lavoro pubblicato giovedì 29 luglio 2010
ultima lettura venerdì 3 settembre 2010
Questo lavoro puo' essere letto da tuttiLA LUCE DELLA LUNA
Terzo Capitolo:
Notte fonda, Lune piene, cielo senza nubi; solo un leggero venticello. Sebbene fosse da poco iniziato l'Inverno, la notte era magnifica: con quel suo lunghissimo strascico blu-cobalto, dove migliaia di lustrini argentati, le stelle, risplendevano luminose come tanti piccoli soli.
Nel tempio di Gebalsan a Gwenfar, Lhaye'ey pregava innanzi all'altare. Un leggero soffio di vento gli accarezzò le cervicali. Il chierico terminò il salmo e si alzò, si voltò... il portone era socchiuso: avanzò a passo lento e si affacciò all'esterno.
Rimase in contemplazione guardando il cielo. Le ultime foglie degli alberi planavano dolcemente mosse dal vento, andando a completare l'immenso mare di foglie e rametti secchi che ricoprivano il sottobosco, per poi trasformarsi lentamente in fertilissimo humus. In contrasto con questa scena, stavano i sempreverdi che sembravano dei piccoli gruppi di giovani sorridenti in mezzo a tanti, pacifici, vecchietti.
L'elfo sorrise e chiudendo il battente tornò alle sue preghiere, ma c'era qualcosa di strano... si sentiva osservato... lentamente e con molta cautela, il chierico si spostò vicino all'altare dov'era posizionato il suo mazzafrusto, lo prese e con quello in mano cominciò a fare finta di esercitare un rito: in verità stava compiendo un incantesimo di Individuazione Del Male, il suo sospetto di una presenza ostile alla propria era fortissimo.
Finito l'incantesimo, sprigionò l'energia divinatrice di quest'ultimo e capì:... c'era un'entità avente un'intenzione malvagia e si trovava in fondo alla sala, nascosta nell'ombra del colonnato sulla destra del chierico, alle sue spalle. Finchè il sacerdote stava nella luce la sua infravisione non poteva evidenziare l'altro.
Lhaye'ey si voltò fissando la propria sinistra e con voce ferma e decisa scandì le proprie parole con precisione: "Vieni fuori: so che sei lì."
Una voce piena di scherno uscì dall'oscurità: "Braaavo.... Mi hai scoperto! Ma non ti montare: mi sarei comunque rivelato..."
Detto questo, uscì dal proprio nascondiglio.
"TU!?" Lhaye'ey era scioccato.
Una smorfia di autoapprovazione si dipinse sul volto dell'altro: "Sorpreso?"
"Cos'hai in mente? Ma perche' tutta questa cattiveria in te?"
"Sai, " rispose con calma, "Ho capito che la profezia non si avvererà: la Principessa non verrà mai ritrovata... o comunque... se verrà riportata quaggiù non sopravviverà a lungo..."
"Sei solo un bastardo!" Ringhiò Lhaye'ey con rabbia.
"Avevo pensato di farti cambiare idea, di farti passare dalla mia parte; o di eliminarti senza dolore: sai, mi sei simpatico; ma vedi, c'ho ripensato: non saresti mai passato dalla parte degli Oscuri, così ho deciso che sarai il mio sacrificio al dio dell'inganno, il grande Zhilann....Lui mi drà forza e potere, così verrò accolto come sommo emissario degli dèi!"
Lhaye'ey si era messo in posizione difensiva; la sua armatura a piastre riluceva del tenue bagliore delle candele.
"Ora è meglio smetterla con le parole e passiamo ai fatti..... mi dispiacerà ucciderti: sei stato un vero amico...."
"Stà zitto..."
L'altro elfo incappucciato e vestito di una morbida tunica grigia si mosse indietro con uno scatto improvviso e si nascose dietro ad una colonna.
Lhaye'ey non esitò un attimo: recitò un incantesimo di protezione e si preparò al peggio: sapeva che il suo avversario era un mago molto veloce oltre che potente.
All'improvviso da dietro il colonnato partì una freccia magica, che però non colpì il chierico ed andò a conficcarsi in un pilastro; sciolse un bel po' di marmo.
Subito il chierico pronunciò le parole di un incantesimo di Luce, illuminando tutto il colonnato dove stava nascosto il traditore.
Il mago doveva essersi fatto invisibile, perchè quando il chierico corse dietro alla colonna no trovò nessuno ed una risata di scherno riempì l'ambiente vuoto del tempio.
"Ahi, ahi!.....adesso sì che è veramente brutta...."
Le parole di una formula magica seguirono questa frase.
"Kalith karan, tobanis-kar!"
Cinque piccoli dardi lucenti di energia bianca apparvero dal nulla, per scagliarsi velocissimi addosso a Lhaye'ey. Il chierico sobbalzò dal dolore ad ogni colpo.
"Cosa c'è?," la voce era sempre più spavalda, "Non ti ricordavi che i Dardi Incantati colpiscono sempre?!"
"sei solo fortunato...se avessi avuto con me i miei anelli ed il mio scudo...ti avrei fatto vedere io..."
"Male! Io mi sarei portato via tutto: bisogna essere sempre pronti... non si sa mai..."
"Sei solo un codardo: diventa visibile e vedremo...." Lhaye sapeva che doveva colpirlo nel suo orgoglio.
"Sai...hai ragione! Ed io codardo non lo sono di certo..."
Il mago tornò visibile, si trovava proprio di fronte al sacerdote.
Stettero fermi e immobili uno di fronte all'altro per un tempo interminabile, infine scattarono: l'incappucciato recitò un altro Dardo Incantato ma fece scaturire solo tre dardi, non fu abbastanza veloce: poichè il chierico riuscì a sferrare un potente colpo col suo mazzafrusto: la sfera chiodata andò a colpire il braccio sinistro del mago ed il colpo fu così violento, che l'intera persona venne scaraventata a terra. Urlò dal dolore.
Mentre il traditore cercava di rialzarsi, Lhaye'ey prese del fosforo e creò un Muro di Fuoco, imprigionando il suo avversario in un cerchio con mura di fiamme molto alte e caldissime.
L'usufruitore di magia si rialzò ma Lhaye sapeva che finchè sarebbe rimasto in mezzo al cerchio di fuoco, le forti ustioni non gli avrebbero permesso la concentrazione necessaria per lanciare incantesimi.
Il chierico sapeva che doveva finirlo al più presto e tenendo alto il simbolo della dea Genesis compì con dello zolfo la magia: Colonna di Fuoco.
Adesso la navata centrale del tempio era completamente invasa dal fuoco, Lhaye'ey guardava seduto sui gradini dell'altare: aveva ucciso colui che un tempo era stato suo migliore amico....
Mentre il fuoco stava per spegnersi, come in risposta ai pensieri del sacerdote, una voce si levò pacata ma decisa: "No... Non sono ancora morto... Ma ti devo fare i miei complimenti: mi avevi QUASI sconfitto..."
"Come hai fatto?!" Il chierico balzò in piedi come ritto come una marionetta.
L'elfo mago alzò il braccio destro: aveva un anello argentato con una piccola pietra azzurro-scuro al dito anulare.
"Anello del Globo d'Invulnerabilità... Ho dovuto solo attivarlo, durerà sino a mattina: mi dispiace... non ti serviranno più i tuoi incantesimi..." buttò a terra l'anello, poi ristette per assaporare il suo momento di gloria, "Avrei voluto non usarlo, ha un'unica carica; ma sei stato veloce e molto abile: un degno avversario... ti lascio scegliere: come vuoi morire? Soffrendo o no?"
"Piuttosto la morte combattendo!"
Detto questo il chierico si lanciò in avanti urlando e facendo vibrare il mazzafrusto a destra e a sinistra, prendendo di sorpresa il mago.
Entrambi cercavano di sopraffare o comunque ingannare l'altro: uno cercava in tutti i modi di mantenere un conflitto corpo-a-corpo, visto che il mago era protetto contro gli incantesimi; mentre quest'ultimo, si spostava a scatti tentando di acquistare delle distanze minime per poter usufruire dei suoi numerosi incantesimi.
Lhaye'ey poteva resistere abbastanza: la sua armatura magica lo proteggeva da gran parte degli incantesimi del mago; anche questi però, aveva molta esperienza e sapeva che sebbene il chierico potesse contare solo su attacchi fisici, rimaneva un avversario degno di rispetto.
Ad un certo punto l'elfo traditore con una veloce rotazione delle mani creò altre sette immagini di sè stesso: l'incantesimo Immagini Illusorie.
Lhaye'ey si bloccò.
questo incantesimo l'aveva già visto quando i due erano ancora amici: sapeva che le immagini cambiavano posto ogni minuto e che se non colpiva il mago ma una figura, questa spariva... doveva tentare il tutto e per tutto.
Senza pensare troppo, il chierico si lanciò addosso ad una figura andando a vuoto.
Il mago si voltò senza fretta e con uno sguardo sadico pronunziò l'ennesima formula magica.... apparì una bolla enorme che imprigionò il chierico.
"Non voglio farti soffrire!.... perchè non ti lasci uccidere?" Intanto si era allontanato camminando distrattamente.
Dentro la sfera il sacerdote stava compiendo un Dissolvi Magie. Riuscì ad eliminare la magia del mago.
Si trovavano a circa dieci metri di distanza.
Lhaye'ey non disse nulla: caricò.
L'altro, impassibile, bisbigliò: "Non ti farò soffrire... sei stato un degno avversario..... E.. un grande amico..."
Chiuse gli occhi.
Il mazzafrusto del sacerdote stava ormai per colpirlo, quando riaprì gli occhi e mormorò: "MUORI..."
Subito il chierico cadde senza vita, il fragore del ferro che cadeva a terra riempì il tempio completamente deserto.
L'elfo traditore si rimise il cappuccio della sua tunica grigia, come se potesse nasconderlo dall'orrore che aveva portato a termine; si tastò la spalla sinistra: la toga era stracciata e una grossa ferita in carne viva gli bruciava di dolore, riportava fratture in varie parti del braccio.
Guardò un'ultima volta il corpo esanime dell'altro, con un colpo di mano creò una Folata di Vento che spense tutte le candele.
Corse via da una porta laterale.
Ilesan si svegliò di soprassalto, urlando: qualcosa di grave lo e sconosciuto lo turbava...
Dopo pochi minuti irruppero nella stanza quattro guardie guidate da Vargas, il ranger capo-carovaniere.
"Cosa c'è!? E' successo qualcosa di grave!?"
"No..." rispose il vecchio re, "Solo uno spiacevole incubo... non dovete preoccuparvi."
"D'accordo, scusate l'irruzione vostra maestà.... ma sicuramente potete capire..."
"Non ti crucciare Vargas, sò benissimo che tutto ciò che fai, lo fai in buona fede."
"Grazie vostra maestà.." ristette, "Buona notte..."
"Buona notte a tutti voi..."
Tutti i ranger s'inchinarono all'unisono e uscirono.
Una volta chiusa la porta, Vargas fermò il suo drappello.
"Wynoph, Ilron; rimanete di guardia qua davanti alla porta... fra qualche ora manderò Aaronn e Link a darvi il cambio."
"Signorsì."
"Voi due seguitemi."
Seguito dagli altri due, il ranger si allontanò lungo un grande corridoio, fino ad uscire sopra ad una terrazza sospesa tra i camminamenti.
Guardò verso la base dell'Ironwood: le luci del tempio erano spente.
Si voltò verso i due che stavano con lui.
"Tornate pure ai vostri posti di guardia... e ricordatevi di dare il cambio ad Amish e Wynoph.... 'Notte."
"D'accordo, buona notte anche a te..."
Vargas passò all'interno di una sequoia e scese a terra per fare un giro d'ispezione e vedere se le altre guardie erano a posto.
Passò davanti al tempio silenzioso.
Lui non era il capitano, il generale o comunque il capo delle guardie; ma tutti i giovani ranger, i pochi elfi rimasti a Gwenfar, perfino Re Ilesan.... tutti gli davano piena fiducia.
Tutti a parte uno: Esthalas.
Il mago aveva sempre trattato in maniera un po' distaccata il ranger, ma non avevano mai avuto grandi scontri; solo una volta un piccolo battibecco sulla costruzione del tempio, ma si era risolto tutto grazie alla mediazione di R§ghah.
Vargas pensò ad altro.
Una sagoma evidenziata di rosso dal suo infravisore passò veloce nell'aria...
Subito il ranger sguainò le sue due katane... no... era solo un gufo.
Continuò il suo giro, passando davanti ai vari posti di guardia; tra circa tre ore e mezza sarebbe spuntata l'alba e lui avrebbe potuto andarsi a bere una buona tisana al tempio, assieme a Lhaye'ey e R§ghah.
Lentamente la notte cedette il passo al giorno, sfumando attraverso i chiarori dell'alba e piccole folate di brezza mattutina.
Sebbene stesse per iniziare Shadar, la giornata si prospettava molto buona e Vargas pensò che se il tempo avesse tenuto, quella stessa sera avrebbero festeggiato il primo giorno d'Inverno in maniera magnifica.
I timidi raggi di luce dell'aurora iniziarono a farsi progressivamente strada attraverso le fronde degli alberi, rimbalzando contro le goccie di rugiada formatasi su tutta la foresta, dando vita ad un continuo bagliore caleidoscopico: da ogni parte si potevano vedere riflessi d'arcobaleni.
Gwenfar si stava svegliando in tutto il suo splendore.
Vargas si sedette sui gradini del tempio ad aspettare.
Dopo pochi minuti, dal folto della foresta si udì un rumore ritmato, di una cavalcata: attraversando il sottobosco arrivò innanzi al ranger un favoloso cervo reale. L'animale fissò per qualche secondo l'elfo, per poi cambiare aspetto in R§ghah.
"Buongiorno!" Si dissero contemporaneamente.
Si strinsero la mano, poi il vecchio druido esordì: "Allora; vogliamo andare a svegliare Lhaye per poi andare a fare colazione?"
"D'accordo."
Bussarono al portone e attesero: nessuno aprì.
"Forse è ancora a letto... " Ipotizzò Vargas.
Provò a tirare con più forza il maniglione d'oio del battente, di nuovo nulla.
"E se provassimo ad entrare da un'altra parte?"
"Da dove? Dovremmo ritor... "
L'elfo ranger non aveva ancora finito di parlare, che il druido si era già trasformato in un grazioso pettirosso, che velocemente volò in alto, a cercare una finestra aperta. La trovò.
Passarono alcuni minuti e finalmente la porta del tempio si aprì: er a R§ghah.
"Grazie, " disse Vargas, "Dev'essere ancora nel vestibolo, o magari nella canonica a riposare..."
Istintivamente i due accesero alcune candele e passando innanzi alle statue degli antichi campioni, si diressero verso gli alloggi sacri.
Trovarono la porta aperta e la stanza perfettamente in ordine.
"Vediamo, magari è uscito per tutta la giornata...." R§ghah fece per aprire l'armadio ma Vragas lo fermò.
"Non possiamo: sono le stanze di un sacerdote!" Esclamò poco convinto.
"Ma dài, Lhaye'ey è un nostro amico e poi voglio solo controllare se ha preso lo zaino ed è uscito!"
Il vecchio druido aprì le ante del grande armadio di ciliegio; ma non appena lo fece, dall'interno del mobile, gli cadde addosso il corpo esanime dell'elfo chierico.
Completamente scioccati i due sgranarono gli occhi e non si mossero per parecchio: nessuno di loro riusciva a capacitarsi di ciò che stava accadendo.
Dopo un'eternità il druido parlò, la sua voce era spezzata e roca.
"Dobbiamo avvertire Ilesan, subito."
"Gli si spezzerà il cuore." La voce del ranger sembrava quella di un bambino in lacrime.
"Vedrai: gli daremo degna sepoltura, era un punto di riferimento per tutti," singhiozzò, "Non ti dimenticheremo mai Lhaye..."
Al dolore più completo si mischiò la rabbia più tremenda e dalla bocca del giovane elfo uscì un giuramento letale, smorzato solo dal tono distrutto dalla tristezza.
"Se trovo il bastardo che ti ha ucciso, giuro sul mio onore che lo ammazzerò con le mie stesse mani: sarai vendicato!!!"
Vargas piangeva mentre ringhiava queste terribili parole.
Il druido strinse l'elfo in un tenero abbraccio: seppure l'elfo fosse molto più vecchio in qualità di anni; il druido lo era di esperienza e relativamente agli anni più "anziano". Lo consolò paternamente, poi lo riportò alla dura realtà: dovevano agire.
"Vedi se trovi degli indizi qui nel tempio; io corro a dirlo a Ilesan... sii cauto: magari l'assassino è ancora in giro... "
"Non ti preoccupare... ora vai!"
R§ghah corse via lasciando il ranger da solo.
Vargas si diresse istintivamente all'interno del tempio stesso: il cadavere non riportava ferite nè colorito strano o segni ulteriori: doveva essere stato ucciso in un'altra maniera, forse con la magia.
Arrivato innanzi all'altare Vargas aprì tutte le finestre e le porte, accese inoltre tutte le candele.
Ora che il tempio era completamente illuminato, Vargas potè notare dei segni di color ocra-giallognolo; il ranger si chinò per esaminarli meglio: bruciature.
I segni si estendevano in tutta la navata centrale, anche sui muri. Alzando lo sguardo, vide che alcune travi erano bruciate e comunque, la maggior parte sembrava aver subito dei danni da fuoco.
Ma che collegamento c'era tra un fuoco enorme ed il corpo morto, ma intatto, di Lhaye'ey?
Vargas continuò ad ispezionare il pavimento, quando trovò delle tracce di sangue ed un pezzo di stoffa grigia, lana. Lo raccolse e mentre si accingeva a controllare le macchie di sangue, venne attratto da un veloce brillìo.
Seguendo il riflesso, arrivò in un punto alla base di una colonna, a circa due metri da dove stava la lana, raccolse un anello argentato, con una pietrina azzurra al centro.
Ora aveva altri due indizi e nuove domande alle quali rispondere: chi era il propietario del pezzo di vestito e dell'anello? L'assassino?
Ispezionò per un altro po' il tempio, poi, non trovando nulla, si diresse a raggiungere R§ghah da re Ilesan.
A corte erano tutti sconvolti e quando Vargas arrivò c'era solo R§ghah ad attenderlo.
"Ha perso i sensi: adesso è nelle sue stanze a riposare, gli ho somministrato alcuni decotti speciali.... Tutti i servitori sono stati congedati." Respirò a fondo, "Ovviamente è stata annullata anche la festa annuale di stasera, celebrerà un semplice rito consacratorio innanzi al tempio... devi venire con me a preparare: dobbiamo purificare e riconsacrare il tempio prima del tramonto, ci vediamo dopo pranzo..."
"Le guardie?"
"Le ho sistemate io: ho aumentato la guardia impiegando tutti gli uomini, abbiamo solo un cambio disponibile: tu." Guardò rassegnato Vargas, "Però tutti si sono offerti sebbene i turni massacranti..."
"Mi dispiace: non posso venire al tempio con te, il mio posto è con i ranger: mi capisci vero? Puoi lavorare al tempio da solo?"
"Non ti preoccupare, amico mio."
"Esthalas?"
"Si è rotto un braccio cadendo dall'alto della scaletta della sua libreria... ora anche lui riposa chiuso nei suoi alloggi, a causa del dolore fisico e affettivo;" ristette parecchio, "Hai trovato indizi?"
"Sì."
L'elfo descrisse con precisione ciò che aveva trovato nel tempio, poi con voce mesta aggiunse: "Quando sua maestà sarà sveglio e pronto, ti chiamerò e ne parleremo."
"Bene."
"Grazie di tutto R§ghah..." L'elfo parlava come un bambino impaurito.
"Grazie anche a te: in quest'ora buia se non ci aiutiamo tra amici; chi mai ci potrebbe aiutare?"
Si strinsero l'uno all'altro in un gesto di fratellanza, per poi correre ognuno verso i propri doveri.
Per la seconda volta dall'epoca della guerra tra gli divinità, Gwenfar perdeva la sua pace e la sua purezza, distrutte dallo scempio e dall'avanzata del male; ora, tutti tremavano al solo pensiero di ciò che stava svolgendosi davanti alle loro azioni insignificanti.
Animali, piante, persone: tutti pregavano affinchè gli eroi riportassero la pace nella foresta e l'ordine nel mondo.