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lavoro pubblicato venerdì 1 ottobre 2010
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

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“Ti tiravano via i calzoni corti e ti mettevano su quelli lunghi”

di trap56. Letto 1277 volte. Dallo scaffale Umoristici

Ventidue anni, nemmeno una femmina sciupata. Giangilberto Calzi, detto Pippa Calzelunghe, non reggeva più il confronto dialettico con gli amici del bar: loro, adulti fatti; lui, un adolescente immaturo. Sentirli, trombavano tutti come martelli p...

Ventidue anni, nemmeno una femmina sciupata. Giangilberto Calzi, detto Pippa Calzelunghe, non reggeva più il confronto dialettico con gli amici del bar: loro, adulti fatti; lui, un adolescente immaturo. Sentirli, trombavano tutti come martelli pneumatici fatti di coca. Lui, confinato nel ghetto del fai-da-te. Il training autogeno alla lunga stanca, ti cresce dentro l'esigenza di andare oltre. Mica poteva trascorrere la vita a replicare le aste dei tempi dell'asilo: anelava un alfabeto nuovo, una nuova grammatica del vivere. No, non l'aveva letto Cooper: dalle sue parti le Coop non erano viste di buon occhio perché erano dei rossi. E gli dispiaceva. Le ‘compagne', si diceva, la davano via a ogni 3x2, anche a quelli degli altri supermercati. Voleva darci dentro come i suoi pari, insomma.
Ragazze che gli piacevano ce n'erano, ma non sapeva da che parte cominciare: "Ti manca il noàu", gli aveva detto un giorno Tonio Pentium, il quasi perito informatico della compagnia.
Giangipippa lo sapeva, per bocca del nonno materno: quando era giovane lui, i ragazzotti si facevano le ossa al casino. Lì c'erano delle vere e proprie maestre che ti insegnavano quello che si deve fare con le donne, "ti tiravano via i calzoni corti e ti mettevano su quelli lunghi". Sempre meglio di certi riti di iniziazione di cui aveva letto sui giornalini porno.
A quell'epoca là, spesso si finiva al bordello con i ‘coscritti', quando si facevano ‘i tre giorni' della visita di leva. La naja trasformava gli adolescenti in veri uomini sotto tutti i punti di vista. Fa niente se in quei tempi non lo sapevano di essere adolescenti, roba da ricchi.
Oggi, pensava Giangipippa espirando soffusa nostalgia, non c'è più nemmeno il servizio militare, come si fa a diventare uomini? Poi dicono dei bamboccioni, ma quelli che la pensano così mica se lo ricordano che loro c'avevano i bordelli che li strappavano dalle sottane delle mamme per consegnarli a quelle delle mogli, previo CAR (Centro Addestramento Reclute).
Il Mansù (l'intellettuale del gruppo, perché di cognome faceva
Manzoni) aveva raccontato che secondo le più moderne teorie la vita del maschio era tutta lì: passare da una donna (la mamma) a un'altra (la moglie), distinte dal fatto che si tromba solo la seconda. Salvo deviazioni. Uno studioso ha chiamato questo fenomeno ‘la linea d'ombra'. E tutti avevano capito di che linea si trattava.
Giangilberto quasi tutte le notti sognava di varcare la fatidica ‘linea d'ombra', forse suggestionato dai video porno che gli passavano gli amici e che lui si snocciolava sul PC portatile con la vigile attenzione di uno scolaretto avido di conoscenza. Purtroppo non riusciva a sganciarsi dal reparto bricolage e l'anelito si trasformava in trepidazione,, la trepidazione in ansia, l'ansia in inquietudine. La mattina non sapeva più che scuse inventare davanti alla mamma perplessa, convinta com'era che lui fosse ormai un uomo. Tanto che gli terremotava i timpani a forza di "E' mica ora di farti la morosa?", "Mocala lì di leggere sempre i Tex e di stare al bar con quella manica di scioperati!".
Gli amici per un po' si divertirono a prenderlo in giro, a solleticare la sua smania di fare il salto di qualità. Di fare sesso anche con un'altra persona.
Ma ogni bel gioco dura poco: cominciarono a scocciarsi dei suoi continui lamenti, delle sue autoflagellazioni. Decisero di passare all'azione: non c'erano più i bordelli per fare scuola-guida, ma le libere professioniste del sesso continuavano ad arrecare sollievo alle tensioni psicofisiche dei loro clienti. Avrebbero portato Giangipippa a mignotte.
Quando glielo comunicarono, l'autodidatta si trincerò dietro un NO stile ‘Urlo di Munch':
"Mai! È come andare in bici con le rotelline di dietro".
"Ma sì! - gli replicarono - Tutti i bambini iniziano con le rotelline; poi con la pratica si levano".
Ebbe un flash-back cruento, ripensando al giorno in cui per la prima volta il padre, buonanima, gli aveva staccato le rotelline dalla bicicletta (aveva sei anni, primo giorno di scuola): perse subito l'equilibrio e andò a sbattere il naso su una panchina di granito. Però ‘sto giro andare a sbattere gli suonava meno doloroso.
La Compagnia dei Marciapic (o martelli pneumatici) si riunì, ponderò, sbraitò, sghignazzò, deliberò: "Tiriamo fuori venti euro a cranio e gliela offriamo noi la prima ciulata, a quel mona del Pippa". Tutti d'accordo. L'avrebbero portato loro in macchina, il Giangilberto non aveva nemmeno la patente: non se la sentiva di guidare. Come fai a fare tutte quelle cose lì insieme: guardare davanti e in giro e negli specchietti e cambiare la marcia e frenare e schiacciare la frizione e girare il volante e suonare il clacson e fumare? Lo prendeva l'estasi, quando guardava gli altri durante la guida: gli sembravano dei virtuosi, proprio come gli attori dei film porno.
Una sera gli dissero: "Domani, dopo il lavoro fatti una bella doccia, lavati i denti, profumati e mettiti vestito bene. Sarà il giorno che superi la linea d'ombra". Tono che non ammette replica.
Gli scelsero anche la guida, "Quella che ti condurrà - tuonò il Mansù - come Beatrice all'interno!". Rise solo lui della sua battuta colta.
La fortunata era una gazzella dell'Africa nera, così prorompente che avrebbe indotto il più squilibrato dei fanciulli a correre anche su una ruota sola. Gliela indicarono; lo spinsero a manate nella sua direzione: "Ti aspettiamo qui, facci mica fare brutte figure!".
Lei lo fece salire al primo piano di una anonima palazzina di via del Crampo (non era il vero nome, però era molto evocativo). Qualcosa aveva già intuito, ma ebbe la certezza quando Giangilberto Calzi, arrossendo come una colata lavica, le tese una rosa paonazza dicendole: "Signorina, questa è per lei". Erano solo venti, gli anni di Hadiya la nigeriana, ma la vita le aveva già insegnato parecchie cose. Non impiegò molto a introdurre il giovane adepto ai misteri della nuova religione: il pallido sole che illuminava la sua linea d'ombra ebbe un repentino tramonto.
Lui era lì, confuso, incerto se gioire o piangere. No no, bello, ma... tutto qui? Era questo ‘diventare adulti'? La ninfa d'ebano gli stava carezzando il volto quasi materna; di botto le si aprirono due cateratte, che scolarono sul petto bianchiccio dell'ex vergine un paio di etti di rimmel, fard e simili. Prima che il nostro eroe potesse aprire bocca, lei gli riempì le orecchie e il cuore con una storia degna del miglior De Amicis nero, se pure Giangi ex Pippa aveva mai sentito quel nome.
"Tu sei così buono, così diverso dagli altri... con te sento di potermi aprire".
E gli sciorinò, con gli occhi bassi per la timidezza, la storia di un padre che regala alla moglie la quarta gravidanza e poi scappa a lavorare su una piattaforma petrolifera. Meno male, visto che torna a casa sempre ubriaco (è un musulmano con forti tendenze all'eresia) - e pesta chi gli capita a tiro. Si diverte con giovani straniere (lui è un musulmano deciso a prendersi già in terra una consistente fetta delle settantadue vergini previste per lui nell'aldilà. E non è colpa sua se le straniere gli si offrono tutte già prive del regolamentare lucchetto). Via lui viene meno anche il minimo sostentamento. E' la miseria, l'accattonaggio, vivere alla giornata. In una catapecchia, dormendo per terra, senza servizi igienici.
Giangilberto ascoltava come in un incubo: racconti così ne aveva sentiti in televisione o letti sul bollettino parrocchiale, senza mai troppa attenzione e interesse. Non è che si beveva tutto, lui: qualcosa di vero ci sarà stato ma pure della bella esagerazione per farti tirare fuori i soldi. Adesso invece si trovava immerso nel dramma di una giovane donna costretta a emigrare per aiutare la famiglia. E ridotta a far da sedativo alle tribolazioni genitali di quelli come lui.
Si sentiva un verme schifoso: per varcare la linea d'ombra si era servito dell'innocenza di un angelo dalle ali di piombo. D'impeto mise mano al portafoglio, ne strappò alcune banconote da cinquanta euro (le portava sempre con sè) e le ficcò in mano ad Hadiya.
"Tienile, mandale a tua mamma, io campo ugualmente. Tu però, per piacere, non lavorare almeno per un paio di giorni".
Gli occhi della gazzella nera si dilatarono come quelli di una civetta miope: guardava ora i soldi ora Giangilberto, indecisa su chi baciare.
Lo abbracciò a lungo.
Il filantropo uscì in un viluppo di soddisfazione e di malessere. Si sentiva un altro, diverso da quello che era entrato poco tempo prima. Senza capire cosa fosse.
Fatti pochi passi fuori dalla palazzina, si girò di scatto e divorò le scale a quattro a quattro: andava a chiederle di venire via con lui, di sposarlo.
"Non ti posso offrire molto - le avrebbe detto - ma una vita dignitosamente modesta è meglio di...". Alte risate, quasi sguaiate, lo inchiodarono sulla porta dell'appartamento. Inquieto, si fermò a origliare, a spiare dal buco della serratura. Due gazzelle nere si piegavano dal ridere; una, sventolando banconote da cinquanta euro, replicava all'altra una scena patetica, con probabile titolo: "Mai visto uno così!".
Fu sul punto di entrare, prenderla a schiaffoni, riprendere i suoi soldi. Ci rinunciò, convinto anche dall'uomo materializzatosi alle sue spalle, che lo squadrava come un macellaio fa con il maiale da squartare.
Tornò dagli amici, che si guardarono bene dal fare domande: aveva la faccia del candidato al patibolo. Scossero la testa: ma quando cresceva, quello?
Giangilberto Calzi si sentiva come un flipper strapazzato da un fanatico del tilt: pensieri, sentimenti, stati d'animo gli rimbalzavano dentro come palline d'acciaio. Tornato a casa, stava per gettare al macero la sua sconfinata collezione di Tex, ma cambiò idea. Andò su e.bay e li mise tutti in vendita. Gli era venuta una mezza idea: con due soldi in più poteva invitare a cena fuori una qualche amica della sorella: quelle non potevano raccontargli balle sulla famiglia.
L'affare andò in porto, tanto che...
"Pronto, Jessica...?"


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