guida sportiva, e preso dalla discussione con il signor Lawson non sembrava curarsi molto del rischio rappresentato da quel percorso impervio.

Arrivarono in paese dopo pochi minuti. Per prima cosa Volterra parcheggiò davanti al commissariato di polizia perché voleva andare a chiedere agli agenti se i filmati erano già stati analizzati.

<<Mi aspetti qui>> disse al signor Lawson. <<Perderò solo cinque minuti.>>

Per impegnare un po' il tempo, l' inventore frugò fra le audiocassette del giornalista, in cerca di qualche autore di suo gradimento. Trovò una raccolta di pezzi di un sassofonista che aveva sempre apprezzato e la mise nell' autoradio. Aveva sempre amato la musica; in particolare il jazz e la classica. A giudicare dalle audiocassette presenti all' interno della macchina, anche i gusti di Luigi Volterra non si discostavano troppo dai suoi. Grazie all'influsso benefico della musica i minuti cominciarono a scorrere senza che l'inventore vi facesse troppo caso. Era ormai immerso da un po' nei suoi pensieri, quando vide ritornare il giornalista in compagnia dell' ispettore Vincenzo Morelli, uomo dotato di spiccata ironia con cui Jonathan Lawson aveva da tempo instaurato un solido rapporto di amicizia.

<<Ho qui il mio testimone>> disse Volterra con un' espressione di trionfo. <<Vincenzo di anche tu a questo instancabile scettico che i filmati che avete analizzato non sono stati contraffatti.>>

<<E' proprio così signor Lawson>> disse l' ispettore sorridendo.

<<Mi riesce un po' difficile credere alle sue parole, ma dato che ci conosciamo da tanto tempo e so che lei è una persona seria e di cui ci si può fidare prendo per vero quello che mi ha appena detto.>>

<<Mi creda amico mio>> disse l' ispettore in tono allegro. <<Questa volta il nostro caro Luigi ha in mano uno scoop, che potrebbe finire persino sulle televisioni nazionali.>>

<<Questo mi può fare solo piacere>> commentò il signor Lawson.

<<Adesso è meglio andare>> disse Volterra salendo in macchina. <<Grazie per la sua disponibilità ispettore Morelli.>>

<<E' stato un piacere>> rispose l'ispettore.

<<Porta i miei saluti a tuo padre Vincenzo>> mormorò Jonathan Lawson.

<<Lo farò sicuramente>> disse Morelli in tono amichevole.

Volterra fece riscaldare un po' la macchina e poi si diresse a velocità sostenuta verso la casa del testimone.

<<Il signore che dobbiamo intervistare si chiama Gianluca Russo,>> spiegò al signor Lawson. <<La sua casa si trova qui vicino. A circa duecento metri di distanza dal municipio.>>

<<Quanti anni ha questa persona>> domandò il signor Lawson con interesse.

<<Cinquantotto anni. Lavora come bidello in una scuola.>>

<<Ha fatto caso signor Volterra che le persone che di solito entrano in contatto con gli extraterrestri hanno quasi sempre un grado di istruzione piuttosto basso?>>

<<Ammetto che si tratta spesso di persone semplici. Deve considerare però che difficilmente le persone istruite prendono in considerazione questi fenomeni. Sono proprio gli intellettuali, fatta eccezione per una ristretta cerchia, a nutrire più pregiudizi sulla possibile esistenza di altre forme di vita intelligenti, dotate di tecnologie superiori alla nostra.>>

<<E' un bene che sia in questo modo>> disse il signor Lawson. <<Pensi che succederebbe se tutte le persone si lasciassero trasportare dalla suggestione, credendo nella veridicità di questo tipo di fenomeni. Il panico si diffonderebbe in mezzo ai cittadini dando vita in breve tempo ad una vera e propria reazione a catena.>>

<<E' possibile>> ammise Volterra. <<Io però rimango dell' idea che per il bene della popolazione di questo pianeta l' informazione debba rimanere libera in tutti i campi del sapere umano.>>

<<Questo è indubbiamente vero amico mio. Bisogna però fare sempre le dovute distinzioni fra ciò che è vero e ciò che non lo è. La scienza, la fantascienza, e l' esoterismo non sono mai state la stessa cosa. Equiparare la scienza alle pseudoscienze non è affatto un comportamento saggio.>>

<<Ciò che oggi è fantascienza e non è accettato dalla comunità scientifica internazionale un domani potrebbe diventare di dominio pubblico.>>

<<Lei sogna ragazzo mio>> disse il signor Lawson divertito.

<<Eppure sono convinto che con questi testimoni ed i filmati che stiamo pian piano acquisendo grazie a questo interessantissimo caso, alla fine lei dovrà darmi ragione signor Lawson.>>

<<Non ci conti troppo. Come lei sa bene ormai, sono sempre stato un convinto razionalista.>>

Senza replicare a quest'ultima affermazione Volterra disse:

<<Siamo quasi arrivati.>>

Due minuti dopo il giornalista parcheggiò la sua auto di fronte alla casa del testimone.

Gianluca Russo abitava in un edificio di due piani dalla facciata rettangolare, intonacata di bianco. Il palazzo era piuttosto vecchio, le decorazioni dei ballatoi erano in stile barocco. L' appartamento dell'uomo si trovava al piano terra. Quando aprì la porta Luigi Volterra lo fissò con attenzione per alcuni istanti. Il testimone era un uomo corpulento, dal mento prominente e dal volto rubicondo; aveva i capelli corti e lo sguardo un po' spiritato, tipico dei forti bevitori. Indossava una T-shirt, un paio di pantaloni grigi e dei mocassini marroni.

<<Il signor Russo?>> chiese il giornalista con voce educata.

L'uomo annuì spostando lo sguardo da Volterra all'inventore.

<<Voi dovete essere i giornalisti che stavo aspettando. Prego, accomodatevi pure.>>

Dopo aver attraversato un semplice ingresso e un corridoio abbellito da diversi acquerelli, raffiguranti paesaggi e scene di vita rurale, il bidello fece entrare Volterra e il Signor Lawson in una stanza di pochi metri quadrati adibita a sala di lettura. La biblioteca era molto fornita; gli argomenti dei libri spaziavano dalla scienza alla letteratura.

<<Sedetevi signori. Vi racconterò per filo e per segno tutto quello che mi è accaduto.>>

Il giornalista e l' inventore presero posto in due poltroncine in pelle poste di fronte la scrivania e dopo aver scambiato alcune battute scherzose con il bidello rimasero in silenzio per ascoltare la sua storia. Seguì un resoconto dettagliato della strana esperienza che l'uomo aveva vissuto nel corso delle ultime due settimane.

<<Non posso dire di aver avuto un incontro ravvicinato con gli extraterrestri, però un contatto telepatico c'è stato davvero. Tutto è cominciato con degli stranissimi sogni, in cui mi trovavo a bordo di un disco volante.>>

<<Può descriverci l'ambiente>> domandò Volterra al bidello. <<Cosa faceva all'interno della navetta?>>

<<L' interno del disco volante era molto semplice>> spiegò il signor Russo. <<Non c'erano mobili, ma tutte le pareti erano illuminate come lo schermo di un computer. Inoltre, in quasi tutti i sogni ero sdraiato in una specie di lettino. Ricordo, che avevo voglia di gridare, ma non riuscivo in alcun modo ad aprire la bocca. Quei piccoli alieni comunicavano con me telepaticamente.>>

<<Erano alieni di piccola statura?>> chiese il giornalista aggrottando la fronte.

Russo annuì.

<<Il più alto poteva raggiungere al massimo un metro e sessanta. Avevano tutti delle grandi teste e indossavano delle tute grigie attillate. Nel corso dei sogni mi hanno spiegato più di una volta che stanno cercando un sistema per entrare in contatto con noi esseri umani.>>

<<Molto interessante>> disse il giornalista. <<Questa prima parte del suo racconto coincide con quanto hanno raccontato sotto ipnosi regressiva molti altri addotti. Ma andiamo un po' avanti. Ci racconti che cosa succedeva invece di giorno.>>

Russo fu colto da un improvviso attacco di tosse e si versò un bicchiere d'acqua minerale bevendo subito una lunga sorsata.

<<Di giorno ho vissuto dei veri e propri stati di allucinazione. Vedevo apparire e scomparire sconosciuti davanti a casa mia e avevo dei grossi problemi quando guardavo la televisione.>>

<<Cosa accadeva quando guardava la TV?>> domandò Volterra aggrottando la fronte.

<<Non so, era come se qualcuno stesse cercando di comunicare con me. I film, i telegiornali, erano diversi dal solito. Certe volte mi sembrava quasi che i presentatori televisivi ed i personaggi dei film comunicassero direttamente con me.>>

<<Ha parlato di tutto ciò con un dottore?>> chiese Jonathan Lawson con voce interessata.

<<Naturalmente>> rispose Russo. <<Il mio medico di fiducia mi ha detto di andare da uno psichiatra. Da circa una settimana sto prendendo un farmaco molto potente, che pare sia stato creato apposta per curare questo tipo di disturbi. Mi riferisco alle allucinazioni e agli incubi notturni. Tuttavia io sono convinto che tutto ciò che ho vissuto in quest' ultimo mese sia reale; non credo affatto di essere malato. Il giorno in cui è stato realizzato il filmato dell' Ufo che si libra sopra l'orto del signor Bruno, la registrazione che adesso è nelle mani della polizia, anch'io mi trovavo sul posto. E sapete perché mi trovavo lì, insieme all'altra persona che sta ricevendo dei messaggi dagli alieni?>>

<<Perché?>> domandò Luigi Volterra.

<<Semplicemente perché avevamo fatto lo stesso sogno. Ed eravamo stati informati che se ci fossimo recati in quel luogo all'orario indicato avremmo avuto una prova definitiva che non eravamo pazzi. Per quanto ne so ci sono almeno altre quattro persone in questo momento in paese che stanno vivendo questo tipo di esperienza. Ma lei è sicuramente più informato di me signor Volterra ed avrà di certo già raccolto i loro nominativi.>>

Il giornalista crollò il capo gravemente.

<<Sta succedendo qualcosa di profondamente misterioso in questa zona signori. Pochi giorni fa ho fatto un lungo sogno, forse il più bizzarro fra tutti quelli che si sono susseguiti fino ad oggi. Come in altre occasioni mi trovavo all'interno di un disco volante, sdraiato su un piccolo lettino e con un misterioso oggetto appoggiato sul petto. Intorno a me si trovavano non meno di cinque extraterrestri. Uno di loro era diverso dagli altri quattro. Il suo volto somigliava vagamente a quello di una mantide religiosa. Ha comunicato con me telepaticamente e mi ha lasciato un importante messaggio da diffondere in paese.>>

<<Qual' è il contenuto di questo messaggio?>> domandò Jonathan Lawson.

<<Ci sarà un importante evento fra sette giorni, forse l' atterraggio di un disco volante, anche se non ne sono del tutto certo. Loro mi hanno detto soltanto che sarebbero scesi a terra. Se con una nave spaziale o in altro modo questo però non lo so. L'alieno col volto da mantide mi ha detto di recarmi ad ovest, verso la pineta che si trova vicino al vulcano. La proprietà mi pare che appartenga a Dario Rasà, il commercialista. Altro per adesso non posso dirvi.>>

<<Molto interessante>> commentò Luigi Volterra.

<<Questo in sintesi è il contenuto della mia esperienza>> concluse Russo. <<Spero che mi terrà informato signor Volterra sugli ulteriori sviluppi delle sue indagini. >>

<<Naturalmente>> rispose il giornalista. Seguì una breve pausa; poi lui e il signor Lawson si alzarono in piedi e accompagnati dal testimone raggiunsero l'ingresso della casa.

<<Mi faccia sapere>> disse Russo, prima di salutarli in modo definitivo.

Il signor Lawson e Luigi Volterra gli strinsero la mano e raggiunsero a passi spediti la macchina di quest'ultimo.

<<Che ne pensa allora?>> chiese Volterra mentre salivano in auto.

<<Se non ci fosse di mezzo un filmato giudicato reale dalla polizia direi che si tratta di un semplice caso di schizofrenia>> rispose Jonathan Lawson aggrottando la fronte.

<<Quindi ammette che forse questa volta siamo in presenza di un vero e proprio incontro ravvicinato del terzo tipo>> disse Volterra con espressione trionfante.

<<Io non ammetto niente, amico mio. Confesso però che mi piacerebbe poter sottoporre quel filmato ad ulteriori esami. Perché come le ho appena detto, se dovessi soltanto basarmi sulla testimonianza del bidello le direi chiaramente che siamo di nuovo di fronte a un caso di mistificazione. I sintomi di quell' uomo rientrano in una precisa casistica psicologica. Ci sono segni evidenti dell' inizio di un preoccupante processo di dissociazione psichica.>>

<<A me sembrava sano>> disse Volterra mettendo in moto la sua auto.

Jonathan Lawson si agitò nel sedile e lo fulminò con un' occhiataccia.

<<Lei ha un modo tutto suo di giudicare le persone. Dal mio punto di vista quel tizio era completamente fuori di testa.>>

Si diressero verso la periferia del paese e per il resto della strada parlarono di tutt' altri argomenti. Jonathan Lawson avvertiva ormai un certo appetito. Pensò che al castello sicuramente Ernesto stava già preparando qualcuno dei suoi gustosissimi piatti. Si chiese se non fosse il caso di invitare Volterra a pranzo, ma poi concluse che forse era meglio evitare. C'era il rischio che ricominciasse a parlare di fenomeni paranormali ed altre stranezze. Così si mise comodo nel suo sedile e sostituì la cassetta nell' autoradio, ormai quasi terminata, con una di musica jazz. Fuori nel frattempo aveva ricominciato a piovere. Piccole gocce di pioggia sospinte dal vento si abbattevano sui vetri dell' automobile. C'era poco traffico per strada, la maggior parte degli abitanti del paese era probabilmente già ritornata dal lavoro. Jonathan Lawson pensò ai lontani anni in cui anche lui era costretto a seguire per ragioni finanziarie degli orari molto rigidi. Poi le prime invenzioni di successo, le royalities per i brevetti depositati e la possibilità di ritirarsi definitivamente in quella piccola valle della Sicilia Orientale. Era passato un bel po' di tempo ormai. Aveva avuto fortuna e adesso poteva vivere da uomo libero. Ogni tanto però provava un po' di nostalgia dei vecchi tempi. Degli attimi illuminanti in cui la sua mente riusciva a risolvere un difficile problema matematico o ad immaginare qualche geniale meccanismo, mai costruito in precedenza da nessun altro uomo. Negli ultimi anni, si era dedicato quasi esclusivamente allo sport e alla lettura. Viveva di gioie semplici, le indagini con Volterra erano il massimo di evasione dalla routine quotidiana che si permetteva di tanto in tanto per inserire un elemento di novità nelle sue giornate da pensionato. Il giornalista era ancora giovane e aveva delle convinzioni che Jonathan Lawson non condivideva. Volterra era convinto che il paranormale avrebbe rappresentato un giorno una vera e propria risorsa per l'umanità, mentre l'inventore, che viveva più in là lungo il fiume del tempo, e aveva molta più esperienza, sapeva che la popolazione del pianeta avrebbe raggiunto la piena maturità, solo il giorno in cui si sarebbe liberata in modo definitivo dalle superstizioni. Si, il paranormale probabilmente esisteva, solo che c'era un fattore molto singolare che non si poteva affatto trascurare quando ci si imbatteva in esso. Quando non si trattava di puri eventi fisici o di imbrogli perpetrati ai danni del prossimo, i fenomeni paranormali erano sempre inafferrabili per le menti umane. La logica non riusciva a spiegarli, quindi erano fuori dalla portata dell' indagine della scienza. Purtroppo non c'era proprio niente da fare su quel fronte, la situazione non sarebbe mai cambiata. Quindi perché trascorrere la propria vita ad inseguire il vento? Era proprio questo che l'inventore sperava di far comprendere un giorno al suo amico. Volterra era un giornalista promettente, che avrebbe potuto occuparsi di tematiche più concrete e progredire pian piano nella carriera. Ma ciò sarebbe potuto accadere solo il giorno in cui si sarebbe liberato definitivamente dalla sua ossessione per le tematiche di confine. Fino ad allora avrebbe continuato a lavorare per uno pseudo giornale di provincia. L'inventore non era ancora riuscito a farlo diventare un uomo ragionevole. Ma non aveva alcuna intenzione di arrendersi e quella era diventata in un certo senso la sua missione. Una missione il cui obbiettivo finale era piuttosto arduo da raggiungere, ma che avrebbe potuto rappresentare l'ultimo piccolo grande successo di un maestro di vita ormai in pensione. Quest' ultimo fantomatico caso era molto interessante, soprattutto perché Volterra non era riuscito a capirlo in profondità. Jonathan Lawson in realtà ne sapeva molto più di lui su quelle misteriose apparizioni, ma non voleva ancora illuminarlo in proposito. L'illuminazione del giornalista doveva arrivare in modo del tutto improvviso. Solo in questo modo avrebbe forse compreso. Ma dovevano ancora passare diversi giorni. Giorni piovosi e densi di avvenimenti.

Luigi Volterra perse di vista il signor Lawson per tutta la settimana. Fu un periodo molto breve, ma denso di impegni per il giornalista; nei dintorni del paese vi furono alcuni interessanti avvistamenti di oggetti volanti non identificati, e altre persone lo contattarono per informarlo di diverse stranezze che avevano notato. Volterra riuscì a intervistare tutti e cinque gli individui che sostenevano di essere stati contattati dagli extraterrestri. Fra tutti lo colpì in particolar modo la testimonianza di una signora di ottantaquattro anni che sosteneva di aver passato un' interessante serata in compagnia di alcuni alieni alti e biondi, che avevano accettato con gentilezza alcune tazze di tè verde che lei aveva intelligentemente pensato di offrire loro in segno di amicizia. Ciascuno dei cinque testimoni aveva ricevuto lo stesso messaggio: un importante avvenimento, che Volterra aveva ribattezzato l'evento X, avrebbe avuto luogo il martedì della settimana seguente, nella zona che gli era stata precedentemente indicata dal signor Russo. Fatta eccezione per un cameriere catastrofista, che aveva sostenuto che quel giorno il paese sarebbe stato invaso dagli alieni; tutti i contattati avevano parlato di un possibile atterraggio di un' astronave spaziale proveniente da un mondo lontano. Quella possibilità, non mancò di stimolare l'immaginazione di Luigi Volterra; il giovane aveva sempre sperato di poter assistere un giorno ad un avvenimento di quel genere. Inoltre, se fosse riuscito a riprendere l'atterraggio e ad entrare in qualche modo in contatto con le entità aliene, la sua notorietà sarebbe aumentata enormemente. Il giovane si vedeva già su tutti i telegiornali e rotocalchi nazionali, non riusciva a resistere alla tentazione di fantasticare su una sua futura carriera nel mondo della televisione, come presentatore di trasmissioni interamente dedicate al soprannaturale. "Passerò alla storia come l'uomo che ha dimostrato in modo definitivo che i dischi volanti, esistono" si era detto speranzoso. Così per non rischiare di rovinare quella grande occasione, cominciò a pianificare con cura il comportamento e le precauzioni che avrebbe dovuto prendere il giorno in cui secondo i testimoni, l'evento X avrebbe avuto luogo. Per documentare ogni istante di quel possibile atterraggio contattò un cameramen esperto e un suo amico fotografo. Avrebbero affiancato Emilio, il fotografo non particolarmente dotato, che lavorava da sempre nel suo giornale. Chiese anche ad un rinomato professore universitario, docente di biologia, di essere presente per l' occasione come osservatore indipendente. Infine studiò con cura la zona, dato che non escludeva la possibilità di dover inseguire gli extraterrestri nel caso che si fossero spaventati. Sapeva infatti che oltre lui ed i suoi assistenti sul posto ci sarebbero stati anche i cinque contattati ed una piccola folla di curiosi. I giorni trascorsero velocemente. Si giunse così al fatidico martedì in cui era stato annunziato che si sarebbe svolto l'evento X. Volterra e la sua squadra raggiunsero il posto in ritardo; diversi contrattempi avevano impedito al giornalista di arrivare alla pineta prima del calare del sole. Quando parcheggiarono le automobili poco distanti dal punto da cui orientativamente avrebbero dovuto cominciare la loro ricerca erano già passate le nove e mezzo. Soffiava un forte vento e c'era poca luce. Raggiunsero l'ingresso della pineta, fortunatamente non recintata. Due giorni prima Volterra aveva telefonato a Dario Rasà il proprietario del terreno, per chiedergli il permesso di realizzare un filmato nel corso della giornata. Non aveva però accennato alla possibilità che nella pineta si verificasse un atterraggio di un' astronave aliena. Aveva detto soltanto che voleva visitare il posto in compagnia di un eminente naturalista, per scattare qualche fotografia e filmare possibilmente gli angoli più belli della pineta. Rasà, in un primo momento si era mostrato un pò perplesso, ma poi aveva dato il suo benestare senza sollevare alcuna obiezione. Volterra e i suoi compagni cominciarono ad addentrarsi in mezzo agli alberi, illuminando i sentieri con delle torce elettriche. Presto notarono poco distanti, le luci di altre torce, che si muovevano in una direzione parallela a quella da cui loro provenivano. Il giornalista capì subito che qualcuno dei contattati era arrivato prima di lui sul posto e stava in quel momento perlustrando la zona. Decise di andare a vedere se avevano scoperto qualcosa. Trascorsero un paio di minuti, prima di poter mettere a fuoco i volti di quelle persone. Poi Volterra capì che le torce che avevano notato appartenevano a Russo e ad alcuni dei suoi amici.

<<A quanto pare siete riusciti ad arrivare prima di noi>> disse il giornalista in tono amichevole. <<Possiamo proseguire insieme se vi va.>>

<<E' un ottima idea>> disse Russo.

Continuarono a camminare in mezzo agli alberi ed incontrarono dopo un po' di tempo tutte le altre persone contattate nel corso di quei giorni dagli extraterrestri. Apparentemente non vi era nulla di inconsueto nella pineta. Perplesso, Volterra cominciò a chiedersi se non si fosse in qualche modo lasciato trasportare dalla fantasia. D'altra parte i suoi testimoni potevano essere soltanto degli ingenui in buona fede. Dei poveri schizofrenici, come avrebbe detto il signor Lawson. Pensò di fare qualche ulteriore domanda al signor Russo, che di tutti i contattati gli sembrava il più equilibrato.

<<Ricorda se nel corso dei suoi sogni gli alieni, hanno indicato in particolar modo qualche punto specifico della pineta, quando le hanno parlato dell' evento di cui mi ha accennato durante la nostra intervista?>>

Il bidello scrollò le spalle.

<<No, sono certo che non mi hanno fornito alcuna indicazione, specifica.>>

<<Proviamo un po' a chiedere anche agli altri.>>

A turno il giornalista interrogò gli altri quattro testimoni. Capì presto che nessuno aveva le idee chiare in realtà. Tutti erano stati informati che in quella pineta sarebbe accaduto qualcosa di eccezionale, ma riguardo al tipo di evento che avrebbe dovuto verificarsi nel corso della notte, non riuscivano a fare altro che delle semplici ipotesi.

<<Proviamo ad andare avanti>> disse Volterra in tono avvilito.

Proseguirono la loro ricerca, seguendo il sentiero più largo. L'entusiasmo iniziale che aveva animato il gruppo, cominciava a lasciare il posto ad una profonda perplessità. I minuti iniziarono a scorrere con una rapidità quasi insolita; Volterra si ritrovò più di una volta a guardare sconcertato il suo orologio; non riusciva a credere che il tempo stesse passando così velocemente. Poi, all'improvviso, quando ormai il giovane aveva perso le speranze di trovare qualcosa di insolito all' interno di quella pineta un intenso bagliore colse tutti di sorpresa. Fu un semplice lampo di luce, durò un paio di secondi e si spense nella profondità della notte.

<<Ha visto pure lei signor Volterra?>> chiese con voce un po' emozionata uno dei contattati.

<<Forse ci siamo>> disse il giornalista. <<Proseguiamo in quella direzione e cerchiamo di capire di cosa si tratta.>>

Seguirono altri due lampi improvvisi. Poi un forte boato.

<<Non sarà pericoloso?>> domandò allora il signor Russo.

Volterra scrollò le spalle.

<<Non credo>> rispose mentre una profonda curiosità cominciava a crescere dentro di lui. <<Aspettate qui, vado avanti a controllare da solo.>>

Gli altri uomini si fermarono. Ci fu una serie di cinque lampi molto intensi. A Volterra sembrò quasi che qualcuno stesse cercando di comunicare attraverso la luce. "Peccato che non conosco l'alfabeto morse" si disse emozionato. "Potrebbe trattarsi proprio di quello."

Continuò ad andare avanti fin quando non raggiunse un'ampia radura di alberi. La luce sembrava provenire dal suo interno. Il giornalista si inerpicò per una stretta salita e attraversò molto lentamente un varco largo un paio di metri. "Ci siamo" pensò. Ma non ebbe il tempo di guardare innanzi a sé, che una luce intesissima lo abbagliò completamente. Sentì un rumore simile ad una musica computerizzata e si schermò gli occhi con un avambraccio. Avanzò poi di alcuni passi, ma incespico su un ramo e cadde per terra perdendo la torcia. A quel punto la luce si spense del tutto. Il giornalista si alzò da terra, raccolse la torcia e la puntò in avanti. Sorpreso si rese conto che ad abbagliarlo erano stati una serie di riflettori. Si trovava in uno spiazzo antistante una piccola costruzione in muratura; poco distante da lui, vicino al portico e intorno a un tavolo imbastito con tante prelibatezze, scorse una piccola folla di amici e conoscenti. Uno dei primi che riconobbe fu Jonathan Lawson.

<<Non capisco>> disse Luigi Volterra aggrottando la fronte. Poi notò al centro del tavolo una torta con delle candeline e si ricordò di colpo che quel giorno era il suo compleanno.

I suoi amici lo raggiunsero allegramente per fargli gli auguri. Il signor Lawson rideva. Volterra era troppo perplesso in quel momento per comprendere a pieno ciò che stava accadendo. Poi tutti i membri del suo gruppo, i cinque contattati ed i loro amici e conoscenti raggiunsero lo spiazzale e si unirono al resto delle persone per abbracciare il festeggiato. Fra i tanti comparve ad un certo punto anche l'ispettore Morelli. Soltanto allora i primi barlumi di comprensione cominciarono a formarsi nella mente di Luigi Volterra.

<<Era tutta una farsa>> mormorò scuotendo il capo con espressione sconsolata. "Perché giocarmi un tiro così basso?" pensò poi. "Chi può essere stato l'ideatore di una simile messa in scena?" Per alcuni istanti si guardò intorno con rammarico scrutando attentamente i volti dei suoi conoscenti ed assistenti; continuò imperterrito ad osservarli uno per uno, fin quando il suo sguardo non si posò sul volto di Jonathan Lawson. L' inventore continuava a sorridere. C'era della malizia in quello sguardo, in un lampo di fulminea illuminazione Volterra capì che era stato lui l'artefice di quello scherzo.

<<Perché?>> disse in tono risentito. <<Perché mi ha fatto questo signor Lawson? Illudermi in questo modo per diversi giorni, organizzando una vera e propria recita teatrale. Tutti lo sapevano, meno il sottoscritto. Si è fermato un attimo a considerare che terribile figura avrei finito per fare se avessi contattato qualche giornale importante o qualche rete televisiva?>>

Jonathan Lawson si mise a ridere.

<<Prima di rispondere alla sua domanda, vorrei chiederle signor Volterra perché ha subito pensato che dietro l' organizzazione di questa festicciola che le assicuro non rappresenta assolutamente una presa in giro nei suoi riguardi, ci sono io e non qualcun altro>> rispose amichevolmente.

<<Soltanto lei può aver organizzato così bene le cose. Non mi aspetto da nessun altro un simile tiro, semplicemente perché le altre persone che conosco non sono scettiche come lei.>>

<<Ebbene si>> ammise l'inventore. <<Dato che negli ultimi tempi non frequentava più tanti amici, non si divertiva affatto ed era sempre immerso nel suo lavoro, ho pensato di organizzare questa recita per farle capire che quando si comincia a vivere soltanto delle proprie ossessioni, scusi se le definisco così, si perdono di vista cose più importanti. Lei è ancora giovane e deve vivere la sua vita, amico mio. Non può pensare soltanto al paranormale ed ai fenomeni di confine. Molti altri prima di lei hanno perso il senno a causa di queste ricerche, o si sono fatti raggirare da degli imbroglioni. Qualcuno è persino morto in solitudine. Sono convinto che lei oggi non ha nemmeno ricordato di essere diventato un anno più vecchio.>>

<<Si ammetto di essermi dimenticato del mio compleanno>> disse Volterra arrossendo per l'imbarazzo.

<<Ne ero quasi certo.>> Jonathan Lawson gli diede una pacca sulle spalle. <<Venga Luigi, si rilassi un po' in mia compagnia e si goda l' affetto dei suoi amici. Ci saranno altre possibilità per indagare sugli UFO.>>

<<Non so se riuscirò a perdonarla signor Lawson. Ho passato intere giornate a fare interviste convinto di aver finalmente trovato il caso della mia vita.>>

<<Lei è ancora giovane>> gli disse il signor Lawson. <<Vedrà che l'opportunità giusta prima o poi arriverà. E' soltanto questione di tempo.>>

Volterra lo guardò con rammarico. Poi scrollò le spalle e riempì due bicchieri di aperol.

<<Alla sua>> disse abbozzando un lieve sorriso.

Il signor Lawson prese il suo bicchiere e bevve una lunga sorsata.

<<Alla sua, amico mio.>>

Gli altri invitati li raggiunsero allegramente al tavolo degli aperitivi.



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