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lavoro pubblicato mercoledì 28 luglio 2010
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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Gifts And Curses: Solstizio D'Inverno /// Capitolo 1 - Phoenix

di Resha. Letto 871 volte. Dallo scaffale Fantasia

Sono già trascorsi tre anni da quella notte di solstizio d'inverno, dal salvataggio della ragazza mezzelfa da quel dannato istituto. Per Phoenix Nighte è arrivato il momento di prendere una decisione importante, una decisione che potrebbe cambiare la sua

CAPITOLO 1

Phoenix

Le mie dita si muovevano sui tasti impeccabilmente, ogni nota eseguita alla perfezione, senza tuttavia quel non so cosa in più. Ero un bravo esecutore, ma un pessimo musicista. Quel maledetto di Lorien non mi aveva insegnato a mettere l'anima in ciò che suonavo.
Pensai che forse era colpa del pianoforte, dopotutto era di bassa lega e non sarebbe stato così sorprendente se con uno strumento pregiato avessi potuto suonare in modo più coinvolgente.
Sbuffai. Lorien sarebbe riuscito a trasmettere emozioni anche sbattendo due pentole insieme.
Mi guardai intorno mentre eseguivo abilmente lo scambio e senza l'ausilio dello spartito. Notai lo sbrilluccicare argentato e dorato dei titoli dei miei volumi di magia, riposti in una libreria poco distante dallo sgabello su cui una candela si stava consumando, spargendo nell'aria odore di rose.
Il pensiero di tanto sapere racchiuso in un mobile della mia casa mi compiaceva oltre ogni immaginazione, e questo era il sentimento più forte che provavo oltre alla voglia ossessiva di incrementare la mia conoscenza, di diventare lo stregone più potente del Regno... più potente di Gregor. Sbuffai di nuovo.
Ogni notte la mia mente rivangava quei ricordi, sebbene il mio cuore ne soffrisse ogni maledetta volta che calavano le tenebre.

Era ancora buio, anche se si poteva intuire l'imminente aurora oltre le chiome degli alberi in lontananza che si ergevano ad est. L'aria era fresca e la lady mia madre si strinse il mantello sulle spalle nel tentativo di ripararsi meglio dalla umida brezza notturna mentre mi scortava in tutta fretta giù per il viale del castello. Era il viale secondario, quello a est che terminava al limitare del bosco. Non riuscivo a capire che cosa avessi fatto di così sbagliato da mandare la lady mia madre su tutte le furie; semplicemente si era presentata sulla porta delle mie stanze e, con espressione adirata, mi aveva trascinato in silenzio fuori dal castello, facendomi indossare il mantello mentre quasi correvamo. Mi ricordo che continuavo a chiederle che cosa fosse successo, che cosa avessi fatto, ma da lei nessuna risposta. Non rallentò il passo neanche quando non ce la facevo più a starle dietro, continuò a trascinarmi e la morsa della sua mano intorno alla mia iniziò a provocarmi dolore. Si bloccò solo alla fine del viale e mi ci volle qualche secondo per capire. Tra le ombre degli alberi c'era un uomo, che quando i miei occhi si abituarono all'oscurità riconobbi essere il lord mio padre. La lady mia madre lasciò la mia mano e mi spinse dietro di sé.
-Lasciaci andare, Greg. Sto portando mio figlio lontano da te.- La voce di lei tremava, tradendo paura. Quasi riuscivo a sentirne l'odore, e non sapere cosa stesse succedendo mi infastidì non poco. Il lord mio padre non tardò a rispondere, ma la sua voce sembrava tranquilla.
-Deliah, non puoi portarlo via, è anche mio figlio. Lui è l'erede delle mie terre, delle mie speranze, delle mie conoscenze. Il mio sangue scorre in lui e devo chiederti cortesemente di ritornare verso il castello con il piccolo Phoenix, altrimenti sarò costretto a fare a meno di te, amore mio.-
Cercai di spostarmi per vedere se l'espressione del lord mio padre tradisse ira, ma il braccio di mia madre continuò a imprigionarmi dietro di lei. -No, Greg, non lascerò che tu lo trasformi in un mostro a tua immagine e somiglianza. Non ti accorgi di come stai crescendo nostro figlio? Lo costringi a studi difficili e pericolosi, è ancora un bambino, per gli dèi! Abbi un po' di pietà almeno per colui a cui hai dato la vita!-
Sentii una risatina, poi la voce di mio padre cambiò, mi fece paura. Anche se era calma, mi sembrò di sentire qualcosa di male in essa. -La pietà per la quale stai implorando... rivolgi le tue preghiere ai tuoi dèi, perché io sicuramente le ignorerò.-
Avvertii la lady mia madre irrigidirsi, sentii un rumore elettrico e lei cadde a terra.
-Vieni qui, piccolo mio.- Gregor mi stava tendendo una mano, con un sorriso dolce dipinto sul viso. Qualcosa dentro di me mi disse che dovevo assecondarlo, così gli andai incontro.
Quando mia madre vide che ero al fianco di lui tentò di rialzarsi. -Phoenix! Gregor, lascia stare il mio bambino!-
Furono le ultime parole che disse. Mio padre si voltò verso di lei, ci fu un bagliore, un'esplosione. Qualcosa di caldo mi bagnò il viso, eppure non stavo piangendo. Mi toccai la faccia con la mano, osservai le dita. Liquido denso e rosso.
Il lord mio padre stava ancora guardando il cratere dell'esplosione quando il fumo si diradò. Sogghignò, portandosi un indice alle labbra rivolto verso dove qualche secondo prima c'era lady Deliah Nighte, signora di Ethernal. -Sssshhhht.-
Poi dedicò a me la sua attenzione, mi sospinse gentilmente lungo il viale per tornare al castello con aria compiaciuta. -Ti è piaciuto quell'incantesimo? Te lo insegnerò la prossima settimana, quando tornerò da Brisinger.-

Una voce femminile che canticchiava sulla mia sonata, dapprima debole, poi sempre più sicura, mi strappò dai miei ricordi.
Le mie labbra si piegarono in un sorrisetto pensando a lei. Resha. La ragazzina che avevo salvato da quel dannato istituto. Mi sentivo bene con lei, tuttavia c'era qualcosa che mi mancava. Il tempo era volato da quella lontana notte eppure, per l'ennesima volta, mi passarono davanti gli ultimi tre anni trascorsi a casa con lei. I tentativi culinari falliti, gli incidenti con il camino, le lezioni di magia finite con esplosioni e la sua espressione quando mi vedeva tornare a casa al tramonto, reduce da una giornata di consulenze magiche con il fabbro locale. Un pensiero amaro mi balenò nella testa: la sera seguente non avrebbe più sorriso sbirciando dalla finestra.
Erano ormai tre solstizi d'inverno che trascorrevo con lei, e non mi ero pentito neanche un po' di averla rapita, non soltanto dall'istituto dove facevano esperimenti strani su di lei, ma l'avevo rapita anche da Lorien. Finalmente avevo avuto la meglio su di lui. Tre anni prima decisi, infatti, di portarla a vivere con me per salvarla dal diabete che sicuramente quello stupido mezzelfo le avrebbe fatto venire.
Terminai la sonata, la voce si affievolì insieme alle vibrazioni delle corde del pianoforte. Restai un po' immobile, in attesa di altri rumori.
Sogghignai; probabilmente la sua timidezza le impediva di proseguire anche senza musica.
Andai a sedermi davanti al camino e mi fabbricai una sigaretta. La stanza era calda e confortevole, il vecchio divano che avevo rimediato era comodissimo e le pareti di pietra erano coperte da arazzi dai colori accoglienti. C'erano candele un po' ovunque, il minimo che uno bravo stregone potesse fare era assicurarsi di non esserne mai a corto. Sul tavolo davanti al divano c'erano un posacenere scolpito nella roccia lavica, una rosa blu cristallizzata e svariati libri aperti e sparsi un po' per tutta la superficie. Un soffice tappeto color papavero giaceva a distanza di sicurezza davanti al camino, dove era posizionato anche il giaciglio della mia lince, Ryu. Mi assisteva durante l'apprendimento dei miei incantesimi ed era molto utile per riscaldare il fondo del mio letto nelle notti invernali. La osservai divertito, dormiva acciambellata di fronte al fuoco, facendo le fusa di tanto in tanto e rizzando le orecchie ogni volta che la legna scoppiettava.
Mentre fumavo, mi persi nel fuoco.
Mio padre mi stava cercando, questo era ovvio. Altrimenti perché offrire l'opportunità di cimentarmi nella Prova? Sarei diventato Arcimago, ma a quale prezzo? In molti esalavano il loro ultimo respiro all'interno della Torre di Magia, nel tentativo di superare i loro limiti. E il consiglio che Lorien mi aveva dato era accompagnato dal coraggio che mancava a me per compiere la scelta di tentare...
E forse morire.

La luce del tramonto filtrava tra le colonne del porticato del castello dei Moonwhisper, luogo che conoscevo meglio delle mie tasche. Avevo trascorso lì cinque anni a dare ripetizioni di magia ad un ragazzino di nome Lorien. Era solo di due anni più piccolo di me, ma non era in grado di usare nemmeno un decimo degli incantesimi del mio repertorio arcano. Tornare lì dopo tre anni di assenza mi sembrò strano. Il mezzelfo dai capelli rossi stava riflettendo su ciò che gli avevo appena raccontato, sulla mia indecisione. Pizzicando distrattamente le corde dell'arpa, si voltò verso di me fissandomi con quei suoi insopportabili occhietti da cucciolo. -Phoenix, io sinceramente non capisco perché sei così dubbioso. Chiudi gli occhi e pensa per un attimo a quello che desideri davvero.-
Sbuffai. -Sì. E ora?!- Incrociai le braccia sul petto.
Lui pizzicò un'altra corda e mi sorrise. -Io, una volta individuata la cosa che desidero davvero, darei la vita per averla.-

Tornai al presente, sorridendo sarcasticamente. Non potevo permettermi di morire. Dovevo superare e sconfiggere Gregor Nighte a ogni costo, odiandolo con la stessa intensità con cui un figlio il proprio padre dovrebbe amarlo.
Resha scese le scale silenziosamente, estirpandomi dalle ipnotiche grinfie del fuoco. Mormorò un "ciao" flebilissimo e si sedette sul divano accanto a me. La guardai sogghignando. Sembrava a disagio. -Mpf! Che ti prende?-
Lei ebbe un leggero sussulto, si ravviò una ciocca di lunghi capelli corvini dietro l'orecchio a punta e mi rivolse una timida occhiata. -Stavo solo pensando che è da tanto che... viviamo sotto lo stesso tetto...-
La scrutai. -E allora?-
-Non sapevo che tu sapessi suonare il piano- rispose con un sorrisetto.
Le lanciai un'occhiata enigmatica. -Non dire scempiaggini, l'avrò suonato almeno un milione di volte!-
Increspò le labbra, divertita. -Beh... suonato... più che altro premevi tasti a caso. Per gli dèi, quel pianoforte è qui da un anno! Questa è stata l'unica volta che hai dato un senso alle note!-
Sentii la sua battuta infrangersi sulla mia faccia con la violenza di una palla di fuoco su un muro di ghiaccio. -Se sei sorda è un tuo problema, capra!-
-Oh, sì! Adesso il problema è mio! Sei tu che sei negato per una qualsivoglia forma d'arte!-
La fulminai con lo sguardo. -La magia è un'arte. La più importante di tutte. Quindi, oltre a essere impeccabile nella magia, gli dèi hanno voluto graziarmi di quasi altrettanta impeccabilità con questo dannato pianoforte!-
Lei scoppiò a ridere. -Certo che sei proprio abile a dire bugie!-
Mi avvicinai al viso di lei, ambiguo. -Così abile che diventano verità.-
La mezzelfa sussultò e si voltò, mentre tornavo tranquillamente al mio posto. Ultimamente mi sorprendevo a pensare a quanto fosse diventata piacente.
Si girò solo dopo pochi secondi. -Sì, infatti la tua ambiguità ti rende dannatamente fastidioso!-
Piegai le labbra in un sorriso, reclinando la testa sullo schienale del divano. -Oooh, sì. Non sai quanto.-
Chiusi gli occhi.



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