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lavoro pubblicato lunedì 30 agosto 2010
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

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Il conclave laico - seconda parte

di Falug. Letto 957 volte. Dallo scaffale Storia

  Il cardinale bevve qualche sorso, poi cominciò il racconto degli ultimi tre giorni del conclave. "Come lei certamente avrà letto sui giornali, in conclave sono entrati due gruppi di cardinali che vogliono risolvere la crisi de.....

Il cardinale bevve qualche sorso, poi cominciò il racconto degli ultimi tre giorni del conclave.

"Come lei certamente avrà letto sui giornali, in conclave sono entrati due gruppi di cardinali che vogliono risolvere la crisi della Chiesa, ben nota a tutti noi, in modi diametralmente opposti. In breve, un gruppo, chiamiamolo pure conservatore, ritiene che la Chiesa debba recuperare i fasti e le tradizioni di cento anni fa, compreso l'uso della lingua latina nella liturgia. L'altro gruppo, chiamiamolo progressista, pensa che la modernizzazione della Chiesa debba invece essere molto più sostanziale, adattandola ai modi espressivi più attuali, venendo incontro alle richieste di un ruolo paritetico delle donne all'interno della Chiesa, ad una visione della sessualità più flessibile e, probabilmente, con la nomina di un papa africano o latino-americano. Noi cardinali elettori siamo 117 e, per l'elezione, ci vuole una maggioranza di voti dei due terzi, cioè almeno 78 voti. I due gruppi, in tutte le votazioni effettuate nella prima settimana, hanno sempre raccolto ognuno circa un terzo dei voti in favore del loro candidato, gli altri voti sono stati dispersi in pochi nomi e, principalmente, in schede bianche. Naturalmente, fra una votazione e l'altra, si è cercato di trovare soluzioni diverse, quasi sempre incentrate su un candidato di transizione, che spostasse in un tempo futuro la soluzione del problema di base. Ma non si è ottenuto nulla e la situazione è rimasta congelata per lunghi giorni."

Il cardinale tacque, come a riprendere fiato, bevve ancora un sorso d'acqua, fece un lungo sospiro, mi guardò e continuò:

"Qui entra in scena lei, con un vero "coup de teatre. Un mattino, prima che iniziasse la prima votazione, un cardinale chiese la parola e disse: "Eminenti fratelli, sono imbarazzato a dirvi ciò che debbo dirvi e immagino che mi ascolterete con pietosa indulgenza. Ma questa notte ho fatto un sogno, anzi, meglio, ho avuto una nitida visione, in cui, avvolta in un fascio d'abbagliante luce, una voce dolce, ma decisa, mi diceva di votare il nome di Alfonso Carlo Cipriani, perché in lui sta la possibilità di rinascita della Chiesa di Cristo, e di comunicare questo consiglio a tutti voi. Io non so chi sia questo Alfonso Carlo Cipriani, ma sono deciso a votarlo, ed invito tutti voi a fare come me"

Aveva ragione, lo guardammo con pietosa indulgenza e nella successiva votazione la situazione ripeté lo stallo precedente, salvo che c'era un voto a nome Cipriani.

Ma il mattino successivo altri cinque cardinali ci dissero di avere avuto la stessa visione raccontata il giorno prima, ed erano anche loro convinti che quel nome andasse votato, anche se non sapevano chi fosse quella persona. Ora, sei cardinali, alcuni di essi ben noti per il loro acume e la loro fede, ci obbligarono ad affrontare il problema seriamente e così si cominciò a discutere. C'era chi affermava che poteva trattarsi di una allucinazione collettiva, ma così in realtà non appariva. Altri dicevano che le vie del Signore sono imprescrutabbili e che quelle visioni fossero da attribuirsi allo Spirito Santo, che, come forse lei sa, è colui che c'ispira e ci guida nella scelta del Vicario di Cristo. La discussione non arrivò ad alcuna soluzione, si procedette perciò alla successiva votazione, ed ecco che il suo nome ottiene e un terzo dei voti: molti cardinali, sia progressisti che conservatori, avevano votato il suo nome, una situazione davvero unica, imprevista ed anche insidiosa: come si fa a votare qualcuno che non si sa chi sia?!"

Il cardinale prese di nuovo fiato, ed anch'io ero scosso dal racconto: possibile che lo Spirito Santo, a cui io peraltro non credo, fosse il suggeritore del mio nome?

Il cardinale soggiunse:

"Vede, dottore, anche il fatto che in così breve tempo oltre trenta saggi cardinali si fossero convinti a votare un signor nessuno, mi perdoni la definizione, era un evento del tutto anomalo. Su questo fiorì un nuovo, acceso dibattito, durante il quale fu però chiaro che sempre più cardinali si convincevano del intervento diretto dello Spirito Santo. Infatti, nella successiva votazione, avvenne il fatto che mi ha portato qui: sul suo nome si raccolsero poco più di novanta voti, insomma, lei era stato eletto Papa. Anch'io ho votato per lei, Se dovessi dirle esattamente il perché, non lo saprei fare. Sono stato inspirato a farlo, ecco, e sono ancora molto, molto confuso, come se fosse stato un altro a votare e non io."

Il cardinale sembrava esausto, bevve ancora, poi si rilassò e mi guardò." Ho condensato gli avvenimenti, ma in pratica le ho detto tutto. Ora tocca a lei prendere in mano il pallino, come si dice."

Mio padre tacque, era pallido, stanco.

"Francesco, capisci in che situazione mi sono trovato?"

"Sì, papà, una cosa pazzesca; ma come è possibile, a quel livello, votare uno sconosciuto?! E poi?"

"Senti, se non ti spiace, vorrei riposarmi, il racconto è ancora lungo, ci possiamo ritrovare qui fra un'oretta, cosi mi sdraio un po'."

"Certo, papà, chiamami quando vuoi, tanto so che in ogni caso il Papa non l'hai fatto!"

"No, ed ogni tanto mi dispiace, chissà cosa avrei potuto fare?! Ciao, ci vediamo più tardi."

Ci rivedemmo dopo circa un'ora, papà si era ripreso, anzi sembrava tutto pimpante e voglioso di continuare il racconto.

"Dove eravamo arrivati? Ah, si, mi era rimasto in mano il pallino."

Toccò a me prendere tempo, servirmi dell'acqua, alzarmi, fare un giro per il soggiorno e poi risedermi sulla mia poltrona.

"Cardinale De Vlaeminck, non vedo alternative, mi tocca seguirla a Roma, pronunciare il mio no e poi tornarmene qui, anche se la vita non sarà più la stessa, con questo nuovo peso mentale e di coscienza che mi accompagnerà per il resto della vita."

"Si, dottore, credo che sia la cosa migliore da fare. Non credo nemmeno che io debba scusarmi a nome mio e dei miei colleghi cardinali per quanto successo, siamo stati anche noi vittime di qualcosa di più forte di noi. Quando crede che potremo partire, un aereo privato ci attende a Tessera?"

"Mentre aspetto che torni mia moglie, preparo un valigino, poi credo che possiamo andare."

A Ada dissi che dovevo partire, che non si preoccupasse, di non fare domande a cui in quel momento non avrei potuto rispondere e di dire, se qualcuno avesse notato la mia assenza, che ero a Milano da mia madre, che stava poco bene. Ada era impaurita e perplessa, ma disse che andava bene, guardando con sospetto il cardinale che le sorrideva con occhi buoni.

In effetti, poche ore più tardi eravamo già all'interno della Cappella Sistina, dopo aver attraversato lunghi corridoi e salito erte scale all'interno dei palazzi vaticani. Non ti dico l'emozione di trovarmi in quel luogo unico al mondo, specie in quel momento, tutto bardato per il conclave. Dentro c'era un brusio che ricordava uno sciame d'api sopra l'arnia e tutti quei cardinali bianco-porpora che si muovevano di qua e di là, come formiche nel formicaio. Quando si avvidero del mio arrivo, però, tutto si fermò come d'incanto, tutti gli sguardi si rivolsero verso di me e calò il silenzio. Il cardinale De Vlaeminck ed io attraversammo tutta la cappella, andando incontro al maestro di cerimonie e al segretario del conclave. Essi erano già stati informati sul colloquio a casa nostra e del nostro arrivo, quindi diedero senza indugio avvio alla cerimonia dell'accettazione della nomina. Tutti i cardinali si erano seduti nelle loro cattedre, i cui baldacchini erano tutti abbassati; di solito ne restava solo uno alzato, quello del cardinale eletto, ma questa volta io non ero seduto su una cattedra, anzi ero in piedi davanti a De Vlaeminck, che ben presto mi rivolse la frase di rito:

"Acceptasne electionem de te canonice facta in Summum Pontificem ?"

Nella vita di ognuno di noi, anche nella storia dei popoli, nella storia dell'umanità intera, ci sono dei momenti topici, determinanti, di soluzione di continuità, che Stephan Zweig chiamava "Sternstunden", ore stellari, in cui l'asse della storia personale, o dei popoli, o dell'umanità muta improvvisamente l'angolo di rotazione e stravolge la realtà precedente.

Quello fu uno di quei momenti.



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