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lavoro pubblicato venerdì 27 agosto 2010
ultima lettura lunedì 25 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Anne e Sam:Capitolo Primo

di Ivory. Letto 969 volte. Dallo scaffale Storia

Londra 1790 Le acque nere del Tamigi si increspano come carta al violento e improvviso boato di un incendio nel cuore della Londra vittoriana.Macerie infuocate si disperdono nell'aria fredda e umida.Cosa sarà successo?..

Folate di vento sferzavano furiose i granelli di polvere ingrigita.La pioggia si posava sulle deboli lingue di fuoco accese dalla notte.I pompieri,le fronti imperlate da impercettibili gocce di sudore,scavavano nella uniforme marea di morte.Le mani immerse nei detriti,e un corpo esanime si prestava all'attenzione dei sorricoritori che prontamente lo adagiavano vicino ai compagni.Una donna,racchiusa in se stessa,stringeva al petto un bambino.Sul piccolo ovale,le lacrime versate erano ancora visibili.Nessuno era riuscito a salvarsi.Gli agenti di polizia avevano circostanziato la zona con un lungo nastro giallo.Ma quella barriera di plastica non era in grado di fermare l'irruenza dei familiari che dopo un attento esame,piangevano la dipartita dei loro cari.Un'anziana signora dai lunghi capelli argentati,barcollante sul bastone di legno,cadde a terra al fianco dei due corpi avvinghiati l'uno all'altra,baciandoli con lacrime e grida. "La mia piccola bambina!No!Perchè?!Perchè tu?Perchè non hai preso me,Dio!Non può essere vero...la mia piccina e il suo frugoletto.Le mie uniche ragioni di esistenza..."I curiosi chiedevano informazioni al competente di turno che li liquidava con poche parole incomprensibile.La gente ricostruiva gli avvenimenti della notte in cerca di chiarezza. "Una tragedia,una terribile tragedia.Guardata la disperazione di quell'anziana." "Ma cosa è successo?" "Questa notte,una caldaia all'interno dell'industria è scoppiata." "Ho sentito dire che verso tarda notte le prime fiamme hanno divampato all'interno del settore per la raffinatura del cotone." "è incocepibile che a notte fonda così tanta gente lavorava ancora..." "Vergogna!Bisogna solo vergognarsi!" "è sfruttamento manuale bello e buono!" "Così tante vite spezzate!" Le voci si accalcavano le une alle altre.Indistinte.A spintoni,un ragazzo si faceva strada fra la folla.I capelli corvini,legati dietro la nuca con un nastro,si erano appesantiti per via della pioggia battente.Le mani strette a pugni per raccogliere tutto il coraggio racchiuso nel corpo temprato da anni di duro lavoro.Le gambi ricoperte di fuliggine tremavano incontrollate nei corti calzoni consunti dal quotidiano utilizzo.Ogni passo e la speranza lo abbandonava alle intemperie di terribili pensieri.I polmoni brucianti.La bocca emetteva nuvole bianche di fiato che si congelavano al freddo.Il solito strillone con una carriola colma di giornali freschi di stampa,avvicinava signori e signore ben vestite con la promessa di un articolo senza precedenti.Una fabbrica di cotone aveva preso fuoco nel cuore della notte.Sam negando al ragazzino l'opportunità di continuare il suo racconto,invertì la consueta strada verso i camini sporchi e inspiegabilmente i suoi piedi acquistarono velocità.Man mano che la meta era vicina le sue orecchie si riempivano del suono di urla e sirene.L'imponente edificio che si ergeva sulla strada era sparito,al suo posto un cumolo di cenere sovrastata dalla folla e dalle autorità.Sam spinto dalla curiosità che fin da neonato lo aveva seguito marchiandolo come "figlio del demonio" deglutì rumorosamente e si inoltrò nella fitta foresta umana,alla fine della quale,la verità si sarebbe svelata,acuendo o meno lo scalpitare del suo cuore.Pochi passi e Sam si ritrovava catapultato in nuovo mondo,ovattato accuratamente dalla folla di gente.Una vecchia respingendo con forza l'aiuto di uomini in uniforme,stringeva i corpi senza vita di una ragazza e il suo bambino.Gabriel per la prima volta in vita sua si rivolgeva al Signore in una preghiera di conforto,cercando di convincere se stesso che fosse solo un incubo o che almeno non avrebbe pianto anche lui come quella vecchina su un corpo carbonizzato.Distolse lo sguardo,alzandolo verso ciò che rimaneva della fabbrica.Il puzzo che entrava clandestinamente nel suo apparato respiratorio assieme all'ossigeno,lo strazio dipinto sui volti di vite spezzate come fili d'erba,riempiva la gola di Sam di acida bile a stento trattenuta con una mano sporca sulle labbra sottili e un'altra sulla camicia in corrispondenza dello stomaco.Si sentiva spaesato.Non sapeva a chi rivolgersi per ottenere risposte alle domande che gli bruciavano sulla punta della lingua.Nella baraonda generale, Sam notò un'agente appostato in disparte vicino la portiera semi aperta di una carrozza.Molto probabilmente quell'uomo sarebbe stato in grado di aiutarlo nella sua ricerca.Gabriel gli si avvicinò circospettivo come se si trattasse di un nemico pronto a colpire ad un eventuale calo di attenzione.L' uomo in divisa dalle fattezze grossolane carpì la presenza di un ragazzo dai vestiti logori che gli puntava addosso due occhi neri e profondi come l'acqua del Tamigi.Seccamente e provando una punta di imbarazzo per il modo in cui veniva osservato dallo sconosciuto,puntò il manganello. "Ehi,ragazzo.Sì,sì dico proprio a te!Cos'hai da guardare?Non sono in vena di occuparmi di poveracci come te,sono occupato.Non vedi?Se hai qualche gatta da pelare vai alla centrale di polizia,lì potranno aiutarti se vorranno.E adesso è meglio che te la svigni prima che perdi le staffe!"Dopo il lungo soliloquio,le labbra del poliziotto erano bagnate della saliva.Sam si sentì offeso per il trattamento ricevuto.D'altronde era solo un povero.I poveri non avevano alcun diritto,per la società non erano essere umani ma solo feccia,della peggior specie per giunta.Reprimendo l'insurrezione di un orgoglio ferito,Sam trasse un profondo sospiro e soppesò le parole più appropriate per rivolgersi ad un uomo in divisa. "Mi perdoni signor agente per averle fatto questa impressione,ma non so proprio a chi rivolgermi.Ho corso molto per arrivare qui,signore.Vedendo lei,mi sono chiesto se avrebbe potuto darmi qualche spiegazione riguardo all'incidente avvenuto questa notte alla fabbrica."Le sopracciglia aggrottate dell'agente,rischiavano di avvicinarsi in uno scontro frontale,accentuando lunghe linee che marcavano la fronte spaziosa. "E dimmi ragazzo,perché dovrei dare proprio a te queste informazioni?Eh?"Sam fu colto alla sprovvista da quella domanda.Era una semplice domanda,alla quale senza nessun problema,avrebbe potuto rispondere,ma un nodo alla gola strangolava ogni tipo di risposta. "Beh,io...ecco,io..."Non riusciva a far fuoriuscire le parole giuste,congelate nell'aria londinese.L'uomo grassoccio lo guardava divertito come si aspettasse una reazione del genere da un curiosello che invece di lavorare bighellonava per le strade di Londra. "Allora,ragazzo,cosa ti prende?Il gatto ti ha morso la lingua?In tal caso,faresti meglio ad adoperare quelle braccia muscolose per portare il pane a casa.D'altronde è la sola parte del corpo che puoi sfruttare,visto che quelli come te non hanno materia grigia!"Sul volto del poliziotto si fece strada un largo sorriso di trionfo per aver stanato la furba volpe dal nascondiglio.Il fiuto di poliziotto non mente mai,pensava.Ci aveva visto bene e se ne compiaceva come un bambino soddisfatto della riuscita della marachella del giorno.Sam,i pugni serrati in una morsa letale,si morse la lingua.Non aveva mai visto di buon occhio i superbi avvolti dalla loro puzza superiore da fermarsi volutamente alle apparenze. "Signore,lei si sbaglia.Io non sono uno che bighellona da mattina a sera.Io sono un lavoratore come lei,signore,ed è mio diritto essere trattato come un normale cittadino.Non sono andato a "sfruttare le mie bracce muscolose per portare il pane a casa" come dice lei perché mia sorella lavorava in questa maledetta fabbrica che si è incendiata questa notte,signore.Vorrei solo sapere se è morta o meno.Ma tanto non ha alcuna importanza per lei,cosa le può importare!Tanto nel caso peggiore,sarà morta un'altra poveraccia insignificante!"Sam si sentiva avvampare di rabbia.Le parole gli erano uscite di bocca spontanee come un fiume in piena e non era riuscito a trattenerle.Si meravigliava di essere riuscito a prendere in considerazione,anche solo per un momento,l'eventuale morte di sua sorella,così tanto respinta nelle ultime ore.Il poliziotto,colpito dalla quella invettiva di un fratello disperato,disorientato dal corso degli eventi e voglioso di ritornare a galla per respirare nuovamente,provava vergogna per se stesso,per essersi rivolto ad quel ragazzo dal volto triste in maniera talmente brutale.Eppure anche lui un tempo,si vestiva di stracci e parlava la lingua segreta dei vicoli dalla densa foschia.Ogni giorno entrava a stretto contatto con la sufficienza e il disgusto di nobil donne e gentiluomini. "Scusami,ragazzo.Non era mia intenzione trattarti come un animale.Sai anch'io ho conosciuto la Londra dei poveri.Per quanto riguarda l'incendio di questa notte...ecco,mi dispiace dirlo ma,purtroppo,nessuno è riuscito a salvarsi.Mi addolora molto dirtelo,ragazzo,ma se tua sorella è venuta a lavorare in fabbrica ieri e non ha fatto ritorno a casa..."Gabriel sentiva la testa vorticare senza controllo.Tutto intorno a lui era confuso e ottenebrato da un velo di dolore.Non poteva accettare una cosa del genere,sicuramente quel poliziotto si sbagliava.Gabriel aveva sentito molte storie di gente scampata miracolosamente ad un incendio in fabbrica e considerata morta per negligenza dei poliziotti,scalpitanti per liberarsi di quella seccatura. "Avete controllato bene?!I registri delle persone morte e quelle che lavoravano qui ieri sera.Ci deve essere un errore,ricontrolli!"Gabriel vide gli occhi dell'uomo addolcirsi comprensivi.Non era un buon segno.Non voleva essere compatito da nessuno.Sua sorella era ancora viva . "Ragazzo,capisco il dolore che stai provando in questo momento,ma non rinnegare l'evidenza.Ogni agente di polizia,pompiere che vedi attorno a te,si sta occupando della faccenda dall'alba di questa mattina e abbiamo trovato solo cadaveri.Tutte le prassi per incidenti come questo sono state fatte,e ormai non c'è più niente da fare.Sono cose che vorresti non accadessero mai,almeno a te e ai tuoi cari,ma succedono e non è in nostro potere evitarle.Ti faccio le mie condoglianze,ragazzo,spero che tua sorella possa trovarsi in un posto migliore di questo inferno..."L'agente non ebbe il tempo sufficiente per completare il rito di lutto che delle grida di diniego lo assalirono. "No!No!No!La smetta!Maledizione,la smetta!Mia sorella non è morta!Lei no!Lei non può morire.Non può lasciarmi solo.No!"Gabriel sentiva la vista appannarsi di un sottile cortina acquosa che a flotti scendeva sugli zigomi sfociando sulle labbra dal retrogusto salato.Si sentiva uno stupido,un debole.Prima di morire tra le sue braccia da bambino, suo padre gli fece promettere di non versare mai una lacrima,qualunque sia stata la causa.Piangere era un vocabolo estranio ad un vero gentiluomo,aveva detto tra un colpo di tosse e l'altro.Una lacrima impercettibile era calata silenziosa sul cuscino bianco,formando un piccolo cerchio scuro.Sam si era stupito di quella manifestazione di umanità dimostrata dal quel padre burbero sul punto di morte,stringendogli la grande e ruvida mano con complicità.Sarebbe stato il loro segreto.La grande mano afferò delicatamente il piccolo ovale costringendo l'immagine riflessa nello specchio di un Sam adulto e pervaso dalla malattia. "Sammy,piccolo mio.Ricorda,sempre e comunque,qualsiasi sia il peso che opprimerà il tuo petto,non permettere alle lacrime di prendere il sopravvento.Noi siamo gentiluomini,a dispetto di quanto si possa dire o credere.Siamo poveri fuori,ma siamo ricchi dentro ed è la ricchezza interiore e non quella sperperata per appagare i capricci di una mente pigra ha rendere un uomo nobile.Piccolo mio,tu hai un animo nobile e lo hai dimostrato anche quando sotto l'effetto dell'alcool scaricavo su di te la mia frustrazione.Ti chiedo perdono per non essere stato il padre che avresti voluto io fossi.Perdonami,piccolo mio."Sam non capiva il significato di quelle scuse. "Sam d'ora in avanti sarai tu l'uomo di casa e comportati come tale.Non seguire le mie orme.Sono del tutto sbagliate.Abbi cura di tua madre e tua sorella,è ancora così piccola."Colpi di tosse scuotevano l'esile corpo non più in grado di combattere. "Sammy,promettimi che non piangerai mai!Promettimelo!"Sam mosso da un amore filiale,schiarì la voce e pronunciò l'estrema unzione tanto aspettata dal padre. "Te lo prometto,papà!"

stava infrangendo il patto.Era venuto meno alla parola data.Sam si odiava,ma non poteva farne a meno.Voltando le spalle all'agente rimasto impietrito ai piedi della carrozza laccata di rosso,strofinava energicamente le guance e i gli occhi con il dorso della mano.Nella foga del momento,Sam cadde a terra in un sonoro tonfo.Aveva inciampato in qualcosa.Aveva inciampato in qualcuno.Sam cercava di rialzarsi,massaggiandosi con lenti movimenti circolari le tempie pulsanti.L'impalpabile rete di pioggia e la la nebbia rendevano difficile l'orientamento e Sam voleva capire cosa avesse intralciato la sua corsa.E fu allora che il cuore gli esplose nel petto,frantumandosi in tanti pezzi di vetro.Irrecuperabili.L'aveva riconosciuta dal pendente d'oro che portava al collo.Il pendente a forma di cuore che gli aveva regalato al suo sedicesimo compleanno.Pochi giorni prima.Anne era distesa a terra come un giocattolo dimenticato da un bambino distratto da una nuova più eccitante attrazione.Interamente coperta da bruciature che intaccavano il colorito pallido rendendolo nero.Sam la riconobbe subito.I lunghi capelli mogano scuro sembravano essere stati mangiucchiati e resi stoppacciosi come un gomitolo nelle zampe di un gatto giocarellone.Il grembiulino bianco si era ridotto ad una sporca sottoveste pronta a volare via al primo tocco.Sam si avvicinò carpioni alla sorella amata per accettarsi che fosse veramente morta o caduta in un profondo sonno dal quale presto si sarebbe svegliata con l'allegria di sempre.Ma non questa volta.Non per Anne.Almeno non da viva.Sul volto ovale da eterna bambina affiorava un debole sorriso di pace.Sam rispondendo per un ultima volta ad Anne,ricambiò il suo sorriso e amorevolmente accarezzava la pelle bruciata e dura sotto il suo tocco.La piccola Anne lo aveva lasciato solo al mondo,portandosi via anche una parte della sua anima.Gabriel si sentiva svuotato,una casa abbandonata.Inutile.I suoi occhi si riempivano delle immagine della sua famiglia distrutta con il passare del tempo.Suo padre su letto in preda ad una tosse incontrollabile,il fazzoletto pieno di sangue.Sua madre,disperata e troppo fragile,galleggiante sulle acque torbide del Tamigi.Le neri vesti gonfie come una vela di una nave pirata pronta a salpare per il lontano Oriente.Anne sulla strada lastricata coperta da una nuvola di cenere,nebbia e pioggia.Il viso sereno e il ciondolo sempre con sé anche a lavoro.Litigarono per quel cuore d'oro qualche minuto prima che sua sorella chiudesse la porta di casa per sempre alle sue spalle.Le orecchie di Sam tintinnavano della voce argentina di Anne. "Anne,ma perché non lo vuoi capire!Non lo devi portare a lavoro con te,qualcuno potrebbe rubartelo.Potrebbero toglierti la vita per avere quel ciondolo!Non voglio che anche tu come i nostri genitori passi a miglior vita.Sono tuo fratello maggiore e mi deve obbedire!"Gli occhi neri di Anne si posarono dolcemente sui suoi mentre le punte della mani affusolate sfioravano la superficie metallica del pendente dai riflessi dorati. "Sammy,perché te la prendi tanto?Hai ragione ad essere preoccupato per me,te ne sono grata,ma lo nasconderò sotto il collo della veste al lavoro così nessuno lo potrà vedere.Non posso separarmene.Chiederesti mai a qualcuno di separarsi dal suo cuore?"Sam sbuffava impaziente,sua sorella era sempre stata brava a giocare con le parole,eredità di sua madre. "Sammy,ascolta,questo cuore..."e indicandolo Anne invitò le mani del fratello ad sentire il battito che lo animava. "Senti?"Sam ci capiva sempre meno. "Cosa dovrei sentire?"Anne gli parlava come se si rivolgesse ad un bambino caparbio. "Il suo battito.Senti il suo battito.Non è un semplice ciondolo,Sammy.Questo è il mio secondo cuore che batte al ritmo del tuo.Non si tratta solo di un regalo per un compleanno,in questo cuore ci siamo io e te,Sammy,inseprabili..."La tensione nella mascella di Sam sparì alla dolce prova di amore della piccola Anne.Ma questa volta sarebbe stato diverso.Doveva essere diverso.La figura di fratello maggiore,ogni volta,era sminuita da quella ragazza dagli occhi teneri che riusciva a sottrarsi dalle regole imposte da Sam per salvaguardare la sua incolumità.Era troppo importante.Non poteva perderla.Sam si convinceva ogni minuto che passava,che quel giorno,solo per quella volta,Anne lo avrebbe ascoltato,anche se il prezzo sarebbe stato quello di vedere sua sorella abbassare la testa e scappare in lacrime nell'umida stanza buia.



Commenti

pubblicato il 27/08/2010 20.40.02
Ivory, ha scritto: Se vi è piaciuto questo primo capitolo lasciate anche un commento!

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