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lavoro pubblicato venerdì 30 luglio 2010
ultima lettura sabato 13 aprile 2019

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Gifts And Curses: Solstizio D'Inverno /// Capitolo 3 - John

di Resha. Letto 689 volte. Dallo scaffale Fantasia

Resha e Phoenix non sono gli unici ad avere problemi. Nel Regno del Nord un'oscura minaccia incombe, terrorizzando i vari lord e il popolo. Solo il Lord Comandante Icefalls può fare qualcosa per trovare una soluzione, solo lui si mostra interessato e moti..

CAPITOLO 3

John

Mi aggiustai la pesante cappa di lana nera sulle spalle, la corsa l'aveva fatta scivolare di lato. Superai con un balzo i due gradini ghiacciati davanti alla porta di casa, il denso fumo nero stava iniziando a filtrare fuori da sotto la porta. La spalancai e mi tuffai dentro.
Non vedevo ad un palmo dal naso. L'odore acre di bruciato mi feriva le narici e gli occhi, pregai solo che non fosse troppo tardi per salvare lo stregone pazzo.
-VECCHIO! DOVE DIAMINE SEI, MALEDETTO TE?- La mia voce tuonò nel salotto. Percepii un movimento a circa tre metri da me, poi una brezza fresca mi accarezzò il viso, diradando il fumo nero che poco prima rendeva l'aria quasi solida. La sagoma del vecchio divenne sempre più nitida, tanto da lasciar intravedere un ghigno beffardo tra i lunghi peli argentei che gli ricoprivano la metà inferiore del viso. -John, mi fa piacere vederti, come mai tanta urgenza?- Mentre si portava la pipa alla bocca mi lanciò un sorriso complice. La tunica grigio scuro si intonava perfettamente ai suoi occhi segnati dal tempo, ma ancora fin troppo vispi.
Lo squadrai. -Vecchio, potresti mandare qualcuno a chiamarmi la prossima volta, invece di simulare un'esplosione per farmi accorrere qui.-
Lui sbuffò, diffondendo nell'aria un odore ammiccante che mi era alquanto familiare. Si riavviò indietro i lunghi e folti capelli argentei che, a giudicare dall'aspetto, non pettinava da almeno tre giorni. -Oh, Johnny, era solo per verificare se sei ancora giovane e scattante. Io ormai ne avrò per poco... eh, sì... ma se tu avessi visto che ragazzo ero ai miei tempi...-
-Vecchio, mi chiamo John. Se mi chiami "Johnny" di nuovo, io...-
-Sì, sì... quello che è...- fece un altro tiro dalla pipa senza prestare attenzione alle mie proteste. Aspettai qualche secondo, ma lui si limitò a fumare impassibile, scrutandomi pensieroso. Decisi che non era saggio sprecare tempo lì, se non aveva nulla da dirmi. -Perché mi hai fatto venire qui? Mi auguro che le notizie che stai per darmi non siano brutte.-
Il vecchio mi fece cenno di sedermi con un sorriso enigmatico, continuando a osservare ogni mio movimento con occhio critico. Mi sistemai sul divano di fronte alla sua poltrona preferita. La casa era molto accogliente, un fuoco scoppiettante animava le ombre dei tomi di magia e degli strani soprammobili provenienti da tutto il Regno, mentre soffici tappeti attutivano il rumore dei passi creando una sensazione confortante. Le pareti, come al solito, erano tappezzate di pergamene, riconoscimenti magici, arazzi e mappe antiche, che un tempo riuscivano a stare nelle svariate librerie che il vecchio aveva sparso in ogni stanza, ma col passare del tempo le aveva riempite tutte e non ci entrava più niente. L'odore che prevaleva in quella casa era lo stesso di una biblioteca antica.
Con qualche lamentela il vecchio si sedette di fronte a me, senza mai staccarmi gli occhi di dosso.
-Ti ho convocato solo per dirti che mi è arrivato un corvo da Falls; hanno radunato tutti i prigionieri e tra circa tre giorni arriveranno al Tempio di Goth, quindi non prendere impegni per quel giorno, devi dare il benvenuto alle nuove reclute.-
Sbuffai. -Reclute... I quattro quinti delle persone che sbattono quassù con un segno sul viso sono solo degli sfortunati ladruncoli, oppure ancora più sfortunata gente di buon cuore. Mentre l'altro quinto sono solo mostri che si ammazzeranno tra loro alla prima zuffa.- Stavolta fui io a scrutarlo. -Sai dirmi, vecchio, dove è il tuo re in momenti come questo? Probabilmente a festeggiare qualcosa di stupido in mezzo a persone altrettanto stupide. Naturalmente la caduta del Nord intero non rientra nei suoi problemi più grossi, almeno finché quelle bestie là fuori non arriveranno a bussargli al portone del castello.-
Il vecchio fece un sospiro. -Sei molto maturo per la tua giovane età, Lord Comandante.- C'era quasi tristezza nella sua affermazione, una sfumatura malinconica. Feci un sorriso di sufficienza, alzandomi. -Dimmi qualcosa che non so già, Raven.-

Uscii nel gelido vento invernale senza voltarmi indietro, fiocchi di neve turbinavano intorno a me.
Nonostante fosse quasi il tramonto e il mio turno alla guarnigione fosse finito da una buona mezz'ora, non andai a casa mia. Decisi di prendere il cavallo e inoltrarmi tra i boschi neri alle pendici dell'enorme catena rocciosa che difendeva il versante settentrionale di Chasewitch. Anzi, difendeva tutto il fronte settentrionale del Regno del Nord. Oltre essa l'aria era talmente fredda da congelare i polmoni di un uomo, il territorio era ghiacciato e inospitale, con belve feroci sempre in agguato tra i tronchi della foresta fossile che si estendeva per leghe fino a perdita d'occhio. Gli alberi di pietra uscivano dal ghiaccio come dita scheletriche in procinto di ghermire il cielo.
Arrivai al mio posto preferito: un tunnel scavato in una delle montagne, che sfociava in una nicchia altissima sul versante nord, al di là della catena rocciosa. Fu lì che come al solito mi persi nei miei pensieri.
Ormai nelle strade si mormorava che la fine del Nord fosse vicina. Da due mesi a quella parte erano spariti molti soldati semplici che pattugliavano le montagne. E molti erano morti proprio mentre pattugliavano al mio fianco...

Il cavallo che montavo ebbe un sussulto. Mi voltai verso James e Eanys, loro annuirono, l'avevano sentito bene quanto me. Sfoderai la spada e spronai il cavallo, mentre i miei uomini mi imitavano. La cosa stava scappando tra gli alberi, ma a giudicare dai rumori stavamo guadagnando terreno. La foresta era fitta sul pendio a ovest e i rumori continuavano, come se gli animali volessero farsi trovare. Scorsi una radura poco più avanti e vidi quella cosa che correva allo scoperto, distante dagli alberi, proprio nel bel mezzo della vallata. Era strano. Di solito restavano nascoste... e non erano mai da sole.
-NO! FERMI, NON USCITE ALLO SCOPERTO! E' UN'IMBOSCA...!- Riuscii a fermare il mio cavallo, ma James ed Eanys non ebbero altrettanta fortuna, le loro cavalcature erano come impazzite. Appena la luce diretta del sole li illuminò, almeno una ventina di quelle cose schifose gli saltarono addosso. Erano troppi, non potevo fare niente. Sentii frusciare alla mia destra e feci giusto in tempo a sollevare la spada in modo istintivo che una di quelle cose ci si infilzò sopra da sola, mentre cercava di attaccarmi.
Le urla di Eanys mi echeggiavano nelle orecchie e non riuscivo più a sentire le imprecazioni di James, a sbarrarmi la strada verso la radura c'erano sette creature nemiche. Dovevo rientrare a Chasewitch per prendere rinforzi, o da solo sarei soltanto stato un'altra preda indifesa. Voltai il cavallo e lo spronai, mentre le bestie scattavano all'inseguimento. Sentii la morsa della paura attanagliarmi il cuore. Diedi di speroni. Con una rapida occhiata alle mie spalle vidi che stavo mettendo un po' di distanza tra noi. La distanza giusta.
Invertii la mia posizione sulla sella con un po' di difficoltà, sfoderai l'arco e incoccai. Era molto più difficile di quanto ricordassi con i cinghiali. Una freccia sfiorò una delle bestie. Dannazione...
Incoccai di nuovo. Stavolta ne presi una alla zampa sinistra anteriore facendola rotolare nella vegetazione. La freccia successiva mancò il bersaglio di qualche centimetro, ma la punta della quarta freccia sparì dentro l'occhio destro della cosa più vicina, lasciandola là, immobile in mezzo alle foglie secche. Due di loro si dileguarono nel fitto della boscaglia, ne rimanevano tre all'inseguimento del mio cavallo. Incoccai ancora. La freccia lasciò un segno di sangue su tutto il fianco dell'animale che si accasciò con un lamento. Feci per prendere un'altra freccia, ma la mia faretra era vuota. Imprecai facendo forza sulle gambe, gettai l'arco e sguainai la spada e il pugnale... e saltai giù. Non ricordo per quanto tempo rotolai con le loro zanne aguzze che mi si chiudevano a pochi centimetri dal viso, ma sono abbastanza sicuro di aver riportato al villaggio le due teste mozzate e il mio cavallo sano e salvo.
Non riuscimmo a trovare i corpi dei miei compagni una volta tornati sulla scena dell'aggressione, in compenso però prelevammo una carcassa di quelle cose e la portammo a Raven, almeno per sapere che razza di bestie fossero. Il vecchio era certo che si trattasse di creature magiche, in natura non esistevano animali così. Il loro possente corpo da pantera era ricoperto da una specie di corazza opaca, due file di zanne riempivano le loro fauci e artigli lunghi come pugnali e altrettanto affilati spuntavano dalle robuste zampe, mentre le loro code finivano con una spina d'osso letale. Erano lunghe circa un paio di metri e pesavano almeno centocinquanta chili.

Sempre più aggressioni dall'esterno e sempre meno uomini a disposizione per difendere non solo Chasewitch, ma tutto il Nord!
Avevo usato proprio quelle parole con Raven, e proprio grazie a quelle parole tutte le prigioni della maggior parte delle città erano state svuotate e i prigionieri condotti a Chasewitch per rendersi utili. Dopotutto, i consiglieri di Chasewitch avevano fatto il possibile per mantenere l'ordine, ma gli anziani di Brisinger, la capitale, avevano preferito dichiarare ufficialmente l'emergenza e spargere in ogni dove volantini con predetta la fine del mondo. Naturalmente le strade si erano fatte molto pericolose, un'ondata di isteria collettiva stava travolgendo ogni Regno conosciuto. Avevo visto tanti ribelli giustiziati dalle Guardie Cittadine, ma ancora più persone che si barricavano in casa per paura sia degli uni che degli altri. Il vero problema era che le uniche persone in grado di salvarci tutti stavano giocando al gioco del trono, quindi erano anche troppo impegnate per decidere qualcosa di diverso da cosa indossare a corte.
Guardai il cielo ormai diventato nero. Milioni di stelle illuminavano la notte; sospirai.
Come desiderai essere libero come una di quelle stelle. Lo desideravo tantissimo. Magari avrei potuto trasformarmi in una di quelle pantere corazzate e fuggire nelle foreste disabitate a nord. Chissà se il vecchio conosceva qualche incantesimo utile al riguardo...
Rimasi ancora un po' a fantasticare di sparire oltre le montagne senza più fare ritorno. L'aurora boreale mi illuminò con le sue carezze evanescenti mentre mi godevo quell'attimo di libertà e di solitudine. Avrei potuto restare lì in mezzo al nulla per sempre.
Ma tornai verso casa, consapevole che Esther, la mia signora, mi stava aspettando. E probabilmente, nell'attesa, si stava sollazzando con qualcuno dei miei uomini...



Commenti

pubblicato il 30/07/2010 17.42.22
fiordiloto, ha scritto: molto ben scritto e avvincente! I miei complimenti!
pubblicato il 30/07/2010 18.25.16
Resha, ha scritto: Ti rigrazio! *.* Fa sempre piacere leggere questi commenti!!

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