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lavoro pubblicato domenica 1 agosto 2010
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

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Gifts And Curses: Solstizio D'Inverno /// Capitolo 6 - Lorien

di Resha. Letto 631 volte. Dallo scaffale Fantasia

Chi l'avrebbe mai detto che il mezzelfo dai capelli rossi si sarebbe ritrovato in squadra proprio con la ragazza che aveva sempre osservato... Ma c'è qualcosa che turba Lorien, qualcosa che lo blocca e gli toglie il coraggio di confessare a Resha i suoi s

CAPITOLO 6

Lorien

Quella notte non riuscii a chiudere occhio. Troppi pensieri mi affollavano la mente, ma soprattutto era l'immagine di lei che scacciava il mio sonno. Sarei stato ad ammirarla fino alla fine dei tempi. Non volevo perdere tempo a sognare, quando tutti i miei sogni respiravano nella stanza accanto. Chissà se l'avrei rivista a Chasewitch.
Feci appello a tutte le mie forze e sperai più che potevo. Non ricordo cosa sognai, ricordo solo che fu il suo sorriso l'ultimo pensiero prima dell'oblio.
Scesi per colazione abbastanza presto, non volevo dare alle guardie altri pretesti per trattarmi male. I pochi presenti nella sala comune mi guardarono storto appena mi avvicinai al bancone; le uniche persone che non mostrarono ostilità nei miei confronti furono un paio di ragazze nell'angolo della sala e la cameriera che si aggirava tra i tavoli di legno con dei pesanti vassoi carichi di cibarie.
Pagai all'oste la colazione, il pernottamento e comprai anche qualche razione per il viaggio, dopodiché mi sedetti ad un tavolo vicino al piccolo palco dove mi ero esibito la sera prima. La cameriera arrivò dopo pochi minuti con un piatto pieno di pancetta affumicata, pane e una brodaglia che non identificai, il tutto accompagnato da una pinta di birra. Cercai di essere gentile con la ragazza, ma lei evidentemente non aveva molto di cui parlare con i prigionieri, e rispose farfugliando monosillabi, scappando poi nelle cucine dopo qualche secondo.
Appena finii la pancetta, la mia attenzione fu catturata da due guardie che entrarono nella locanda dirigendosi verso di me. Una era alta, con capelli castani tutti scompigliati, fisico possente, ma scarso intelletto, si vedeva lontano un miglio. L'altra guardia era invece bassa, sferica e calva. Tenni lo sguardo basso mentre si avvicinavano, pregando tutti gli dèi conosciuti che non venissero a infastidirmi. Ma tutti gli dèi conosciuti da un povero bardo non furono clementi in quel frangente.
Si sedettero di fronte a me.
-Ma guarda! Ti avevo scambiato per una fanciulla!- Il nano grasso lo disse a voce alta, affinché tutti i presenti potessero sentirlo. Ma io non cercavo guai. Alzai lo sguardo scostandomi i capelli dal viso, in modo che appurassero tutti quanto idioti erano sembrati quei due a scambiarmi per una donna.
-Beh, no... mi sa che vi siete sbagliato, ser.- Sorrisi mostrandomi innocuo. Quello alto sfoderò il pugnale che portava al fianco destro e lo conficcò sul tavolo, tra me e loro due.
-Forse il mio amico si è sbagliato, o forse ti sei sbagliato tu... basterebbe un piccolo fendente e potresti davvero diventare una fanciulla!- Un coro di risate si levò dal tavolo vicino, probabilmente speravano in una rissa mattutina. Feci un sorriso imbarazzato. -Su questo avete assolutamente ragione, ser.- Mi stavano facendo innervosire ed era meglio finirla lì. Di rischiare la vita dei presenti per una sciocchezza del genere non ne valeva la pena. -Tuttavia mi trovo bene così come gli dèi hanno voluto che fossi. Vi auguro una buona giornata, miei signori.- Feci un cenno di rispetto e mi alzai, diretto verso la camera in cui avevo dormito, per preparare la borsa da viaggio. Per fortuna lasciarono che me la svignassi senza problemi.
"Quanto avrei voluto dimostrarvi che tra me e voi la donna non sarei io..."
I miei pensieri furono interrotti nel corridoio al piano superiore, quando andai a sbattere contro qualcuno... che non riuscivo a vedere.
Abbassai lo sguardo... un halfling. Il ragazzo in miniatura che stavo osservando era alto non più di un metro, con lisci capelli castano scuro e occhi color di foglia in autunno.
-Ehi! Fai attenzione, lassù!- La voce sembrò essere l'unica cosa alta che lui avesse, di almeno un'ottava sopra la norma.
-Scusami!- Cercai di essere gentile, ma nonostante anche lui portasse l'Anatema, mi guardò male. Mi passò accanto, svanendo velocemente come era apparso. Proseguii di qualche altro passo, poi mi bloccai. "Sono andato a sbattere contro un halfling... aveva l'Anatema, quindi è sicuramente un..."
La mia mano andò d'istinto a toccare la cintura, dove tenevo appeso il sacchetto con le monete. -LADRO!-
Cercai di inseguirlo, ma non riuscii a trovarlo.
"Pazienza... ho altre monete nella borsa..."
Entrai nella stanza e preparai lo zaino. Ci buttai dentro una corda di seta, razioni di cibo facilmente conservabile, un acciarino, una pietra focaia, una tazza, un ricambio d'abito, una coperta pesante, un otre, un rampino, gli arnesi da scasso e legai la mia arpa di squisita fattura all'esterno dello zaino, poiché dentro non ci entrava molto altro. Ero in perfetto orario, così mi incamminai verso la porta sud di Falls.

Ero il primo dei prigionieri a presentarsi lì; difatti, all'ombra di un grande abete, stavano sedute soltanto quattro guardie.
Mi sedetti poco lontano da loro con un cenno di saluto, ma per tutta risposta mi scrutarono seccati. Sospirai mentre la mia schiena scivolava sul tronco.
Decisi di fumare un po' di erba mentre aspettavo che arrivassero tutti, di sicuro mi avrebbe aiutato a stare calmo qualsiasi cosa fosse successa.
Non esattamente qualsiasi a quanto pare...
La riconobbi subito, si avvicinò suadente come l'allucinazione di un fiume nel bel mezzo del deserto. Resha si stava dirigendo alla porta sud insieme al gruppetto che avevo conosciuto la sera prima.
Il mio umore salì alle stelle, tanto che mi accorsi dell'halfling solo quando sentii suonare delle note stridule e indefinite che mi costrinsero a voltare la testa. L'arpa era la mia. Me l'aveva sfilata dallo zaino e si era seduto accanto a me, picchiando sulle corde come se fossero scarafaggi.
Gliela sfilai, orripilato.
-Senti... ehm... cosino, puoi frugare dove vuoi, ma questa NON SI TOCCA. Comprendi?-
Lui sbuffò annoiato e si concentrò interessato alle spade delle guardie, senza neanche rispondermi.
I soldati si alzarono e ci fecero segno di avvicinarci. Uno di loro, quello più possente dagli ispidi capelli brizzolati, si fece avanti.
-Io mi chiamo Jared, se avete qualche problema non lamentatevene con me. Questo è un trasferimento di prigionieri, non un viaggio di piacere. Quindi le pause le decidiamo noi- indicò le tre guardie dietro di lui - dove accamparci lo decidiamo noi, e i turni di guardia li...-
-Decidete voi, sì....- l'halfling sbuffò. -però noi siamo di più!- Scossi la testa e mi accucciai fino ad arrivare al suo piccolo orecchio a punta. -Ma le nostre armi ce le hanno loro, quindi cerca di stare buono.-
Jared finse di non aver sentito il piccoletto. Gliene fui grato.

Durante le prime ore di marcia scambiai qualche parola con Ted, detto "l'amichevole" proprio perché, nonostante fosse solo un ragazzo, era inquietante. Scoprii che l'avevano marchiato a causa di un omicidio, ma lui si proclamava innocente. Lo scrutai, i capelli dorati quasi gli nascondevano gli occhi di ghiaccio, era poco più basso di me, ma si vedeva che era più addestrato al combattimento. Ero convinto che, se solo avesse voluto, avrebbe potuto farmi invocare pietà. L'arte della spada non era il mio forte.
Dopo un po' mi avvicinai a Himo, il ragazzo chiacchierone dai capelli color miele e gli occhi color caramello che mi aveva informato sulla morte di Phoenix. Lui non aveva l'Anatema; viaggiava con noi perché doveva raggiungere un suo amico ranger che lo aspettava a Chasewitch, anch'egli volontario per proteggere il Nord. L'altro senza Anatema si chiamava Krexen, era più alto di me ed estremamente più possente di Ted. Si rivelò essere un monaco convocato da non-so-chi a Chasewitch. Iniziò a raccontarmi tutto della sua vita, ma dopo poco mi ritrovai perso nei miei pensieri mormorando un "sì" o un "già" alternati a "davvero?" senza prestare troppa attenzione a ciò che mi diceva. Provai a parlare anche con Ghiozzah, la strana mezzorca, ma non capivo bene il suo accento altrettanto strano. Ci fermammo che il sole era già alto, giusto per un pranzo frugale, poi ci rimettemmo in marcia.
Era giunto il momento.
Da quando eravamo partiti avevo evitato ogni tipo di conversazione con Resha, solo perché parlando prima con gli altri avrei acquisito un po' più di coraggio... in teoria. Avevo cincischiato con tutti i membri del gruppo, tranne lei. Avevo fatto amicizia persino con l'equino che trainava il carretto dove erano stipate provviste, merce di scambio e le nostre armi. Dovevo farmi forza.
Mi avvicinai quasi saltellando a lei. E lei mi vide mentre mi avvicinavo saltellando come quell'idiota dell'halfling.
Mi guardò e sorrise. -Come mai così di buon umore?-
"Pensa a qualcosa di plausibile... dannazione, pensa!" -Ehm... fa piuttosto freddino qui, è meglio tenersi in movimento!-
Lei inarcò le sopracciglia. -Beh, stiamo andando al Nord...-
Arrossii abbassando la testa. -Già...-
Cadde un silenzio quasi imbarazzante tra di noi. "Stupido... sei uno stupido..."
Resha si voltò di nuovo verso di me, scrutandomi. -Non sapevo che anche tu ti saresti unito a questo gruppo.-
Sobbalzai. -Ehm, no... è che ho avuto dei problemi con le guardie che avevo prima e- deglutii - non è che ti stia seguendo, neanche io sapevo che tu saresti stata qui. Cioè, mi fa piacere che tu sia in questo gruppo.- Parlai troppo veloce, maledettamente troppo veloce.
La ragazza dai capelli corvini rise rendendosi ancora più bella del consueto. Poi mi guardò seria, forse un po' malinconica. -Ti renderai conto che non sono molto di compagnia...-
Le sorrisi sincero. -Naaah, credo che basterà solo riuscire a capire come trattarti. Con me non sei ancora stata scortese!-
Resha abbassò lo sguardo ridacchiando imbarazzata. Forse quello che avevo detto avrebbe potuto suonare strano alle orecchie di persone fuori dai miei contorti pensieri.
Ma prima che potessi correggermi sentii dei rumori strani dal cappuccio di Resha, come dei trilli acutissimi. La ragazza infilò una mano dentro di esso. -Baka? Baka! Che ti prende?-
La vidi tirare fuori una pallina nera; riconobbi che era un pipistrello solo quando aprì le ali. Si allontanò svolazzando e squittendo come un pazzo.
Lanciai un'occhiata interrogativa alla ragazza. Lei fece spallucce. -Quello è Baka, il mio famiglio. Ogni tanto...- si interruppe di colpo, voltandosi di scatto nella direzione in cui si era allontanato il topo volante. La sua espressione cambiò. -Non siamo soli.-
Mi voltai verso ovest, dove Resha stava guardando. Vidi Baka che svolazzava di nuovo verso di noi, trillando come un campanellino lanciato giù per una scalinata di un miliardo di gradini. Guardai la mezzelfa, e anche in quel momento non potei fare a meno di pensare a quanto fosse bella; poi qualcosa di tiepido e leggero mi piombò in faccia all'improvviso. Per poco non urlai. Era Baka che cercava di avvertirci di qualcosa, per l'esattezza voleva notificare la presenza di una bestia strana che stava uscendo dai cespugli, presenza che avrei dovuto notare, invece di rimanere immobile come un ebete a fissare la stupenda stregona. Cercai a tastoni l'arco dietro la schiena, mentre la massa di fango, muschio e non so quali altre schifezze stava uscendo dai cespugli alle nostre spalle. Mi ricordai di dove erano le mie armi... tutte le mie armi. Feci un fischio alle guardie. -Ragazzi, qui abbiamo un problemino...-
A Jared bastò un attimo per intuire la situazione: si avvicinò al carretto e mi lanciò il mio arco con la faretra. Le frecce però si rovesciarono tutte a terra, ai miei piedi. Ne presi una manciata e le conficcai nel morbido terreno umido, dunque cominciai. Contai tre centri su quattro, poi Resha fece qualcosa con le mani e un bagliore solido si schiantò addosso a quella poltiglia vivente mandandola in mille pezzi. Ci fu un'esclamazione positiva da parte dei soldati, che erano rimasti immobili con gli altri ad osservare la scena. Il mio sguardo si incrociò con quello di Jared che tese un possente braccio verso di me. Sbuffai e riconsegnai arco e frecce. L'halfling esaminò incuriosito la cosa che avevamo appena abbattuto io e Resha, e quando mi avvicinai mi resi conto di non essere stato ingannato dalla mia vista: quel coso era effettivamente un ammasso di fango, muschio, qualche pietra, rametti e foglie putride.
Proseguimmo la nostra marcia, ormai tutto il coraggio di scambiare qualche parola degna di una persona senziente con Resha era andato perduto, così passai quasi un'ora accanto al carro, a coltivare la nuova amicizia che avevo stretto con l'animale da soma. Fu il rosso ad attirare la mia attenzione. Tra i cespugli si poteva intravedere un pezzo di tessuto rosso. Andammo tutti a controllare e l'halfling trovò un cadavere ridotto piuttosto male. Non era morto da molto, da neanche un'ora, però era martoriato da graffi e lividi, inoltre i suoi abiti erano a brandelli. Aveva con sé solo una pergamena in bianco, sebbene usurata. Resha la esaminò e ci disse che percepiva un flusso magico impregnato nella carta. Decidemmo all'oscuro delle guardie di farlo esaminare dalle sacerdotesse del Tempio, una volta giunti a Goth.
Durante il resto del viaggio incontrammo lupi, topi giganti, nani di fosso... Ogni volta che venivamo attaccati, Jared concedeva una sola arma ad uno solo di noi e si godeva lo spettacolo. Ci stava mettendo alla prova.

Era quasi il tramonto quando decidemmo di accamparci. Il mio turno di guardia copriva le ultime ore della notte, fino all'alba... insieme a Resha.
Jared decise così perché essendo entrambi mezzelfi, considerati feccia sia dagli elfi che dagli umani, nessun altro avrebbe voluto fare il turno con noi.
Fu la nottata più strana del mondo. Non parlai troppo con lei, non volevo che scoprisse chi ero davvero, e soprattutto non volevo metterla a disagio. Cercai di assicurarmi che stesse bene e che andasse tutto per il verso giusto. Sinceramente, oltre a questo, nient'altro era importante per me. Se solo avesse saputo da quanto tempo sognavo di lei, da quanto tempo aspettavo di poter stare al suo fianco anche sotto le spoglie dell'amico mezzelfo un po' suonato. Mentre la osservavo tra i bagliori del falò, capii che non volevo altro che far parte della sua vita e prendermi cura di lei.
"Oh, Resha, se solo le cose fossero andate diversamente potresti essere felice adesso..."
Non potei evitare di pensare anche a Phoenix. A quel maledetto avevo chiesto solo una cosa in tutti gli anni che avevamo trascorso insieme, e lui non solo non l'aveva eseguita nel modo giusto, ma aveva anche abbandonato la piccola Resha a sé stessa. Mi resi conto che iniziavano a tremarmi le mani. Brutto segno... Feci un respiro profondo cercando di riacquistare il controllo, non potevo mettere lei in pericolo.
-Tutto bene?- La voce melodiosa di lei mi costrinse ad un sobbalzo, riportandomi coi piedi per terra. Anzi, con il deretano per terra visto che ero scivolato dal tronco sul quale ero seduto. Lei rise, io invece arrossii con un sorriso imbarazzato. -Sì... ero solo sovrappensiero. -Mi risistemai sul tronco in modo da non cadere di nuovo.
-Sicuro?- Si era sporta verso di me e potevo sentire il profumo del suo respiro, un misto tra menta e fragole. Rimasi per un attimo imbambolato a fissarla negli occhi, col cuore che mi martellava nel petto minacciando di schizzare via. -Si, certo! Solo che... ecco...- Abbassai lo sguardo cercando di dirle la verità... quella sbagliata, ma pur sempre la verità. -... è da tanto che non torno a Goth. Pensavo solo che sarà cambiata tantissimo da come l'avevo lasciata e questo, in un certo senso, mi turba. Ma non pensiamoci, è una notte limpida e piena di stelle, è un peccato sprecarla a parlare dei miei dubbi, non trovi?- Lei sorrise, stava per dirmi qualcosa ma poi ci ripensò.
Tirai fuori la custodia di cuoio dalla casacca verde scura. Il profumo del contenuto iniziò a spargersi nell'aria non appena l'aprii. Lei mi scrutava incuriosita mentre mi fabbricavo la dose quotidiana di pace interiore personale. Dopo qualche tiro, la stregona continuava a lanciare occhiate curiose e incredule verso le strisce di fumo bianco e denso che soffiavo verso le stelle. La scrutai e sorrisi. -Vuoi farmi compagnia?- Feci per passargliela, ma lei arrossì, scosse la testa e alzò una mano davanti a sé. -No, grazie. Non credo sia una buona idea. Se venissimo attaccati...-
Scoppiai a ridere, vistosamente rilassato dall'erba che stavo fumando. -Da dei topi giganti? Andiamo, credo proprio che potremmo sconfiggerli anche da ubriachi!-
Resha prese la canna dalle mie dita e fece un tiro sorridendo. -Hai della birra?- Ridemmo insieme, poi ci mettemmo a scrutare il cielo prossimo all'alba parlando del più e del meno, senza mai entrare nel personale.

Appena il sole fu visibile all'orizzonte oltre le chiome degli alberi secolari, svegliammo gli altri e ci rimettemmo in cammino. Ormai avevo preso l'abitudine di viaggiare accanto a lei, scambiando chiacchiere e ridacchiando. Mi sentivo felice. Soprattutto quando arrivò l'ora di accamparci. Il mio turno di guardia era di nuovo con lei, ma avremo sorvegliato il campo da mezzanotte fino alle tre e mezzo circa. Mi accovacciai nel mio giaciglio lanciando un'ultima occhiata verso di lei prima di sprofondare nel regno dell'irreale.
Aprii gli occhi destato da un tocco gentile. Resha era a poche decine di centimetri dal mio viso e stava sorridendo sarcastica. -Credevo che tutti i mezzelfi avessero il sonno leggero... a quanto pare mi sbagliavo.- Istintivamente mi strinsi la coperta al petto, con il cuore che mi faceva su e giù da stomaco a tonsille. Riuscii solo a fare un sorriso idiota, prima di uscire dal groviglio di coperte nel quale mi ero avviluppato.
Fu un'altra nottata magica, o almeno quasi quattro ore assolutamente stupende. Notai che tremava un po', quindi le cedetti volentieri il mio mantello pesante. Ovviamente stavo morendo di freddo anche io, ma non aveva importanza. Ravvivai il fuoco finché le lingue gialle e arancioni non guizzarono allegre verso la mezza luna invernale. Delle nuvole si stavano avvicinando minacciose, ma gli prestai attenzione solo pochi secondi prima di concentrarmi di nuovo su di lei.

Avevo sempre avuto il vizio di scappare di casa, quando ero più piccolo e il lord mio padre era in viaggio per "affari", soprattutto perché, quando lui era presente, mi era assolutamente proibito girellare per Goth. Spesso i miei vagabondaggi mi portavano nei pressi di un istituto decadente, pieno di mocciosi umani, ma il motivo principale per cui rifinivo sempre dietro il solito cespuglio nel cortile interno dell'edificio era una mezzelfa. Una mezzelfa di nome Resha. Veniva spesso maltrattata dai suoi compagni umani, e le volte che non si difendeva se la cavava con qualche livido. Era la prima volta che vedevo un altro mezzelfo, e lei era così carina. Durante gli anni della mia adolescenza continuai a infiltrarmi nel giardino dell'istituto senza mai farmi vedere, poiché anche allora non avevo una grande autostima. Passavo le giornate a osservarla, a immaginare quante conversazioni avremmo potuto affrontare, in quanti posti avremmo potuto viaggiare, quante albe e tramonti avremmo potuto vedere fianco a fianco... a quanti baci avrei potuto darle. Finalmente i miei sogni si stavano avverando: eravamo in viaggio, parlavamo quasi sempre, assistevamo ogni mattina e ogni sera alle variazioni atmosferiche, ed ero al suo fianco. Per i baci, beh... ogni cosa a suo tempo.

-Lorien, ti stai bruciando...- La voce di Resha mi raggiunse immediatamente, ma impiegai qualche secondo a capire il senso. Abbassai gli occhi e vidi che l'erba che stavo fumando era finita sui miei indumenti e stava bruciando il tessuto, la sfumatura nera di calore che andava allargandosi sempre di più. Pensandoci bene, percepii anche un po' di dolore. Con uno scatto felino scossi i pantaloni maledicendomi a mezza voce.
-Domani mattina finalmente arriveremo a Goth. Non vedo l'ora di scoprire che c'è scritto in quella vecchia pergamena! Tu non sei curiosa?- cercai pateticamente di introdurre un discorso coinvolgente per farla smettere di ridere di me e dei miei involontari tentativi di combustione spontanea. -Già, spero tanto sia qualcosa di interessante. Posso chiederti di parlarmi di Chasewitch? Dobbiamo arrivare là, no?-
Sorrisi, ce l'avevo fatta... non mi riferivo alla combustione spontanea, ma ad averla distolta dalle mie sventure con il fuoco.
Le raccontai di come in principio Chasewitch era la capitale del Regno del Nord, dei cavalieri che la fondarono, delle leggende stravaganti riguardo ai monti Wells e di come, con il nuovo Re, il Nord era decaduto essendo troppo lontano dalla nuova capitale a Brisinger. Le narrai anche del passaggio magico che avremo dovuto usare al Tempio di Goth per arrivare a Chasewitch in pochi secondi. La strada normale tra le due città attraversava la foresta ed era troppo pericolosa.
Riesumai la mia arpa e, pizzicando piano le corde per non svegliare gli altri, le cantai a voce bassa alcuni dei canti popolari sulle leggende del Nord. Avrei voluto che quei momenti non finissero mai, ma Himo e Ted vennero a darci il cambio troppo presto per i miei gusti.

Arrivammo a Goth in tarda mattinata; entro il tramonto saremmo stati a Chasewitch, dove forse sarei morto. Dove forse non l'avrei più rivista. La scrutai. Resha si stava guardando intorno, probabilmente si sentiva a casa, o ancora più plausibilmente stava osservando i volti dei presenti cercandone uno in particolare, uno che non avrebbe visto... non lì. Perché Phoenix era morto. Era morto in mezzo al Mare Del Ghiaccio, inghiottito da un Leviatano.



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