ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 16 ottobre 2010
ultima lettura sabato 14 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Volpe e il Lupo

di DieselNoir88. Letto 4402 volte. Dallo scaffale Fiabe

Accadde una volta che un lupo incontrò una volpe e le disse:- Volpe! Sono diversi giorni che non mangio ed ho una gran fame. Mi dispiace ma dev...

Accadde una volta che un lupo incontrò una volpe e le disse:
- Volpe! Sono diversi giorni che non mangio ed ho una gran fame. Mi dispiace ma devo ucciderti cosicchè potrò saziarmi. -
La volpe astutamente rispose:
- Ma lupo, perchè dici questo? La mia carne non è buona e neanche sufficiente per saziare il tuo appetito. Ascolta piuttosto ciò che voglio proporti. Ho un piano che se dovesse andar bene, basterà a saziarti anche per una settimana. Anzi! Che dico mai? Per un mese e più! -
Al lupo era perfino passata la fame, tant'èra tutto orecchi.
- Dunque - disse la volpe. - Al villaggio c'è la bottega di Cecco il salumiere che proprio stamani è partito con la famiglia per la villeggiatura. Al calar del sole quando tutti saranno in casa per la cena il buio ci proteggerà da sguardi indiscreti e sarà allor che ci introdurremo nella bottega ed approfittare di tutto quel ben di Dio! -
Il lupo, sebbene fosse ammaliato dall'audace piano della furbona, era piuttosto perplesso.
- Ma... Come intendi entrare lì dentro? L'ultima volta che passai da quelle parti ricordo di aver visto la porta serrata da un pesante catenaccio. Credo che anche unendo le nostre forze non riusciremmo mai a spostarlo. -
La volpe sorrise.
- E chi ha parlato di entrare dalla porta principale? -
- Altre porte non ci sono, che io sappia! - replicò il lupo già irritato e con il languorino nello stomaco che tornava a farsi sentire prepotente.
- Qui allora, mio caro, non hai avuto la vista tanto lunga. Sul retro c'è una finestrella di legno dai cardini ormai marciti. Basterà farla saltare, e non ci vuole poi molto, ed è sufficientemente grande per consentirci di intrufolarci all'interno. Assicurato! -
Il lupo, facile all'entusiasmo, ora era proprio convinto. Prese a saltare e ad ululare dalla gioia e con la volpe era diventato tutto amichevole. Quasi quasi si dimenticava che fino a nemmeno un'ora prima voleva sbranarla per soddisfare la sua fame cronica. Adesso invece a suon di pacche sulla schiena e strette di zampa non la smetteva più di congratularsi per quel piano arguto.

Arrivò finalmente la sera e i due compari uscirono fuori dal bosco in cui si erano nascosti e si diressero verso la salumeria. Le viuzze del paesino erano deserte e non ebbero spiacevoli incontri, salvo quello con un contadino ubriaco che manco si accorse di loro, e che si trascinava sul viottolo berciando una canzonaccia che se solo il prete l'avesse udito, lo avrebbe scomunicato e maledetto in aeternis.
Un gatto nero appollaiato sornione sulle tegole di un tetto li scorse mentre loschi si aggiravano per le vie. Solamente guardando che razza di accoppiata di malfattori fosse, intuì che c'èra qualcosa sotto, ma vuoi per pigrizia, vuoi per l'indifferenza che caratterizza i felini, tornò a sonnecchiare godendosi gli ultimi raggi di sole di quella giornata.

Come la volpe aveva previsto, la finestrella saltò senza sforzo e, mentre se la ridevano alle spalle di Cecco, furono dentro la bottega. Il lupo spalancò tanto d'occhi di fronte a tutta quella grazia e, senza il tempo di dire una parola, si avventò verso i prosciutti appesi ad una trave e dopo quelli passò alle salsicce. Tutto il pasto venne innaffiato con del Montepulciano contenuto in una botte enorme, da cui il lupo si serviva appoggiando direttamente le fauci al rubinetto.
La volpe se la rideva in silenzio mentre mangiava lentamente una formetta di ricotta tenera tenera e appetitosa.

Per tutta la settimana il lupo non fece altro che mangiare ed ubriacarsi indecentemente mentre la volpe, di sicuro più esperta nell'esercizio della temperanza, si limitava a pasti frugali accompagnati sporadicamente da un bicchierino di bianco mentre con una certa preoccupazione osservava come il lupo ingrassasse a vista d'occhio.
Furono dunque giornate lunghe fatte di ozio e pasti pantagruelici dove ad ogni inizio di pranzo e cena il lupo non si risparmiava mai nel rivolgere tanti auguri di buona salute e di lunga vita alla volpe, sua carissima amica, che mai nessuno si azzardi a farle del male!
Il mattino dell'ottavo giorno però la volpe si svegliò di buon ora e dopo aver sgraffignato qualcosa per la colazione, cercò di fare del suo meglio per svegliare quel poltrone del suo compare che, ahimè, pareva non volerne proprio sapere di levarsi così presto.
Nel suo dormiveglia dovuto all'ubriachezza della sera prima imprecava e malediceva tutti, sua madre compresa. Ed anche quando si udì il rumore del catenaccio della porta che veniva aperta dall'esterno, non battè ciglio. Non si accorse quindi nè della rapida fuga della volpe attraverso la finestrella, nè dell'entrata del salumiere.
Costui era conosciuto in tutto il borgo e dalla gente dei campi come un uomo mite e buono, ma il lupo ebbe l'onore proprio quel mattino di conoscere il lato collerico e violento del suo carattere, nascosto chissà dove...
La volpe non aveva neanche incominciato a correre verso il bosco che si sentì arrivare alle orecchie le urla di dolore dell'amico. Persino quando ormai era nascosta al sicuro tra gli alberi, udiva i pianti e le suppliche del lupo, rumori di stoviglie rotte e legnate come risposta.
Ridacchiando, consumò la colazione con estrema lentezza godendosi le urla del lupo che pian piano si andarono ad affievolire.

Quando ormai il sole era già alto e la volpe si concedeva un sonnellino all'ombra delle betulle, si vide in lontananza avvicinarsi una sagoma malandata e zoppiccante.
Venne svegliata dai lamenti sempre più forti che si udivano tra il silenzio del bosco, attenuato solo dal cinguettare degli uccelli.
Era il lupo. Pesto com'èra ebbe una gran pazienza nel cercare di svegliare la volpe che, dal canto suo, pareva non riuscire a levarsi (o forse non voleva?). Nel frattempo nel paese si era sparsa a macchia d'olio la voce che un branco di lupi aveva nottetempo assaltato i magazzini e i pollai di tutta la contrada. E, sebbene nessuno avesse lamentato la perdita di un solo animale, la paura collettiva fu superiore alla lucidità e gruppi di cacciatori si armarono e si riunirono ai limiti della foresta.
Per il lupo udire quel gran vociare di uomini armati di fucile farsi sempre più vicino fu il colpo di grazia. Si dimenticò in quattr'e quattr'otto del dolore che provava per le botte ricevute e, caricandosi la volpe ancora dormiente sulle spalle, cominciò a correre sempre più veloce nei meandri del bosco dileguandosi.
Quando ormai erano al sicuro il lupo rallentò il passo e prese la strada per raggiungere la sua tana. Proprio mentre erano ormai prossimi all'entrata della caverna udì la volpe canticchiare nel dormiveglia una strofetta di cui comprese solo un paio di versi:

"Tanzanà, tanzanà
E lo storpio porta il sano!"

Come sentì quelle parole si rabbuiò in viso e domandò:
- Amica volpe, ma cosa dici? -
E la volpe, soavemente, rispose:
- Non sto molto bene, lupo. La febbre forte fa delirare, sai? -
Solo allora la bestia si accorse di come la scaltra amica lo aveva preso in giro. Ma, ahimè, quel che era fatto era fatto! Forse si sarebbe vendicato facendogliela pagare a suon di botte, magari molto più forti di quelle che aveva preso in paese, ma ora no.
Ora aveva solo voglia di riposare.


Commenti

pubblicato il 16/10/2010 13.17.20
LunaPiena, ha scritto: Comicità e morale fanno di un racconto un piacevole cantare :)
pubblicato il 17/10/2010 1.26.41
fiordiloto, ha scritto: leggerti è sempre piacevole! Concordo con lunapiena! :-) Ps grazie per il tuo commento! Francesca

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: