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lavoro pubblicato giovedì 16 settembre 2010
ultima lettura sabato 23 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Arrivo su Saruka (4)

di swetty. Letto 716 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Khady fu l'ultima a raggiungere la mensa quella sera. Il sergente istruttore la stava aspettando davanti alla porta, dopo aver fatto passare tutti gli...

Khady fu l'ultima a raggiungere la mensa quella sera. Il sergente istruttore la stava aspettando davanti alla porta, dopo aver fatto passare tutti gli altri. Poco prima di raggiungerlo, Khady incontrò di nuovo Taro, che stava anche lui andando a cena, nella mensa riservata ai sottufficiali. Lei si fermò e gli sorrise.

Khady - Taro.

Taro - Sottotenente, come va?

Khady - Potrebbe andare meglio, sono un po' a pezzi.

Taro - Anche voi sotto addestramento?

Khady - Già.

Taro - Se continuano così...

Taro si era bolccato e fissava qualcosa oltre la spalla di Khady. Lei si girò e si ritrovò il sergente Andrian dietro le spalle.

Sergente - Va' dentro, soldato.

Khady seguì Taro con lo sguardo e lo vide entrare nella sua mensa, sotto lo sguardo accigliato di un altro sergente.

Sergente - Cosa credevi di fare, marinaio?

Khady - Niente, signor sergente istr..

Sergente - Sei in riposo, marinaio, basta sergente.

Khady - Allora, niente, sergente. Io e Taro ci siamo ..

Sergente - Il soldato Taro.

Khady sbuffò.

Khady - Io e il soldato Taro ci siamo conosciuti sulla navetta.

Sergente - Tu pensi che sia un gioco, vero, marinaio?

Khady - Non capisco cosa... ci stavamo solo salutando...

Sergente - Vieni con me.

Il sergente aprì la porta della mensa sottufficiali, fece passare davanti Khady, ma le impedì di proseguire oltre la soglia. Taro era in piedi, al suo tavolo, davanti al suo vassoio. Il suo sergente, con un'aria forse troppo soddisfatta per quello che stava facendo, lo stava rimproverando ad alta voce.

Sergente (di Taro) - Ora, soldato, tu resterai in piedi per tutta la cena, senza parlare e senza mangiare. Quando tutti avranno finito, prenderai il tuo vassoio e andrai a gettare tutto nella spazzatura. Chiaro?

Taro - Sì, signor sergente, signore.

Il sergente Andrian tirò via Khady e richiuse la porta.

Khady - Solo perché ha parlato con me?

Il sergente non rispose e proseguì verso la mensa ufficiali. Khady cercava di stargli dietro. Quando arrivarono al tavolo, il sergente prese posto a capotavola.

Sergente - Scalate. Marinaio, qui.

Il sergente le indicò il posto accanto a sé. Khady si portò controvoglia vicino a lui.

Khady - Preferisco rientrare nei miei alloggi.

Sergente - Siediti.

Khady - No, sergente.

Il sergente si alzò in piedi e le si parò davanti. La sopravanzava di una spanna e lei era costretta ad alzare gli occhi. Parlò sottovoce.

Sergente - C'è sempre uno come te, che crede di essere più furbo perché è un ufficiale, ma per i prossimi due mesi, i tuoi gradi non conteranno nulla e tu varrai meno della polvere che ti farò mangiare. E adesso siediti.

Khady si sedette controvoglia e abbassò lo sguardo sul tavolo. Nessuno parlava. In quest'atmosfera tesa, si presentò il cuoco.

Cuoco - Cosa mangiano, sergente?

Sergente - Per stasera, mangiano quello che vogliono.

Il sergente li indicò e il cuoco spiegò cosa c'era per cena. Fu sufficiente a ravvivare la tavolata. Quando fu il turno di Khady, lei scosse la testa e allontanò le posate.

Khady - Niente. Non ho fame.

Il sergente si girò verso il cuoco.


Sergente - Portale quello che porti a me.

Rimase a guardare Khady per due minuti, aspettando che fosse lei a parlare. Piano piano gli altri presero a chiacchierare tra loro.

Khady - Non intendevo mancarvi di rispetto.

O forse sì. Il sergente tamburellava con le dita sul tavolo.

Sergente - Cosa facevi, prima, marinaio?

Khady - Il marinaio, come dite voi.

Sergente - Come no. Che grado avevi?

Khady - Tenente di vascello.

Sergente - Però. Un bel passo indietro, per te.

Più di quanto si possa immaginare. Khady iniziò a giocare con la forchetta. Il sergente la guardava. No, non doveva essere facile, tornare a prendere ordini come una recluta qualsiasi. Il sergente sospirò.

Sergente - Mi hanno detto che non hai fatto la doccia con gli altri, nello spogliatoio.

Khady - Sono tornata nel mio alloggio.

Il sergente non replicò.

Khady - Non ci sono sgabelli, nelle docce degli spogliatoi.

Il sergente la guardò con aria scettica.

Khady - E' vero che non ci sono, ho controllato, potete chiedere. Non riesco a fare la doccia, restando in piedi.

Sergente - Non ne dubito.

Soffiò via delle briciole dal tavolo.

Sergente - Vediamo, quindi, se adesso portassi uno sgabello negli spogliatoi, rifaresti la doccia assieme a tutti gli altri?

Khady esitò e il suo respiro accelerò leggermente.

Khady - Sì... certo.

Il sergente annuì e sospirò. No, decisamente non doveva essere facile, per lei.

Sergente - Domani farò portare uno sgabello in ogni doccia degli spogliatoi.

Dopo cena, il sergente congedò gli altri.

Sergente - Tu no, marinaio, tu vieni con me.

Khady aspettò di rimanere sola con lui, prima di parlare.

Khady - Sergente, io non so cosa vi ho fatto, ma sono sicura che c'è una qualche regola che vi...

Sergente - Tu non mi hai fatto niente, non ce l'ho con te.

Khady - ... che vi impedisce di vessar... cosa avete detto?

Il sergente rise.

Sergente - Ho detto che non ce l'ho con te, marinaio.

Khady rimase senza parole. Stava cercando di riformulare una frase, quando il sergente si girò sbuffando e si incamminò. Khady gli andò dietro e lo seguì fino alla palestra. La attraversarono tutta e si fermarono in fondo.

Sergente - Siediti sulla panca, a cavalcioni, ci riesci?

Khady - Sì.

Sergente - Sì?

Khady si chiese se c'era, e quale fosse, un segnale che indicava quando si doveva riprendere a usare tutto il saluto, e quando no.

Khady - Sì, signor sergente istruttore, signore.

Si sedette a cavalcioni della panca, posando le stampelle poco lontano, per terra. Il sergente le si mise dietro le spalle.

Sergente - Vieni più indietro.

Khady si appoggiò sulle braccia e si tirò indietro fino al bordo della panca. Il sergente l'afferrò per le spalle, le tirò indietro e spinse il resto della schiena in avanti.

Sergente - Dritta, con questa schiena. Alza le braccia.

Le fece mettere le braccia in orizzontale e iniziò a muoverle e a torcerle, tastando i muscoli, delle braccia e della schiena. Poi le si mise a fianco e continuò a fare delle altre prove. Khady cominciava a sentirsi un cavallo e si chiese se le avrebbe controllato anche i denti. Il sergente concluse l'esame con un colpo, dato col dorso della mano, sulla pancia di Khady. Niente di forte, ma sufficiente a farla piegare in avanti.

Scuotendo la testa, si sedette davanti a lei, anche lui a cavalcioni della panca.

Sergente - Da quanto sei ferma, sottotenente?

Khady - Da quasi tre anni, signor sergente...

Sergente - Che hai fatto alle gambe?

Khady - Un incidente.

Il sergente sospirò.

Sergente - Mi prendi per idiota?

Khady scosse la testa e fissò il vuoto.

Sergente - Che cos'hai di preciso?

Khady - Non si sa. Non hanno niente che non va, ma continuano a farmi male.

Sergente - Hai visto qualche specialista?

Khady - Uno, un anno e mezzo fa.

Sergente - E poi basta?

Khady ripensò alla sua vita, degli ultimi mesi. Non riuscì a rispondere. Il sergente non insistette. Si posò le mani sulle ginocchia e la studiò.

Sergente - Va bene. Conosci il principe generale?

Khady - Chi?

No, non con quel nome quantomeno. Il sergente Andrian pensò che quella storia era sempre più strana.

Sergente - Lo sai chi comanda, su Saruka?

Khady - No, sergente. Mi hanno solo detto che era lì che dovevo andare.

Sergente - Il nome del principe Mayste ti dice qualcosa?

Eccome, sergente, tutti conoscono il principe Mayste. Khady lo guardò allibita e anche un po' spaventata.

Sergente - E' lui che comanda, su Saruka. Lo chiamano il principe generale. Ha richiesto lui, che tu fossi assegnata su Saruka, e mi ha chiesto un trattamento speciale, per te.



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