ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 4 ottobre 2010
ultima lettura giovedì 31 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

The doll

di darkett1. Letto 577 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Aveva in mano fiori elettrici e l' orsacchiotto di pezza.Con orecchie arrossite ascoltava bestemmie di ogni tipo e poi nascondeva il volto nel buio. Sonia era stanca e triste per quello che si ripeteva ormai ogni sera prima che lei andava a lett...

Aveva in mano fiori elettrici e l' orsacchiotto di pezza.Con orecchie arrossite ascoltava bestemmie di ogni tipo e poi nascondeva il volto nel buio. Sonia era stanca e triste per quello che si ripeteva ormai ogni sera prima che lei andava a letto, I genitori litigavano, urlavano ossessivamente, a volte il padre alzava le mani su sua madre, scene per le quali Sonia provava dolore, non era certo bello vedere sua madre che non sapeva difendersi e scampare alle percosse di quell' uomo bruto. Sonia si circondava di un mondo a parte per sfuggire a quella realtà insostenibile. Nonostante il padre non sembrava essere affettuoso vedeva in lui qualcosa di strasnamente positivo non riusciva Sonia a capire bene perché provava dentro di se questo inspiegabile affetto nei confronti del padre. C'era Jolanda il suo giocattolo preferito, una bambola dai lunghi capelli biondi, dagli occhi grandi e azzurri, dalla bocca piccola e rosa. Sonia non riusciva a distaccarsene, la considerava una vera bambina come lei, un' oasi d' affetto e proprio prima di andare a dormire se la metteva vicino a lei sul cuscino provando quella sensazione di unione quasi indivisibile e protezione quasi impalpabile. Sentiva ancora il padre sbraitare e bestemmiare, la madre gli inveiva controe dopo correva in camere da letto chiudendosi a chiave, costringendo il consorte a dormire sul divano. Sonia si rassegnava al fatto di non aver intuito nessuna pace tra i suoi due genitori e con un senso di sconfitta si ritirava nella sua stanza, si infilava sotto le coperte e con se portava Jolanda, chiudeva gli occhi sperando in qualcosa di diverso, di bello almeno nel mondo dorato dei sogni. Un padre dalla figura imponente per spaventarla, per turbarla. Non c' era la mamma per farla franca. La sua imponenza diventava sempre più grande, più schiacciante, lo vedeva dal basso verso l' alto, il suo volto pieno di rabbia, "Sonia". Il risveglio era traumatico, nel buio della sa stanza abbracciava Jolanda e cercava di non piangere. I suoi sette anni erano ormai racchiusi in un universo non parallelo a qello che in realtà voleva vivere, Si estraniava completamente da quelle brutte situazioni che regnevano in casa. Litigi e incomprensioni. Sonia temeva che al mattino prima che lei si alzasse dal letto i genitori potevano offrirle e darle nuovo sconforto oltre che la sera. Teneva ormai Jolanda sempre tra le braccia, la cullava e le dava baci sullen finte gote di plastica. Diceva Sonia " Tu sei il mio mondo ormai" quasi non accorgendosi di parlare al vuoto. Era sopraffatta dal dolore. Vedeva solo dolore intorno a se. Rifiutava di giocare con le barbie, non le vedeva affettuose, non certo come Jolanda, vedeva nelle barbie sua madre incapace di difendersi dal padre, incapace di cambiare vedeva il vuto che probabilmente era dentro sua madre. I giorni trascorrevano inesorabilmente tra strilla della madre che accusava il padre di tradimento e pochissimi affetto e attenzioni nei suoi riguardi e soprattutto nei riguardi della loro figlia, il padre attribuiva alla moglie tutti i suoi fallimenti. Sonia sentiva tutto questo e sperava tanto che tutto questo finisse il più presto possibile. Istintivamente vedeva se stessa nella sua bambola, si guardava intorno e non poteva far altro che trovare quella bambola maledettamente dolce. Provava per quel giocattolo un amore viscerale. Alla porta della sua stanza qualcuno bussava non poteva che essere suo padre o sua madre. Una voce dal tono virile diceva " Sonia apri la porta". Non voleva farsi vedere giocare con la bambola Apriva la porta trovava il padre davanti a lei, la guardava con tono severo, perentorio. Una piccola carezza sul suo volto e un timido sorriso poi se ne andava senza dirle nulla. Era sera tardi e voleva andare a letto, vicino a lei Jolannda il suo odore di plastiva arretiva Sonia e gli occhi diventavano senza colore si trasformava in un giocattolo per maschi, in un mostro. La testa cambiando forma faceva impaurire Sonia iniziando a piangere, le braccia e le mani verdi si allungavano per toccarle la faccia e Sonia urlando fuggiva dalla sua stanza correndo all' impazzata verso la stanza dei coniugi Strall, i suoi genitori. Piangendo ancora Sonia sconvolta aveva paura di Jolanda che non era più la stessa bimba dalle gote gonfie e rosa. Il pavimento della stanza schricchiolava, il pallore di Sonia si accentuava sul suo volto, una voce torbida la richiamava, il suono cupo di un pianoforte invadeva la stanza, quelle braccia aggrovigliate volevano poggiarsi sulla sua testa, era un incubo per Sonia vedere quel mostro per intero. Si intensificava sempre di più il suono del pianoforte nella cupa stanza senza luce. La finestra si era aperta e il riflesso del sole irradio quelle braccia sempre più verdi e lunghe,Ad un tratto una figura indefinibile spuntò tra le braccia di quel mostro. Prendeva forma una pianta alta smisuratamente con fiori blu cobalto nel primo a spuntare fuori c' era un biglietto con una scritta giallo ocra, " La dolcezza si riflette dentro quello che non conosci se guarderai nel cielo saprai". Sonia leggeva questo con turbamento e non capiva perché proprio la dolcezza avesse a che fare con il cielo, provava ad immaginare un cielo blù di quelli che vedeva quando il padre la portava a giocare nel parco, pensava che avrebbe potuto trovare quello che non aveva più. Sognava una bambina come lei che le avrebbe parlato, l' avrebbe stretta a se, mentre i coniugi Strall l' avrebbe guardata allontanarsi sempre di più, dove non sarebbero pututa andarla a prendere, non avrebbero potuto raggiungerla, tra il vento l' avrebbero salutata mentre la sua voce accoglieva altre dimensioni.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: