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lavoro pubblicato giovedì 29 luglio 2010
ultima lettura venerdì 15 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'era delle cavallette, cap. III, parte 1

di Saccinto. Letto 747 volte. Dallo scaffale Pulp

3.Lezioni di stiramento Apro gli occhi. O almeno ci provo. La stanza trema nella penombra del mattino, sento un peso indescrivibile sulle palpebre, cedo a questa fatica che non saprei descrivere. Riapro gli occhi. O almeno ci riprovo. La luce...

3.
Lezioni di stiramento


Apro gli occhi. O almeno ci provo. La stanza trema nella penombra del mattino, sento un peso indescrivibile sulle palpebre, cedo a questa fatica che non saprei descrivere.
Riapro gli occhi. O almeno ci riprovo. La luce onirica filtra le porte a vetro della camera, diventa uno sfondo ideale, sento i tendini tesi, le vene che si gonfiano sul collo, concentro tutte le mie forze, ma la testa non si distacca nemmeno di un millimetro dal cuscino. Cedo anche a questa nuova fatica.
Respiro, devo solo rilassarmi per riprendere il controllo del corpo, mi capita a volte, dura pochi secondi, forse un intero minuto, ma sembra infinitamente lungo.
Navigo nell’impotenza, devo muovere la mia mano, ma non riesco neanche a capire dove sia. Ripercorro mentalmente la forma del mio corpo, la mia posizione: se questi sono gli occhi (provo ad aprirli/la stanza trema nella penombra…/luce onirica/porte a vetro/tendini/vene) questa è la testa, ecco il collo, giù dal collo, verso destra, sento il gomito scattare, la mia mano… questa è la mia mano destra, adesso la sento, è poggiata su qualcosa di ruvido ma morbido, non riesco a capire, forse il materasso… no, è rivolta a me… aderisce alla mia coscia.
Adesso devo riuscirci: stringo più forte che posso, serro gli occhi, attendo il dolore, sento le dita riscaldarsi, il palmo gonfiarsi, la mano avvinghiata alla gamba, ma… solo nella mia mente, il dolore non esiste, non ho mosso la mano di un millimetro.
Respiro, devo solo rilassarm… col cazzo mi rilasso in questa futtuta condizione da vegetale, neanche riesco a tenere aperti gli occhi per più di qualche attimo. E se durasse, se questa volta, più di un minuto, se durasse, se ogni volta diventasse più lungo, se ogni volta, se gradualmente ci volesse più tempo prima di riprendere il controllo, fino a… forse… non riprenderlo mai più?
Urlo. Qualcuno deve avermi sentito, qualcuno spero verrà a trovarmi qui, sfonderanno la porta, si avventeranno su di me…
Urlo. Sentitemi, cazzo! Non posso muovermi, non posso neanche rotolare giù da questo cazzo di letto, non posso cambiare posizione, non posso aprire gli occhi, ma posso urlare, sentitemi, urlo sentitemi, urlo sentitemi, urlo sentitemi, ur…
Sono sveglio. Completamente. E dovrei stare ancora urlando, ma non sto urlando, segno che forse non ho urlato mai.
Che cazzo succede?
La mia mente è confusa, i contorni della stanza sfumati, come prima, quando i miei occhi si aprivano per pochi attimi, ho la fronte corrugata, la bocca arida, le pareti interne della gola ruvide, mi metto seduto, muovo le mani, le osservo, le muovo: è così facile.
Fingo un urlo, dosando il volume della voce, è facile anche questo. Pochi secondi fa era impossibile. Che cosa è successo? Paralisi momentanea, cosciente. Esiste davvero? E che cos’è? E che cosa significherà mai?
Ho quasi tutta la mattinata per pensarci, tanto non ho niente da fare.



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