ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 28 luglio 2010
ultima lettura lunedì 18 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un soave canto dello scrittore Andrea Saviano

di Galahad. Letto 1437 volte. Dallo scaffale Fiabe

Spesso quando si cerca un consiglio su una faccenda sarebbe bene rammentare da quale pulpito arriva il consiglio, perché ognuno si sà "tira l'acqua al proprio mulino".....

Un soave canto

Un giorno, in un paese lontano noto come Infund Lhì, l’imperatore Soho Vraan, signore di Infund Lhà, stava transitando in compagnia del suo comandante in capo il generale Baat Ahg L’iah, del suo primo ministro e consigliere Assec Honda, e il gran sacerdote Khul Topagan. Erano di ritorno dall’incontro con il re di Infund Lhì e, transitando per le campagne rimasero colpiti dalla melodia di una dolce e struggente canzone. Avvicinandosi al luogo da cui sembravano aver origine musica e parole, si ritrovarono al cospetto di un pastore che, all’ombra di un albero, controllava il suo gregge al pascolo.

Colpito da quel motivo, l’imperatore manifestò apertamente il proprio pensiero: « Sarebbe bello poter godere di questa musica e di questo canto anche nel mio regno! »

Di fronte alla richiesta del proprio imperatore, il generale asserì prontamente: « Basterebbe dichiarare guerra allo stato di Infund Lhì, in poco tempo il nostro possente esercito lo occuperebbe militarmente e renderebbe schiava tutta la popolazione. A quel punto potremmo minacciarli di morte, non so duecento persone compresi vecchi donne e bambini ogni giorno, costringere così quel pastore a cantare per lei, mio signore! »

Al che l’imperatore commentò: « Mio generale, dichiarare guerra a Infund Lhì per una canzone! Tutto ciò non le sembra un po’ eccessivo? Invece lei, mio gran sacerdote, cosa ne pensa? »

« Invece di dichiarare guerra a Infund Lhì, potremmo tassare il popolo di Infund Lhà per erigere a un maestoso tempio dedicandolo a Benlhui Kanthà, il potente dio della musica. Per ingraziarsi la divinità il sovrano di Infund Lhì supplicherà il pastore di recarsi al tempio e rendere onore a Benlhui Kanthà. In questo modo, recandosi anche lei a onorare il dio della musica, potrà sentire quel pastore cantare. »

L’imperatore sbottò: « Ridurre alla fame il nostro popolo con un’altra tassa! Non le sembra eccessivo? Lei, mio primo ministo, cosa mi suggerirebbe? »

« Se mi consente, io offrirei a quel pastore di lavorare per lei come mezzadro in un terreno con tanto di fattoria, stalle e bestiame all’interno della sua reggia. In questo modo sarà certo di non patire più gli stenti per la cattiva sorte, sarà sempre certo di avere di che bere e mangiare, potrà far vivere la moglie negli agi e crescere i figli nell’abbondanza. Se lei si assicurerà che al pastore vada sempre tutto per il meglio, lui sarà sempre spensierato e, per la felicità, di certo ogni giorno della sua vita canterà. A questo punto, mio signore, le basterà solo aspettare per cogliere il frutto dall’albero che lei avrà piantato, Questo, a mio avviso, e il miglior modo per avverare il suo desiderio di sentirlo. »

Dopo aver ascoltato i tre suggerimenti, l’imperatore chiese alla scorta di condurre a sé il pastore e, quando questi fu al suo cospetto chiese: « Misero pastorello, come ti chiami? »

« Humil Hom. » Rispose questi impaurito.

« È tuo il gregge che pascoli? »

« No, potente signore. È di Shub Enstant, un nobile e ricco signore di Infund Lhì. »

« Possiedi una casa? »

« No, eccellenza, vivo nella stalla del mio padrone. »

« Hai moglie? »

« Sì, grandiosità, mia moglie lavora come serva nella casa del padrone. »

« Hai figli? »

« No, eminenza, purtroppo in queste condizioni darei a loro solo un destino da oppressi, ma se col lavoro io e mia moglie riusciremo ad affrancarci, allora sì. »

« Uomo, se tu e tua moglie vorrete, potrete venire a vivere all’interno del mio palazzo, non come schiavi o servi, ma come proprietari di una fattoria, di stalle, di terreni e di bestiame. »

« Maestà, nessuno dà molto in cambio nulla e io non credo di meritare all’improvviso tanta grazia! »

« Sappi uomo che in Terra vi sono gioie il cui prezzo non è scritto né nei grandi testi sacri né nei poemi dei più rinomati letterati. La tua fortuna è che il tuo cantare mi dona una tale gioia, a me basterà avere i frutti delle tue bestie e della tua terra nonché poter godere di tanto in tanto del tuo canto per sentirmi del tutto ricompensato. Dopotutto per chi possiede un impero un po’ di terra e qualche armento non è un gran dono! Allora, adesso che ti ho spiegato il perché, accetti la mia proposta? »

« Accetto. Sì, accetto! »

« Guardie lasciate libero quest’uomo. Che dieci di voi lo scortino fino alla casa del suo padrone dove lì prenderà le sue cose e la sua donna, quindi scortateli affinché raggiungano sani e salvi il mio palazzo reale. »

A questo punto la comitiva di dignitari proveniente da Infund Lhà riprese il suo cammino mentre nell’aria si levava un allegro canto di gioia.

« Mio signore, » commentò il primo ministro, « come può sentire non è durata a lungo la sua attesa. »



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: