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lavoro pubblicato giovedì 29 luglio 2010
ultima lettura venerdì 22 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sunrise! (cap 6)

di fiordiloto. Letto 688 volte. Dallo scaffale Fantasia

Adam lavora come stalliere al monastero di Artemide, ma non riesce a pardonarsi per i delitti commessi quando era sottomesso alla volontà del Conte. Riusciranno Silent e Sun ad aiutarlo? Enjoy!....

IL RACCONTO DI SILENT

Qualche giorno dopo il nostro rientro, mi avvisarono che Adam, il servo umano, era stato assunto come stalliere alle scuderie del santuario. Era un ragazzo affidabile, schivo e silenzioso. Svolgeva il suo lavoro con minuzia e al tramonto si ritirava nelle sue stanze fino all'indomani.

"Pare che non abbia problemi ad ambientarsi", mi disse la Somma Sacerdotessa, un mattino. "Ciononostante...ho una strana sensazione"

La sua voce era seria, appesantita da una sincera preoccupazione.

"Cosa c'è che non va?", domandai.

"Ecco...ricordi com'eri quando sei arrivata qui? Svolgevi il tuo lavoro, ti impegnavi al massimo negli allenamenti. Eri così ansiosa di diventare una Sacerdotessa...". Persa nel ricordo, la sua voce si velò di dolcezza. "Però, quando eri da sola, specialmente i primi tempi, ti sentivo spesso piangere nella tua stanza"

A quelle parole, feci tanto d'occhi.

"Quindi lo sapevate!"

"Ti tenevo d'occhio", confessò, lievemente in imbarazzo. "Ti limitavi a cercare di sopravvivere, nonostante la perdita dei tuoi genitori, ma non riuscivi a darti pace"

"E' vero", ricordai. "Non riuscivo a perdonarmi per non aver potuto evitare quello che è successo. Avrei voluto salvare i miei genitori, e impedire a Thamiel di portare via mio fratello"

"Nonostante sapessi che non avresti potuto evitarlo, non riuscivi ad accettarlo"

La guardai senza capire. Perché parlava del mio passato? Perché voleva affondare la lama in ferite ancora aperte? Decisi di chiederglielo per via diretta.

"Cosa c'entra Adam con questo?"

"Vedi, Sun, io temo che lui si senta esattamente come te"

"Come sarebbe a dire?"

"Il vampiro che l'ha rapito non ha distrutto solo la sua vita, ma ha anche macchiato la sua anima. Lo ha costretto a uccidere, immagino tu ne sia consapevole"

Non ci avevo pensato. Mi ero preoccupata così tanto per la piccola Miriam che non avevo preso in considerazione il resto. Tuttavia, a ben vedere, non era lei la sola vittima del Conte.

"Io vorrei che provassi ad aiutarlo"

"Perché io?", domandai, stupita.

"Perché tu hai trovato il tuo modo di reagire, di andare avanti nonostante tutto", disse risoluta. "Ma non ce l'avresti mai fatta da sola, dico bene? Avevi noi al tuo fianco, e... il tuo assistente"

"Silent", precisai.

"Esatto. Hai trovato qualcuno che ti è stato accanto ed è diventato la tua forza e la tua famiglia. Ora vorrei provare a dare anche a quel ragazzo un'occasione per ricominciare"

La Somma Sacerdotessa sorrise, e nella sua espressione dolce c'era qualcosa che mi lasciò ben poche possibilità di replica. Era così autentica la sua preoccupazione che non me la sentii di rifiutare.

"Contate pure su di me"

"Non ho mai smesso di farlo, mia cara Sun". Mi posò una mano sulle spalle, con aria materna. "Aiutare chi ci sta vicino è aiutare un po' anche noi stessi. Se gli offri il tuo sostegno, anche tu ne ricaverai del bene"

Si alzò con un solo movimento aggraziato e si diresse verso il refettorio, lasciandomi sola coi miei pensieri e totalmente indecisa su come agire.
Le missioni le capivo. Uccidere un demone non era un problema. Ma come potevo aiutare un ragazzo sfortunato a lenire le ferite che si portava dentro? Bella domanda! Sfortunatamente, non avevo una bella risposta.

Non mi tirai indietro. Nel pomeriggio andai alle scuderie. Come prevedevo, Adam era impegnato ad accudire uno stallone nero. Gli passava la striglia sulla criniera e preparava la biada, rivolgendogli ogni tanto qualche parola gentile. Rimasi a lungo ad osservarlo sulla soglia, senza sapere bene come attaccare il discorso. Per cominciare, presi una brusca dal secchio lì di fianco e cominciai a spazzolare anch'io il dorso del cavallo. Adam si accorse subito di me. Sollevò appena gli occhi e accennò un sorriso, poi tornò a concentrarsi sul suo lavoro.

"Ti piace occuparti dei cavalli?", domandai.

Fece cenno di sì. "Sono animali molto quieti. A volte mi sembra che sappiano ascoltare molto meglio delle persone"

Osservai il suo viso giovane, i suoi occhi nocciola pieni di tormento, e capii al volo ciò che aveva turbato la Sorella Suprema.

"Occuparmi di loro mi rilassa", confessò.

"Prima o poi dovrai tornare al mondo", azzardai. "Affrontare la gente e la vita. Non si può restare per sempre rintanati in una stalla"

Sollevò una ciocca di capelli corvini e mi guardò in viso. "E tu che ne sai?"

Ci osservammo, limitandoci a sostenere uno lo sguardo dell'altra.

Fu lui ad abbassarlo, lasciando cadere la spazzola con un profondo sospiro.

"Io ho ucciso della gente!", urlò infine, disperato.

"Non è colpa tua", lo rassicurai.

"Non ero cosciente, certo, ma questo non cambia le cose!"

Feci per ribattere, ma mi trattenni.

"Come posso tornare a vivere una vita normale?"

Nella sua voce c'erano tutta l'urgenza e il bisogno di quella risposta.

Ripensai alle parole della Sorella Suprema. Hai trovato il tuo modo di reagire, di andare avanti nonostante tutto. Ma non ce l'avresti mai fatta da sola.

Sospirai. Quel ragazzo aveva bisogno di aiuto. Sfortunatamente, per quanto la Sorella Suprema fosse convinta del contrario, non credevo di essere io la persona giusta. Però, e l'idea mi balenò in mente come una folgorazione, c'era qualcuno che poteva farlo.

"Ognuno di noi ha il suo fardello con cui convivere", dissi. "Ognuno di noi deve fare i conti con la propria tragedia. Io non credo di poterti capire fino in fondo, perché il mio passato è diverso dal tuo"

Sospirò, sconsolato, e allora mi affrettai ad aggiungere il resto.

"Però conosco qualcuno che può aiutarti! Questa persona mi è molto cara, e ha un passato simile al tuo, per certi versi. Vorrei che gli parlassi. Non è detto che ciò che ti dirà riesca a darti un po' di pace, ma se accetti d'incontrarlo... Ti andrebbe di provare?"

Nei suoi occhi dardeggiò qualcosa. Un lampo molto simile alla speranza, che svanì quasi subito.
"Accetto"

Sorrisi, fiduciosa del mio piano. "Sono certa che non te ne pentirai!"
Gettai di nuovo la spazzola nel secchio e corsi a cercare Silent.

***

Il luogo dell'appuntamento era al tramonto, nella collina dove lui e Sun si allenavano di solito. Silent si sentiva leggermente in imbarazzo, ma per nulla al mondo si sarebbe sottratto ad una richiesta della sua Sunny. E poi, a dirla tutta, era contento di poter essere utile. Poter condividere la sua tragedia con qualcuno lo faceva sentire più vivo e, in qualche misura, più umano. Trovò Adam seduto su un masso, a contemplare il panorama con aria assente.

"Bello, vero?", disse, avvicinandosi con discrezione.

Il ragazzo gli rivolse un'occhiata stupita.

"Posso sedermi?"

"Certo"

Adam provava un certo imbarazzo, misto a gratitudine. Non aveva mai avuto a che fare con un demone buono, ma d'altro canto non poteva dimenticare che Silent gli aveva salvato la vita.

"Grazie", disse, impacciato. "Per...tutto"

"Non ringraziare. Lo faccio anche per me stesso. Essere utile agli altri mi fa stare bene"

"Come ci riesci?", domandò Adam, quasi d'istinto. "Voglio dire...a vivere in mezzo agli umani. Non ti senti fuori posto?"

"Adesso molto meno che in passato", ammise Silent. "Ammetto che non è facile, e il più delle volte mi sento un pesce fuor d'acqua"

"Per via della tua natura?"

"Per via del mio passato"

A quella frase seguì un momento di silenzio.

"All'inizio non riuscivo a perdonarmi", continuò Silent. "Continuavo a tormentarmi e mi ponevo mille domande. Come si fa a continuare a vivere dopo aver ammazzato senza un'esitazione? Come si fanno i conti con una cosa del genere?"

"Come ci si perdona, quando succede?", gli fece eco Adam.

"Domande", mormorò Silent. "Pesanti come macigni"

Il ragazzo lo osservò come folgorato. Lui sapeva. Lui capiva! Anche Silent aveva ucciso. Anche lui aveva dovuto affrontare lo smarrimento e il senso di colpa, e forse li stava ancora affrontando. Sentì subito una profonda affinità fra loro.

"All'inizio non avevo remore", continuò Silent, con voce assente, come se stesse raccontando una storia. "Vivevo come un selvaggio, nella foresta. Mi avvicinavo ai villaggi solo di tanto in tanto, per rubare del cibo, e spesso mi capitava di dover affrontare i padroni di casa. E allora uccidevo, per difendermi, e anche per placare la sete di sangue. Come demone, la morte e lacrime hanno sempre suscitato una forte attrazione su di me. Ma allora non avevo idea di ciò che facevo. Non conoscevo la differenza fra giusto e sbagliato. Seguivo gli istinti, alla stregua di un lupo"

"Cos'è cambiato?", volle sapere Adam.

"Una notte, gli abitanti di un villaggio si organizzarono per darmi la caccia. Vennero coi cani e coi forconi. Ne uscii vivo quasi per miracolo e cercai rifugio nella foresta. C'era una radura, proprio nel centro, dove mi piaceva stare. C'era un ruscello, dove la luna si rifletteva ogni notte. Mi dava un vago senso di pace, di casa, perciò l'avevo scelto come rifugio. Ma sapevo che non sarebbe durata. Ero ferito e i cani avvertivano l'odore di sangue. Mi avrebbero trovato, era solo questione di tempo..."

"E poi?", lo incalzò Adam, rapito.

"E poi incontrai lei", sorrise Silent. "Sunny. All'epoca aveva solo otto anni. Una bambina. Il primo istinto fu di darmela a gambe, ma a quel punto lei parlò: "Sei ferito?", chiese. "Hai bisogno di aiuto?". Non so cosa mi convinse a rivolgerle la parola. Mi sentivo perduto, e mi serviva un'ancora di salvezza. "Aiutami", la supplicai. "Non so dove andare". Quella piccolina fece un cenno risoluto e mi bendò le ferite. Non le importava chi fossi. Non fece nemmeno commenti sui miei occhi da demone o sui miei capelli. Dal momento che ero ferito, era decisa ad aiutarmi. "Come ti chiami?". "Silent, e tu?". "Io sono Sunny. Se non sai dove andare, puoi stare da me. Mio fratello Davon ed io abbiamo costruito una casetta su un albero qui vicino, nel folto della foresta. Puoi nasconderti lì"

Accettai.

Nei giorni che seguirono, Sunny venne spesso da me. Mi parlava, si prendeva cura delle mie ferite, mi portava acqua e viveri. Col tempo, la sua presenza divenne sempre più importante. Cresceva, e con lei anche l'ascendente che aveva su di me. Col tempo, e con pazienza, m'insegnò a leggere e scrivere, la sottile differenza fra bene e male, come vivere fra gli esseri umani. Presi coscienza di ciò che ero, e odiai me stesso. Ma ormai sapevo, e dovetti operare una scelta. Il sangue avrebbe sempre rappresentato una tentazione, ma avrei accettato di buon grado qualunque sacrificio pur di essere ammesso fra gli umani. Pur di avere un posto nel mondo di Sunny".

S'interruppe, per tornare con lo sguardo sul volto di Adam. "Poi, quattro anni fa, Thamiel venne a distruggere quel mondo. Giurai a me stesso che l'avrei aiutata a riprenderselo, che avrei restituito a Sunny la sua vita e suo fratello. Ora mi rendo conto che forse fui azzardato, perché non posso ridarle i suoi genitori. Ma posso aiutarla a riprendersi Davon. Standole vicino mi sento rinfrancato, e ogni giorno accanto a lei è come una piccola assoluzione"

"Quindi, lei ti ha aiutato a domare la tua furia", osservò Adam, meditabondo. "Pensi che qualcun altro avrebbe potuto fare lo stesso?"

"Tu saresti capace di insegnarmi la differenza fra giusto o sbagliato?", chiese Silent di rimando. "Ora che non sei più un servo umano e hai di nuovo una coscienza, saresti capace di non ordinarmi mai di uccidere un tuo simile, anche se questi fosse tuo nemico? Se non ti avessi salvato, mi tratteresti come fai ora: come una persona dotata di sentimenti e di un cuore?"

Il silenzio di Adam fu eloquente.
"No", concluse Silent. "Lei è l'unica. Lo è sempre stata e lo sarà sempre"

Allo sguardo sconcertato del ragazzo, rispose con un sorriso. "Ma io parlo per me. Io lotto ogni giorno contro la mia oscurità, così come Sunny lotta per riprendersi la sua vita e tu per superare il tuo senso di colpa. Il punto è che non bisogna mai cedere. Nessuna buona azione è mai definitiva, ma ogni volta che riesci a perdonarti anche solo un po' è una piccola vittoria"

Adam lo guardò senza replicare. Gli ci sarebbe voluto un po' per assorbire il discorso di Silent. Ma quelle parole erano come un balsamo. Sentiva che erano vere e benefiche, e che avrebbero agito lentamente, se lui le avesse lasciate penetrare nel suo intimo.

"Grazie", mormorò infine. "Ancora"

Suonò la campana della mensa, e il demone sorrise.

"E' ora di cena", esclamò. "Spero tu abbia fame!"

"Da morire!", confessò Adam.

Si alzarono all'unisono, per dirigesi verso il refettorio.



Commenti

pubblicato il 29/07/2010 21.54.52
Kitsune, ha scritto: posso azzardare di dire di essermi innamorata di questo racconto?davvero bello, ben scritto e pieno di sentimento. Mentre leggevo le parole di Silent non ho potuto impedire alle lacrime di confondermi le righe!eh, quando si dice che si mette l'anima dentro alle parole.
pubblicato il 08/10/2011 6.05.55
Tatylop, ha scritto: Non solo ben scritto ma ciò che comunichi è pura speranza... Favoloso

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