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lavoro pubblicato venerdì 30 luglio 2010
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sunrise! (cap 7)

di fiordiloto. Letto 757 volte. Dallo scaffale Fantasia

Uno strano bambino si aggira per i corridoi del sanatorio del villaggio. Dietro di lui, uno stuolo di cadaveri. QUalcosa di oscuro sta accadendo. Silent, Sunny...l'ordine di Artemide chiede il vostro aiuto!....

IL BAMBINO DELLA PAURA

Sulle pareti del sanatorio, la semioscurità creava ombre inquietanti.

Nel dedalo intricato dei corridoi, correva una figura esile. Era la Sorella destinata al reparto di isolamento. Si fermò di fronte ad una porta chiusa. Tento di aprirla, ma la maniglia scattò a vuoto.

"Vi prego!", urlò. "Vi prego fatemi entrare!"

Dall'interno, niente.

Silenzio.

"Vi prego!", implorò ancora. "Aiuto..."

Nulla.

Si voltò, disperata.

Dinnanzi a lei, una figura silenziosa e minuta. Un bambino. La fissava con occhi terrorizzati, avvicinandosi con una mano tesa verso di lei.

"Stammi lontano...m...MOSTRO!"

"Sono morti tutti", disse lui, mesto. "Ma perché? Perché anche tu scappi? Perché quando mi avvicino, la gente muore? Eppure, io...mi sento così bene..."

Ora che si era liberato delle catene, il dolore era sparito. Un'aura di profonda oscurità lo circondava.

"Stammi lontano!", lo implorò la Sorella. "Ti prego...!"

"Perché?", chiese il bambino, basito. "Perché nessuno vuole aiutarmi? Ti prego...non scappare!"

Troppo tardi. La Sorella si era già lanciata in avanti. Dominata dalle emozioni del bambino, l'oscurità che lo circondava la ghermì, avvolgendola.

Cominciarono le visioni. La Sorella vide suo marito a terra, immerso in una pozza nera come l'inchiostro. Guardò meglio. Non era inchiostro! Era...sangue! Urlò, disperata, poi la follia la travolse. Vedeva volti di incubi sussurranti dietro ogni angolo, ombre che strisciavano nel buio tentando di ghermirla.

"Basta...", supplicò. "Basta!"

Correre. Fuggire. L'istinto prevalse sulla ragione. Per sfuggire a quell'orrore corse verso la finestra e saltò. Il vetro si ruppe in un milione di piccole schegge. Poco dopo, il tonfo secco di un corpo schiantato.

Anche l'ultima Sorella era morta.

Il bambino rimase di nuovo solo...

***

"Come sarebbe a dire, deserto?", domandai.

La Sorella Suprema ci aveva svegliati nel cuore della notte, allarmata da un messaggio improvviso.

"A quanto pare", disse. "Nel sanatorio del villaggio sta succedendo qualcosa di brutto. Tutte le infermiere e le Sorelle lì distaccate sono morte"

"Morte!", esclamò Silent. "Com'è possibile?"

"Non lo sappiamo. Qualcuno ha provato ad entrare, ma nessuno è ancora tornato. Per questo ci hanno interpellati. L'ordine di Artemide deve agire immediatamente"

"Ci rechiamo subito sul posto, Sorella Suprema", assicurai. "Non temete, verremo a capo di questa faccenda!"

Ci congedò con un lieve cenno del capo. "Vi do la mia benedizione e il mio buona fortuna. Che Artemide vi assista!"

Silent e io ci scambiammo un'occhiata. Entrambi stavamo pensando la stessa cosa: c'era qualcosa di strano, in tutta questa storia.

"Che ne pensi?", gli domandai, mentre ci dirigevamo all'uscita.

"Non lo so. Mi sembra incredibile che i medici e i sacerdoti di un intero ospedale muoiano così, senza una ragione. L'oscurità dev'essersi annidata lì dentro"

"Che facciamo, prendiamo i cavalli?"

"Nemmeno per sogno, faremo troppo tardi!"

"Allora che proponi?"
"Voleremo"

"Coooosaaaaaaaaaa?"

Svoltammo in direzione della finestra. Eravamo al secondo piano. Senza rallentare, Silent mi prese in braccio e spiccò un salto. Fece leva sulla punta del piede e in un baleno ci trovammo sospesi nel vuoto, a diversi metri da terra.

Col cuore in gola mi aggrappai a lui, tenendo gli occhi ben chiusi. Detestavo volare! Potevo combattere un vampiro senza fare una piega, ma qualunque attività con i piedi staccati dalla solida terra mandava il mio stomaco in subbuglio.

Avvertì la presa di Silent farsi più salda.

"Avanti, fifona! Apri gli occhi!"

"Neanche per sogno!", protestai.

Lo sentii trattenere una risata. "Ti perdi uno spettacolo bellissimo!"

Accidenti a lui! Se solo avessi osato guardare, la nausea mi avrebbe rivoltata come un guanto.

Rinserrai la presa su di lui e...un secondo dopo fummo a terra.

Silent atterrò senza rumore, deponendomi delicatamente sul terreno erboso.

"Silent, accidenti a te!", lo attaccia. "Potevi almeno avvisarmi! Lo sai che odio volare!"

"Scusami", rispose, allegro. "Non ho resistito! E poi così abbiamo guadagnato tempo. Guarda!"

Indicò qualcosa alle mie spalle. Mi voltai e mi ritrovai davanti il sanatorio. Era un edificio imponente. Un antico monastero, forse. Ovunque, sulle pareti e intorno alle finestre, erano state scolpite immagini del dio Apollo e di Atena.

"L'oscurità ha preso possesso di questo posto", mormorò Silent al mio fianco. "Sunny, guarda..."

Indicò qualcosa di fronte a noi. Seguii la direzione del suo dito e vidi una finestra rotta. Poi, in basso, sul terreno, il corpo disteso di qualcuno.

"No...", mormorai avvicinandomi. "No...!"

Era una sorella. Il corpo pallido ed esangue spiaccicato sul terreno. Una macchia scura sotto di lei, a insudiciare l'erba.

"Non è....possibile", ansimai.

Ringraziai l'oscurità e la poca luce, che mi risparmiavano i dettagli. Chi, o cosa, poteva averla spinta giù dalla finestra?

"Fermi dove siete!"

L'ordine arrivò alle nostre spalle.

"Identificatevi! Chi siete?"

"Sorella Sun dell'ordine di Artemide", mi presentai a mani alzate. "E questo è Silent, il mio assistente"

La voce parve sollevata. "Che Artemide sia lodata! Il nostro messaggio vi è arrivato!"

Ci voltammo. Un Fratello dell'ordine di Atena ci stava guardando con occhi spauriti, stropicciandosi l'uniforme bianca con le mani.

"Che sta succedendo qui?", domandai.

"Non lo so", rispose. "Io e gli altri Fratelli siamo gli addetti alla guardia. Abbiamo udito delle urla provenire dall'interno e siamo corsi a vedere. Gli altri sono entrati, ma solo uno è tornato"

Con aria greve, ci indicò un'altra salma stesa vicino ad un cespuglio.

"Che è successo?", indagò Silent.

"Quando è uscito era in preda alla follia. Urlava cose incomprensibili, come se fosse sotto un maleficio. Non siamo riusciti a fermarlo, perché ha agito all'improvviso. Ha preso il suo stesso pugnale e si è suicidato"

"Maleficio...", mormorai.

"Forse", mi fece eco Silent. "O forse un potere dovuto all'oscurità. Fratello, qui avete anche pazienti in isolamento?"

"Si", confermò lui. "Alcuni hanno poteri talmente terribili da dover essere contenuti grazie a barriere magiche. Ci sono Sorelle addestrate a dovere che si occupano di loro"

"Quindi...", ragionai. "Non è escluso che uno di questi pazienti si sia liberato in qualche modo e non abbia iniziato una strage"

"Possibile", confermò Silent. "Dobbiamo stare molto attenti"

"Certo!". Mi volsi verso il Fratello. "Voi restate qui fuori, da questo momento ce ne occuperemo noi"

"Aspettate", disse. "Se per caso doveste contenere qualche potere maligno, prendete questo"

Allungò una mano verso di noi e ci porse un oggetto.

Lo studiai. Era una specie di collare in cuoio. Tutto nero e con delle incisioni magiche blu brillanti incise sul tessuto.

"E' un sigillo", spiegò. "Serve a contenere i poteri maligni. Portatelo con voi, potrebbe tornarvi utile"

"D'accordo"

Presi il collare e mi voltai verso l'entrata.

"Andiamo", dissi.

"Ti seguo", sussurrò Silent.

In men che non si dica fummo avvolti dall'oscurità dell'interno.

I miei passi risuonavano assordarti. Nel silenzio, percepivo il battito frenetico del mio cuore e il respiro regolare di Silent.

"Mi raccomando, stammi dietro", sussurrai. "Il mio scudo non può proteggerci entrambi, ma se ti sto davanti non ti accadrà nulla"

"E se fosse alle nostre spalle?"

Non risposi. Un gemito mi fece sobbalzare.

Poco più avanti, il suono attutito di un pianto.

"Che succede?", domandai.

"E' un invocazione", mi disse Silent, che aveva un udito più fine del mio. "Qualcuno sta invocando aiuto, ma è molto debole"

"Dove si trova?"

"Davanti a te, credo. In fondo al corridoio"

Procedemmo.

Davanti a noi, illuminata da un raggio di luna, si stagliò una porta chiusa.

"Il gemito viene da lì dentro!", esclamai. "Ora posso sentirlo anch'io chiaramente"

Afferrai la maniglia, ma scattò a vuoto. Chiunque ci fosse lì dentro, si era chiuso all'interno.

"Maledizione, non si apre!"

Mi scagliai sulla porta con tutte le mie forze, col solo risultato di farmi male alla spalla.

"Lascia fare a me", mi esortò Silent.

In piedi di fronte alla porta, giunse le mani in posa di preghiera. Cominciò a salmodiare a bassa voce. Le parole erano quelle di una lingua a me sconosciuta. Una preghiera oscura.

SBAM!
La porta esplose con un rombo assordate.

Rimasi allibita dalla potenza di quella magia.

"Beh", si scusò Silent. "Volevi poter passare, no? Ora il passaggio è libero"

Non risposi. Dall'interno proveniva un rantolare continuo e agghiacciante. Non appena entrai, una fitta gelida mi prese alla bocca dello stomaco.

Corpi. Tutti distesi. Tutti immobili. Tutti morti.

Erano almeno una decina.

"Chi può aver fatto una cosa simile?", domandai, agghiacciata.

"Vediamo se c'è qualcuno che respira ancora"

Accennai un laconico sì col capo.

Controllai la mia parte cercando di concentrarmi sui dettagli, per evitare di pensare alla visione di insieme. Due di loro si erano suicidati allo stesso modo del Fratello all'esterno. Un altro teneva in mano una boccetta di veleno. Un altro, dal volto livido, si era strozzato con le proprie mani.

"Sun!", mi chiamò Silent. "Qui ce n'è uno vivo!"

Corsi da lui. Fra le braccia teneva uno dei Fratelli. Aveva gli occhi abbacinati e la veste, all'altezza del petto, era sporca di sangue. Fra le dita, un bagliore argento.

"Si è colpito col suo pugnale", osservò Silent.

Ci guardammo costernati.

"Fate attenzione", sussurrò il Fratello. "State attenti al ragazzino".

La sua voce era fioca. Un sussurro appena percettibile.

"Quale ragazzino?", domandai. "Di chi parli?"

L'uomo gemette e spirò.

"Era già troppo tardi", mi disse Silent, mentre lo posava a terra e gli chiudeva gli occhi. "Non avremmo potuto fare nulla per lui"

Incapace di dire qualunque cosa, mi limitai ad annuire.

"Siete qui!", esclamò una voce infantile. "Vi prego... Non scappate!"

Un gelo di morte ci avvolse alle spalle.

Ci voltammo lentamente.

Davanti a noi si stagliava la figura minuta di un bambino. Aveva circa dieci anni, la pelle pallida e i polsi segnati.

"Vi prego", disse disperato. "Non scappate! Non lasciatemi qui da solo! Aiutatemi!"

Si avvicinò a braccia tese.

Sentii il cuore oppresso da un peso angosciante. Un potere subdolo strisciava sul mio petto, cercando il modo di entrare. Accanto a me, Silent urlò.



Commenti

pubblicato il 31/07/2010 15.38.42
Kitsune, ha scritto: ...brava sempre di più...

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