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lavoro pubblicato martedì 31 agosto 2010
ultima lettura sabato 30 novembre 2019

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Il conclave laico - conclusione

di Falug. Letto 928 volte. Dallo scaffale Storia

  Io tacqui per almeno quindici secondi, sono lunghi, sai, poi chiesi a De Vlaeminck: " Prima di rispondere, mi è permesso dire qualcosa ai cardinali qui riuniti?" Il segretario, il cerimoniere e De Vlaeminck si guardarono perple...

Io tacqui per almeno quindici secondi, sono lunghi, sai, poi chiesi a De Vlaeminck:

" Prima di rispondere, mi è permesso dire qualcosa ai cardinali qui riuniti?"

Il segretario, il cerimoniere e De Vlaeminck si guardarono perplessi, ma poi De Vlaeminck disse:

"Prego, dottor Cipriani, parli pure."

Io mi spostai verso il centro della cappella, in modo da poter essere ben udito da tutti e dissi parole che non ricordavo d'aver pensato, ma che mi sgorgarono dalle labbra senza indecisioni.

"Grazie, cardinale De Vlaeminck e grazie anche a voi, cardinali elettori.

So che mentre ero in viaggio verso Roma, voi avete avuto tutte le informazioni su di me, sulla mia vita ed anche sulla mia non proprio positiva opinione su ciò che voi siete e rappresentate.Anch'io, durante il viaggio verso Roma, ho pensato molto a quanto accaduto tra queste mura di stupefacente bellezza. Già lo sapete, non credo nello Spirito Santo, tuttavia devo riconoscere che qui è avvenuto qualcosa di poco spiegabile, una specie di corrente mentale, che, come una ragnatele, un web neuronico, ha condizionato la volontà e le decisioni della maggior parte di voi. Vogliamo chiamarla "ispirazione dello Spirito Santo"? Come ipotesi per me va bene, quindi inquadro il mio pensiero in quest'ottica e mi chiedo: ma cosa vuole davvero lo Spirito Santo? Sa di certo che io non accetterò mai d'essere Papa. Allora perché mi ha voluto qui, attraverso questa improbabile elezione?"

Mentre parlavo, sentivo che i cardinali mi ascoltavano con grande attenzione e rispetto - a pensarci bene, se avessi risposto sì alla precedente domanda rituale, tutti loro avrebbero dovuto prostrarsi ai miei piedi e riconoscermi totale obbedienza - così continuai parlare con grande serenità.

"Io una risposta me la sono data e voglio proporla alla vostra considerazione. Credo che si voglia da me che io indirizzi il vostro voto. Per essere più chiaro, non che sia io a dirvi chi votare, la scelta finale deve essere vostra, ma si vuole forse che io restringa, secondo mie scelte a monte, i nominativi su cui voi eserciterete la vostra scelta; insomma, uno screening preventivo secondo miei parametri, da non mettere in discussione con voi.Prima di andare oltre e dirvi come intendo attuare tale screening, chiedo che voi vi esprimiate con il voto su questa mia idea. Se il voto sarà favorevole con una maggioranza almeno pari a quella con cui sono stato eletto, allora vi dirò come intendo procedere."

Inutile dirti il clamore che le mie parole scatenarono in tutta la Cappella Sistina. Per almeno un'ora le discussioni s'intrecciavano da una parte all'altra della cappella, gruppi di cardinali s'avvicinavano e poi s'allontanavano dopo aver scambiate anche accese parole, spesso coglievo su di me sguardi interrogativi, alcuni furiosi, altri pieni d'approvazione. De Vlaeminck, essendo considerato fra i più saggi di loro, era chiamato a destra e manca per consiglio o chiarimenti. Io mi ero seduto su una sedia e attendevo, mi era abbastanza indifferente ciò che avrebbero deciso, in fondo stavo cercando solo di aiutarli a trovare una via d'uscita ragionevole al disastro che avevano creato.

Alla fine fu deciso che avrebbero votato la mia proposta; voto segreto, naturalmente; avrebbero dovuto scrivere sì o no sul biglietto che il cerimoniere consegnava loro.

Beh, accadde che solo poco più della metà dei voti fossero favorevoli, un numero ben lontano da quello con cui mi avevano eletto Papa.

Li guardai perplesso, tutto sommato anche un po' deluso, perché ero convinto che la mia proposta fosse buona e più intelligente che non la loro elezione del sottoscritto a Papa; mi alzai e dissi al cardinale De Vlaeminck che non era il caso di perdere altro tempo e che ero pronto a rispondere alla domanda di rito. Gli chiesi anche se riteneva che la domanda dovesse essere ripetuta o se potevo rispondere subito. Mi disse:

"Meglio ripetere tutta la liturgia, dottore." Così, di nuovo, lui, il cerimoniere ed il segretario si disposero davanti a me e egli mi chiese:

"Acceptasne electionem de te canonice facta in Summum Pontificem ?"

Stavo per aprire bocca per pronunciare il mio sonoro "no, quando un grido, proprio un urlo d'animale ferito, giunse da una delle cattedre cardinalizie:

"No, no, fermatevi,"gridava il cardinale che era stato per tanti giorni il candidato dei conservatori, "vi prego, fermatevi ed ascoltatemi. Ho peccato. Sì, ho peccato d'orgoglio, di superbia, d'arroganza. Non ho accettato che uno sconosciuto decidesse chi potesse essere degno dell'onere papale, un onere che io volevo tanto caricarmi sulle spalle, insieme agli onori e al potere che ne derivano. Le mie sottigliezze dialettiche hanno convinto o condizionato molti miei amici cardinali e così si è giunti a questo disgraziato risultato di voto. Ma ho sbagliato, il dottor Cipriani ci ha proposto una via d'uscita ragionevole, anche lui sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, a cui dice di non credere, e noi dobbiamo fare come dice lui. Cardinale De Vlaeminck, eminenti fratelli, in nome di Dio, ripetiamo la votazione, poiché quella precedente è stata inquinata dal mio peccato d'orgoglio."

Nuovo clamore sotto le magnifiche volte della cappella, ma stavolta di durata più breve. Si arrivò alla ripetizione del voto e alla fine solo una decina di "irriducibili" negò il sì alla mia proposta.

Da quel momento la situazione fu tutta in mano mia. Chiesi di avere la scheda personale di tutti i cardinali, con tutte le informazioni sulle loro carriere, le loro opere, le loro prese di posizione su vari argomenti. Non fu un problema, quei documenti erano già in possesso dei cardinali per agevolare le loro scelte. Dissi poi che mi sarei preso il tempo necessario per consultarli e fare la selezione dei papabili secondo le mie idee. Avrei poi consegnato i nomi prescelti a De Vlaeminck, avrei atteso che uno di essi fosse eletto, poi avrei pronunciato il mio rifiuto e me ne sarei tornato a casa. Non ci furono discussioni, tutti ormai avevano accettato tale procedura del tutto anomala.

Non impiegai molto a fare le mie scelte, avevo due priorità ben precise in testa: prima di tutto volevo un Papa abbastanza giovane, che avesse tempo per realizzare un vero rinnovamento all'interno della Chiesa; ciò mi permise di non prendere nemmeno in considerazione i cardinali di più di sessantotto anni e ridusse ad una trentina le schede da studiare.Altrettanto importante, per me, il secondo parametro: la Carità. Pensavo ad un Papa che mettesse questo valore come priorità assoluta della sua azione: parlo della carità del cuore, dei sentimenti, dello spirito, dell'azione verso il prossimo, dell'indulgenza, della compassione, in una parola, purtroppo abusata, dell'Amore verso l'altro da te. Non più un Papa di potere ma un Papa d'amore non solo a parole, ma nel proprio sentire e nelle azioni quotidiane.

Studiando le schede, trovai sei profili che sembravano rispondere ai miei due criteri prioritari.

Comunicai a De Vlaeminck i sei nomi che avevo scelto e poi tutto si svolse rapidamente. Con due sole votazioni, ad ampia maggioranza, fu eletto l'attuale Papa. Subito dopo, io pronunciai il mio no, lui pronunciò il suo sì ed io tornai a casa la sera stessa, impegnandomi a non raccontare nulla se non a te, quando ne avessi ravvisata la necessità. Durante quel conclave, alcune norme furono infrante o bypassate e forse anche per questo motivo non se ne è mai saputo nulla, a differenza di altre occasioni.

Mio padre si appoggiò con più forza allo schienale della sua poltrona, era visibilmente emozionato per quel racconto fatto dopo 15 anni, poi mi chiese: "Cosa ne pensi di questa storia?"

"Fantastica, nel vero senso della parola; però anche bellissima e, alla fine, siete stati tutti bravi, tu ed i cardinali. E la scelta che avete fatto, del nuovo Papa, veramente azzeccata, la Chiesa non è mai stata in auge come ora, proprio per il rinnovato messaggio di amore che il Papa ha saputo far esprimere ai suoi vescovi e ai suoi sacerdoti, anche tramite il proprio esempio."

"Bene, Francesco. Ora tieni per te questa storia, sarebbe un peccato macchiare qualcosa che ha funzionato così bene." E se ne andò a riposare.

Epilogo

Mio padre ci lasciò poche settimane più tardi, con grande serenità e forza d'animo. Ada ed io ci mettemmo naturalmente in moto per organizzare i funerali: papà mi aveva detto che, pur non essendo credente, non aveva nulla in contrario a funerali religiosi, se ciò avesse fatto piacere a Ada o a me. Ma poche ore dopo che avevamo parlato con il parroco della nostra cittadina, arrivò a Ada una telefonata dal Vaticano: era il Papa in persona; Ada non sapeva nulla della storia del conclave, perciò, confusa, passò a me la telefonata. Io dissi subito al Papa che conoscevo la storia e lui, tranquillizzato, mi disse:

"Dottor Cipriani, lei capirà certamente l'importanza che suo padre ha avuto nella storia recente della Chiesa e l'affetto ed il rispetto che noi tutti, vescovi e cardinali che abbiamo vissuto quei lontani momenti, abbiamo per lui. Inoltre, penso che sia giunto il momento di rendere noto quello straordinario avvenimento. Infine voglio dare a suo padre un riconoscimento, purtroppo postumo, particolarmente importante e significativo. Ecco perché chiedo a lei e alla moglie di suo padre di concedermi la possibilità di esequie solenni in San Pietro, officiate da me e da alcuni dei cardinali. Solenne, in questo caso, significa una cerimonia alla pari di quelle svolte in onore di Papi deceduti, quindi anche con la presenza di capi di Stato o loro rappresentanti. In fondo, anche suo padre è stato, potenzialmente, un Papa."

"Santità,"risposi" dovrò raccontare a Ada il motivo di questo suo desiderio e poi La richiamerò per darle una risposta."

Il Papa si disse d'accordo, mi diede il numero di telefono diretto del suo segretario e mi salutò.

Raccontai tutto a Ada; lei, che ricordava quei lontani giorni d'assenza del marito, per i quali non aveva avuto alcuna spiegazione, fu subito d'accordo per i funerali in San Pietro e, pratica come sempre, aggiunse:

"Però dovremmo pagare il trasporto e la permanenza a Roma dei parenti più legati ad Alfonso che vorranno venire al funerale."

"Non ti preoccupare, risolveremo anche questo problema." La rassicurai.

Subito dopo la stampa, a cominciare dall'Osservatore Romano, iniziò a divulgare la storia, che lasciò stupefatta l'opinione pubblica di tutto il mondo. Ci furono le più diverse, talvolta assurde, interpretazioni dell'accaduto. Certo, l'intromissione determinante di un laico, addirittura non credente, in uno dei momenti più delicati della vita della Chiesa, creava perplessità sulla validità stessa della elezione del Papa. Da una parte si esaltavano il rispetto verso la fede altrui e la serietà morale del laico e quindi del laicismo in generale, dall'altro si commentava, in vario modo, l'inaspettata umiltà della Chiesa ad accettare l'evento straordinario in virtù di una Fede forte e salda .

Tutto ciò, la storia e le sue possibili interpretazioni, furono raccontate, con voce commossa ed emozionata, dal Papa, durante i funerali in San Pietro. Egli concluse così la sua omelia:

"Alfonso non era credente, non credeva nella natura divina di Cristo, tanto meno credeva nella missione divina della Chiesa di Roma. Eppure, proprio a lui dobbiamo il ritorno della Chiesa al vero messaggio di Cristo, al ripudio del potere e della politica come priorità dell'azione del Vaticano, sostituiti dal messaggio d'Amore espresso innanzi tutto con l'esempio del comportamento di chi questa Chiesa rappresenta a tutti i livelli. E' vero che anche i non credenti possono vivere come santi ed essere proclamati tali, ma non è la santità che voglio riconoscere in Alfonso. Ho voluto queste solenni esequie perché ho riconosciuto nel pensiero e nell'azione decisiva di Alfonso il marchio di Padre ispiratore di una nuova Chiesa di Roma e qui lo proclamo, Urbi et Orbi. Preghiamo per lui e per la nostra Nuova Chiesa. Amen.

E ora, alla fine di questa strabiliante storia, anch'io dico semplicemente:"Amen".

FINE



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