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lavoro pubblicato sabato 24 luglio 2010
ultima lettura lunedì 18 maggio 2020

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il futuro ?

di Nonno Enzo. Letto 751 volte. Dallo scaffale Attualita

Il futuro ?Di nonno Enzo (luglio 2010) Sono le ore nove del mattino. Sulla Sette TV un gruppo di opinionisti si propone con il solito bla, bla, ...

Il futuro ?

Di nonno Enzo (luglio 2010)

Sono le ore nove del mattino. Sulla Sette TV un gruppo di opinionisti si propone con il solito bla, bla, bla, sulla situazione politica.

Uno di questi, sul finire della trasmissione , con voce preoccupata ha detto. "su un ponte c'è scritto, il futuro non é più quello di una volta".

Sentire quella frase, di mattina presto, ancor prima che tutte le rotelline del mio apparato cerebrale, cominciassero a girare nel verso e alla velocità giusta,non mi era sembrata una cosa di cui dovessi prendere nota.

Una frase, uno slogan, sicuramente importante, carico di sfiducia, privo di speranza per l'ignoto scrittore, sicuramente un campione vivente del precariato, spinto fino alla resa, incapace di un possibile tentativo di rivolta, di contestazione, di radicalismo antagonista che affida la sua rabbia a poche parole lasciate su un muro.

Questa prima riflessione mi ha spinto a riconsiderare l'importanza di quella frase per cui,ho deciso di approfondirne le ragioni.

Questa nota di riflessione risentirà di un passato personale di vita vissuta di un soggetto di settantasette anni di cui grandissima parte impegnati nel volontariato di base , politico e sindacale di sinistra che, ha sicuramente attinenza con il tema trattato.

Qual era ,un tempo,dall'immediato dopoguerra dopo il fascismo, la caratteristica distintiva sulla base della quale potevamo indicare il "futuro"?.

Si diceva un tempo, studia se vuoi avere un futuro. Ma anche lo studio finalizzato a un futuro migliore, ne prevedeva diverse forme , con una diversità di valori socio-economici ed esistenziali.

In generale, studiare, significava poter ottenere il famoso "pezzo di carta" che apriva la porta per il posto fisso nel pubblico impiego, fatta salva la necessità di avere al momento opportuno la altrettanta famosa raccomandazione dell'amico politico o del potente di turno.

Ma, anche studiare in un sistema scolastico superiore, classista non aveva un significato generale e trasversale. All'università accedevano,per la stragrande maggioranza i figli della cosiddetta buona società o comunque benestanti che avevano poi, un futuro assicurato nella perpetuazione delle professioni di famiglia. Il figlio dell'avvocato studiava legge, quello del medico o del farmacista , studiava medicina.

Nella scuola di livello inferiore, il futuro che si prevedeva era di valore sicuramente inferiore.

Per le donne, le possibilità erano sostanzialmente due o tre, entrare in convento, avere un diploma per insegnare come maestra nelle magistrali o al massimo come professoressa, sposarsi per assicurare la prosecuzione della specie e svolgere il ruolo di"oggetto" a disposizione della supremazia maschilista.

Per una buona parte della gioventù maschile, lo studio significava la frequentazione delle scuole professionali per un diploma che rappresentava il pezzo di carta da spendere unitamente alla classica raccomandazione.

Poi cerano i "penultimi", tra i quali il sottoscritto che, non avendo attitudine per lo studio erano costretti a percorrere i percorsi professionali paterni per cui il figlio del fabbro,io,andava a fare l'apprendista fabbro e il figlio del muratore, l'apprendista in cantiere.

Queste prime considerazioni si riferiscono,ovviamente, al mio vissuto di cittadino inteso, come abitante residente in città, perche poi cerano gli "ultimi", aspiranti del futuro, gli abitanti delle aree rurali condannati ad una esistenza legata al lavoro dei campi.

Per le nuove generazioni residenti nelle realtà agricole del Sud ,l'orizzonte del futuro più prossimo era l'emigrazione verso le fabbriche del Nord che divenne un autentico esodo, il lavoro nell'edilizia un po' in tutta Italia, oppure l'emigrazione verso i paesi dell'Europa più industrializzata.

Per i "penultimi" e gli "ultimi" la possibilità del "futuro" , intesa come prospettiva ideale di sviluppo generalizzato del benessere andava ricercato e perseguito nella categoria unificante dei valori riconoscibili nelle idee dei soggetti politici che negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, ma ancor prima nella Resistenza, incarnati in gran parte in Italia ed in Europa dai partiti e sindacati di sinistra.

Referendum Monarchia Repubblica, Carta costituzionale della Repubblica, ricostruzione dell'Italia, rinascita economica, miracolo economico, avvenimenti importanti che mentre da una parte costituivano le basi per lo sviluppo relativo del benessere del Paese, dall'altra lasciavano sostanzialmente inalterate le differenze classiste di base per i cercatori di futuro ricordate in precedenza.

Gli unici avvenimenti in grado di dare sostanza alla possibilità di superare le vecchie costrizioni socio politiche classiste ereditate dalla prima meta del novecento si sono evidenziate in ;

  • A) Il progressivo svuotamento delle campagne con l'abbandono dell'agricoltura a favore della rinascita e del potenziamento dell'industria.
  • B) Il tentativo di riscossa del mondo femminile per uscire dal ghetto in cui secoli di maschilismo e di povertà, lo avevano relegato. Negli anni cinquanta , sessanta , settanta, la liberazione delle giovani donne da situazioni familiari in cui spesso venivano considerate come un peso,avveniva attraverso il matrimonio e non sempre questo rappresentava una vera liberazione, se pensiamo che, ancora oggi nel terzo millennio, anche nei paesi più avanzati, sono troppo spesso mortificate , umiliate e offese anche fisicamente
  • C) La eccezionale spinta alla ricerca di "futuro" rappresentata per decenni dalle forze politiche della sinistra.

PCI.-PSI.- Togliatti-Nenni- Di Vittorio, erano i leader carismatici capaci di rappresentare nell'immediato dopoguerra la volontà di cambiamento della parte più progressista della società italiana e allo stesso tempo di attenuare nelle masse popolari liberate dalla retorica bellicista e nazionalista mussoliniana ogni sentimento di vendetta nei confronti dei vinti, dando contestualmente un impulso positivo e decisivo alla rinascita del Paese evitando all'Italia avventure pericolose come in Grecia e in Spagna.

Il lungo, troppo lungo,periodo della guerra fredda, e non sempre, perché le armi e le bombe sono state sempre presenti, la contrapposizione dei blocchi politici e militari,imponevano la necessità di schierarsi o da una parte o dall'altra e questo rappresentava un limite anche per le forze di sinistra e per la possibilità di progresso e riscatto della società italiana.

La possibilità di poter continuare a percepire ipotesi di "miglior futuro" che fino agli anni ottanta, anche in presenza di momenti di alta tensione nella società italiana, erano possibili e prevedibili a seguito della reale trasformazione della società, nel senso che, l'Italia aveva raggiunta un benessere reale molto alto anche se, ad un costo altissimo per il lievitare del debito pubblico, cominciò a vacillare contestualmente alla parentesi di direzione di Berlinguer quando la sinistra si trovo a vivere una forte contraddizione perche, da una parte si aveva il punto più alto di consenso verso il maggior partito della sinistra, il PCI mentre dall'altra si metteva in evidenza l'inizio di un processo di ridimensionamento della forza organizzata e propulsiva delle idee della sinistra italiana che seguivano lo sconquasso politico dei paese del socialismo reale.

Le condizioni per seguitare ad immaginare un futuro degno, si complicavano a fronte delle ripetute divisioni della sinistra, con le scorciatoie rappresentate dalla diversificazione delle sigle nominalistiche dei vari partiti, partitelli o movimenti dove, sostanzialmente, alla facilità con cui si cambiava nome, non corrispondeva la disponibilità a dare inizio ad un cambiamento dei gruppi dirigenti perpetuando anche a sinistra, nelle istituzioni e nelle organizzazioni, una situazione per la quale ci ritroviamo , ancora oggi in Europa, ad essere il Paese con una classe dirigente che ha la più alta (anzi vecchia) età anagrafica ma, che gode dei più alti stipendi rispetto ai Paesi democratici occidentali.

Toccherà agli storici fare piena luce su un periodo storico degli anni che vanno dalla nascita della Repubblica fino alla fine degli anni novanta che vedevano l'affermarsi del berloscunismo.

Oggi , anno 2010, a fronte delle difficoltà create da una crisi economico-finanziaria internazionale con un governo sempre più impantanato nel tentativo di produrre leggi assolutorie , anche per le allegre gestioni dei suoi amici, troppo spesso negative sotto il profilo etico - morale, se non penale.

Con una opposizione di sinistra, e no solo, che fatica a ritrovare le ragioni della sua esistenza o della sua necessità, incapace di produrre strategie e indicazioni programmatiche ideali per una nuova unità con le masse discriminate e assenteiste, che non hanno più neanche la disponibilità verso i sottoprodotti politici-organizzativi prodotti dalla crisi della sinistra che hanno smarrito la loro funzione di recupero di sinistra "estrema", sentire affermare che oggi, " il futuro non è più quello di una volta", deve, giustamente suscitare tantissimi interrogativi per i quali non sarebbe male che si facessero avanti con più coraggio e determinazione tutti coloro che possono avere qualcosa da dire.

A Bersani, a Vendola, che rimangono oggettivamente nella situazione di oggi, nel firmamento sconquassato della sinistra i due personaggi ai quali possiamo appellarci per suggerire che forse sarebbe opportuno, anche con le necessarie revisioni storiche, andare a rivedere e interpretare in modo laico quelli che sono stati i cardini sui quali si fondava, nel passato, il rapporto entusiasmante e prolifero della sinistra con gran parte della società italiana.

Non sarebbe sbagliato secondo le modeste esperienze di chi scrive questa nota, rivalutare le intuizioni

di Enrico Berlinguer adeguandole opportunamente alla mutata situazione politica del Paese e delle forze in campo, compresa la opportunità di una attenta lettura de "il midollo del leone di Alfredo Reichlin.

Forse cosi, si potrebbe tornare a pensare che il "futuro", con la gente che potrebbe tornare protagonista in prima persona, abbattendo intendimenti plebiscitari e presidenzialisti bananieri, potrebbe essere quello che vogliamo per le nuove generazioni e solo allora avrà un senso andare a cancellare quella scritta.

uestaq



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