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lavoro pubblicato giovedì 16 settembre 2010
ultima lettura lunedì 21 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una storia di cotone e monete d'oro

di swetty. Letto 1600 volte. Dallo scaffale Storia

Costantinopoli, inizio di gennaio del 1601Giafer Pascià era preoccupato. Doveva trovare qualcosa da dare in cambio al bailo, qualcosa, qualsias...

Costantinopoli, inizio di gennaio del 1601

Giafer Pascià era preoccupato. Doveva trovare qualcosa da dare in cambio al bailo, qualcosa, qualsiasi cosa che dimostrasse la sua buona volontà. Ma cosa?

Si era cacciato in un bel guaio. Non era proprio colpa sua, in effetti, non aveva niente da rimproverarsi. Quel Giacomo Biasij era una persona affidabile, tanti avevano lavorato con lui e aveva raccomandazioni di ferro. Era anche simpatico, a modo suo, gli aveva portato quegli animaletti di vetro che erano lì, su una mensola davanti a lui, e non glieli aveva neanche fatti pagare.

- Ci mancherebbe, eccellenza, un omaggio alla vostra illustre persona.

No, non c'era proprio motivo per non fidarsi di lui. Ma cosa poteva dare in cambio al bailo? Giafer Pascià chiamò uno dei suoi servitori.

- C'è un uomo, lo chiamano il Basso, quattro strade più giù di questa. Lo conosci?
- Certo, Pascià.
- Va' da lui. Ha un lavorante, un veneziano, un ragazzo che è suo schiavo per certi debiti di suo padre. Di' al Basso che Giafer Pascià, ex-beylerbey di Cipro, vuole rilevare il debito del veneziano.

Il servitore si inchinò fino a terra, poi uscì e andò a compiere la commissione per il suo padrone.

Giafer Pascià si spostò in giardino. Si strinse nella veste, era un inverno freddo e pieno di scocciature. Quella storia andava avanti da troppo tempo. Non era colpa neanche di Biasij, certo. Non era colpa sua se si era ammalato per strada ed era morto. No, qui l'unico dannato colpevole era quel suo socio, Marco dei Aldi, come il bailo gli aveva detto che si chiamava. Era stato lui, che si era tenuto il suo cotone e non gli aveva fatto sapere più nulla.

Il servitore non ci mise molto. Tornò indietro, con il Basso e il ragazzo. Giafer lo squadrò e aspettò che il Basso e il ragazzo si inchinassero prima di parlare.

- Quanto vuoi, per il ragazzo?
- Cinquemila akçe, Pascià. Questo è il debito che gli rimane.

Una scocciatura, davvero. Giafer prese quattro zecchini e li passò al Basso.

- Queste basteranno.

Il Basso le prese, si inchinò e se ne andò. Quel maledetto Pascià, il ragazzo gli doveva ancora duemila akçe, ma gliene avrebbe resi ben di più. Per strada, guardò le monete e le saggiò mettendole tra i denti. Almeno il Pascià gli aveva dato quattro buone monente veneziane, forse nel posto giusto avrebbe potuto ricavarne anche mille akçe. Maledetti Pascià.

Giafer guardò un po' il ragazzo, che era rimasto chino per tutto il tempo.

- Presto tornerai dalla tua famiglia.

Senza alzare la testa, il ragazzo si buttò ai piedi di Giafer e iniziò a baciargli la mano.

- Grazie, Pascià, grazie.

Giafer, infastidito, lo fece portar via dal suo servitore. Ne mandò un altro a casa del bailo, che mandasse pure uno dei suoi dragomanni. Poi tornò in cortile.

Gli portarono la lettera che aveva fatto scrivere quella mattina, da dare al bailo che la mandasse a Venezia. Andava bene. La lettera andava bene, la situazione no. La lesse e l'occhio gli cadde sul nome di Mosè Mazaod, quello che lavorava a Venezia per gli Abudenti. Quando lo aveva incontrato, David, uno dei tanti membri di quella famiglia, gli aveva detto che Mosè era l'uomo che faceva al caso suo.

- Se c'è qualcuno che può ritrovare i vostri tremilasettecento zecchini, Pascià, e comprarvi le cose che vi servono, questo è Mosè. Scrivetemi quello che volete e lo avrete entro l'anno.

Così, Giafer aveva fatto un lungo elenco di cose che gli servivano. Qualche pezzo di stoffa, un paio di forbici, degli attrezzi da mandare a Cipro. Un vaso che doveva portare a un certo visir, che doveva ingraziarsi. E un po' di quegli animaletti di vetro che gli piacevano tanto. Poi, se qualcosa avanzava, che Mosè gli spedisse le monete col resto.

David Abudenti aveva preso il suo elenco, si era inchinato, e se ne era uscito. Neanche un mese dopo, aveva portato a Giafer la conferma che Mosè aveva avuto la sua lettera.

- Viaggiano veloci, le lettere, con voi, David.
- Abbiamo un sistema molto efficiente, Pascià.

Il dragomanno veneziano fu annunciato e Giafer lo ricevette in giardino. Gli diede la lettera.

- Vorrei che voi ringraziaste molto per me il Doge per il suo interessamento, ma in particolare il bailo, che è sempre stato con me persona squisita.
- Sarà fatto, Pascià.

Giafer si fece portare il ragazzo e lo presentò al dragomanno.

- Ecco, questo ragazzo era schiavo, qui. L'ho riscattato, perché è sudditto veneziano, e io ho sempre molto a cuore la sorte dei miei amici veneziani. Vi pregherei di riportarlo alla sua famiglia.

Il dragomanno sorrise. Si congedò dal Pascià e se ne andò col ragazzo, prendendo la lettera da mandare a Venezia. Per strada, non disse una sola parola. Il bailo incaricò qualcuno di riportare il ragazzo dalla sua famiglia.

- Allora, cosa ti ha detto il Pascià?
- Di ringraziarvi tanto e che mandiate i suoi ringraziamenti anche al serenissimo principe.
- Ti ha dato la lettera?
- Sì, eccola qui.

Per Agostino Nani, inviato a Costantinopoli da neanche un anno, quella vicenda era stata la prima di una certa importanza. Il suo predecessore non l'aveva curata troppo, capitava tutti i giorni che qualcuno si perdesse pezzi di carico e pretendesse l'intervento del Doge. O di Dio in persona, se era disponibile. Compito di un buon bailo era anche far sì che certe scocciature non arivassero fino a Venezia.

Ma lui era andato lo stesso a parlare con Giafer Pascià, l'ex-beylerbey di Cipro, in primavera, prima che partisse per il mar Nero. Erano rimasti a parlare per un po' e il Pascià gli aveva perfino offerto del thè. Nani si era fermato a contemplare il piccolo zoo di vetro del Pascià.

- Vi piacciono?
- Molto, Pascià. A Venezia, anch'io ho una piccola collezione di questi oggetti.
- E' stato Biasij, sapete, a farmeli conoscere. Trovo che siano una cosa deliziosa.

Il Pascià aveva sorriso. Era europeo, in realtà, anche se nessuno sapeva di dove, ed era stato uno schiavo, prima che il grande ammiraglio Uluç Alì decidesse di farne un capitano e gli aprisse le porte della sua carriera, nella marina e nell'aministrazione dell'impero.

Il Pascià gli aveva spiegato che, quando era beylerbey a Cipro, aveva dato a questo Biasij un carico di cotone da portare a Venezia.

- Ho saputo che Biasij è morto, ma del mio cotone non c'è più traccia, né del denaro che speravo di ricavarne.
- Vedo quello che posso fare, Pascià.

Nani aveva deciso di aiutarlo, lo aveva consigliato, e aveva insistito perché il suo predecessore, prima di tornare a casa, scrivesse a Venezia per avere informazioni.

- Non ne caverai nulla, sai quante ne capitano, di cose così?
- Lo so, ma questo è diverso. Secondo me, ci guadagniamo, e poi non ci costa niente aiutarlo.

Così, le informazioni da Venezia erano arrivate, con la dovuta calma, e Nani non si era sbagliato. Giafer si era mostrato molto riconoscente, e quel ragazzo, che aveva liberato, era solo uno dei tanti modi in cui Giafer ribadiva la sua amicizia. E neanche il più importante, per la Repubblica.

Nani adesso, aveva in mano la lettera di Giafer e la mise insieme alle altre, pronte a partire il giorno dopo l'Epifania. Il dragomanno lo guardò ammirato.

- Come facevate a sapere, che sarebbe diventato nostro amico?

Nani si fermò un attimo a pensare. Non avrebbe saputo dirlo, era stato intuito, o forse no, forse solo un piccolo cerbiatto di vetro.


Glossario:

  • akçe: moneta d'argento dell'impero ottomano, anche moneta di conto;
  • bailo: ambasciatore veneziano a Costantinopoli;
  • beylerbey: governatore di una provincia dell'impero ottomano; il titolo personale corrispondente è Pascià;
  • doge: capo della Repubblica di Venezia; il suo titolo onorifico è serenissimo principe;
  • dragomanno: interprete, con funzioni anche di segretario/vice-ambasciatore;
  • pascià: titolo onorifico personale, corrispondente almeno a una carica di beylerbey o visir (tipo il nostro "onorevole"); come tutti i titoli ottomani, si pospone al nome;
  • visir: ministro dell'impero ottomano;
  • zecchino: moneta d'oro veneziana, di corso legale nell'impero; vale nominalmente 120 akçe, ma in pratica tra i 180 e i 220 akçe; dai conti fatti, equivale a circa 1000-2000 euro attuali.



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