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lavoro pubblicato domenica 1 agosto 2010
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sunrise! (cap 8)

di fiordiloto. Letto 619 volte. Dallo scaffale Fantasia

UN BACIO AL CHIARO DI LUNA "Sunny...S...SCAPPA!" Silent ansimò e finì a terra boccheggiante."Silent!", gridai. &qu...

UN BACIO AL CHIARO DI LUNA

"Sunny...S...SCAPPA!"
Silent ansimò e finì a terra boccheggiante.

"Silent!", gridai. "Silent, che ti prende? Silent!"

Gli presi il viso fra le mani e lo chiamai più volte, in vano. Mi guardava, ma era come se non mi vedesse affatto.

"Silent, che ti succede?"

Il piccolo mostro era sempre più vicino. Più avanzava, più sentivo quel peso angosciante premermi sul petto.

"Io...", disse fra le lacrime. "Io non voglio fargli del male, credimi! Perché la gente muore? Perché scappate tutti?"

"Qualunque cosa tu stia facendo a Silent", lo implorai. "Ti prego, smettila!"

"Non posso", disse lui. "Non so nemmeno perché la gente muore!"

Fra le mie braccia, Silent si fece più pesante.

Lo guardai allarmata. Aveva perso i sensi.

Il bambino ora era fermo davanti a me, e mi fissava con espressione attonita. Fu allora che capii. Qualunque cosa stesse facendo a Silent non riusciva a oltrepassare il mio scudo. Deposi delicatamente il mio amico a terra, e mi preparai a fronteggiarlo.

"Tu non scappi come gli altri", disse incredulo. "Come mai?"

Non avevo il coraggio di rispondere. Lo fissavo immobile. Fra le mani stringevo il collare. I segni magici contro il potere maligno brillavano vivissimi. Sentivo che si stava allargando sempre più, ed ebbi cura di tenerlo dietro la schiena.

"Questo non mi piace", disse il bambino. "Cosa farai? Hai intenzione di andartene anche tu? Vuoi lasciarmi qui da solo?"

Sentire tanta ira e tristezza in una voce così infantile mi strinse il cuore in una morsa. Silent! Mi dissi. Pensa solo a salvare Silent!

"N..no", mentì. "Non ho intenzione di scappare. Che cosa è successo qui?"

"Intendi...alle Sorelle?"

"Esatto. Sono morte a causa tua?"

Brava Sun! Distrailo! Fallo parlare!

"Non so perché succede. Ricordo solo il buio del sotterraneo. Catene fatte da capelli di Venere a legami mani e piedi. E poi quattro Sorelle. Una per ogni punto cardinale. Erigevano una barriera destinata a imprigionarmi, poi...una di loro si è sentita male. Non appena si è accasciata a terra ho sentito l'influsso della barriera farsi più debole, così ho spezzato i lacci. Volevo delle risposte. Volevo chiedere perché mi fosse stato fatto questo, ma non appena mi avvicinavo a qualcuno, quello impazziva e mi gridava come fossi un abominio partorito dall'ombra. Era come se...come se in mia presenza le persone vedessero materializzarsi le loro più profonde paure"

"Capisco"

Ora eravamo uno di fronte all'altra. La sua aura maligna s'infrangeva a ondate contro il mio scudo, che tuttavia non dava segni di cedimento.

"Non riesci a controllarlo", conclusi.

"Nessuno ci riesce. Però io non voglio far del male a nessuno! Non voglio! E non voglio finire di nuovo in prigione"

"Hai fatto del male a troppe persone", dissi. "Un potere come il tuo non può essere lasciato libero. E' troppo pericoloso. Mi dispiace, ma temo di non avere scelta"

"No!"

Il bimbo mi saltò addosso, aggrappandomi al mio petto. Per un attimo terribile, sentii il suo potere che strisciava, raschiava il mio scudo in cerca di un punto debole. Ebbi la spiacevole sensazione di un peso enorme sulla coscienza. Quando mi ripresi, ero a sdraiata di schiena. Il bimbo era seduto a cavalcioni sopra di me.

"Non lascerò che tu mi catturi!"

Il suo corpo divenne pesante come un macigno. Però il mio braccio destro era libero.

Il viso del bambino incombeva su di me, con la sua espressione disperata, poi, in un lampo d'argento, il collare gli scivolò intorno al collo.

Avvertii lo schiocco di qualcosa che si bloccava.

Sorpreso più che preoccupato, il bambino osservava i segni incisi sul sigillo farsi sempre più brillanti e ardenti. Più il collare si stringeva sul suo collo, più l'oscurità si contraeva. La sentii agonizzare come se stesse soffocando.

E infine collassò.

Non c'era più alcun rumore nel silenzio.

Col fiato sospeso, saggiavo il dolce peso del bambino svenuto accasciato sul mio petto. Del potere maligno non c'era più traccia.

Mi ci volle un minuto buono per riprendermi, poi il mio cervello cominciò a ragionare per priorità. Numero tre: un potere come quello non poteva essere contenuto a lungo da un simile sigillo. Dovevo portarlo al monastero e affidarlo a delle Sorelle esperte. Numero due: Silent non si era ancora risvegliato. Dovevo controllare che stesse bene.

Scostai da me il corpo del piccolo mostro e corsi da lui. Il viso era pallido e gli occhi sbarrati.

"Silenti!", lo chiamai. "Silenti!"

Nulla.

Il suo sguardo era distante, prigioniero di chissà quali orribili visioni.

"Silent! Sono io, la tua Sunny! Mi senti? Silent!"

Ancora nulla.

Forse ci sarebbe voluto un po'.

Priorità numero uno: uscire di lì. Subito!

Mi caricai Silent sulle spalle e barcollai fino all'uscita. Non fu facile, ma il Fratello che ci aveva aspettati intervenne subito in mio aiuto. Gli spiegai la situazione e dove avrebbe potuto trovare il bambino demoniaco responsabile di tutto. Gli dissi di agire con la massima urgenza.

Cinque minuti dopo, altri accoliti del tempio di Atena vennero a soccorrerci. Ci scortarono al nostro monastero su cavalli veloci come urla nel vento.

Silent venne affidato alle cure dei medici, mentre io venni visitata direttamente dalla Sorella Suprema.

Mi mise una coperta sulle spalle e mi offrì del tè caldo. Tentai di afferrare la tazza, ma dovetti arrendermi: il mio corpo tremava incontrollato.

"Maledizione!", imprecai.

Feci un gran respiro e riprovai. Questa volta riuscii a prendere il bicchiere.

"Sei in stato di shock", osservò la Sorella Suprema. "E' una fortuna che ci fosse il tuo scudo a proteggerti. Se come dici quel piccolo demone costringe la gente a vivere le sue peggiori paure, beh...non oso immaginare cosa possano aver visto le sue vittime". Era terribilmente cerea in volto. "Che morte orribile...Ma è tutto finito adesso. Pensa solo a calmare i nervi"

Calmarmi? Come potevo calmarmi con Silent in stato d'incoscienza?

"Le sorelle non hanno ancora detto nulla, vero?"

"No", rispose mesta. "Silent è ancora privo di sensi. Si sarebbe ucciso, se non l'avessi trattenuto tu in quel momento. Penso che abbia perso i sensi volontariamente, rifugiandosi nell'incoscienza"

"E noi che possiamo fare?"

"Aspettare", fu la risposta ovvia. "Si è chiuso in sé stesso per sfuggire alle visioni. Tornerà da noi solo quando si sentirà di nuovo al sicuro"

"E se ciò non accadesse?", domandai allarmata. "Vi prego, fatemi andare da lui!"

"Non puoi. Non ancora, almeno. Le Sorelle lo stanno ancora visitando"

Imprecai sottovoce.
Silent era nei guai e io non potevo fare nulla!

"Detesto sentirmi impotente!", urlai. "Lo detesto!"

"Sei ancora in stato di shock", mi ricordò la Sorella Suprema. "Vedi di non agitarti troppo e di non voler strafare come tuo solito"

"Ma...!"

"Niente ma! Abbi fede nella medicina. E' la sola cosa che puoi fare"
Aveva ragione. Non potevo far nulla. Nulla se non stare a guardare.

Mi avvolsi nella mia coperta e mi sedetti schiena contro il muro, davanti alla stanza dove Silent giaceva incosciente.

Rimasi ore e ore di fronte a quella porta, spessa come un muro. Silent era dentro e io fuori. Assurdo! Avrei voluto sfondarla, quella porta maledetta. La sola cosa che mi tratteneva era sapere che, purtroppo, anche lì dentro non sarebbe cambiato nulla: sarei stata perfettamente inutile.

Poi, finalmente, la porta si aprì.

Uscirono quattro sorelle con aria preoccupata. Se per loro era un problema doversi occupare di un demone, in quel momento non lo davano a vedere.

"Come sta?", chiesi, scattando in piedi.

Fu Sorella Leony a rispondere. "Non si riprende. Abbiamo tentato tutto, ma in vano. Sembra barricato nella sua prigione di nulla"

"Come? Ma non...!"

Mi fece cenno di tacere e avvicinò il viso al mio, per parlarmi all'orecchio. "Forse c'è un modo. Qualcosa che solo tu puoi tentare"

"Sarebbe a dire?"

"Aspetta questa notte, così avrai l'ausilio della Luna, e poi, quando nessuno ti vede...".

***

Attesi che tutti dormissero. Quando ormai i vespri erano suonati da un pezzo e la luna era alta nel cielo. Uscii dalla mia stanza in punta di piedi, e sgattaiolai fino alla porta di Silent. La spinsi pian piano ed esitai. Come l'avrei trovato?

Presi coraggio e feci un passo all'interno.

Giaceva sul letto, come addormentato. Mi avvicinai esitante e presi posto sulla sedia lì vicino. La luna dava alla sua pelle già pallida un bagliore candido. Così assorto e distante sembrava ancora meno umano. Gli posai una mano sulla guancia, indecisa cu come agire. Al chiarore della luna la sua pelle era lucida e brillante, mentre la mia era bianca ed opaca.

Solo tu puoi infrangere la barriera che ha eretto intorno a sé, perché sei la sola persona importante per lui. Erano state le parole di Sorella Leony. Se sa che lo aspetti, tornerà da te . Fagli percepire la tua presenza con le parole, o con un gesto. Raggiungilo li dove si trova.

Le parole non avevano funzionato.
Forse solo un gesto poteva infrangere quella barriera d'oscurità in cui era prigioniero. Avvicinai il viso al suo, mentre il mio stomaco si riempiva di farfalle. Il cuore cominciò a battermi all'impazzata, ma non mi fermai.

Le mie labbra cercarono le sue, morbidissime. Fu un brivido, talmente intenso da darmi una scossa. Era la prima volta che le nostre bocche si sfioravano. Sentii le guance bollenti, mentre lasciavo fluire la mia magia. La mia fiamma vitale era pallida e lunare. Quella di Silent assomigliava più ad un fuoco caldo. L'avevo percepita quando l'avevo lasciato entrare nella mia mente. Era debole, quasi spenta. La cercai per ravvivarla con l'amore e il conforto, con tutta la forza della mia presenza. E intanto, con la mente, gli inviavo il mio messaggio:

Vivi! Vivi! Vivi! Vivi e torna da me!

Fu una brezza leggera a svegliarmi. Era primo mattino, e ancora dell'alba non c'era che un lieve sentore. Una pallida sfumatura rosa ad est. In mezzo a tutto quell'indaco e quel rosa, stava ferma una figura, poggiata alla ringhiera del balcone.

"Sunny...", mi salutò la voce allegra di Silent. "Scusami per aver causato tanto disturbo"

Sollevando il capo, sorrisi.

Era di nuovo in piedi.

"Tu!", esclamai, correndo ad abbracciarlo. "Non farmi mai più preoccupare in questo modo, capito?"

Mi accarezzò piano i capelli "Perdonami. Ero prigioniero dei miei ricordi. Ma poi qualcosa mi ha richiamato. Sentivo come...una voce. Qualcuno che mi chiamava nell'oscurità. Non sapevo chi fosse, ma sapevo che dovevo seguirla"

"E' stato solo un sogno", dissi, crogiolandomi beata nel suo abbraccio. "Ora stai meglio, no? Che ne dici di uscire un po' da questa stanza?"

Accettò di buon grado.

Mentre lo aggiornavo su quanto era successo al sanatorio attraversammo il giardino, e Adam ci venne in contro con aria trafelata.

"Silent!", esclamò. "Che gioia, ti sei ripreso!"

"Sì!", assicurò lui, tranquillo. "Sto finalmente bene!"

"Ma che è successo? Sembrava che tutti i tentativi delle sorelle fossero andati a vuoto! Ero così preoccupato! Mi dici chi è stato a guarirti?"

"Non lo so", rispose lui sincero. "Sunny, tu ne sai qualcosa?"

Immediatamente sentì le guance avvampare. "Eh? Io? No, assolutamente nulla!"

"Non mi convinci!", disse Adam con aria cospiratoria. "Hai un'aria colpevole! E dai, perché non ce lo dici?"

Gli feci una linguaccia. "E' un segeto!"

"E dai, per favore!"

Mi allontanai sorridendo.

Tutto era finito per il meglio. E com'è che si dice in questi casi? Ah, sì! Tutto bene quel che finisce bene!



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