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lavoro pubblicato sabato 7 agosto 2010
ultima lettura lunedì 4 novembre 2019

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Gifts And Curses: Solstizio D'Inverno /// Capitolo 8 - Resha

di Resha. Letto 593 volte. Dallo scaffale Fantasia

Pensieri, dubbi, incubi... troppe cose affollano la mente della mezzelfa. E in una situazione come questa, nessuno può permettersi di perdere la concentrazione. Per il bene del Nord... per il bene del Regno. Ma Resha ha troppe cose a cui pensare... come m

CAPITOLO 8

Resha

Mi sentivo oltremodo oltraggiata e infastidita da come il Comandante Icefalls mi aveva imposto di partire per la missione. Il suo tono austero e il suo sguardo minaccioso non mi avevano lasciato diritto di replica. Mi era capitato spesso, in passato, di provare fastidio nei confronti di qualcuno, ma quel John era stato capace di conquistarsi il podio nella mia classifica di seccature personali. Da quando mi aveva vista, non aveva fatto altro che tirarmi occhiate con sguardo critico e colmo di sufficienza, il che aveva scatenato in me un dannato senso di sfida. E la cosa che più mi irritava era proprio il fatto che non avessi avuto modo di conquistarmi l'ultima parola. Mi domandai come diavolo avessi fatto, anche se solo per un momento, a considerarlo un uomo affascinante.
Sarei volentieri tornata indietro, fregandomene del caos e maledicendo tutto il Nord, eppure continuavo a camminare quasi senza accorgermene. Ogni passo era un'imprecazione, ogni respiro un piano di fuga... ma continuavo ad andare avanti.
"Che gli dèi maledicano le bestie feroci, il Comandante Icefalls, Chasewitch e tutto il Regno del Nord!"
I boschi oltre la città erano talmente fitti che neanche la pallida luce diurna riusciva a conferire loro un aspetto meno tetro. Sembrava perennemente buio. Anche alzando lo sguardo verso le fronde degli alberi, il chiarore del giorno sembrava un'illusione. Lame di luce si infiltravano tra le foglie, ma solo poche di esse arrivavano a toccare terra. La maggior parte di loro si infrangevano sui rami più bassi, dando alle conifere un colore che variava dal verde scuro al nero.
Il terreno era perennemente ricoperto da fango e brina, sterpi congelati scricchiolavano sotto le nostre suole con suoni simili ad ossa che si spezzano. Mi chiesi se stessi calpestando dei fragili rami, o se il rumore di quello che sentivo non appartenesse davvero a quello di ossa andate in frantumi sotto al mio peso.
Cercai di coprirmi al meglio con la pesante cappa di lana nera che aveva preso il posto del mio precedente mantello di velluto. L'aria era a dir poco gelida. Le folate di vento erano piuttosto rade, ma ogni volta che soffiavano mi sentivo come se il mio corpo venisse trafitto da mille coltelli. Ed ero ben consapevole che il clima sarebbe diventato ancora più rigido durante la notte. Dovevamo percorrere molta strada a nord, il che significava incamminarsi verso la morte. Se non per la missione, sicuramente per il freddo. Sbuffai e una nube di aria condensata si formò davanti alle mie labbra.
Proseguivamo in silenzio, Himo e Ghiozzah conducevano la fila, seguiti da Ted e Krexen. Io me ne stavo in fondo, Lorien accanto a me. Nor non aveva una posizione precisa, si limitava a saltellare tra noi buttando qualche occhiata qui e là.
Misi mano alla bisaccia. Era ancora al suo posto. Non c'era un granché da rubare in quei boschi, quindi dedussi che gli occhietti dell'halfling puntassero ai nostri averi. Ma mi rifiutavo di credere che fosse così idiota da derubarci in una situazione del genere. Eravamo in sette, nel bel mezzo del nulla ed eravamo armati. Se solo avesse tentato di mettere mano alle nostre cose, lo avremmo linciato senza problemi.
La sacca cominciava a pesarmi. L'avevo riempita con l'indispensabile, ma straripava. Un cambio di abiti, un otre d'acqua, qualche provvista di cibo, un paio di coperte e altre necessità. Forse avrei potuto evitare di portarmi dietro alcuni dei miei tomi, ma avevo calcolato la possibilità di dover usare i miei incantesimi. Certo, li conoscevo a memoria, tuttavia l'idea di avere con me i libri di magia mi rassicurava. Non sia mai che mi dimentichi qualche formula. Piegai le labbra in un sorriso amaro: se Phoenix fosse stato con me, mi avrebbe sicuramente dato della "capra".
Sapevo bene che le mie energie non erano ancora sufficienti a scagliare potenti incantesimi o incantesimi minori in gran numero, così mi ero armata di arco lungo e faretra piena di frecce. Ero troppo debole per poter maneggiare una spada o simili, quindi avevo optato per un'arma a distanza. Speravo solo di essere abile con l'arco quanto lo ero con la magia.
Percepii un rapido sguardo di Lorien. Risposi distrattamente alla sua occhiata, per poi tornare a posare l'attenzione sul sentiero ghiacciato. Ultimamente lo sorprendevo spesso a fissarmi. C'era qualcosa in lui che non mi convinceva... mi sentivo come se mi stesse nascondendo qualcosa. Non mi parlava molto di sé e non chiedeva molto di me, eppure mi trattava con estrema gentilezza. Mi rivolgeva molte attenzioni, anche solo chiedendomi se stessi bene o se fossi preoccupata per qualcosa. Era molto carino con me. Fin troppo carino, per essere una persona che mi conosceva sì e no da quattro giorni. Se solo fossi stata abile nella dominazione mentale non avrei avuto problemi a capire che cosa gli passasse per la testa, ma ancora non riuscivo a leggere nel pensiero come avrei desiderato. Percepivo soltanto qualcosa di superficiale, ogni tanto.
Mi voltai a scrutare Lorien. Lui captò il mio lieve movimento e mi rivolse uno sguardo ingenuo.
-Questi sentieri sembrano tutti uguali...- si guardò intorno per poi tornare a posare i suoi occhi su di me. -Ma dove siamo?-
Abbassai la testa e ridacchiai. Ambiguo o meno, che lo volessi o no, riusciva comunque a strapparmi un sorriso ogni volta.

-Il sole sta calando, dovremmo accamparci per la notte.-
Himo si voltò nella nostra direzione lanciandoci sguardi in cerca di approvazione.
La fievole luce che illuminava a fatica il bosco stava lentamente scomparendo lasciando il testimone alle tenebre. Alzai gli occhi verso l'alto. Nei rari spazi tra le cime degli alberi che lasciavano intravedere il cielo, laddove i raggi pallidi del sole avevano lottato fino a poco prima per infiltrarsi, adesso si poteva adocchiare un manto scuro, di un grigio tetro tendente al blu. L'aria si stava facendo, mano a mano, sempre più fredda.
-Sì, accampiamoci- concordai.
Nor saltellò. -Era ora! Non mi sento più le gambe!-
Avevamo camminato per chilometri, per un'intera giornata, eppure il monte Raven distava ancora un giorno di viaggio. Era impossibile riuscire a vederlo da dove ci trovavamo, ma a detta di Krexen stavamo percorrendo il sentiero giusto. Probabilmente, la sera successiva saremmo arrivati alle sue pendici.
-Dobbiamo trovare un luogo sicuro- esordì Lorien. -Questi boschi ospitano branchi di lupi del ghiaccio e rischiamo di divenire la loro cena, se non prestiamo attenzione.-
Rabbrividii. Avevo letto diversi libri sulle terre del Nord e sapevo bene che cosa fossero i lupi del ghiaccio. Bestie feroci, più grandi di un lupo comune, con occhi rossi come il fuoco e pellicce folte dai colori tenui. Le loro affilate e letali zanne misuravano circa otto centimetri ed erano in grado di spezzare pietre con la stessa facilità con cui un umano poteva spezzare un pezzo di pane. Il loro udito e il loro olfatto erano così altamente sviluppati che nessuna preda poteva sfuggire ai loro agguati. Solitamente attaccavano durante la notte, in branco. Sì, noi potevamo essere un bersaglio facile.
-Lupi del ghiaccio?- sbraitò Ghiozzah mentre si tirava un pugno sull'enorme petto. -Ghiozzah li trova e se li mangia!- Lorien sorrise, incerto. -Non mi sembra una buona idea...-
Con una mappa tra le mani, Krexen studiò la nostra posizione. -Proviamo ad inoltrarci più ad ovest- disse dopo qualche secondo. -Dovrebbe esserci un piccolo spiazzo.-
Seguii i miei compagni. Ormai non si vedeva quasi più niente, l'oscurità aveva iniziato a prendere possesso di ciò che ci circondava, così decisi di utilizzare uno dei miei incantesimi per semplificare le cose. Afferrai un ramo ghiacciato e pronunciai una formula nella lingua antica. Il ceppo si illuminò.
-Ottima idea!- esclamò Krexen mentre si voltava verso di me. Gli sorrisi soddisfatta e mi avvicinai a lui, a capo della fila, per fare luce sul cammino.
Più le tenebre scendevano, più il bosco acquisiva un aspetto cupo e inquietante. I rami congelati assumevano forme che nella mia testa apparivano simili a braccia scheletriche in procinto di strapparti via la pelle di dosso. Il verso stridulo di un rapace in lontananza mi sembrò il grido di una donna in preda a dolori atroci. All'altezza delle nostre gambe, all'altezza di Nor, sorgevano cespugli di rovi che si impigliavano ai nostri abiti... e ai capelli dell'halfling. Ogni loro fruscio mi faceva sobbalzare nel timore di veder uscire un qualsiasi tipo di belva da un momento all'altro. Baka si agitò nel mio cappuccio e mi fece sussultare. "Maledetto te, Baka, mi hai fatto prendere un colpo!"
Con un leggero battito d'ali uscì dalla mia cappa e si mise a svolazzarmi intorno. Si allontanò di qualche metro, finché non lo persi di vista. Poco dopo, avvertii disagio. C'era una certa empatia tra me e il pipistrello, quindi dedussi che avesse scovato qualcosa. Procedemmo cauti.
Ancora qualche passo e sbucammo in uno spiazzo circolare. Non c'era niente ad ingombrare il terreno, già poco ospitale di per sé, e tutto intorno sembrò tranquillo. Ma, non appena posammo le nostre sacche, Baka tornò da me in preda all'agitazione. Mi guardai intorno. Tra i tronchi delle conifere vidi brillare una marea di scintille. Non riuscii a contarle, erano troppe. Occhi rossi ci scrutavano ostili nelle tenebre, respiri silenziosi si condensavano nell'aria fredda. Le mie orecchie percepirono dei ringhi... -Lupi!-
Lanciai a terra il ceppo illuminato e indietreggiai. Himo e Ghiozzah imbracciarono le loro rispettive armi, una spada lunga ed un'ascia. Krexen si sistemò i guanti ferrati e si preparò ad attaccare, e Ted impugnò le due spade che portava incrociate sulla schiena, sguainandole. Lorien tirò fuori l'arco ed incoccò una freccia, seguito a ruota da Nor. Ci disponemmo in cerchio. Erano ovunque... eravamo circondati.
Il primo lupo si lanciò verso di noi, Ghiozzah era il suo bersaglio. Prontamente, la mezzorca scattò in avanti e falciò la bestia con un colpo d'ascia all'altezza del collo. Crollò. Subito dopo, un secondo lupo balzò su Himo. Un altro ancora saltò su Krexen. Lorien lanciò nel buio. Da dietro un cespuglio di rovi sentii un guaito. Lo aveva preso in pieno. Incoccò, tese, lanciò di nuovo. Il monaco si liberò dalla presa del lupo del ghiaccio, il braccio sanguinava per il morso ricevuto nel tentativo di schernirsi. Balenò un possente pugno e lo stordì. Fiotti di sangue denso e caldo schizzavano ovunque. Nor, una velocità spaventosa, si mosse tra noi lanciando frecce dal suo arco corto. Mi concentrai. Davanti a me, un lupo si stava avvicinando minaccioso. Congiunsi le mani e composi gesti, le mie labbra pronunciarono l'incantesimo. Scagliai. Il dardo incantato colse la bestia in pieno, che si accasciò al suolo con un tonfo sordo. Himo urlò nel dare il colpo di grazia ad un'altra belva. Ted, silenzioso come la notte, fece danzare le spade uccidendo spietatamente ogni singolo essere gli capitasse sotto tiro. Lanciai un altro dardo. Il proiettile luminoso volò lasciandosi una scia azzurro brillante alle spalle. Un altro lupo perì. Ringhi rabbiosi e guaiti sofferenti risuonavano nelle nostre orecchie in una terribile cacofonia di morte e guerra. Poi, all'improvviso, il silenzio. Lo scalpiccio delle zampe sul terreno si affievolì velocemente. Li avevamo scacciati.
-Bene, dubito che torneranno tanto facilmente- esclamò Nor soddisfatto, mentre rimetteva a posto il suo arco.
-E questo dovrebbe essere un posto sicuro?- mi rivolsi a Krexen con un'occhiata accusatoria. Lui si toccò il braccio sanguinante e mi guardò senza rispondere. -Mpf! Lasciamo stare.-

Sgomberammo il terreno dai cadaveri dei lupi. Accendemmo un falò al centro dello spiazzo e preparammo l'accampamento. Avevamo una sola tenda, ma era abbastanza spaziosa da ospitarci tutti. Il mio stomaco brontolava, ma dopo tutto quello spargimento di sangue non ero più tanto sicura di avere fame. Tuttavia mi unii ai miei compagni e mangiai con loro sotto pressione di Lorien. Pane nero e filetti di pesce affumicato, il tutto accompagnato da un otre di birra al malto.
Krexen continuò a lamentarsi per tutta la durata della cena. Il braccio gli doleva. Aveva disinfettato la ferita con del vino e aveva fasciato la parte del morso con bende intrise di un infuso a base di erbe mediche, ma le fitte di dolore non erano ancora cessate.
-Dobbiamo organizzare dei turni di guardia- affermò Ted. -Potremmo essere attaccati di nuovo.-
L'idea fu accolta da tutti noi, compreso Nor che, però, accettò con qualche lamentela. Per ovvi motivi decidemmo di lasciar riposare il monaco tutta la notte e dividemmo i turni a coppie. Tre coppie per tre sessioni di guardia. A me toccò il terzo giro, in compagnia di Lorien.
Non feci fatica ad addormentarmi, il sonno e la stanchezza erano così pesanti che scivolai nel mondo dei sogni non appena toccai le pellicce. Quella notte ebbi un incubo.

Mi trovavo in un lussuoso palazzo dalle pareti in marmo nero con scanalature rosse purpuree. Il lungo corridoio che stavo percorrendo era illuminato da magiche luci danzanti, accuratamente collocate in alto sulle pareti lisce ai miei lati. Porte imponenti si stagliavano a destra e a sinistra, con un'ottima fattura in legno pregiato e maniglie in oro. Tutte chiuse. I miei passi si muovevano silenziosi sul tappeto rosso sul quale stavo camminando. La tunica indaco svolazzava ad ogni mio movimento. Una porta sulla mia destra si aprì.
-Dove pensi di andare?- Al suono di quella voce, sogghignai. Voltai leggermente la testa, continuando però a dare le spalle al mio interlocutore.
-A Chasewitch. Mi sto annoiando, ho bisogno di svagarmi un po'- il mio tono era calmo, pacato. Ma la mia era una voce maschile.
L'uomo dietro di me rise. -Cerca di non cacciarti nei guai, Phoenix.-
Increspai le labbra in un ghigno divertito. -Non dite scempiaggini, padre.-
Pronunciai un incantesimo, composi dei gesti con entrambe le mani. E svanii nel nulla.

-Resha... svegliati.-
Spalancai gli occhi di soprassalto. Lorien era accovacciato accanto a me, i suoi lunghi capelli mi sfioravano il viso. Era il nostro turno di guardia.
Ancora intontita, mi alzai e mi diressi verso l'uscita della tenda, lasciando che Ted e Nor entrassero per riposare. Non appena vidi il nanerottolo, mi venne spontaneo di lanciare un'occhiata alla mia sacca. La presi sospettosa e osservai il contenuto. Per fortuna era tutto al suo posto e non mancava niente. Lorien rise quando notò il mio gesto.
-Non ridere. Fossi in te controllerei il tuo zaino.-
Lui si limitò a ridacchiare di nuovo. -L'ho già fatto.-
Sebbene fossi ancora assonnata, mi svegliai completamente nel preciso istante in cui fui schiaffeggiata in pieno volto dall'aria gelida. Era talmente freddo che mi sembrò di sentire il sangue congelarsi nelle vene. Persino Baka ebbe un brivido.
A giudicare dalle tenebre, doveva mancare ancora un paio d'ore all'alba. La notte nel bosco era silenziosa e solo l'ululare dei lupi risuonava come una tetra sinfonia infernale. Non avevano più attaccato, o almeno così ci era stato riferito, tuttavia non potevamo permetterci di abbassare la guardia.
Lorien si sedette vicino al fuoco e mi fece cenno di accomodarmi accanto a lui. Non esitai a raggiungerlo, necessitavo di calore e il falò mi allettava particolarmente. Tirai su il cappuccio e mi raccolsi le ginocchia al petto per riscaldarmi. Al calore delle fiamme mi sentii come rinascere, ma il benessere fisico non bastò a scacciare i pensieri. Phoenix era vivo, di questo ne avevo la certezza, soprattutto dopo aver udito le parole del vecchio Raven, ma lo strano sogno di poco prima continuava ad attanagliarmi e a creare in me un maledetto senso di agitazione. Sapevo distinguere la realtà dalla fantasia, ma allora perché mi sentivo così strana? Non era la prima volta che mi capitava di sognare Phoenix, eppure questa volta era diverso. Ero nei suoi panni. Era tutto dannatamente realistico. E seppure non avessi mai visto suo padre, ero certa che l'uomo presente nel mio incubo fosse Gregor Nighte.
Phoenix lo odiava... non era possibile che si trovasse con lui. Ed era ancora più impossibile la percezione di malvagità che avevo avvertito in lui. Scossi la testa, nel tentativo di far allontanare le mie preoccupazioni. "Quante storie per uno stupido sogno."
Anche il mezzelfo al mio fianco pareva a disagio. Se ne stava seduto con i gomiti poggiati sulle ginocchia, tra le mani stringeva una freccia con la quale giocherellava distrattamente. Il suo sguardo era vacuo e perso tra le fiamme; gli occhi verdi avevano qualcosa di diverso. In qualche modo, mi sembrarono tristi... malinconici. Credo non si fosse nemmeno accorto che lo stavo guardando. Mi concentrai e cercai di leggergli nel pensiero. Era ancora difficile per me riuscirci, ma stavo imparando a controllare la giusta energia per farlo. Phoenix mi aveva insegnato la teoria, tuttavia non avevo mai messo in pratica i suoi insegnamenti; non ne avevo mai avuto l'occasione ed ero ancora troppo debole per provarci. Ma questa volta poteva essere diverso. Concentrare l'energia sulla fascia frontale: occhi, fronte e tempie. Non cercare di vedere con gli occhi, ma con la mente. Non provare ad ascoltare con le orecchie, ma con la testa. Tentai, e con mia grande sorpresa riuscii a captare un pensiero. "Stupido, fa' qualcosa."
-C'è qualcosa che ti turba?- gli domandai.
La sua reazione mi fece intuire un certo disagio. Sobbalzò e fece maldestramente cadere la freccia che teneva tra le dita. Questo mi confermò che fosse effettivamente sovrappensiero. Sovrappensiero e, in qualche modo, ansioso.
-No, niente.- Si era voltato a guardarmi per un breve istante, le sue guance tradivano un certo imbarazzo nonostante cercasse di celarlo. Non riuscivo a capire il motivo di tale comportamento e forse non avrei dovuto indagare oltre, tuttavia la mia curiosità era talmente grande da impedirmi di lasciar cadere il discorso.
-Mi sembravi molto pensieroso- incalzai.
-Ripensavo ad oggi- rispose con un filo di insicurezza. -Alla missione, la situazione. A tutto ciò che ci sta succedendo.-
Non ero convinta. Ancora una volta avevo la sensazione che mi stesse nascondendo qualcosa.
-Sicuro?- gli chiesi protraendomi ambigua verso di lui.
-Sì!- sussultò. -Ecco... pensavo a cosa accadrà alla fine di questo incarico.- Indicò il marchio vicino al suo occhio sinistro. -Mi chiedevo se il servizio verrà considerato come compiuto.-
Ottima osservazione. Chissà se sarebbe bastato portare a termine la missione per essere scagionati. Ci era stato detto che l'Anatema sarebbe stato tolto una volta terminato il nostro servizio verso il Nord, ma il punto era sapere se sarebbe bastato quell'unico compito a renderci liberi. Dal canto mio, speravo che fosse davvero così... e speravo di tornare a casa il prima possibile.
-Tutto sommato è un simbolo carino!- cercai di sdrammatizzare con un sorriso sarcastico.
-Oh, sì!- ridacchiò Lorien -Carino soprattutto per coloro che ti lanciano le pietre, quando te lo vedono indosso! E' il perfetto centro di un bersaglio!-
-Mi sa che hai ragione!- concordai, ridendo.
Ma era davvero la nostra situazione il motivo principale della sua preoccupazione? Non ne ero così certa. Tutti noi eravamo in pensiero per le nostre sorti, ma l'atteggiamento del mezzelfo mi pareva non poco eccessivo. No, c'era sicuramente dell'altro. Ero quasi sicura che non mi avrebbe parlato di ciò che teneva per sé, ma non intendevo demordere. Mi rendevo conto che avrei fatto meglio a lasciar perdere, anche per rispetto verso Lorien e i suoi segreti, tuttavia, quando mi ci mettevo, riuscivo ad essere estremamente curiosa e petulante. Era più forte di me.
Mi concentrai nuovamente e gli lessi nel pensiero. Questa volta fu estremamente più semplice. "Stupido! Idiota! Perché, perché?" Non potei trattenere le risate. La comicità della scena stava nel vedere Lorien tranquillo e pacato, come se la sua mente fosse più vuota di un otre di vino in mano ad un ubriacone e, nel contempo, ascoltare le imprecazioni che stava lanciando interiormente contro di sé. Se non fossi stata dotata di poteri psichici, non avrei mai detto che il ragazzo fosse così angosciato. Ad ogni modo, i suoi pensieri non erano affatto carichi di rabbia o paura. Erano semplicemente... colmi di imbarazzo. Mi sembrò tutto così maledettamente divertente, che mi decisi ad insistere ancora per saperne di più.
-Mi vuoi spiegare che ti prende?- esortai soffocando le parole tra una risata e l'altra.
Lui mi gettò uno sguardo sospettoso e arrossì violentemente.
-Niente, è che...- si puntellò sulle nocche delle mani e aggrottò le sopracciglia -Tu, piuttosto, che hai da ridere?-
-E' dall'inizio del turno che continui ad imprecare contro te stesso!-
Il mio tono di voce era quasi derisorio, appena fastidioso. Al suono delle mie parole, il mezzelfo spalancò gli occhi verdi e sbiancò.
-Come fai a saperlo?- chiese in un sussurro.
Sogghignai, il mio sguardo si assottigliò mentre gonfiavo il petto e incrociavo le braccia assumendo una posa di sufficienza.
-Si dà il caso, mio caro menestrello, che tu stia parlando con una stregona che conosce l'arte della dominazione mentale.-
Era chiaramente una menzogna. Sebbene avessi delle predisposizioni per le arti magiche, non potevo certo dichiararmi "dominatrice mentale". Non ancora. Ma quella frase fu l'unica che mi venne in mente per esortare Lorien a parlare.
Si portò una mano sulla fronte e sospirò. -Dannazione, ci mancava solo questa!-
-Ebbene?- continuai, sfoggiando un grande sorriso.
Ma lui esitò. Abbassò la testa perdendosi in qualche ricordo o pensiero che non fui in grado di avvertire. Mi sembrò che l'atmosfera intorno a lui si caricasse di un velo di malinconia, quasi come se qualcosa dentro di sé gli provocasse un dolore che non poteva far affiorare apertamente.
-No, è che... che... - Prese un profondo respiro come se stesse per dire qualcosa di importante, ma subito dopo imbracciò la sua arpa e si mise a suonare. -Ah, niente!-
L'aria si fece tesa. C'era disagio in lui e sospetto in me. Continuai a tenere gli occhi fissi su di lui, ma il ragazzo evitò qualsiasi tipo di contatto visivo. Se avessi continuato ad insistere con delle menzogne, non ne avrei cavato un ragno dal buco, di questo me ne rendevo conto, così cominciai a pensare che, forse, la verità potesse essere l'unica soluzione adottabile.
-Tu mi nascondi qualcosa- asserii seria.
Il musicista ebbe un sussulto, e le sue dita mancarono una nota pizzicando erroneamente la corda. Tutto questo non fece che confermare il mio sospetto.
-No, perché dovrei?- Riprese a suonare con una certa calma. -E comunque, anche se fosse, non credo che ti possa interessare così tanto.-
Reclinai la testa di lato e lo scrutai. Furono proprio quelle sue ultime parole ad insospettirmi ulteriormente. Soltanto il fatto che mettesse in conto quella probabilità fu per me una conferma di ciò che pensavo.
-Me lo chiedevo perché sei strano, a volte.-
-In che senso?-
-Mi tratti come se mi conoscessi da una vita...-
La mia affermazione fu piuttosto azzardata, tanto che io stessa arrossii non appena quelle parole uscirono dalle mie labbra. Ed anche Lorien se ne stupì. Le sue dita rallentarono il ritmo sulle corde argentee dell'arpa, la sua testa si voltò verso di me lentamente. Mi guardò a lungo, in silenzio, con l'espressione visibilmente incredula. Poi sorrise.
-Ti do quest'impressione?-
Annuii.
-Sono soltanto gentile- affermò cauto.
-Sei... molto gentile.-
L'imbarazzo che si impossessò di me mi fece infastidire. Ed il fastidio era dovuto proprio al fatto che non capissi il motivo del mio disagio. Tuttavia il cuore mi batteva violento nel petto e le mie guance avevano assunto un colorito maledettamente acceso.
-Preferiresti che fossi antipatico?- mi chiese ridendo.
-No, no!- scattai.
Per un breve momento i miei occhi incrociarono i suoi, ma sobbalzai e distolsi subito lo sguardo mordicchiandomi il labbro inferiore. -Vai bene così...-
Incerta, cercai il suo viso con la coda dell'occhio per vedere la sua reazione. Abbassò la testa, forse nel tentativo di nascondere il violento rossore delle guance.
-Ah... bene...- mormorò.
Riprese a suonare e tra noi calò un silenzio forzato. Silenzio che fu rotto solo quando, dopo diverse decine di minuti, mi mostrai inspiegabilmente sincera e diretta. -Non parli mai molto di te...-
La mia voce uscì soprappensiero, quasi in un sospiro, mentre i miei occhi si erano ormai persi nelle lingue del fuoco e le mie orecchie venivano cullate dalle note dell'arpa.
-Non c'è niente di particolarmente interessante nella vita di un bardo, ma...- La musica cessò, e la mia attenzione fu inevitabilmente distolta da quel mondo ovattato e sfocato nel quale mi ero immersa. Lorien si avvicinò e si mise di fronte a me, gambe incrociate e viso poggiato sui palmi delle mani. I suoi occhioni verdi brillarono per un istante nel fissarsi nei miei. Sorrise. -Che cosa vuoi sapere?-
Quella sua improvvisa e inaspettata reazione mi fece sussultare. Il suo volto era a una decina di centimetri dal mio, tanto che potevo sentire il suo respiro leggero e tiepido. Mi accorsi di star arrossendo violentemente, il sangue mi pulsava come un martello nelle orecchie e, peggio ancora, avevo iniziato a balbettare. -B-beh... ec... e-ecco...-
Lui mi guardò lievemente interdetto, come se non capisse quel mio assurdo attacco di... di... quello che era.
Presi a giocherellare istericamente con una ciocca dei suoi capelli... dei suoi capelli... mentre gli occhi vagavano disperati in cerca un qualsiasi punto che non ospitasse un minimo millimetro di Lorien. Sentii la dignità precipitare sotto le suole dei miei stivali, sprofondando nei più profondi meandri degli inferi maledetti che stavano già famelicamente aspettando un mio imminente crollo.
Ma l'onore prevalse, così tentai un vergognoso recupero. -...Ad esempio da dove vieni, come vivevi prima di tutto questo...-
Lo guardai visibilmente in difficoltà... e lui capì.
-Sono figlio di un riccone. Anzi... grande lord.- Fece una smorfia quasi disgustata e alzò lo sguardo al cielo, nel nominare il padre. -Sono scappato di casa, tempo fa. Non ero molto benvisto all'interno di quella dimora, quindi... Sai com'è, il dono dell'arte porta con sé la maledizione dell'essere incompresi.- Mi sorrise dolcemente, ma debolmente. Poi fece spallucce. -Comunque, i miei genitori sono entrambi morti.-
Mi sentii una perfetta idiota. Avevo insistito tanto, quando forse non desiderava rivangare il passato. A quel punto lo compresi. Mi accigliai e abbassai la testa in cenno di scuse. -Mi dispiace...-
-Non fa niente, è stato molto tempo fa.-
Mantenemmo il silenzio, un silenzio imbarazzante, ma al contempo empatico.
Lo cercai con lo sguardo; teneva il viso rivolto verso il basso, ogni tanto scuotendo il capo in segno di assenso e disappunto, i lunghi capelli rossi gli coprivano l'espressione. Poi, all'improvviso, tirò su il busto con un lungo sospiro e si ravviò i capelli indietro con un rapido gesto della mano all'altezza della fronte. Prese un profondo respiro e impresse gli occhi nei miei.
-Ragazzi, si dorme veramente male su questo maledetto terreno congelato!-
Krexen era uscito dalla tenda, curvo e ricurvo in una postura all'apparenza malaticcia. Guardai verso l'alto: non mi ero accorta che il cielo si era già illuminato delle prime luci dell'alba.

Il secondo giorno di viaggio fu identico al primo, con la sola eccezione che più andavamo avanti, più strane bestie si presentavano sul nostro cammino. Lupi del ghiaccio, aquile azzurre, volpi delle ombre... tutti animali leggendari di cui ero a conoscenza solo grazie ai libri che avevo letto. Ci avevano detto che avremmo incontrato anche degli orchi, tuttavia non avevamo trovato traccia di esseri simili. Non ancora, almeno.
Nel primo pomeriggio si alzò il vento. Un vento gelido e violento. Le nostre cappe sventolavano come vessilli, le folate erano così forti da contrastarci i movimenti. Per Nor era ancora più difficile, il suo leggero peso lo aveva costretto a legarsi a Lorien con una corda, per evitare di essere buttato a terra dalle potenti correnti d'aria. Ghiozzah non sembrava farne un dramma, così come Ted, il quale proseguiva silenzioso e impassibile. Krexen, Himo ed io, invece, iniziammo ad accusare la stanchezza nel tardo pomeriggio. Perlomeno il monaco aveva smesso di lamentarsi del braccio; Lorien gliel'aveva curato durante la mattina, utilizzando uno strano incantesimo che supposi essere da bardi. Questo però non bastò a far tacere il petulante umano, che ben presto prese a piagnucolare fastidiosamente per colpa del gelo. Concentrandomi maggiormente, percepii del flusso magico nel mezzelfo. Non ci aveva mai fatto caso, ma poi ricordai che anche i musicanti hanno qualche piccola predisposizione.
Io non mi sentivo più la pelle, tanto era fredda, e le articolazioni mi facevano male ad ogni più piccolo movimento. Nonostante camminassi senza fermarmi, il mio corpo tremava come le foglie degli alberi intorno a noi e i miei vestiti erano troppo leggeri per far sì che io sopportassi quel clima. Lorien se ne accorse e mi offrì gentilmente il suo mantello. Dovette insistere molto, prima che accettasi di prenderlo, ma non appena me lo mise sulle spalle avvertii un senso di sollievo. Lui indossava dei pantaloni in pelle nera e una camicia di lana verde scuro, sopra di essa portava una cotta di cuoio pesante e ai piedi aveva un paio di stivali alti fino alle ginocchia. Mi chiesi come facesse a sopportare il freddo, eppure non si lamentò neanche per un istante.
I boschi avevano iniziato a diradarsi, e in lontananza cominciavamo a intravedere il monte Raven, imponente con i suoi quattromila metri d'altezza; il picco più alto dei monti Wells, la catena montuosa del Nord. Sebbene mancasse ancora un paio d'ore all'arrivo alle sue pendici, già potevamo riconoscere il granito scuro della montagna, la cui cima era ricoperta da un pesante strato di ghiaccio e neve. Punte acuminate sorgevano dai suoi versanti come spade pronte ad atterrare chiunque tentasse di affrontarle. "Il monte si difende da solo" aveva detto John Icefalls, e quando raggiungemmo la sua base, a giudicare dai cadaveri attorno ad essa, sembrava proprio che avesse ragione.



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