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lavoro pubblicato venerdì 3 settembre 2010
ultima lettura martedì 22 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Psichedèlia di Settembre.

di gbp. Letto 1000 volte. Dallo scaffale Fantasia

Racconto il cui carattere si evince dal titolo. Sarebbe bello leggere i vostri pareri, di qualunque natura siano. Mi sono iscritto apposta!..

Sono uscito di casa, come al solito di fretta.

La strana luce lattiginosa di quella giornata di Settembre sfumava i contorni delle cose e ne smorzava i colori, come in una vecchia fotografia.

Nella piazza di fronte a casa mia, una macchia di colore: una bambina dai capelli rosso fuoco, la pelle candida, il vestito fucsia guardava i genitori, fermi dall'altra parte della strada.

Seduta su una panchina, una ragazza dai capelli biondi, felpa blu e occhi verdi mi sorride, o sorride forse al mio cane, intento ad annusare il prato ciuffo per ciuffo, alla ricerca di un posticino.

Nel dubbio, ricambio il sorriso, l'apparecchio che scintilla in quella strana luce.

Vorrei fermarmi di più, parlare con quella ragazza dal sorriso così triste, ma il cane mi tira via.

La bambina dai capelli rossi ha ormai raggiunto i genitori, che la portano via in braccio, giù, per via Garibaldi.

E tutto in quella strana luce ovattata di Settembre.

Stride sulla mia testa un gabbiano, alzo gli occhi a salutarne il volo.

Giornata davvero strana.

Tutto appare come dipinto col tè.

Ecco, sono immerso in una tazza di tè, in un salotto di una vecchia gigantessa, tutto pizzi e trine, e guardo il mondo degli umani attraverso il liquido bruno, dove io e il mio cane nuotiamo, con insospettabile grazia.

Ed ecco che la gigantessa fa per bere il tè, la prospettiva cambia, tutto rimpicciolisce, un lieve tintinnio ci dice che gli incisivi hanno urtato il bordo del bicchiere, ed un improvvisa corrente sta per inghiottirci.

Ma ecco che una sfavillante biga dorata, trainata da due splendidi cavalli alati ci viene incontro dalle profondità del bicchiere.

L'auriga, i lunghi capelli biondi che fluttuano nel tè, gli occhi verdi e il mantello azzurro, è una donna.

Prende al volo me e il cane, e ci getta, senza troppi complimenti, per la verità,

su una spiaggia, affollata di trichechi e gabbiani.

Il mio cane impazzisce, insegue i gabbiani, spicca il volo, mentre i trichechi fumano la pipa e giocano a carte.

Inseguo anch'io il cane, mentre dalla spiaggia Elthon John mi saluta con la sua "Rocket Man".

I gabbiani volano lontano, attraverso le galassie, il tempo.

Ed è nell'antico Eden che atterrano, il giardino primigenio.

E lì, al centro, accanto ad un angelo dalla spada fiammeggiante e le ali d'aquila, c'è un Grande Antico, un essere indescrivibile:

grandi ali membranose, corpo conico, testa e piedi in foggia di stella marina, occhi montati su peduncoli viola che spuntano come i tentacoli di una seppia fra le cinque estremità della testa.

Fa per muoversi, ma io conosco quelle creature, più antiche forse del tempo stesso. Do uno strattone al guinzaglio e corro via, inutilmente istintivamente, perchè l'orrore potrebbe subito raggiungermi. Comunica con me, quella bestia, telepaticamente. Vuole solo raccontarmi le meraviglie del suo tempo, mi prega di fermarmi, ma la tentazione di continuare a correre è molto forte. Sento alle mie spalle una sorta di galoppo vischioso. E' uno dei servi degli Antichi, uno Shogghot, un ammasso di gelatina governato telepaticamente, capace di generare qualsiasi organo o appendice di cui abbia bisogno.

Il mio cane svolazza a mezz'aria, aiutato dalle orecchie, io annaspo come fossi immerso nella melassa, lo Shogghot galoppa, devo dire non privo di leggiadria, tutto sballonzolante come un' allegra gelatina di frutta.

Il piede fallace s'incastra in una radice, e cado.

Lo Shogghot, che dice di chiamarsi U'ursh (o qualcosa di simile) è subito su di me e con le sue braccia appena nate, stringe me ed il mio cane in un abbraccio bavarese, morbido caldo ed affettuoso.

Non so più cosa pensare, attraverso il corpo semi diafano di U'ursh vedo la bambina dal vestito fucsia rincorrere il Grande Antico, che sento ridere, di una risata femminea, quasi di ninfa.

Svengo.

E' il lappare del mio cane che mi riporta alla vita, ma non è il suo musetto peloso che scorgo, non appena riapro gli occhi.

E' un viso bellissimo, quello che mi ritrovo davanti: grandi occhi color dell'acqua di laguna e forse un po' più chiari, quasi trasparenti, capelli che scendono come onde d'opale sulle spalle, labbra rosso pallido, il tutto incastonato in un ovale candido come la neve, illuminato da un sorriso radioso.

E' una Ninfa delle Sorgenti, una Naiade, mi spiega in una lingua simile al greco antico, ma come gorgogliato dal fondo di un pozzo.

Qui sei al sicuro, mi dice, camminando leggera, vestita solo di un velo turchese cangiante.

Il mio cane trotterella attorno alla Ninfa, che lo asseconda, ridendo, nel suo gioco.

Arriviamo ad un grande palazzo nella foresta, formato da innumerevoli torrioni alti fino al cielo e forse un po' più su. Un'immensa radura separa il cancello d'oro del castello dal bosco.

La meravigliosa Ninfa dice di chiamarsi A'alys, mi invita ad entrare, ma non posso, le dico, devo andare a pranzo da mie zie.

La coerenza di tale pensiero spiazza la Ninfa, il cane e me.

Tutto turbina in un vortice di colori, in un attimo mi ritrovo nell'Eden, di colpo sulla spiaggia, volando dietro ai gabbiani, Elthon John che suona, la gigantessa che beve il tè e la biga in retromarcia, la bambina col vestito fucsia, la ragazza con gli occhi verdi e il sorriso splendido...

E il mio dito sul citofono di casa di mie zie.

"Chi è?". Sulle prime non so cosa rispondere, poi...

"Sono io, apri!"

Lo scatto del portoncino, ed è tutto marmo bianco e puzza di sigarette.

Le scale per casa di mie zie mi sembrano innaturali estranee, sembrano non finire mai.

Dalle varie porte sento grida, tonfi, cigolii di Ruote della Tortura, strepiti di Ruote della Fortuna, abbaiare di gatti, miagolii di cani, muggiti di canarini e cinguettii di mantenute.

Prendo l'ascensore, forse è meglio.

Schiaccio un pulsante, si aprono i cancelli dell'Inferno, Caronte mi chiede a che piano vado, mentre un Virgilio grondante catrame accarezza il mio cane.

Arriviamo sul tetto, sono le tre di notte. La luna è nel cielo, tutt'intorno un esplosione di stelle. Al centro del tetto, un Sabba si sta celebrando, il calderone sobbolle, le streghe danzano, i satiri suonano, i diavoli urlano e gli umani puzzano, piangendo.

E' tutto in quel fumo denso verdegiallo. I Grandi Antichi ballano, ondeggiando i loro corpi grotteschi alti tre metri e mezzo, sbattendo le enormi ali, gridando (telepaticamente) alle Stelle lassù, rimpiangendo l'essere incapaci di volare; gli Shogghot tremolano come giganteschi budini altri tre metri e larghi cinque, formando e ri-inglobando a ritmo di caos diverse appendici.

Elthon John, un poco discosto, suona per il Sabba, i trichechi lo affumicano con le pipe e i gabbiani caramellano di guano lui e il pianoforte, ma sembra non badarci, l'inossidabile Elthon.

Il mio cane riprende a volare, ed io con lui.

Un salto, e son di nuovo con l'indice sul campanello di mie zie.

"Chi è?". Stavolta so cosa rispondere.

"Io, apri!"

Scatto del portoncino, familiare androne lindo, in marmo bianco.

Chiamo intimorito l'ascensore. Il solito, vecchio ascensore, occupato solo da una rassicurante puzza di ascelle.

Secondo piano. TING!

Mia zia è sulla porta, ed è lei.

Saluto ed entro in casa, mi siedo a tavola. Finalmente si mangia!



Commenti

pubblicato il 03/09/2010 9.49.12
spitz, ha scritto: mi sembra molto...molto buono...avrei...se mi concedi un piccolissimo appunto...frantumato maggiormente il ritmo che, in alcuni passaggi mi sembra troppo controllato...cosi per renderlo più "psichedelico"...comunque molto buono...grazie
pubblicato il 03/09/2010 21.36.36
gbp, ha scritto: GRAZIE A TE DEL COMMENTO!!! ALLELUJAH! puoi indicarmi dove dovrei frammentare maggiormente il ritmo? :) un grazie in anticipo!

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