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lavoro pubblicato venerdì 23 luglio 2010
ultima lettura lunedì 18 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

tardi

di gbp. Letto 827 volte. Dallo scaffale Sogni

quante volte usiamo questa parola? tardi... può voler dire moooolte cose! mi farebbe piacere sapere cosa pensate di questo...vaneggio? ;) ditemi voi!....

e anche stanotte si tira tardi...
vorrei farmi un'ultima sigaretta, quella della buonanotte, ma non posso uscire...vabbè...sarà per domattina...
e anche stanotte si tira tardi, con i pensieri intorpiditi, sconnessi, vuoti...
e anche stanotte, ancora, anche oggi...si tira tardi, perchè non si può dormire. Non si può dormire quando si aspetta qualcosa.
E io non posso dormire aspettando l'alba.
Si tirerà tardi anche oggi, fino all'alba, forse più, nei sobborghi di Cagliari, tra merdone, blatte e bottiglie rotte; afa e puzzo d'immondizia...e una finestra aperta, fiocamente illuminata, da cui escono le note di "non poto reposare"... chiunque conosca questa canzone sa che ovunque la si ascolti è sempre meravigliosa, chiunque la conosca sa che effetto produce qui, nei sobborghi, la nebbiolina malsana che si solleva dall'aliga e non poto reposare; il ratto che raspa i rifiuti e non poto reposare; la blatta che scappa da sotto uno scatolone e non poto reposare...
anche stanotte si tira tardi nei quartieri alti della città, dove tutto tace da un pezzo;
si tira tardi in Castello, tra le mura muffite e malinconiche delle vecchie case nobiliari; si tira tardi a Tuvixeddu, dove le anime etrusche senza pace s'aggirano, lamentandosi, tra le rovine della loro necropoli. e in mezzo a loro, un bambino. Un bambino, vivo, in carne ed ossa. Lui può vederli, lui può sentirli, si! lui può...lui gioca con gli spiriti.
si tira tardi anche nella Marina, dove in alcuni vicoli il vento sa di pesce, in altri di carne arrosto, in altri di piscio.
si tira tardi anche lì, i muri scrostati dalla salsedine, il lastricato umido, acqua, piscio, sangue e sale.
è morto. la dietro, un uomo. è morto.
si tira tardi sul colle di San Michele, dove la Regina delle Janas, prigioniera del Diavolo, guarda le sue montagne, laggiù, e piange lacrime d'oro e di ghiaccio.
si tira tardi a Monte Urpinu.
i vecchi barboni zampettano nelle grotte e nei boschi, agili, silenziosi. spettrali.
hanno un che di magico, sembrano quasi elfi, così veloci, invisibili tra la vegetazione...
è quando si fermano, arrancano per la fatica, ansimando, quando il vento ti porta l'odore del vino scadente di cui sono imbevuti, che capisci che non c'è niente di magico in loro. solo disgrazia, miseria, magari in qualcuno codardia, in altri follia, in altri ancora finzione e ebbrezza di una vita mai provata.
si tira tardi in tutta la città, dormono i sotto tetti, dormono i cagliaritani; i gabbiani vegliano, con i pipistrelli, le stelle e i marinai; le guardie giurate e le prostitute; i medici di guardia e la segreteria di Abbanoa; l'impresario di pompe funebri e i carabinieri...ambulanze, polizia e vigili del fuoco...c'è un incendio! si va! ci sono morti e feriti! un criminale!
ma è solo l'alba.


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