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lavoro pubblicato venerdì 23 luglio 2010
ultima lettura domenica 24 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'omettino che vende mele caramellate

di gbp. Letto 918 volte. Dallo scaffale Fantasia

non fatevi ingannare dal titolo... ricordate che le apparenze ingannano, e che tutti i nodi....TUTTI...prima o poi vengono al pettine, nelle maniere più strane.......

Il prete entrò nella stanza.
La bambina lo fissava, dal basso. E canticchiava.
Il prete la salutò, educatamente, sorridendo.
La bimba scoprì i denti, la macabra parodia di un sorriso.
L'avevano chiamato per esorcizzare la bambina. Pare avesse cominciato ad urlare nel cuore della notte, a tapparsi le orecchie sentendo le campane della chiesa di quartiere e a vomitare quelli che sembravano essere sassi. I vecchi del quartiere avevano deliberato. Era indemoniata.
Tuttavia, nonostante la presenza nella stanza di quel prete vagamente puzzolente di incenso, la bambina era tranquilla. E canticchiava.
Lentamente, il chierico poggiò la sua borsa sul pavimento, la aprì e ne estrasse un crocifisso, poi un piccolo libro di preghiere. E una boccetta di cristallo, contenente acqua santa.
La bimba non perse uno solo dei suoi lenti, misurati, pacati gesti. Osservava.
Osservava, e un ghigno le storse le labbra.
L'esorcista deglutì, le mise davanti al viso il crocifisso: "Bacialo."
La bimba smise di sogghignare, si fece tutt'un tratto seria.
Con negli occhi un fuoco non adatto alla sua età, si avvicinò al crocifisso e ne baciò la testa; poi il petto e...
"...una stanza calda, un'agonia... e lei, nuda, sudata, gli occhi di fuoco verde nei suoi, gli stuzzicò il mento con un dito...poi lo baciò sulle labbra...fuoco, fuoco puro...e vide il sole rosso dei suoi capelli tramontare sul suo petto, come lampi di fuoco i suoi baci sulla sua pelle..."
Il prete gridò, si trasse indietro, recitando a mezza voce esorcismi e bestemmie.
La bimba sogghignava di nuovo.
"Non è possibile...è successo tanti anni fa, sono cambiato, sono..." pensava.
"...il suo profumo copriva ogni cosa...non esisteva la lenta agonia d'agosto, non più la stanza, le sue persiane chiuse, le lame di luce ambrata sulle pareti...niente di tutto questo..solo il suo profumo, il tocco della sua pelle sotto le mani...il loro respiro, fuso in un unico mantice..."
Indietreggiò ancora, cadde a terra, tremante.
"Vattene!" gridò il prete "Vattene via!"
La bambina cominciò a ridere. Una risata argentina, fredda come il ghiaccio.
"Basta!"
In ogni meandro della sua mente, ora, non risuonava altro che quella risata fredda, innaturale...
"...il suo volto, pallido, fissava il soffitto dell'ospedale; l'asettico,immacolato, assente soffitto dell'ospedale. Morta. Dissanguata, durante il parto. 'Però vostro figlio si è salvato, guardate!' cantilenava l'ostetrica, porgendogli come su un vassoio il nuovo nato, ancora sporco, urlante, paonazzo.
Girò la faccia dall'altra parte, guardò per l'ultima volta colei che giaceva sul lettino di quell'ospedale, sua moglie. Poi uscì, senza dire una parola, sparendo per sempre dalla vita di suo figlio..."
La bambina prese a danzare, ridendo e gridando; il prete si ritirò in un angolo, sconvolto, la fronte imperlata di sudore freddo.
"...l'ostetrica guardò il pargolo, cullandolo disse: 'Mi prenderò io cura di te... Marina.'
La donna morì il giorno stesso, in un incidente d'auto. Marina era l'unica superstite, viva per miracolo.
Se ne occupò, da quel giono, la sorella dell'ostetrica, che non sapeva altro, di quella creatura, se non ciò che aveva stabilito doveva essere successo: la sorella l'aveva trovata abbandonata lungo la strada, l'aveva raccolta; facendo inversione per portarla all'ospedale... Logico, pulito, asettico, immacolato, assente, come tutto il suo mondo, la sua vita..."
Piangeva, l'uomo. Raggomitolato su se stesso, piangeva, sporco urlante paonazzo, bagnando la tonaca.
Come un bambino, come quel bambino che, dieci anni prima, aveva abbandonato alle cure dell'ostetrica.
Piangeva come pianse Marina, il primo giorno che venne al mondo.
Dieci anni dopo, per la prima volta Marina rideva, di gusto.
Rideva e danzava, come posseduta. O come pazza. Ma era semplicemente felice.
Felice, malgrado tutto, di incontrare suo padre.
Perchè lei sapeva chi era, quel Don Juan... lo sapeva eccome, sapeva tutto. Gliel'aveva raccontato un simpatico omettino con un buffo pizzetto, all'angolo della strada, qualche giorno fa, quello che vendeva mele caramellate, prima di sparire in uno sbuffo di fumo giallo...

Rideva, Marina. Nell'unica maniera che conosceva. Fredda, innaturale, crudele... come l'anima di suo padre.


Commenti

pubblicato il 03/08/2010 1.31.29
Kyo9, ha scritto: Interessante :) Non mi convince totalmente il discorso della bambina, forse il tono "elevato" andrebbe introdotto più gradualmente, perchè può dare l'impressione di essere troppo estraneo al resto del racconto...stride un po', ecco. Ma la soluzione finale mi è piaciuta! Complimenti :)
pubblicato il 03/08/2010 2.23.09
gbp, ha scritto: grazie :) ti riferisci all'inciso sulla fine dell'ostetrica? se si, concordo in pieno, sto ancora cercando una maniera per incorporare meglio quella parte...sa troppo di telecronaca...
pubblicato il 03/08/2010 23.09.25
Kyo9, ha scritto: Telecronaca è esagerato ^^ forse dovresti provare a rendere tutto più uniforme, "sfumando" da un registro all'altro dove serve :)
pubblicato il 03/08/2010 23.30.19
gbp, ha scritto: vero! :) appena avrò un idea, provvederò! grazie!^^ hai visto il mio ultimo lavoro?

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