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lavoro pubblicato venerdì 1 ottobre 2010
ultima lettura giovedì 11 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ali

di dafne. Letto 1037 volte. Dallo scaffale Pensieri

Sento te, sento noi, sento quello che la realtà non ci permette di vivere. Sento la verità di una vita parallela che vive solo in me, di quello che sono…. Mi vedo e mi sento bambina-adolescente-adulta- mi vedo nei rituali della penombra, del crepuscolo me

ALI

Ci sono testi che sembrano essere stati scritti su misura per te. Ci sono testi che agli altri non dicono niente e a te aprono un universo di ricordi, di vissuti, di volti e di verità. Ci sono testi che bruciano dentro e aprono ferite che tu non vuoi richiudere. Ci sono testi che parlano a te, ai tuoi ricordi, ai tuoi occhi che si specchiano nei tuoi senza dire una parola. Ci sono testi che non dimentichi, che ti accompagnano, che vorresti sentire entrare nelle tue viscere, lacerarti l’anima per far uscire la parte più vera e intima di te. Ci sono testi che non si fermano alle parole scritte, ma che abitano nel sottotesto dove tu vivi. Ci sono scene che non hai potuto vivere nella vita reale ma che senti di aver vissuto miliardi di volte dentro di te. Il tuo corpo che cambia, che da bambina diventa il corpo di una donna, la malizia delle prime forme, la scoperta di un primo erotismo, l’intimità negata dal non poter chiudere una porta quando la sera si va a letto perché tu quella stanza non l’hai mai avuta. Il dolore dello schiaffo di un padre che non è mai arrivato. Perché tuo padre non si è mai accorto di te. Non ha mai saputo esprimere il bene che ti vuole. Un padre che non ha saputo parlare, lottare, comprendere. Un attimo, un momento quello prima del sonno che per te ha qualcosa di magico; in quel momento tutti i sentimenti, belli e brutti, tutte le emozioni si racchiudono nel togliere i vestiti dopo una giornata di sensazioni e vissuti, prima di coricarsi a letto. In quel letto dove si torna bambini, dove a volte ci si accarezza, dove si cerca di nuovo il contatto, dove si rivive l’immagine; dove lui vive ancora. Lui, il suo odore, i vostri sguardi bambini, le vostre canzoni, le vostre paure, i vostri segreti. Voi soli nel mondo, voi che avete rinunciato a voi. Una casa, quella di tua nonna, in un piccolo paesino, di fronte ad una chiesa; una torretta fredda e sporca. Poco curata, perché tua nonna la casa non l’ha mai amata eppure ogni cosa, ogni mattonella li parla di lei, della sua presenza, della sua ritualità, tutto ha i suoi occhi nocciola, quello sguardo interno, mai totalmente felice, quello sguardo forte e malinconico. Lo sguardo di chi in ospedale, priva del linguaggio, ti ha implorato di lasciarla morire. Quello sguardo che tanto nasconde della sua storia personale. Lo sguardo di una donna che tutta la vita ha lottato e sopportato un uomo vittima della sua dipendenza da alcool, l’umiliazione di essere la moglie di Pilato, di allevare nella povertà tre figli maschi; la dignità di chi lavora nei campi dall’alba al tramonto. Di chi non sopporta di avere i piedi nelle scarpe. Di chi vorrebbe solo ballare in piazza per sentire la musica fluire nelle vene e condurla alla follia del ritmo di una danza popolare liberatoria. Nei miei ricordi prima di andare a letto ci sei sempre tu, tu con la tua gestualità, tu con il tuo incedere, padrona del focolare, tu con il tuo mutismo, tu con la tua forza, tu che pettini i tuoi capelli seduta sulle scale, l’odore della pasta fatta in casa, i tuoi piedi sporchi, distrutti dalla terra. Tu che sei andata via troppo presto. Tu che sei per me una parte di me che porto nel mondo, che mi cammina dentro. E poi c’è lui, la nostra storia, i nostri sguardi, il primo bacio dato sulle scale con le carte in mano e le canzoni di Baglioni in piazza, io che camminavo sulle mani e tu che mi guardavi con amore. I miei occhi si sono persi nel lago dei suoi, nel silenzio e nella vergogna di due mondi diversi; tu che mi aspettavi alla curva del paese, tu che mi stringevi la mano mentre io piangevo raccontandoti della violenza, tu che soffrivi con me e sognavi davanti ad un tramonto, noi in una vecchia macchina sporca e distrutta, tu che lavoravi già da bambino. Tu che odori di natura, tu che provi a darti un tono, tu che non hai saputo lottare per me. Tu che quando ti ho chiesto di non andare mi hai detto DEVO. Tu che sei l’altra mai ala. Tu che sei me. Tu che sei una parte di quel filo rosso che non si può e non si deve tagliare neanche con la morte. Ti sento, ti sento negli odori che mi circondano, nelle note della musica che ascolto, nei ritmi che danzo. Tu che i miei occhi e il mio cuore cercano nella penombra della mia stanza, nel bucato dei miei vestiti, nelle luci che mi baciano.

Sento te, sento noi, sento quello che la realtà non ci permette di vivere. Sento la verità di una vita parallela che vive solo in me, di quello che sono…. Mi vedo e mi sento bambina-adolescente-adulta- mi vedo nei rituali della penombra, del crepuscolo mentre mi abbandono alle mie fantasie, al bisogno di calore che sento. Sento, sento le tue braccia che mi avvolgono, sento le tue mani che mi sfiorano…sento che c’è un modo diverso di amarsi in cui non c’è la carnalità, in cui il tempo non esiste…in cui ancora oggi pur essendo adulti ci si trova a guardarsi da bambini. Sento me in un tempo che non ho vissuto…ma così diverso dall’oggi. Nei paesi il tempo si è fermato….tutto ha il sapore della semplicità. L’odore della morte, della caducità dell’esistenza; del peso che ci si porta dietro ereditato dalla famiglia. Nulla però è così puro e vero come quelle pareti gelate, quei letti con le lenzuola di flanella lavate a mano. Nulla è più puro dei capelli neri lisci che avevo da bambina e tenevo rigorosamente ordinati con le tracce o le mollettine. Nulla di più vicino che le gonnelline a piegoline e i calzini bianchi….quest’immagine di me (?!) mi fa compagnia….una parte di me è morta li…l’ho lasciata in quei ricordi…nell’anello che tengo al dito….

A volte in una danza di pochi minuti, in una gestualità che ha un ritmo che ci appartiene nell’immaginazione, che ci obbliga alla presenza, a non fuggire rapiti dalla velocità si ritrovano ricordi che sono frammenti della nostra anima…

La danza, la danza per me è la luce che mi permette di parlare, di vivere;

gli occhi; gli occhi sono lo specchio di quel mondo interiore che non svelo,

il corpo… il corpo è quello scrigno dai mille segreti

l’arte…l’arte è dove quell’io fluttua nell’aria e permette il formarsi di un NOI….

Il movimento; è quel ritmo che nasce con noi, con il primo pianto e l’energia e il dolore del primo respiro….quel respiro che accompagna il battito del nostro cuore e si modifica con le emozioni; quel respiro che è il compagno unico ed insostituibile dell’esistenza.

Mi vedo nuda davanti ai vetri appannati della finestra in una stanza spoglia con le pareti di pietra. Vedo i contorni del mio corpo, la mia schiena e le mie mani che fluttuano in aria, che danzano il gioco della luce, sento i miei occhi bagnarsi di lacrime, sento i brividi di una mano fredda sulla schiena, sento l’abbandono di un abbraccio eterno con me stessa. Sento che il ricordo si dissolve in ogni parte del mio corpo. Sento che sono sola eppure due angeli mi avvolgono e con me sciolgono il freddo dell’anima.

Laura (Dafne) 30 settembre 1 ottobre

….pensieri sciolti dopo la danza di Indaco



Commenti

pubblicato il 01/10/2010 16.49.33
cri52, ha scritto: Ben arrivata Dafne. Molto piacevole leggerti.

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