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lavoro pubblicato domenica 1 agosto 2010
ultima lettura venerdì 19 aprile 2019

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Gifts And Curses: Solstizio D'Inverno /// Capitolo 5 - Gregor

di Resha. Letto 624 volte. Dallo scaffale Fantasia

Gregor Nighte, lo stregone più potente di tutti i Regni, ha appena ricevuto la notizia della morte di suo figlio. Ma la cosa non sembra turbarlo... tutto sta andando secondo i suoi piani. O quasi...

CAPITOLO 5

Gregor

L'uomo arrotolò la pergamena che aveva appena letto e la gettò sullo scrittoio distrattamente, sovrappensiero.
La donna che era in piedi accanto a lui gli sfiorò un braccio con timore. -Greg... mio signore, va tutto bene?-
L'uomo si voltò verso la donna con le orecchie a punta e le accarezzò il viso gentilmente. -Ma certo, amor mio. Non potrebbe andare meglio di così... al Nord vige il caos e la nave che trasportava Phoenix è affondata. Cosa potrei mai desiderare di più?- La squadrò, quasi ammirandola, mentre nei suoi occhi viola apparve un bagliore malizioso. -In effetti... ci sarebbe qualcos'altro da desiderare, mia dolce Mirillion...-
L'elfa fece un passo indietro, socchiudendo gli occhi blu. -Credevo tu avessi impegni molto più importanti da rispettare.-
Gregor le si avvicinò e reclinò la testa, con un leggero sorriso che gli increspava un angolo delle labbra. La mano destra di lui si intrecciò nei fulvi capelli ondulati di lei attirandola a sé. Le donò un bacio casto. -Mio dolce amore, certo che ho degli impegni molto più importanti, ma ci tenevo a sottolineare che i momenti che passo con te sono decisamente tra gli attimi più piacevoli di questa mia frenetica vita...-
Mirillion arrossì. -Ma... mio signore, la notizia della morte di tuo figlio non ti rattrista neanche un pochino?-
L'uomo fece spallucce. -Se Phoenix non vuole più lavorare per me, lo preferisco morto che in giro a creare problemi. Lo sai anche tu che con il potere acquisito è diventato poco più di un megalomane e poco meno di un pazzo.-
Gregor si allontanò da lei, voltandole le spalle. Non vide l'espressione triste sul viso della donna, o almeno finse di non vederla. -A presto, amore mio.-
Non si voltò né aspettò che lei ricambiasse il saluto, semplicemente uscì dalla stanza richiudendo la porta dietro di sé.

Imboccò un corridoio sulla sinistra. Mentre camminava, zone di luce e d'ombra si alternavano sui suoi passi. I grandi finestroni gotici del corridoio lasciavano entrare gli ultimi raggi di luce solare, il tramonto era vicino, ma non sembrava scoraggiare gli abitanti della capitale che continuavano a rumoreggiare per le strade. Gregor si voltò verso una delle finestre, scrutando attentamente l'esterno. Seppure il suo castello fosse appena fuori città, avvertiva i rumori distintamente e questo gli provocava fastidio. -Ci penserò io a farvi tacere tutti. E' solo questione di tempo.-
Proseguì per il corridoio, fino ad arrivare ad una porta rossa. La aprì con i suoi poteri, gli bastò un cenno della mano. I due gemelli lo stavano aspettando in piedi di fronte ad uno scranno foderato di velluto rosso, all'apparenza molto comodo. Il bagliore delle luci magiche si rifletteva sulle teste glabre dei due uomini.
Senza degnarli di uno sguardo, Gregor si sedette sul suo scranno, poggiò i gomiti sui braccioli e accavallò signorilmente le gambe. -Perché avete chiesto udienza? Non vi è chiaro qualcosa della missione che vi ho affidato?- La voce dell'uomo era calma e controllata, eppure i due uomini identici di fronte a lui si scambiarono un'occhiata di disagio. Uno dei due parlò abbassando la testa in segno di rispetto.
-Mio signore... Siamo stati a Wod, ma le nostre ricerche sono state vane. Inoltre gli abitanti del villaggio non hanno il benché minimo spirito di collaborazione.-
Gregor annuì distrattamente. -Quindi non l'avete trovata... e gli abitanti non hanno voluto darvi indizi su dove essa possa trovarsi...-
Fu lo stesso dei due a rispondergli. -No, mio signore... sappiamo di avervi deluso, ma se solo potessimo riscattare il nostro onore in qualche modo...-
-Tornerete a Wod.- Gregor non gli dette il tempo di finire la frase. La sua voce rimase piatta e inespressiva. -E la troverete. Quella sfera dev'essere mia.-
L'altro uomo calvo alzò di scatto la testa. -Mio signore! Ma gli abitanti? Ci metteranno di nuovo i bastoni tra le ruote, sono pronto a scommetterci!-
Gregor sorrise, i gemelli provarono terrore. Conoscevano quel sorriso. -La soluzione, miei cari amici, è molto facile da indovinare. Uccideteli tutti.- Si guardò le dita sistemandosi un anello. -Prima bruciatene una ventina, affinché servano da esempio. Poi entrate in casa del capovillaggio e ordinategli di rivelarvi l'ubicazione di quella maledetta sfera. Se non collabora, chiedetegli chi vuole che si salvi tra la sua progenie e sua moglie. Ovviamente la sua risposta sarà la vostra vittima. Dopodiché fate lo stesso in ogni casa. Abusate pure delle donne, torturate gli uomini prima di ucciderli, non mi interessa, avete carta bianca.-
Si alzò e si avviò verso la porta rossa, sotto lo sguardo attonito dei gemelli. La porta si aprì di nuovo grazie ai suoi poteri. Arrivato alla soglia Gregor si voltò. -Ah, giusto per informarvi... se non mi porterete ciò che voglio, beh... usate un po' d' immaginazione.-
Uscì dalla sala. La sua figura svanì nel nulla appena superata la soglia.

Gregor apparve un secondo dopo in una delle sale sotterranee del castello. La stanza era spaziosa, ma l'arredamento era estremamente funzionale. Un grande tavolo si allungava al centro della sala, ogni lato aveva otto posti e ognuno di quei posti era occupato. Si sedette all'estremità più vicina a lui e scrutò lentamente i presenti. L'età media era sui sessant'anni, lui era decisamente il più giovane tra i suoi ospiti, tuttavia il silenzio che era calato nella stanza dal momento della sua apparizione era in qualche modo soddisfacente.
-Siete stato puntuale come sempre, mio signore.- Uno dei vecchi lo salutò con un sorriso falso come le pietre preziose che sfoggiava intessute nei vestiti.
Gregor gli lanciò un'occhiata di sufficienza. -Bando ai convenevoli, vi ho convocato perché dovete assolutamente terminare le vostre... occupazioni. I vostri piccoli esperimenti vanno avanti ormai da un decennio, tuttavia non siete ancora riusciti a creare qualcosa per cui valga la pena sprecare un solo giorno del mio tempo.-
Tutti i presenti si irrigidirono. -Ecco... mio signore... il fatto è che non riusciamo a trovare nuove... cavie. I mezzelfi scarseggiano di questi tempi. E i nostri studi hanno evidenziato in loro una maggiore resistenza ai test, gli umani non arrivano al secondo stadio della procedura sperimentale...-
Gregor picchiò un pugno sul tavolo. Almeno quattro dei presenti sobbalzarono. -Seamure, non voglio sentire le tue scuse. Prendetevi tutti i diavolo di mezzelfi di cui avete bisogno, ci penseranno i miei uomini a rintracciarli per voi. Ma dal momento che vi verranno consegnati, avete tre mesi di tempo. Io del mio ne ho sprecato anche troppo, a causa vostra.-
Uno dei vecchi in fondo al tavolo si alzò di scatto. -Mio signore, non è giusto! Alcuni di noi hanno impiegato una vita intera per arrivare a questo punto della ricerca. Non potete vanificare così gli sforzi di noi tutti, i sacrifici di noi tutti!- Il vecchio pareva seriamente oltraggiato, tanto che aveva assunto un colorito abbastanza acceso.
Gregor si appoggiò comodamente allo schienale della sedia e intrecciò le dita, il suo sguardo vagò pigro su di esse. -Ser, quanti sacrifici vi ha richiesto questa "ricerca"?-
Il suono della sua voce era piatto come il mare quando non soffia un alito di vento. Il vecchio lo scrutò interdetto, ma deciso. -Molti, mio signore.-
Gregor si alzò. -Ebbene... non sono stati abbastanza.- Sogghignò maligno. -Miei signori, le condizioni sono cambiate... uccidete questo povero vecchio ostile adesso e avrete sei mesi per concludere le vostre ricerche, altrimenti avete già finito.- I vecchi si guardarono paonazzi. -Fate in fretta.-
Gregor scomparve di nuovo.

Si materializzò sulla sommità della torre più alta del suo castello, da lassù si poteva vedere tutta Brisinger e i rumori erano ovattati. L'uomo sospirò. Finalmente un po' di tregua per le sue povere orecchie.
Guardò verso sud-ovest, dove a migliaia di leghe di distanza sorgeva il Regno delle Ombre. Il Regno di Ethernal. Lo stregone ripensò per un attimo alla lettera che annunciava la morte di suo figlio. Ora era rimasto solo. Solo contro il Regno intero.
Sorrise.
Phoenix non era mai stato all'altezza dei propri compiti, sebbene da quando Deliah era morta il ragazzo aveva tirato fuori un po' di attributi. L'unico pensiero che rattristava l'uomo era il tempo che aveva sprecato ad addestrare quell'incapace di Phoenix. Per un paio d'anni aveva anche creduto che si sarebbe unito alla sua causa. Gregor inarcò le sopracciglia con indifferenza, sentendo appena la mancanza della penombra di Ethernal. Aveva dovuto allontanarsi da lì a causa dei lavoretti che svolgeva qua e là al fine di far cadere il Regno nelle sue mani. Aveva spedito Phoenix come protetto al castello del lord Moonwhisper, con la scusa di fare da insegnante al figlio smidollato del suo amico di vecchia data. Avevano in comune molte cose, lui e lord Stephen Moonwhisper. La passione per il dominio del Regno, l'interesse per i nuovi esperimenti condotti sui mezzelfi, il potere e, soprattutto, condividevano la sfortuna di avere dei figli rammolliti. Quando Gregor pensava a quei due mocciosi, gli veniva in mente solo un epiteto che pareva calzar loro a pennello: stupide capre.
L'uomo si appoggiò distrattamente ad uno dei gargoyle che sorvegliavano le torri, scrutando l'orizzonte. Gli ultimi raggi di sole illuminarono i suoi occhi viola, facendoli sembrare liquidi. Le sue sopracciglia si aggrottarono.

-Padre! Padre, guardatemi! Ci sto riuscendo!- La voce del piccolo Phoenix rimbalzava in ogni angolo del giardino, mentre Gregor, seduto all'ombra di un eucalipto, leggeva della corrispondenza noiosa tra gli Anziani del Concilio di Brisinger. Alzò lo sguardo, erano passati due mesi da quando Deliah era morta, e finalmente suo figlio stava imparando a padroneggiare l'incantesimo che aveva tolto la vita a colei che l'aveva messo al mondo. Una sfera infuocata che illuminava l'oscura atmosfera del Regno delle Ombre stava sospesa a pochi metri da Phoenix, che guardava verso suo padre con aria compiaciuta.
Gregor non gli dedicò più di un'occhiata. -Era ora, Phoenix. Devi sempre migliorare il controllo, però. Non permetterle di andare dove vuole lei, sei TU che la controlli, non viceversa.-
La palla di fuoco sparì e Phoenix abbassò la testa. -Perdonatemi, padre, cercherò di fare del mio meglio.-
L'uomo sollevò di nuovo gli occhi dalle pergamene che stava leggendo, fece un sorrisino sinceramente divertito. -Lo so, Phoenix. Il problema è che il tuo meglio non è abbastanza.-
Stupida capra...

Gregor sospirò di nuovo, facendosi accarezzare dalla brezza che portava le tenebre su Brisinger. Si iniziavano a scorgere le prime stelle brillare dove il cielo perdeva le sue sfumature rosa e arancioni per lasciare spazio all'imminente oscurità, lo stesso cielo di quella notte...

Phoenix aveva un'espressione corrucciata mentre varcava il portale del castello Moonwhisper, ubicato poco fuori la città di Goth. Gregor si sentì tirare per una manica.
-Padre, non voglio restare qui, non mi piace questo posto. C'è troppa luce e poi quel ragazzo non sa neanche sparare un dardo!-
L'uomo si limitò a fulminare il figlio con un'occhiataccia che fu sufficiente a farlo tacere. Nella sala del trono c'era un uomo sulla quarantina, un po' grassottello, con viscide ciocche di capelli color paglia ad incorniciargli il rubicondo viso, che li attendeva sorridente seduto sullo scranno del lord, e un ragazzino di un paio d'anni più piccolo di Phoenix, con lunghi capelli rossi e le orecchie vistosamente a punta, in piedi accanto a quello che oltre ogni aspettativa doveva essere il lord suo padre.
I due lord si salutarono cordialmente, poi Gregor lanciò uno sguardo all'esile mezzelfo, che intanto stava timidamente conversando con un Phoenix estremamente riluttante.
-Stephen, non mi avevi detto che tuo figlio era un mezzelfo...-
Il sorriso si congelò sul volto di lord Moonwhisper. -Amico mio, lo tenevo in serbo come ultima risorsa. Non preoccuparti, verrà anche il suo momento!-
L'uomo dagli occhi viola sorrise enigmatico. -Oh, sì che verrà...-
L'attenzione dello stregone tornò sul suo vecchio amico. -Come procedono gli esperimenti all'istituto? Ci sono buone notizie?-
Stephen si massaggiò il doppio mento. -Gli esperimenti procedono abbastanza bene, la buona notizia...- abbassò la voce per non farsi sentire dai ragazzi. -... è che c'è una ragazzina mezzelfa che risponde bene al primo stadio, stiamo aspettando che si stabilizzi completamente per passare alla terapia successiva.-
L'uomo dagli occhi viola annuì pensieroso. -Dobbiamo procurarci altri mezzelfi. E dobbiamo velocizzare il processo di assimilazione. Si può fare?- Lord Stehpen sgranò gli occhi. -Certo che si può fare, ma metterebbe in pericolo la sopravvivenza delle cavie.-
Gregor lo guardò malvagiamente. -E dove sta il problema?-

-Vi ho trovato, mio signore.- Gregor tornò alla realtà, voltando lentamente la testa per osservare meglio quello splendore di donna che si stava avvicinando a lui. L'elfa dai capelli fulvi gli accarezzò una guancia dolcemente.
-Qualcosa ti turba, Greg?- C'era un frammento di preoccupazione nello sguardo di lei.
L'uomo si voltò, la cinse tra le braccia e affondò il viso nei capelli morbidi e profumati di lei. -Niente in particolar modo, amor mio. Stavo solo godendomi il tramonto, ma ora che tu sei qui la bellezza dell'avvento della notte non sembra più tutto questo granché, paragonata ai riflessi dei tuoi stupendi occhi da elfo.-
Le prese il viso tra le mani e la baciò, stavolta con più passione.



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