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lavoro pubblicato lunedì 2 agosto 2010
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il cacciatore di tesori

di Alaire94. Letto 1072 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questa non è la solita storia di eroi buoni e gentili. Rhon è ben diverso, fa parte di una razza oscura e malvagia per la quale il denaro è l'unica cosa importante ... (capitolo 3)

3. lungo il Sentiero

Mi distesi di nuovo sull'erba, ma non ero più tranquillo come poco prima. Avevo l'impressione che qualcuno o qualcosa mi stesse osservando, acquattato fra gli alberi. Mi misi di nuovo seduto per avere più controllo della situazione.

Qualcosa, infatti, mi colpì alle spalle con urlo rauco. Degli artigli mi penetrarono nelle spalle provocandomi un'intensa fitta di dolore e automaticamente si innestò la mia rabbia. Mi gettai in avanti, facendo cadere l'essere a terra e in questo modo riuscii a vederlo. Era un gallik, un minuto e basso umanoide agile come una scimmia. Proprio grazie alla sua agilità si rimise subito in piedi, pronto all'attacco fissandomi con un verso stridulo. Io approfittai della pausa per recuperare la mia ascia, che era caduta durante l'aggressione e cercare di colpirlo, ma il gallik saltava da una parte all'altra come una cavalletta. Prima che riuscissi a fermarlo, mi saltò addosso e con una manina viscida tentò di rubare il sacchetto di monete che mi aveva dato l'umano, ma io con un'abile mossa gli spezzai il polso e la creatura cadde a terra, dolorante. Approfittando di questo vantaggio, pronunciai un incantesimo e colpii il terreno con l'ascia. Immediatamente un raggio di luce blu si propagò nella radura, colpendo in pieno il gallik. Quando la luce si disperse, al posto del mostro vi era un mucchio di cenere e una chiazza d'erba bruciata.

Meglio andare via, non è più sicuro qui pensai prendendo la mia roba e rimettendomi in cammino. La spalla destra mi faceva molto male e dalla ferita usciva del sangue che mi stava lentamente inzuppando il mantello. Appena riuscii mi fermai e mi medicai la ferita con alcune erbe medicinali, ma ciò non sarebbe bastato: avevo bisogno di cure serie che sarei riuscito ad avere soltanto arrivando alla rocca. Aumentai il passo e continuai a camminare e camminare. Ormai il Monte Falagon era molto vicino. Infatti, verso sera trovai un cartello di legno che indicava l'inizio del Sentiero dell'Inverno.

Poco dopo mi accampai sotto un grande albero non lontano dal sentiero e mi preparai la cena. Ero molto stanco e, nonostante la medicazione, la ferita continuava a sanguinare e a farmi male. Fino a quando avrei potuto resistere? Già cominciavo a sentirmi debole e sapevo benissimo che prima o poi le forze mi avrebbero lentamente abbandonato.

Intanto la notte stava arrivando piano piano, allungando le ombre e trasformando gli alberi e i cespugli in tetre figure nere. Un timido spicchio di luna, però, spuntava dalle nubi, rischiarando così almeno un po' quell'oscurità. Io,invece, nonostante fossi solo e ferito in una foresta, non avevo affatto paura: avevo ancora tanti tesori da conquistare in questo mondo, ma se fosse sopraggiunta la morte l'avrei accettata con onore, infondo voleva dire che quello era il volere del fato.

Un fruscio fra gli alberi mi distolse dai miei pensieri. C'era qualcosa o qualcuno nascosto fra i cespugli, ma non me ne meravigliai: era da un po' di tempo, precisamente da quando avevo ucciso quel gallik, che avevo l'impressione di essere osservato. Probabilmente era una bestia che stava solo aspettando il momento giusto per attaccarmi e forse aspettava proprio che diventassi talmente debole da non riuscire a camminare. Una preda facile, insomma. In effetti, anche ora, ero troppo debole per scovare la creatura nel bosco e ucciderla a sangue freddo, ma sarei riuscito a fregarla comunque: sarei arrivato a destinazione prima che quella perfida bestiaccia potesse uccidermi.

Con quell'ultima riflessione mi coricai sull'erba fresca, sicuro che l'essere non sarebbe stato così vigliacco da attaccarmi durante il sonno.

La mattina mi svegliai un po' più riposato, ma più debole del giorno prima. Dopo qualche minuto di pausa mi rinfilai il mantello e mi misi la custodia dell'ascia in spalla, poi ripresi il cammino.

Il cielo era grigio e denso di nuvole e, nonostante non fossi un esperto in meteorologia, ero sicuro che da lì a qualche ora avrebbe cominciato a piovere.

Infatti, dopo un'oretta, proprio quando il sentiero aveva cominciato a farsi duro ed ero costretto a tagliare con l'ascia i rami dei pini, la prima goccia mi cadde sul mantello. Imprecai in tutte le lingue che conoscevo, mentre sentivo le forze lasciarmi lentamente per colpa della fatica del procedere su quel maledetto Sentiero dell'inverno. Da lì a poco una pioggia torrenziale cominciò a scendere dal cielo, rendendo i sassi scivolosi e la terra fangosa. Ma io, nonostante la debolezza e la ferita che mi pulsava come se fosse viva, continuavo ad arrancare nel fango, sempre più veloce, mentre la pioggia mi bagnava dalla testa ai piedi.

La rocca era sempre più vicina: la vedevo grande e imponente sopra di me, che dominava la vallata. Io dovevo raggiungerla e il più presto possibile, o sarei diventato il pasto della bestia che mi osservava nell'ombra. Ogni passo per me stava diventando pesante quanto un masso, sentivo le gambe cedere e il mondo roteare davanti ai miei occhi come una trottola, mentre il sangue caldo della ferita mi sporcava la maglia e il mantello. Ma io sono un Drow e noi abbiamo una volontà di ferro, non mi sarei fermato davanti a nulla, avrei affrontato il dolore e anche la morte se si fosse reso necessario.

Forte delle mie convinzioni, affondai piedi e mani nel fango per arrivare fino alla mia meta, ormai distante pochi metri. Scosso dai brividi di freddo e tremante come una foglia al vento, guardavo il mondo attraverso un velo opaco e ondeggiante, mentre, avanzando a quattro zampe come un animale, arrivai davanti al portone della rocca. Ero profondamente infuriato. Come può un Drow ridursi così? Pensavo continuamente e forse soltanto questo pensiero mi impedì di svenire. Con le ultime forze rimaste bussai quindi al portone, poi non vidi più nulla.

Ero in una grande stanza. La candela sul comodino di fianco a me illuminava ogni cosa di una luce opaca. Il grande armadio di legno lucido ai piedi del letto gettava sul pavimento una grande ombra e la tenda rossa davanti alla finestra ondeggiava, scossa da una leggera brezza proveniente da uno spiffero. Se la avesse guardata un bambino, probabilmente la avrebbe scambiata per un fantasma e si sarebbe accucciato impaurito sotto le coperte pulite, ma io, un cacciatore di tesori senza paura, osservavo incantato il suo piccolo movimento oscillatorio. E' così che ingannavo il tempo mentre aspettavo che qualcuno venisse a spiegarmi come ero arrivato lì, visto che io ricordavo poco o nulla.

Dopo poco più di un'oretta un vecchio minuto e con una lunga barba grigia aprì la piccola porta della camera. - Vedo che sei già sveglio - disse con una vocina flebile. Io annuii. - Cosa ti ha portato fino a qui? - Chiese e io guardai perplesso. - Non mi ricordo nulla - risposi semplicemente. L'uomo si sedette sul letto e con un sospiro disse: - ieri, nel bel mezzo di un temporale, hai bussato ferito alla mia porta. Io ti ho accolto e ti ho medicato la ferita.

A quelle parole mi si affacciarono alla mente diverse immagini, una dietro l'altra. Il giovane del locale, l'attacco del gallik, la bestia che mi inseguiva ... finalmente mi ricordavo tutto. Ma ora dovevo fare in fretta, dovevo avere le informazioni che mi servivano e andarmene subito: avevo un tesoro da conquistare. Cercai di alzarmi, ma una fitta mi colpì la spalla costringendomi a rimettermi seduto. - Non così in fretta, sei ancora debole - osservò il vecchio - io non ho tempo da perdere, devo avere informazioni e andare via - dissi, frettolosamente. - Per quanto riguarda le informazioni puoi chiedermi ciò che vuoi, se ti è utile, per il resto ancora non se ne parla -

- dov'è il tesoro? - Chiesi allora schiettamente e senza tanti giri di parole ...



Commenti

pubblicato il 02/08/2010 16.51.31
Kitsune, ha scritto: Mi piace questo tuo cacciatore di tesori. Continua...

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