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lavoro pubblicato venerdì 6 agosto 2010
ultima lettura lunedì 1 luglio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'era delle cavallette, cap. V: IMPEPATA DI COZZE, parte 1

di Saccinto. Letto 543 volte. Dallo scaffale Pulp

Diciamo che non so da dove cominciare. Ho questa difficoltà: mi sveglio e non so che cosa fare. Vedo di mangiare o bere qualcosa, ma mi passa subito la voglia, mi avvicino alle due sigarette del pacco di Tommy che ho recuperato e già...

Diciamo che non so da dove cominciare. Ho questa difficoltà: mi sveglio e non so che cosa fare.
Vedo di mangiare o bere qualcosa, ma mi passa subito la voglia, mi avvicino alle due sigarette del pacco di Tommy che ho recuperato e già sento lo schifo in gola. Ci rinuncio.
Penso di masturbarmi immaginando la figona di iersera su quel palco centrale che ho sognato in queste poche ore di sonno che ho fatto. Poi, proprio mentre mi avvio verso il bagno, mi sento una schifezza: non posso permettermi una donna e ricorro alle pratiche grezze per un po’ di godimento. C’ho il senso di colpa, lascio stare.
Allora mi fermo, ricapitolo nuovamente tutte le cose che potrei fare e non me ne va bene nessuna, sono pure già le undici del mattino. Penso: meglio cominciare con un po’ di musica buona, potrebbe farmi venir voglia di fare qualcosa. Mi avvicino allo stereo. Metto un disco a caso. Non mi ricordo più neanche che è, ma mi viene subito l’ispirazione per una bella cagata: è un buon inizio.

Adesso invece cerco di mangiare qualcosa, cerco di prepararmi un caffè, monto la macchina, la metto sul fuoco e mi siedo ad aspettare che sia pronto, con un pugno poggiato sotto la mascella.
Ieri mi hanno salvato un par di coppie di bulloni montati male. Provvidenza, così si chiama.
Tommy non si sa dov’è, l’Albanese non s’è fatto risentire, dal Cinese non ci sono più andato, l’avvocato non ha mai pagato e i due che hanno sfasciato l’officina non si sa chi sono. Di certezze nella mia vita, ultimamente, non so proprio che farmene.
Vogliamo pensare a donna Lena?
E chi l’ha capita, chi l’ha più vista, chi lo sa se le piaccio almeno un po’? E chi ce l’ha il coraggio di scoprirlo, oltretutto?
Ma pensare non mi fa proprio bene. Meglio lasciare stare, meglio se mi vesto e vediamo se quest’oggi concludo qualche cosa, prima che sia presto sera e la giornata sia passata inutilmente. Pure senza una sigaretta.
Sono nervoso o non sono nervoso.
Non sto pensando a niente, sono vestito, ho uno dei miei abiti, cravatta no, mi dà di cappio, indosso una maglietta nera, sotto la giacca, stretta, col collo abbastanza largo. Ho la fondina legata al torace, nera, si nasconde bene. La pistola non tanto, fa un po’ troppo volume, ma la giacca è aperta, svolazzante, dovrebbe simulare bene.
Sono uno che è stato salvato da qualche bullone malmesso. Due li ho persi e non ho potuto ringraziarli a sufficienza. Tre stanno piantati alla ruota della Mercedes nera. Sono uno scampato alla morte. E’ come se fossi morto. Oppure rinato, a seconda dei punti di vista.
Ma non sono più vivo come prima, non è la stessa cosa, non c’è continuità, nella mia esistenza. Tutto è cambiato e lo sento profondamente, in ogni singolo respiro che inavvertitamente traggo dal mondo circostante.
Sto camminando a passo veloce, sul marciapiedi. Sono senza macchina, sono solo.
Passano i due e mi mitragliano, mi mitraglia il bambino che sta con quella signora, le tiene la mano, ha un giocattolo nell’altra, no, è un Uzi, mi mitraglia.
Mi mitraglia sua madre, ha una borsa della spesa, ne trae un’arma, mi mitraglia.
Mi mitraglia quel vigile che sta dirigendo il traffico, all’incrocio, in realtà il suo non è un fischietto, ma una cerbottana automatica a ripetizione, mi mitraglia.
Mi passo una mano sulla fronte: cazzo, non avevo mai pensato a quanto fosse difficile restare vivo.
Ho mobilitato il clan o Don Curatolo l’ha fatto per me, un affronto a me è un affronto a lui, non si discute e se qualcuno vuole ammazzarmi, deve quantomeno informarlo ed ottenere il suo consenso. A meno che non gliel’abbia dato senza che io lo sappia, a quest’ora Don Curatolo dovrebbe stare incazzato come Dio comanda.
Continuo a camminare, mi tasto le palle inconsciamente, non ho paura, la morte è questione di attimi, poi non ci sei più, poi non possono farti più niente, questo pensiero mi fa restare tranquillo, dovrò soltanto aspettare e nient’altro, tutto qui.
Il Don ha consigliato di organizzare le cose, secondo lui l’agguato al gommista è stato una sorta di avvertimento un po’ esagerato, non era un vero e proprio tentativo di omicidio e ciò significa che c’è qualcuno che vuole qualcosa. Non è detto che questo qualcosa sia necessariamente la mia morte e quindi si va ad organizzare un incontro per fare in modo che le richieste di questo qualcuno emergano, per vedere che cosa è possibile fare per accontentarlo.
A me è venuta un’altra idea, dal momento che io non me la sento di accontentare chi stava per scontentarmi per sempre senza che neanche sapessi perché e quindi ho pensato questo: ho un grosso affare per le mani e, dato che sono uno di quelli in alto, invito la gente in alto degli altri clan. Ma Nico Torelli dovrebbe essere morto o quantomeno incazzato e se vuole proporre un incontro che non riguardi il tentativo di omicidio che ha subito, deve senz’altro essere una trappola.
E la trappola scatta proprio qui: ognuno, di ogni singolo clan, riceverà il suo invito senza sapere che tutti gli altri clan sono stati invitati. Fra clan non c’è molta stima o collaborazione e quindi sarà molto difficile che le voci si diffondano, dato che un clan può incontrarne un altro solo quando ha un bell’affare da proporgli ed il tutto avviene in maniera molto riservata, perché gli altri clan non sospettino trame alle loro spalle.
Dunque, ricapitolando: ogni clan riceverà singolarmente il proprio invito e quando a riceverlo sarà il clan che avrà tentato di farmi fuori: 1) fiuterà la trappola e non manderà nessuno all’appuntamento o 2) fiuterà la trappola e ci manderà gente poco importante, gente che si può rischiare.
In conclusione si avrà che il clan che si comporterà in una di queste due maniere, avrà avuto qualche problema con me.
Forse è un’idea del cazzo, ma non c’è nessun altro fottuto modo per far venir fuori questi bastardi prima di lasciarci la pelle.
Mi fermo un momento, per strada, guardo la via vuota e compio un giro completo attorno a me stesso, lentamente, osservando tutto quello che ho intorno.
Mi mancherà tutta questa schifosa realtà, il giorno che sarò morto, ma adesso non ho altro tempo per pensarci: ho chiamato Nino, gli ho chiesto di trattenersi un altro po’ e lui mi sta aspettando.

Osservo l’insegna del mio barbiere, ci sono venuto giusto per fare qualcosa, non è proprio per i capelli, in realtà li porto da un po’ di tempo così e credo che stiano abbastanza bene. Il problema vero è la barba che, col baffo che porto, è un po’ complesso tagliarmi senza rovinare la compattezza della cornice delle mie labbra. Solitamente me lo sistemo da me, ma oggi non mi va proprio di fare un cazzo, così ho deciso di far fare a lui.
Entro nel locale con una mano nella tasca, guardo dentro per vedere chi c’è, solitamente vengo di mattina, per trovare meno gente.
“E’ permesso?” chiedo, sbirciando prima di richiudermi la porta alla spalle. Da uno sgabuzzino esce fuori Nino con un cellulare di ultima generazione in mano.
“Nico Torelli… Ruggero, c’è Nico, vallo un po’ a salutare” Ruggero è l’apprendista di Nino, avrà più o meno diciassette anni, è mezzo ritardato, ride sempre nel modo più stupido possibile ed ha la faccia quadrata, gli occhi infossati e una barbetta schifosa e rada sul mento “Fagli vedere un po’ il taglio di capelli che ti ho fatto” aggiunge Nino e sembra che siano fonte d’orgoglio per lui.
In effetti Ruggero è cambiato completamente, il taglio è perfetto, strano, ingellato, ma quando vedo la sua faccia mi accorgo che, nonostante gli sforzi di Nino, per certe cose non vale proprio la pena di impegnarsi. Ci vorrebbe un miracolo, più che altro.
“Nico…” Ruggero mi salta quasi addosso, ridendo nel suo modo demenziale, con fare da boss della malavita vissuto ed in effetti nella merda ci è cresciuto.
“Facevi prima a passare da Lourdes” dico, allargando le braccia mentre Ruggero apre i suoi denti al sorriso da scimmia più brutto che riesce a fare, non capisce la battuta, ma ride lo stesso.
“Che bastardo!” forse l’ha capita, ma non riesce a replicare anche se solitamente ha la risposta pronta.
“Allora…” Nino mi si avvicina, mi osserva per capire di che cosa io abbia bisogno “facciamo barba e capelli, come al solito?”
Ci penso un attimo.
“Mmm… stanno troppo lunghi, è meglio una sistematina” il sistematina risulta artificiale nella bocca di Ruggero, Nino deve averlo addestrato a convincere tutti a spendere più soldi possibile, ma chi lo conosce, come me, può facilmente intendere l’inganno.
Ci penso.
Troppo lunghi, sistematina, va a finire che mi faccio fregare sempre.
“No, senti, Nino… il problema è la barba, il baffo…” li osservo, cazzo mi piacevano i capelli, ultimamente. Ma è tanto tempo che Nino mi ripete che ha un taglio spettacolare apposta per me…
“Ah, se è così… siediti. Ruggero, prepara il pennello, la schiuma e il rasoio” Nino si lava le mani, lo fa spesso “Allora, che mi dici?” chiede, mentre Ruggero si ingegna per preparare la roba. E’ un incapace, sono anni che lavora da Nino ed ancora prepara solo la roba e non è capace di altro, ci sono ragazzini che in un’estate hanno imparato molto più di lui. Ma io sono d’accordo con Nino: a Ruggero non gli affiderei nemmeno la rasatura di un peluche.
“Che ti dico Nino, che ne so? Dove siamo rimasti l’ultima volta, sul resoconto della mia autobiografia?” gli chiedo, sedendomi, mentre lui mi sistema il grembiule sotto il collo.
“Aspetta, fammi pensare… credo che ci fosse una bionda, l’ultima volta che ci siamo visti…” ah sì, giusto… l’ho inventata solo per il piacere di Nino. Inizialmente gli raccontavo roba vera, poi ho cominciato ad inventarmi cazzate perché non avevo più cose interessanti da raccontargli.
“L’ho mandata affanculo” lo liquido senza troppi complimenti.
“Ah, è perché?” gliel’avevo presentata come una scopatrice d’eccellenza.
“Mandava a monte qualsiasi cosa… io che dovevo incontrare gente e quella pompa, pompa, pompa…” accompagno il tutto con un gesto della mano “Vado ad accompagnare una ragazza e quella giù con scenate di gelosia del cazzo e poi pompa, pompa, pompa…” e riaccompagno il tutto con il gesto “Alla fine deve avermi risucchiato il cervello dalle palle perché a furia di fornicare ho cominciato ad avere le traveggole e non capivo più niente… Vaffanculo, le ho detto, tu mi stai togliendo la lucidità” rido e scopro Ruggero fermo ad osservarmi col pennello e la schiuma da barba in mano. Raccolgo un piccolo asciugamani dal lavandino, glielo sbatto in faccia “Prepara la schiuma, piccolo stronzo, che queste non sono storie per segaioli come te” guardo Nino, ridiamo insieme mentre Ruggero torna al lavoro in fretta e furia.
Stasera c’è l’incontro con tutti i più importanti rappresentanti dei clan più influenti, voglio presentarmi al meglio.
“Comunque è meglio una sistematina” Ruggero si avvicina con la roba fra le mani, è sicuro di potermi convincere ripetendo all’infinito l’unica frase accattivante che conosca.
“Nino…” dico senza smettere di guardare il ragazzo che non abbassa lo sguardo “…e vada per il taglio che mi hai promesso” Ruggero sorride, mi ha fregato senza impegnarsi neanche tanto. Sorrido anch’io e Nino fa lo stesso, mentre apre cassetti e ne tira fuori ferraglia.
“Allora, adesso hai qualche altra storia?” mi chiede mentre Ruggero sta per scomparire in uno sgabuzzino.
“Mmm… sì….” ci penso su, dovrò cercare di inventarmi qualcosa in fretta, non è facile soddisfare la curiosità di Nino.
Lui nel frattempo comincia ad armeggiare dietro la mia testa, fa passare il tagliacapelli sulla nuca, sale, sale, sale. Mi fido di Nino, sono anni che si occupa del mio cranio, ma d’improvviso Ruggero inciampa nei sui stessi piedi andandosi a schiantare contro uno specchio.
Per lo spavento a Nino salta il tagliacapelli di mani, io ho un sussulto, insieme ci voltiamo verso il ragazzo e il rumore di un’auto che esce fuoristrada, falciando l’erba, echeggia per un attimo nella stanza.
Il primo ad accorgersene è Nino stesso, mi fa “Ehm, Nico…”
Mi volto lentamente, osservando il suo viso costernato nello specchio che ci riflette entrambi, ma presto i miei occhi scattano sull’autostrada che ho sul vertice della testa, in diagonale verso la tempia destra. Sto sbiancando, vedo i colori del mio volto scivolare verso il basso, assorbiti all’asciugamani che mi sta ficcato nel collo della camicia, arrotolato.
“E… e questo…” mi avvicino allo specchio, guardandomi “…che cazzo sarebbe?” Nino non ha parole.
“A-adesso vediamo di sistemare tutto…” si sblocca poi.
“Come… come, sistemare tutto? Non si è fatto nemmeno male, quel pezzente” indico Ruggero dallo specchio, poi agguanto il tagliacapelli dalla mano di Nino, lo tiro di forza via dalla presa e lo scaglio dritto in fronte al ragazzo, fa un rumore secco e il rimbombo di una testa vuota.
“Ti sei fatto male?” chiedo a Ruggero che annuisce “Ecco, adesso è quasi tutto sistemato” sprofondo sulla sedia lanciando la testa all’indietro e chiudendo gli occhi. Cazzo, proprio oggi! Riapro gli occhi, torno a guardarmi nel specchio, forse il danno non è così grave.
No, no, no, è grave, scuoto la mano e digrigno i denti, sofferente come per una ferita più profonda di quel che mi aspettavo. Rilancio la testa indietro, chiudo ancora gli occhi, ci metto due dita sopra, premendo sulle pupille per cercare di calmarle, sotto le palpebre sembrano impazzite.
“Fai quello che puoi, Nino…” scuoto leggermente il capo “E togli a quel bastardo tutte le mance che gli ho dato” Ruggero scompare e non si fa vedere più per tutto il tempo, ha fatto il danno più grosso della sua vita e gli ho tirato soltanto un tagliacapelli in fronte, vorrei fargli più male, vorrei raggiungerlo nello sgabuzzino, quasi mi schizzano le lacrime agli occhi dalla rabbia. I fessi ti fanno ridere e ti fanno piangere. Ma a questo fesso non puoi fargli proprio niente, sarebbe come prendersela con un bambino.
Mentre Nino torna a mettere le mani sulla mia testa, senza sapere da dove ricominciare, mi sovviene un pensiero: metti che muoio in questi giorni, me ne starò nel sottosuolo per l’eternità con i capelli più stupidi che un barbiere abbia mai potuto inventarsi.




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