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lavoro pubblicato mercoledì 15 settembre 2010
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Arrivo su Saruka (3)

di swetty. Letto 778 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Il sergente aveva mantenuto la sua promessa. L'unica che ancora riusciva a stare in piedi era Sandra, ma solo perché la panca più vicina...

Il sergente aveva mantenuto la sua promessa. L'unica che ancora riusciva a stare in piedi era Sandra, ma solo perché la panca più vicina era al di là delle sue forze. Alla fine, rinunciò e si buttò per terra, sdraiata a contemplare il soffitto.

Anche se aveva corso, saltato e fatto esercizi con loro, e spesso anche più di loro, e anche se li aveva affrontati uno per uno in corpo a corpo, e li aveva immancabilmente smaltati sul tappeto, il sergente sembrava ancora fresco e riposato come durante l'appello.

Sergente - Non siete degli ufficiali, siete dei budini.

Qualcosa che sarebbe stato una risata, se non fossero stati troppo esausti, si diffuse tra loro. Le uniche che ridevano davvero erano Sandra, che ancora aveva un po' di forza, e Khady, che non aveva il carattere per mancare una buona occasione per ridere.

Ma Khady non ne aveva il fisico, rideva sì, ma si teneva la pancia, e i suoi addominali le facevano vedere le stelle. L'unica cosa buona era che adesso le gambe non le facevano più male del resto. Adesso doleva tutto nello stesso modo.

Il sergente non aveva avuto molti riguardi nei suoi confronti. Al massimo, aveva tirato fuori qualche esercizio alternativo. Ma era stato inflessibile perché li portasse in fondo, anche quando piangeva dal dolore.

Sul tappeto, il sergente aveva dedicato due minuti a ciascuno di loro. Tutti erano finiti per terra a faccia in giù e nessuno era riuscito a sfiorarlo. Nessuno tranne Khady. Khady non era forte, non era allenata, non era nemmeno agile, ma incassava benissimo. Il sergente fece un bel sorriso, il primo della giornata, quando la vide ancora in piedi al terzo colpo. Sandra, Bali e Carter avevano retto il primo colpo, ma erano andati giù al secondo. Gli altri erano a terra già col primo. Budini.

Sergente - Ottimo, marinaio.

Khady non rispose. Lui si preparò e partì. Ma colpì solo l'aria. Khady lo aveva anticipato e si era scansata all'ultimo momento. Riuscì persino a colpirlo con una stampella e poi si mise in un angolo, in attesa. Colpire il sergente istruttore con una stampella doveva essere peggio che non ricordarsi tutta la pappardella "signor sergente istruttore, signore". O forse no? Khady si preparò al colpo, quando lo vide avanzare, ma lui si fermò a un passo di distanza.

Sergente - Davvero ottimo, marinaio. Bene, possiamo tornare ai nostri esercizi, adesso. La pausa è finita.

Dopo quattro ore, il sergente ritenne che fosse sufficiente e li spedì tutti sotto la doccia. Pian piano, un muscolo alla volta, riuscirono ad alzarsi e andare negli spogliatoi. Evelin valutò se arrivarci a quattro zampe, ma lo sguardo del sergente la fece desistere.

Sergente - Bali, attacca i tuoi trenta giri.

Bali si era appena alzato, con un certo sforzo, facendo tappa su una panca. Guardò il sergente in cerca di pietà, ma non ne trovò. Mosse un primo piede in avanti, poi un secondo, cercando di consumare meno energie possibile.

Sergente - Ho detto corsa, tenente. Più vicino alla parete.

Bali - Sì, ... signor...

Sergente - Fiato, Bali.

Bali - Sì, signor, sergente, istruttore, signore.

Lo graziò solo perché era il suo primo giorno e lasciò che proseguisse i suoi trenta giri. Khady era ancora seduta sulla panca e lo fissava. Lei non sarebbe mai riuscita neanche a fare dieci metri, di corsa. Khady prese le stampelle e si alzò, avanzando verso il sergente. Correre, come si poteva correre, con le stampelle?

Sergente - Facciamo così, marinaio. Lo vedi il rettangolo disegnato, per terra?

Khady - Sì, signor sergente istruttore, signore.

Sergente - Mettiti in quell'angolo. Adesso io mi metto all'altro angolo e tu mi raggiungi più veloce che puoi. Resta sempre all'esterno della linea. Ti do io il via.

Il sergente si spostò fino all'angolo, sul lato corto, poi prese il cronometro e le diede il via. Khady, non sapeva neanche lei perché, cercò davvero di essere il più veloce possibile. Arrivata all'angolo, il sergente annuì e fermò il cronometro, poi si avviò verso l'altro angolo, dove Khady lo raggiunse di nuovo a un suo cenno.

Sergente - Bene, marinaio, ti ci sono voluti trentacinque secondi. Ti aspetto dall'altra parte. Non mettercene più di quaranta e non attraversare la linea.

Attraversò in diagonale in rettangolo, poi diede il segnale a Khady. Al segnale, Khady partì e iniziò a contare. Doppiò l'angolo sul quindici, ma poi recuperò e contò trentotto quando vide il sergente fermare il cronometro. Khady ansimava.

Sergente - Bene, marinaio, te ne mancano altri due. Ti do novanta secondi per fare il primo.

Khady - Sì, signor sergente, istruttore, signore.

Khady contò ottantotto quando raggiunse di nuovo il sergente. Le mancava l'aria. Bali passò in quel momento, rosso come un peperone. Khady ebbe l'impressione che sarebbe stramazzato al suolo di lì a breve.

Sergente - Molto bene marinaio. Il prossimo giro me lo fai in ottanta secondi.

Khady lo guardò allibita.

Khady - E se...

Non aveva fiato per fare la domanda.

Sergente - Se non ci riesci?

Khady annuì.

Sergente - Non ti ho sentito, marinaio.

Khady degluttì e ispirò tutta l'aria che poté.

Khady - Sì, signor sergente istruttore. Signore.

Sergente - Andiamo avanti finché non me ne fai tre di fila in settantacinque. Sei pronta?

Khady scosse la testa.

Khady - No, no, signor sergente, istruttore, signore.

Khady fece altri due respiri profondi e si raddrizzò. Si guardarono negli occhi.

Sergente - Allora?

Khady - Sì. Signor sergente istruttore, signore.

Il sergente avviò il cronometro e lei partì. Khady arrivò all'angolo opposto contando quarantatré. Cercò di accelerare, ma non era facile. Iniziò l'ultimo lato a cinquantacinque, ma quando arrivò davanti al sergente, il suo conto era di ottantacinque. Lo guardò, poi si buttò sulla panca più vicina, appoggiando la testa alla parete e cercando di riportare il respiro a una velocità più umana.

Il sergente si avvicinò. Khady chinò la testa. Lui le infilò il cronometro davanti agli occhi. Era fermo a settantadue.

Sergente - Tu conti troppo veloce, marinaio.

Khady alzò gli occhi, sollevata. Le sue gambe erano diventate improvvisamente leggere.

Sergente - Sotto la doccia, marinaio.

Khady annuì, poi guardò il sergente sorridendo.

Khady - Sì. Signor sergente istruttore, signore.



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